Articoli con tags ‘ Giuseppe Nirta ’


Aosta, Giuseppe Nirta e la Madonna di Polsi

Set 2nd, 2015 | Categoria: news
Oggi, 2 settembre, si celebra la Madonna di Polsi, il cui santuario più conosciuto è, appunto, nella frazione di San Luca, in provincia di Reggio Calabria. Al di là della valenza religiosa, questa ricorrenza ha anche un significato fondamentale per la criminalità organizzata calabrese: diverse indagini hanno infatti dimostrato che è in qui, in questo luogo e durante questa circostanza, che i boss della ‘ndrangheta – provenienti dalla Calabria e non solo – si riuniscono per prendere decisioni estremamente importanti. Anche ad Aosta, oggi, si celebrerà una messa per la Madonna di Polsi. Una consuetudine che risale a circa una dozzina di anni fa; tra i principali promotori della celebrazione c’è Giuseppe Nirta, classe 1940, arrestato nel 2009 per traffico internazionale di stupefacenti (gli inquirenti hanno dimostrato contatti costanti con la Colombia), condotto nel carcere di Bologna per scontare la pena e scarcerato nel dicembre 2014. I suoi beni sono oggetto del primo sequestro e relativa confisca avvenuti in Valle d’Aosta. Nel settembre 2008 (quindi pochi mesi prima dell’arresto), Giuseppe Nirta ha rilasciato un’intervista ai microfoni valdostani della Rai, spiegando che «ogni anno scendo in Calabria per la Madonna di Polsi. Per me ha un significato molto importante». Il parroco della chiesa di...


La Corte di Appello di Torino rivede le misure di prevenzione a carico di Giuseppe Nirta

Gen 15th, 2014 | Categoria: articoli
di Marika Demaria
La Corte di Appello di Torino si è pronunciata in merito alla misura di prevenzione a carico di Giuseppe Nirta – 61 anni residente a Quart, comune limitrofo ad Aosta (nella foto) – attualmente in carcere a Bologna dove sta scontando una pena di 8 anni e 7 mesi per traffico internazionale di stupefacenti. La misura di prevenzione disposta d’urgenza dal presidente del Tribunale di Aosta Massimo Scuffi su richiesta della procura torinese (nelle persone dei pm Alberto Ernesto Perduca e Giuseppe Riccaboni) il 5 gennaio 2013, prevedeva 5 anni di sorveglianza speciale, il divieto di soggiorno in Valle e la confisca dei beni riconducibili a Giuseppe Nirta, alla moglie Francesca Mandarino e ai loro figli, per un valore approssimativo di 700 mila euro, ai quali si aggiunge la confisca di 933 mila franchi depositati in conti svizzeri. Quest’ultima è stata confermata, mentre è stato disposto il dissequestro di diversi beni di propritetà della famiglia. In merito a questo, l’avvocato Mauro Ronco ha dichiarato all’Ansa: «Abbiamo documentato la legittima provenienza di ogni bene e riteniamo che il dissequestro avrebbe dovuto riguardare ciascuno di essi», annunciando che è pronto a ricorrere in Cassazione. I pm torinesi, nell’avanzare la richiesta che di...


‘Ndrangheta (e non solo) in Valle d’Aosta. Esce il Quaderno di Libera con Narcomafie

Giu 4th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
Martedì 4 giugno alle 21 a Sarre (Aosta) presso l’Etoile du Nord, sarà presentato il Quaderno di Libera con Narcomafie “L’altra Valle d’Aosta. ‘Ndrangheta, negazionismo e casi irrisolti ai piedi delle Alpi”. Curato da Libera Valle d’Aosta, ha visto la partecipazione di alcune associazioni aderenti al coordinamento regionale, quali Legambiente Valle d’Aosta e Mia-Memoria Impegno Azione, emanazione del presidio intitolato al giornalista Giancarlo Siani. (altro…)


‘Ndrangheta in Valle d’Aosta, 6 condanne per traffico di cocaina

Nov 22nd, 2010 | Categoria: news
Sono stati tutti condannati con l’accusa di traffico di stupefacenti i componenti della diramazione valdostana dei Nirta, la cosca coinvolta nella faida di San Luca, nella Locride. I fratelli Domenico e Giuseppe Nirta e i nipoti Franco e Roberto Di Donato erano stati arrestati ad Aosta l’11 giugno 2009 a seguito delle indagini avviate dal Raggruppamento Speciale Operativo dei Carabinieri, sotto il controllo della Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, già nel 2007. Proprio presso il Palazzo di Giustizia “Bruno Caccia” del capoluogo piemontese sono state emesse le condanne, venerdì 19 novembre: 15 anni e 4 mesi di reclusione per i fratelli Nirta, 8 anni per Franco Di Donato e 6 per il fratello Roberto, nonostante la Procura avesse chiesto 18 anni e otto mesi per i fratelli Nirta e 14 anni per i Di Donato. Considerate persone irreprensibili – i fratelli Di Donato lavoravano presso l’azienda valdostana “Cogne Acciai Speciali” e uno dei due, Franco, era allenatore della squadra giovanile del “Saint-Christophe” calcio, formazione omonima del paese alle porte del capoluogo – i quattro soggetti in realtà gestivano un traffico di cocaina proveniente dalla Colombia: la droga arrivava in Italia tramite la Spagna e l’Olanda, anche se sembra non fosse diretta...


