Articoli con tags ‘ Giulio Andreotti ’


Dalla partecipazione al contrasto

Set 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
«Nel tentativo di spiegare la propensione dell’imputato ad intrattenere personali, amichevoli relazioni con esponenti di vertice di Cosa Nostra, relazioni certamente propiziate dagli intimi rapporti già intrattenuti dal Lima, appare più interessante considerare la spinta determinata dalla possibilità di utilizzare la struttura mafiosa per interventi che potrebbero definirsi extra ordinem, ovvero per arrivare, in taluni, peculiari casi, a soluzioni difficilmente raggiungibili seguendo canali ortodossi» Ben altri devono ritenersi i benefici che l’imputato traeva o sperava di ricavare coltivando personalmente rapporti con i mafiosi, benefici che rivelano, in definitiva, che era piuttosto il predetto a servirsi di costoro. In primo luogo possono considerarsi i benefici elettorali, dipendenti dall’appoggio concesso dai mafiosi agli esponenti siciliani della corrente andreottiana. La Corte, peraltro, riconosce che tale aspetto non vada eccessivamente enfatizzato, posto che, alla stregua di alcune, pregnanti indicazioni raccolte, appare piuttosto frutto di un luogo comune l’attribuzione a Cosa Nostra di un determinante peso nell’orientamento del voto, orientamento che, per quanto riguardava i mafiosi, rimaneva, del resto, fortemente condizionato dai tradizionali legami , in particolare, dai vincoli che univano gli “uomini d’onore” ai singoli candidati più che ad un’unitaria determinazione che coinvolgesse tutto il sodalizio e che avesse come riferimento i vertici di quello o quell’altro partito della maggioranza governativa ovvero i vertici di una...


La parola al pentito

Set 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Pubblichiamo stralci della deposizione resa da Francesco Marino Mannoia il 3 aprile 1993 negli Stati Uniti, in sede di commissione rogatoria internazionale per l’omicidio di Salvo Lima. Secondo la testimonianza del collaboratore, Andreotti sarebbe “sceso” in Sicilia per chiedere ragione dell’omicidio Mattarella. […] Per meglio comprendere le ragioni dell’omicidio, bisogna conoscere quale fosse la natura dei rapporti tra Cosa Nostra ed il mondo politico fin dal periodo in cui era rappresentante della famiglia di Santa Maria di Gesù Bontate Paolo, detto “Don Paolino”, padre di Stefano. A quell’epoca i rapporti con gli uomini politici erano tenuti principalmente da Bontate Paolino, Rimi Vincenzo e Salamone Antonino. […] Già Paolino Bontate, ad esempio, intrattenne rapporti con Mattarella Bernardo (padre di Piersanti, ndr), il quale era assai vicino a Cosa Nostra, anche se non ricordo se fosse un uomo d’onore. I rapporti con il mondo politico furono intensificati da Bontate Stefano, dopo che egli divenne rappresentante prendendo il posto del padre. […] Ritornando ai rapporti instaurati con il mondo politico da Bontate Stefano, ho appreso da lui stesso che egli dapprima stabilì relazioni assai strette con l’onorevole Rosario Nicoletti (che disponeva di una villa adiacente al fondo Magliocco), e – attraverso il canale del vecchio Matteo...


