Articoli con tags ‘ Giuseppe Morabito ’


La ’ndrangheta non aspetta

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
A partire dagli anni Novanta la mafia calabrese ha infiltrato l’economia, colonizzando interi settori produttivi e occupando Milano partendo dalla zona dell’Ortomercato fino ad arrivare al centro, dove continua a fare affari. All’orizzonte, il grande affare dell’Expo 2015 «In città comanda la mafia, controlla il movimento terra, l’usura, il calcestruzzo». Una frase ritornello nelle terre del sud, ma che imbarazza se a pronunciarla è Ferdinando Pomarici, a capo della Dda di Milano. Pomarici ha chiarito che ormai per la ’ndrangheta non è più tempo di sequestri di persona, ora ricicla i soldi in attività illecite. Settimane fa il quotidiano calabrese «Calabria ora» ne raccoglieva l’allarme, dopo le denunce pronunciate la scorsa estate dai sindaci della periferia milanese che si erano rivolti per via epistolare a Vincenzo Macrì, sostituto procuratore della Direzione nazionale antimafia. Una lettera quella dei sindaci di Cesano Boscone, Corsico e Trezzano sul Naviglio che esprimeva la profonda preoccupazione per il diffuso controllo del territorio da parte delle ’ndrine. Di mezzo, insomma, non c’erano barboni, prostitute o clandestini da “sfrattare”, ma la mafia calabrese che al Nord fa affari, oggi più di ieri. Il 15 luglio scorso, in pieno giorno, è stato ucciso con tre colpi sparati in pieno viso...


“Potenzialmente eversiva…”

Dic 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Non è facile individuare un uomo simbolo della lotta alla ’Ndrangheta. È come se la Calabria fosse perennemente in un cono d’ombra: in questa regione si combatte la prima linea di una guerra dura e sanguinosa, ma dal fronte giungono ben poche notizie. Chi sono i grandi ricercati? Chi sono i grandi pentiti? È difficile che i non addetti ai lavori sappiano rispondere. Lo stesso vale, specularmente, per i protagonisti dell’antimafia, i cui volti sono sconosciuti ai più: raramente raggiungono gli onori delle cronache, sporadicamenente le trasmissioni televisive si occupano delle loro vicende, dei loro problemi, delle loro vittorie. Eppure, nel silenzio, in pochi e con pochi mezzi, contrastano la prima organizzazione criminale italiana. In questo sono decisamente più sfortunati degli omologhi siciliani o – specie negli ultimi mesi – campani: e non perché la popolarità sia un valore in sé, ma perché l’attenzione dei media molte volte è la premessa per un intervento della politica, troppo spesso sorda ai richiami effettuati attraverso normali canali istituzionali. Uno dei magistrati italiani più esposti nella lotta alla ’Ndrangheta è certamente Vincenzo Macrì. Calabrese, in magistratura da più di 30 anni, molti dei quali trascorsi nella procura di Reggio Calabria, dal ’93 è sostituto...


Quotazioni in rialzo

Ott 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Mafie al Nord. Non si tratta di una contraddizione in termini da almeno quarant’anni. L’immigrazione dal meridione degli anni Cinquanta-Sessanta e l’istituto del soggiorno obbligato (volto ad allontanare dai territori d’origine i boss della malavita) sono comunemente considerati le cause originarie di una presenza criminale che non ha mai raggiunto i livelli di pervasività tipici delle Regioni del Sud, ma che negli ultimi anni è diventata sempre più significativa. Il fatto che se ne parli poco non deve fuorviare. Le azioni eclatanti – come l’attentato di Cosa Nostra a Milano del 27 luglio 1993 in via Palestro, in cui persero la vita 5 persone e ne furono ferite 12, o ancora prima, nel 1983, l’assassinio a Torino di Bruno Caccia, il procuratore della Repubblica che indagava sull’attività di alcune cosche in Piemonte – sono sporadiche, e ciò favorisce le amnesie dei media. Tuttavia, negli ultimi mesi alcuni fatti di cronaca ci hanno ricordato che le mafie, in silenzio, continuano a operare anche nelle regioni settentrionali. A febbraio è stato arrestato il boss della ’Ndrangheta Giuseppe Morabito, che gestiva molteplici attività nel milanese; a maggio è stato catturato a Cusano Milanino il latitante Giuseppe Nirta, ritenuto armiere della criminalità calabrese; a...


La ‘ndrangheta in Galleria

Mar 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Nel milanese il boss Giuseppe Morabito, anche durante la latitanza, controllava traffico di stupefacenti, alberghi, negozi, ristoranti. Come? Attraverso una rete di affiliati sul territorio. E alle coperture di alcuni esponenti delle forze dell’ordine… È finita il 18 febbraio la latitanza – lunga 12 anni – di Giuseppe Morabito, detto “Tiradritto”. Si tratta di un grande successo delle forze dell’ordine. La notizia del suo arresto trova spazio su tutti i giornali, ma se ne parla prevalentemente in relazione alla Calabria e ad Africo, il suo paese natale. Solo «il Messaggero», in un articolo di Enzo Ciconte, accenna alla presenza del boss a Milano, nella capitale della finanza italiana.  Morabito è stato catturato in una masseria nell’aspromontano, a Cardeto, in un’area controllata dalla cosca degli Zavettieri, suoi alleati. Era nel suo feudo, come spesso accade per i grandi latitanti. E come sempre ci si chiede come abbia fatto a rimanere lì per tutto questo tempo, senza essere scoperto.  Affari di famiglia L’immagine di Giuseppe Morabito è démodé: vecchio, con la coppola ed il bastone. La stampa non mette in dubbio il suo spessore criminale, ma pochi giorni dopo la sua cattura viene arrestato anche Orazio De Stefano; e qualche quotidiano afferma che «De Stefano è moderno, non come Morabito, boss vecchio...