In manette boss Giuseppe Nirta

Dic 10th, 2008 | Categoria: news
Lunedì 24 novembre, è stato arrestato ad Amsterdam Giuseppe Nirta, 38 anni, uno dei principali esponenti della cosca Nirta Strangio di San Luca. Nirta è cognato di Giovanni Strangio, 28 anni, altro importante esponente della cosca, entrambi implicati nella strage di Duisburg del 15 agosto 2007, quando di fronte al ristorante “Da Bruno” della località tedesca furono assassinati 6 esponenti della cosca Pelle-Vottari, da anni coinvolta contro i Nirta-Strangio nella cosiddetta “faida di San Luca”. Nirta, su cui grava una condanna a 14 anni di carcere per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti, era ricercato da nove anni. L’operazione è stata coordinata dal Servizio centrale operativo dell’Interpol e condotta dalla squadra mobile di Reggio Calabria, in collaborazione con la polizia olandese. Manette ai polsi anche per Teresa e Angela Strangio, sorelle di Giovanni Strangio, ultimo latitante per la strage di Duisburg. In arresto anche la moglie di Nirta, Aurelia, e l’autista del boss, Giorgio Madeo. Per costoro l’accusa è favoreggiamento personale.


Un brusco risveglio

Ott 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
La proiezione internazionale della ’Ndrangheta è una realtà che gli inquirenti denunciano da decenni. Per questo la strage di Duisburg non può essere trattata alla stregua di un’emergenza. E se le indagini dei servizi di intelligence sono state trascurate, significa che è tempo di un impegno politico nuovo e di attente strategie. Ecco l’analisi di un professionista della Polizia di Stato Troppo spesso ci si dimentica che la strategia della sommersione da parte delle mafie è praticata quando ci sono le condizioni per un’intesa, anche tacita, con settori della politica, dell’economia, delle istituzioni. La mafia calabrese non si sottrae a queste regole. Nel corso della mia esperienza professionale nella Polizia di Stato ho avuto occasione di entrare in contatto con due esponenti di rilievo della ’Ndrangheta: Roberto Pannunzi di Platì (Rc) e Giuseppe Nirta, di San Luca (Rc).  I due incontri sono avvenuti in Colombia, mentre ero distaccato presso l’ambasciata d’Italia in Bogotà, come esperto antidroga della Direzione centrale per i servizi antidroga del Dipartimento della pubblica sicurezza.  Un capomafia di spessore. Roberto Pannunzi, classe 1948, nato a Roma, fu catturato, dopo mesi di indagini, a Medellín il 28 gennaio 1994, da unità antidroga della Polizia nazionale colombiana, mentre si accingeva a partecipare al...


Quotazioni in rialzo

Ott 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Mafie al Nord. Non si tratta di una contraddizione in termini da almeno quarant’anni. L’immigrazione dal meridione degli anni Cinquanta-Sessanta e l’istituto del soggiorno obbligato (volto ad allontanare dai territori d’origine i boss della malavita) sono comunemente considerati le cause originarie di una presenza criminale che non ha mai raggiunto i livelli di pervasività tipici delle Regioni del Sud, ma che negli ultimi anni è diventata sempre più significativa. Il fatto che se ne parli poco non deve fuorviare. Le azioni eclatanti – come l’attentato di Cosa Nostra a Milano del 27 luglio 1993 in via Palestro, in cui persero la vita 5 persone e ne furono ferite 12, o ancora prima, nel 1983, l’assassinio a Torino di Bruno Caccia, il procuratore della Repubblica che indagava sull’attività di alcune cosche in Piemonte – sono sporadiche, e ciò favorisce le amnesie dei media. Tuttavia, negli ultimi mesi alcuni fatti di cronaca ci hanno ricordato che le mafie, in silenzio, continuano a operare anche nelle regioni settentrionali. A febbraio è stato arrestato il boss della ’Ndrangheta Giuseppe Morabito, che gestiva molteplici attività nel milanese; a maggio è stato catturato a Cusano Milanino il latitante Giuseppe Nirta, ritenuto armiere della criminalità calabrese; a...