Le relazioni pericolose

Set 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
(sentenza d’appello, parte III – capitolo II – pp. 1093-1185) La Corte ritiene che la specifica indagine sulla condotta dell’imputato debba prendere le mosse da un episodio essenziale nello sviluppo storico della vicenda dei rapporti fra il predetto ed esponenti di Cosa Nostra: l’incontro con il boss Stefano Bontate ed altri mafiosi avvenuto in Palermo nella primavera del 1980, qualche mese dopo l’assassinio del Presidente della Regione Siciliana, on. Piersanti Mattarella (risalente al 6 gennaio 1980). […] In questa sede si deve, innanzitutto, chiarire se lo stesso episodio possa considerarsi provato alla stregua delle indicazioni fornite dalla sola, specifica fonte, costituita dalle dichiarazioni del collaboratore Francesco Marino Mannoia.  Un testimone molto attendibile La Corte ritiene che alle stesse dichiarazioni debba essere riconosciuta piena attendibilità. Come ci si è riproposti, non si farà riferimento alla, pur sperimentata, attendibilità personale del collaboratore ed al giudizio ampiamente positivo formulato sul tema dallo stesso Tribunale, che, tuttavia, non ha ritenuto di poterne trarre argomento per conferire valore probatorio alle specifiche dichiarazioni concernenti l’imputato. Accantonando per il momento alcune discordanze, estranee al particolare tema di prova, si deve, piuttosto, valutare la consistenza delle specifiche dichiarazioni che interessano, per verificare se, in linea con quanto evidenziato nelle premesse introduttive, le...


Mafia? Che significa?

Giu 10th, 2001 | Categoria: editoriali
Le elezioni politiche sono ormai alle nostre spalle e con esse — è lecito sperare — gli slogan semplificatori. È, dunque, tempo di ragionare sui nuovi scenari istituzionali, sulla natura dei cambiamenti intervenuti, sui rischi che s’intravedono con riferimento alla questione mafia e criminalità organizzata. Ci ragioneremo nei prossimi mesi. Ma alcuni spunti sono sin d’ora possibili. Giorni fa, parlando in ricordo di Giovanni Falcone, Luigi Ciotti ha espresso inquietudine per il fatto che in Sicilia ben 61 seggi su 61 siano stati conquistati dalla Casa delle libertà. C’è chi se ne è adontato, considerando quelle dichiarazioni un imprudente attacco politico. Non è così. È, piuttosto, la realistica preoccupazione di chi conosce l’intreccio tra mafia e sistema politico e i pericoli connessi con l’affermarsi di un sistema di potere omogeneo e chiuso in se stesso. È una storia che il nostro paese ha già conosciuto. “Cosa Nostra — scrive Salvatore Lupo nella sua Storia della mafia — non è un partito, non ottiene il consenso per se stessa. Questo riporta la palla nel campo della politica, alle opinioni, agli scambi materiali e simbolici. Ad esempio nel successo di Forza Italia a Palermo alle elezioni politiche del 1994, ad appena pochi mesi dalla...


Mafia. Assente ingiustificata

Mag 10th, 2001 | Categoria: editoriali
La campagna elettorale — scriviamo prima del voto — è stata lunga e aspra. Ma in essa c’è stato un grande assente: la “questione mafia”. Eppure non sono mancati i fatti, tra loro eterogenei, che avrebbero dovuto porla al centro dell’analisi: il progetto del ponte sullo stretto di Messina e le sue ricadute sulla economia siciliana, la scelta dei candidati per le elezioni (con significative inclusioni ed altrettanto significative esclusioni), l’arresto del sindaco di Trapani (e di mezza giunta), la sentenza d’appello nel processo Contrada, la ripresa del dibattito su una dimenticata intervista di Paolo Borsellino, i giudizi della stampa internazionale e molto altro ancora. Ognuno di questi fatti ha provocato, ovviamente, reazioni e scontri politici, ma raramente si è andati oltre all’insulto o allo scherno (al punto che taluno — l’on. Fini tra questi — ha previsto eclatanti arresti di mafia in chiave preelettorale e ironizzato su nuovi baci a suggello di improbabili alleanze tra mafia e politica). La mafia, da grande questione nazionale (oltre che criminale), è diventata strumento di mediocre propaganda politica. Non è un buon segno. Ma certo non mancavano le avvisaglie. “L’atmosfera politica e culturale in Italia — ha scritto recentemente N. Tranfaglia — è cambiata...


