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Strage di via D’Amelio, sette nuovi indagati

Nov 2nd, 2011 | Categoria: articoli
di Manlio Melluso
Sette nuovi indagati per la strage di via D’Amelio in cui morirono il magistrato Paolo Borsellino e gli agenti della scorta. Secondo le nuove ipotesi investigative ci sarebbe stata una talpa all’interno del palazzo in cui abitava la madre del magistrato ucciso da Cosa nostra. Le dichiarazioni dei pentiti del clan mafioso di Brancaccio ,Gaspare Spatuzza e Fabio Tranchina, che hanno smentito la versione di Vincenzo Scarantino sulla strage di via D’Amelio, continuano a produrre effetti. In questi giorni otto persone sono state scagionate dalle accuse. Adesso altre sette risultano indagate. Alcune di queste sono in carcere, come Vittorio Tutino che avrebbe aiutato Spatuzza a rubare la 126 poi imbottita di esplosivo, altre sono a piede libero. Secondo la versione dei pm guidati dal procuratore capo di Caltanissetta Sergio Lari, Cosa nostra poteva contare su una talpa all’interno del palazzo in cui abitava la madre di Paolo Borsellino. Si tratterebbe di Salvatore Vitale, il gestore di un maneggio che aveva la disponibilità di un appartamento al piano terra del palazzo. Tranchina ha rivelato che ad azionare il telecomando per l’esplosione sarebbe stato Giuseppe Graviano, nascosto e protetto dietro un muro nel giardino di via D’Amelio. Salta quindi l’ipotesi del consulente Gioacchino Genchi...


Graviano a tutto campo: parla anche il silenzio

Mag 5th, 2011 | Categoria: news
I fratelli Graviano, Filippo e Giuseppe, sono stati sentiti nella mattinata di giovedì 5 maggio come testimoni nel processo a Francesco Tagliavia, boss implicato nelle stagi di mafia del 1993 a Firenze, Roma e Milano. Il processo in Corte d’Assise d’Appello si svolge nell’aula bunker di Firenze, i due Graviano hanno deposto in videoconferenza per motivi di sicurezza. Giuseppe Graviano si è avvlaso della facoltà di non rispondere per tutti i quesiti riguardanti la politica: “Io sono spesso citato, ho processi in corso e per questo mi avvalgo della facoltà di non rispondere per tutto quello che viene detto in politica, nella politica”. Graviano non ha quindi voluto rispondere ai magistrati che gli chiedevano delle sue frequentazioni con Marcello Dell’Utri, mentre, riguardo al rapporto con Vittorio Magano, si è limitato a smentire di averlo mai incontrato prima dei processi e fuori dal carcere: “Siamo stati coimputati in un processo a Palermo, ma mai abbiamo avuto rapporti”. A citare il nome di Mangano quale tramite di Cosa nostra per arrivare a contattare il senatore Dell’Utri...