Articoli con tags ‘ Giulio Andreotti ’


Se Ambrosoli “se l’andava cercando”

Set 15th, 2010 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino
L’uccisione di Angelo Vassallo, sindaco di Polllica, uomo dei movimenti e delle istituzioni, propone, insieme al dolore e alla rabbia, riflessioni molteplici. Soprattutto in questa fase difficile nella quale il conflitto sociale cresce e la legalità sembra, a volte, un semplice slogan usato per mantenere lo status quo, con i suoi privilegi, le sue prevaricazioni, le sue ingiustizie. E per bloccare la crescita dei diritti e dell’uguaglianza. Cioè quel percorso che è costato la vita ad Angelo Vassallo. Di fronte a questo omicidio – come ha scritto Luigi Ciotti – «ci fermiamo tutti per avere più coraggio. Il coraggio, l’avere cuore e l’avere a cuore, di battersi ogni giorno per il bene pubblico, per l’ambiente, per la legalità, minacciati dalle mafie, dalla corruzione, dalle varie forme di illegalità. Come faceva Angelo. Ci fermiamo tutti perché l’omicidio di Angelo è una ferita alla comunità. Tutti dobbiamo ricordarlo, ma ricordarlo non basta se il ricordo non diventa maggiore corresponsabilità. Ci fermiamo tutti per procedere poi più determinati». È questa la strada. Ma occorre dire in modo esplicito che, tra gli ostacoli che ad essa si frappongono, ci sono l’indifferenza e il cinismo di una parte rivelante della politica e della società. L’omicidio di...


Il rovescio della sentenza

Giu 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Antonio Ingroia
Questo vuole essere un messaggio nella bottiglia per alcuni italiani, molti, troppi. Quegli italiani, molti, troppi, che formano le loro opinioni sulla base di quello che dice la tv, dipendendo dall’informazione della Rai e dei tg, soprattutto di quello più seguito, il Tg1, il telegiornale che entra in tutte le case degli italiani, quando le famiglie si riuniscono… Ebbene, il messaggio nella bottiglia dice questo: il senatore Marcello Dell’Utri è stato condannato dalla Corte d’Appello di Palermo alla severa pena di sette anni di reclusione per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa. La Corte d’Appello ha così sostanzialmente confermato la condanna nel primo grado di giudizio, che era a nove anni di reclusione. Questa è la notizia. È una notizia ovvia e risaputa? Forse per i lettori di questa rivista, ma non certo, ad esempio, per i telespettatori del Tg1, che ha invece rimarcato soltanto l’avvenuta assoluzione di Dell’Utri, da parte della stessa Corte d’Appello, per il periodo successivo al 1992. È in corso, insomma, l’ennesima campagna di disorientamento e di sostanziale disinformazione dell’opinione pubblica, frastornata da notizie false, inesatte, tendenziose. Ed è stato così che perfino lo stesso imputato abbia finito per dichiararsi soddisfatto dell’esito del processo, proponendo...


Giovanni Falcone e le verità sul generale dalla Chiesa

Mag 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
«Non avrò riguardi per quella parte di elettorato alla quale attingono i suoi grandi elettori». Con queste parole, pronunciate nel 1982, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa chiariva all’on. Giulio Andreotti quali fossero le sue intenzioni circa il nuovo incarico di prefetto che lo attendeva a Palermo. Con la stessa chiarezza si era rivolto al capo del governo Spadolini: «La eventuale nomina a Prefetto di Palermo non può e non deve avere come “implicita” la lotta alla mafia, giacché si darebbe la sensazione di non sapere che cosa sia (e cosa si intenda) l’espressione mafia e si darebbe la certezza che non è nelle più serie intenzioni la dichiarata volontà di contenere e combattere il fenomeno in tutte le sue molteplici manifestazioni (delinquenza organizzata è troppo poco!)».  Il generale ben capiva che le resistenze maggiori alla sua azione sabbero state nelle promesse di carta del Governo. Sui “poteri” antimafia richiesti – e mai concessi – a dalla Chiesa si è molto discusso. Lui stesso spiegò cosa chiedeva con un aneddoto. Da generale gli era toccato di accorrere in aiuto di un capitano dei carabinieri  minacciato dal boss nel paese. Per rendere chiaro a tutti che l’ufficiale non era solo nel suo...