Il dovere di ricordare

Apr 10th, 2001 | Categoria: recensioni
Non aspettatevi un libro di rivelazioni clamorose, né un trattato scientifico sullo stato attuale di Cosa Nostra. La chiave di lettura di tutto il discorso la fornisce, citando La Rochefoucald, Gian Carlo Caselli: «ci sono menzogne così ben camuffate, che giocano con tanta naturalezza il ruolo della verità, che il non lasciarsi ingannare equivarrebbe a mancanza di giudizio». Provate a ripetere all’infinito una parola nella vostra mente ed essa sembrerà perdere significato; provate a ripetere all’infinito false parole su giornali e Tv ed esse diventeranno verità. Accade così che due magistrati, Ingroia e Caselli, sentano la necesità di puntualizzare fatti che in un “Paese normale” – per utilizzare un’espressione abusata – avrebbero forse dovuto essere noti da tempo. Fatti, ma soprattutto numeri: negli anni 1993-99 la Procura ha indagato su quasi 90mila persone ( circa 9mila per fatti di mafia), 23mila delle quali rinviate a giudizio ( 3.328 per mafia). Sono stati sequestrati ai boss beni per oltre diecimila miliardi, sono stati arrestati decine e decine di latitanti e, nel solo anno 200, sono state inflitte o confermate in appello centosedici condanne all’ergastolo. ma l’eredità scomoda non è certo la sola enumerazione dei successi ( gli arresti vari, da Riina...


Cronologia di un processo

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
1993 27 Marzo: la procura di Palermo chiede al Senato della Repubblica l’autorizzazione a procedere nei confronti del sen. Giulio Andreotti per partecipazione ad associazione mafiosa. 13 Maggio: il Senato concede l’autorizzazione a procedere richiesta dai magistrati palermitani. 1995 17 Febbraio: l’udienza preliminare del processo a Giulio Andreotti viene rinviata al giorno 24. Sono messe agli atti anche le dichiarazioni del pentito Pennino sui rapporti di Andreotti con i Salvo. Gli avvocati di Andreotti chiedono che venga messo agli atti il testo anonimo, trasmesso dal deputato di Alleanza Nazionale Enzo Fragalà al Csm e alla Commissione Antimafia, contenente registrazioni di telefonate del pentito Di Maggio ad amici suoi di San Giuseppe Jato, tra i quali Francesco Reda scomparso per lupara bianca l’anno prima. Il giudice dichiara che il dossier non contiene nulla di pertinente all’inchiesta su Andreotti e che la divulgazione delle intercettazioni ha messo a repentaglio la vita dei parenti di Di Maggio e “ha portato un gravissimo pregiudizio alle indagini per la cattura di Giovanni Brusca.” 24 Febbraio: l’udienza preliminare viene aperta e rinviata al 2 marzo. I difensori ribadiscono che la competenza non può essere dei giudici di Palermo, perché i reati contestati sarebbero stati commessi nell’esercizio delle funzioni di...


La motivazione

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Pubblichiamo le conclusioni della sentenza del tribunale di Palermo (cap. XIX, pag. 4260 ss.) che riassume l’iter argomentativo del processo Andreotti. I rapporti con i cugini Salvo. In merito ai rapporti con i cugini Antonino ed Ignazio Salvo l’esame degli elementi di prova raccolti ha evidenziato che: 1. i cugini Salvo, profondamente inseriti in “Cosa Nostra”, furono più volte interpellati da persone associate all’illecito sodalizio per cercare di ottenere una favorevole soluzione di vicende processuali, manifestarono a diversi “uomini d’onore” i loro stretti rapporti con l’on. Lima, e, nei colloqui con una pluralità di esponenti mafiosi, evidenziarono i loro rapporti con il sen. Andreotti; 2. i cugini Salvo, sul piano politico, offrirono un sostegno aperto ed efficace (seppure non esclusivo) a diversi esponenti della corrente andreottiana, sulla base dello stretto rapporto di collaborazione e di amicizia personale che essi avevano instaurato da lungo tempo con l’on. Lima; 3. tra il sen. Andreotti ed i cugini Salvo si svilupparono anche diretti rapporti personali comprovati dai seguenti fatti: – il sen. Andreotti inviò un regalo (un vassoio d’argento) in occasione delle nozze della figlia primogenita di Antonino Salvo, Angela Salvo; – nel corso di un incontro conviviale svoltosi presso l’Hotel Zagarella il 7 giugno 1979, il sen. Andreotti...


L’omicidio Mattarella

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Stralci dal cap. XIII della sentenza Rispondendo alle domande del P.M., il collaboratore di giustizia Francesco Marino Mannoia ha dichiarato (4 novembre 1996): P.M. SCARPINATO: Signor Mannoia, affrontiamo un altro argomento. Lei, sa quali sono state le motivazioni dell’omicidio dell’onorevole Piersanti Mattarella? Cosa sa su questo omicidio? MANNOIA: le motivazioni dell’omicidio, dell’onorevole Mattarella? P.M.: sì. MANNOIA: le motivazioni sono state quelle che in un primo tempo l’onorevole Mattarella, purtroppo, non lesinava favori a Bontade, ai Salvo, in un secondo tempo, voleva scrollarsi di dosso queste amicizie scomode, e aveva manifestato chiaramente, al Nicoletti le sue intenzioni di scrollarsi di dosso questa amicizia. Successivamente, addirittura, il Nicoletti riferì al Bontade, che Mattarella era andato a lamentarsi a Roma, per, appunto, per scrollarsi di dosso queste amicizie. Voleva… voleva portare un rinnovamento, voleva cambiare, diciamo, tutto il sistema della democrazia, portare un rinnovamento, appunto, scrollandosi di dosso queste amicizie. P.M.: Mattarella quindi, se ho capito bene, si era rivolto a Roma? Sa a chi si era rivolto a Roma? MANNOIA: no, questo io non lo so. P.M.: andiamo avanti. E quindi cosa succede? MANNOIA: allora da lì, naturalmente, è scaturito il bisogno di informare, di riunirsi tutta la commissione, per esaminare questo atteggiamento del… del Mattarella. Riunita la commissione, diciamo,...


Salvo Lima: un uomo di fiducia

Lug 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Stralci dal cap. IV – sez II, § I della sentenza Tra il sen. Andreotti e l’on. Salvatore Lima si sviluppò, dopo le elezioni politiche del 1968, un legame politico particolarmente stretto, che perdurò ininterrottamente fino al 12 marzo 1992, quando l’on. Lima fu ucciso in un agguato di chiara matrice mafiosa. La carriera politica di Salvatore Lima aveva, comunque, avuto inizio parecchi anni prima della sua adesione alla corrente andreottiana. Salvatore Lima fu eletto per la prima volta consigliere comunale di Palermo nel 1951. Nel 1954 aderì alla corrente fanfaniana (“Nuove Cronache”). Nel 1956 fu eletto nuovamente al consiglio comunale di Palermo ed assunse quindi le cariche di vicesindaco e di assessore ai Lavori Pubblici ed all’Urbanistica. Ricoprì la carica di sindaco di Palermo dal 7 giugno 1958 al 6 novembre 1960, dal 4 aprile 1961 al 28 gennaio 1963, e dal 21 gennaio 1965 al 1° luglio 1966. Dal 1961 al 1968 assunse l’incarico di segretario provinciale della Democrazia Cristiana di Palermo. Nelle consultazioni politiche del 19 maggio 1968 fu eletto alla Camera dei Deputati per la circoscrizione della Sicilia Occidentale (comprendente le province di Palermo, Agrigento, Caltanissetta e Trapani), nelle liste della Democrazia Cristiana; egli, in questa occasione, ottenne 80.387...