Di Girolamo, un Catilina tra i tanti

Mar 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Marco Nebiolo
Sette giorni. È il tempo da primato impiegato dal Senato per sbarazzarsi del senatore Nicola Paolo Di Girolamo, eletto nella circoscrizione estero-Europa nelle file del Pdl con il contributo di voti rastrellati dalla cosca ’ndranghetista degli Arena nelle comunità calabresi di Stoccarda e Francoforte. Sette giorni da quel 24 febbraio in cui i giornali hanno iniziato a descrivere il panorama da “strage della legalità” (definizione del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso) delineato dall’inchiesta “Broker” sulla maxi truffa all’erario realizzata da Fastweb e Telecom Sparkle, al 3 marzo, giorno in cui l’avvocato Di Girolamo ha varcato la soglia del carcere di Rebibbia con l’accusa di avere rappresentato gli interessi dei mafiosi di Isola di Capo Rizzuto invece di quelli degli italiani residenti oltre confine. Un record da prima pagina, buono per contraddire l’immagine di un Parlamento elefantiaco e autoreferenziale, arroccato nella difesa di privilegi di casta; ottimo per esaltare l’efficienza e il rigore morale di un’istituzione in grado di far prevalere la responsabilità politica su quella penale (il procedimento a carico del senatore “della ’ndrangheta”, ricordiamolo, è in fase di indagini preliminari); perfetto per valorizzare la determinazione di una maggioranza impegnata a troncare ogni legame con ambienti inquinati dall’infiltrazione criminale e...


Andreotti condannato per diffamazione

Lug 10th, 2007 | Categoria: news
Giulio Andreotti, il 15 giugno scorso, è stato condannato in primo grado dal tribunale di Perugia (in composizione monocratica) al pagamento di una multa di duemila euro per diffamazione nei confronti del giudice Mario Almerighi, attuale presidente del tribunale di Civitavecchia. Il giudice unico ha anche condannato l’imputato al pagamento di una provvisionale di 20mila euro come risarcimento del danno. Il pm Sergio Sottani aveva chiesto la pena di sei mesi di reclusione. I fatti alla base del processo risalgono al 1997, quando Almerighi, all’epoca presidente della nona sezione penale del tribunale di Roma, testimoniò davanti ai magistrati di Palermo nell’ambito del processo per mafia contro il senatore ...


Quante mani stringe un politico senza sapere?

Mag 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Come avviene un incontro tra un politico e un boss di mafia? Ci si bacia o sono mani che si stringono e parole sussurrate? Ci vorrebbero Francis Ford Coppola o Leonardo Sciascia per descriverlo. Nel nostro caso, invece, quella scena la racconta un dirigente della Polizia di Stato: «In occasione di una visita dell’on. Andreotti, il 18 agosto 1985 a Mazara del Vallo, fui incaricato di sovrintendere al servizio d’ordine, con il compito di controllare le sale dell’albergo per prevenire il pericolo di attentati e controllare le persone che entravano». Siamo in un albergo di lusso, una sala gremita di persone, chiacchiere e sorrisi. Poi una porta che si chiude sull’esterno. È ancora il poliziotto che parla: «Notai, innanzi alla porta di una saletta dove si trovava un apparecchio televisivo, l’on. Andreotti, il Sindaco di Mazara del Vallo Zaccaria, e un giovane che riconobbi in Mangiaracina Andrea». Chi è Andrea Mangiaracina? È un imprenditore, un mafioso e un figlio d’arte. Ma non basta. Suo padre Vito è uno dei fondatori della Stella d’Oriente, una ditta che ufficialmente si occupa di pescherecci, in realtà è un terminale per enormi traffici, di droga, armi e per il riciclaggio. Tra i soci fondatori: Salvatore...


Giustizia, non solo Kafka

Ott 10th, 2005 | Categoria: recensioni
Un vecchio proverbio piemontese che gli anziani ricordavano a noi ragazzi cresciuti nei quartieri popolari di Torino recitava: «Né per rie, né per dabun, fate mai butè en persun». Traduco: «Né per scherzo, tantomeno sul serio, non farti mai mettere in prigione». Quel detto non aveva soltanto una funzione ammonitrice, in senso educativo, ma esprimeva anche una sostanziale diffidenza, se non una vera e propria sfiducia per tutto ciò che si riferiva alla Giustizia da parte delle cosiddette classi subalterne. In apertura di un libro fresco di stampa, edito da Laterza – autori due conosciuti magistrati, Gian Carlo Caselli e Livio Pepino – viene ricordato un altro proverbio popolare, questa volta siciliano, scritto da una mano ignota sul portone della Casa penale di Favignana: «Giustizia stava scritto su ’u portone e ci credette ’u minchione». Dai due pungenti pensieri se ne deduce che la sempre più assillante domanda di giustizia nel nostro Paese è inversamente proporzionale alla credibilità che questo fondamentale servizio per la comunità, affidato allo Stato, gode tra i cittadini. I due autori si fanno carico di questo profondo disagio nell’agile libretto, scritto sotto forma di lettera rivolta “a un cittadino che non crede nella giustizia”, ricco di dati e...


Studiare i silenzi per conoscere le mafie

Nov 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Cos’è la mafia? È stata sconfitta davvero? Chi sono i mafiosi? Sembrano domande fuori tempo ora che il mondo dell’informazione e della politica non mostra per l’argomento l’interesse conosciuto all’inizio degli anni Novanta. Dal 5 novembre al 22 dicembre, presso l’Università di Roma 3, si terrà però, per la prima volta in ambito accademico, un ciclo di lezioni per trovare risposte a questi e ad altri quesiti sul tema. Enzo Ciconte sarà il titolare del corso Storia della criminalità organizzata, che con grande sorpresa dello stesso professore ha registrato l’iscrizione di oltre 500 studenti. È la prima volta che un ateneo decide di istituire un corso ad hoc dal titolo così impegnativo…  Molti docenti, specie sull’onda emotiva suscitata dalle stragi di Capaci e di via D’Amelio, hanno  dedicato, e dedicano, lezioni o seminari del proprio insegnamento al tema delle mafie. Ma, tenuto conto di alcuni nodi dell’attuale contesto sociopolitico, si è avvertita l’urgenza di introdurre uno studio specifico in materia. Come intende strutturarlo, professor Ciconte?  Devo tener conto del fatto che molti dei giovani studenti iscritti erano bambini nel 1992 e ricordano poco Falcone, Borsellino, il periodo delle stragi. Intendo poi spiegare che il concetto di criminalità organizzata non comprende solo le tradizionali mafie...


Ottima regia, nessuna prova

Ott 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
La mafia? Un utile strumento per il controllo del territorio e per l’intimidazione dei nemici, disponibile ad ogni commessa, anche statale. Esegue tutto in modo professionale, non crea problemi e non lascia tracce. Anzi, qualche traccia la lascerebbe, ma ci pensano gli amici degli amici a sistemare tutto, confidando su un’accurata messa in scena e sul fatto che la memoria duri poco. È su queste basi che si muove Segreti di Stato di Paolo Benvenuti, film in cui si formulano inquietanti ipotesi sul rapporto tra mafia e politica nella storia italiana. Il pensiero del ministro Lunardi – che due anni fa constatò serenamente che con la mafia bisogna imparare a convivere – sembra avere infatti illustri precedenti in alcuni suoi colleghi del passato, che arrivarono a commissionare ai mafiosi gli affari delicati – senza ovviamente sporcarsi le mani di persona – come sparare sui militanti comunisti di Portella della Ginestra il 1° maggio 1947, pur in assenza del segretario regionale Girolamo Li Causi, ipotetico obiettivo. E Salvatore Giuliano, il bandito indipendentista cui si addossò l’intera responsabilità dell’eccidio (11 morti e una cinquantina di feriti) già due ore dopo l’accaduto? Per il film fu un semplice strumento, manipolato dai mafiosi e dai...


Alla storia l’ardua sentenza

Set 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
«La Corte ritiene che i fatti non possano interpretarsi come una semplice manifestazione di un comportamento solo moralmente scorretto e di una vicinanza penalmente irrilevante, ma indichino una vera e propria partecipazione all’associazione mafiosa, apprezzabilmente protrattasi nel tempo» In punto di fatto i convincimenti cui sono pervenuti i primi giudici in relazione al periodo precedente (alla primavera del 1980, ndr.) sono stati, come si è visto, ampiamente rettificati dalla Corte, che ha ritenuto la sussistenza: – di amichevoli ed anche dirette relazioni del sen. Andreotti con gli esponenti di spicco della cosiddetta ala moderata di Cosa Nostra, Stefano Bontate e Gaetano Badalamenti, propiziate dal legame del predetto con l’on. Salvo Lima ma anche con i cugini Antonino ed Ignazio Salvo, essi pure, peraltro, organicamente inseriti in Cosa Nostra; – di rapporti di scambio che dette amichevoli relazioni hanno determinato: il generico appoggio elettorale alla corrente andreottiana, peraltro non esclusivo e non esattamente riconducibile ad un’esplicitata negoziazione e, comunque, non riferibile precisamente alla persona dell’imputato; il solerte attivarsi dei mafiosi per soddisfare, ricorrendo ai loro metodi, talora anche cruenti, possibili esigenze – di per sé, non sempre di contenuto illecito – dell’imputato o di amici del medesimo; la palesata disponibilità ed il manifestato buon apprezzamento del ruolo dei mafiosi da...