Articoli con tags ‘ Giovanni Brusca ’


Brusca: “la trattativa tra Stato e mafia ci fu”

Giu 7th, 2012 | Categoria: news
La trattativa tra Stato (o suoi pezzi infedeli) e mafia ci fu, a dirlo è Giovanni Brusca, pentito di Cosa nostra. Sentito nell’aula bunker di Rebibbia a Roma durante la terza giornata di incidente probatorio disposto dal gip di Caltanissetta nell’ambito della nuova inchiesta sulla strage di via D’Amelio che vede indagati i boss Salvo Madonia, Vittorio Tutino, Salvo Vitale e l’ex pentito Calogero Pulci. Brusca, interrogato dai pm nisseni e dal legale di Madonia, l’avvocato Sinatra, ieri, per oltre 9 ore, ha parlato della trattativa tra Stato e mafia. Oggi, nell’aula bunker del carcere di Rebibbia, deporrà il pentito Gaspare Spatuzza che con le sue dichiarazioni ha consentito la riapertura dell’inchiesta. Spatuzza ha tirato in ballo Tutino, accusandolo di avere rubato la 126 imbottita di tritolo e poi usata per uccidere Borsellino, e Vitale che avrebbe avvertito il commando di cosa nostra guidato da Giuseppe Graviano dell’arrivo del magistrato in via D’Amelio. Lo “scannacristiani” Giovanni Brusca ha raccontato che non solo la trattativa ci fu, ma che furono anzi molteplici, con diversi oggetti e protagonisti, la più importante delle quali (almeno tra quelle di sua conoscenza)  è quella portata avanti dal boss Totò Riina con i carabinieri del Ros. Il...


Graviano a tutto campo: parla anche il silenzio

Mag 5th, 2011 | Categoria: news
I fratelli Graviano, Filippo e Giuseppe, sono stati sentiti nella mattinata di giovedì 5 maggio come testimoni nel processo a Francesco Tagliavia, boss implicato nelle stagi di mafia del 1993 a Firenze, Roma e Milano. Il processo in Corte d’Assise d’Appello si svolge nell’aula bunker di Firenze, i due Graviano hanno deposto in videoconferenza per motivi di sicurezza. Giuseppe Graviano si è avvlaso della facoltà di non rispondere per tutti i quesiti riguardanti la politica: “Io sono spesso citato, ho processi in corso e per questo mi avvalgo della facoltà di non rispondere per tutto quello che viene detto in politica, nella politica”. Graviano non ha quindi voluto rispondere ai magistrati che gli chiedevano delle sue frequentazioni con Marcello Dell’Utri, mentre, riguardo al rapporto con Vittorio Magano, si è limitato a smentire di averlo mai incontrato prima dei processi e fuori dal carcere: “Siamo stati coimputati in un processo a Palermo, ma mai abbiamo avuto rapporti”. A citare il nome di Mangano quale tramite di Cosa nostra per arrivare a contattare il senatore Dell’Utri...


San Giuseppe e la mafia

Mar 4th, 2011 | Categoria: fuoricatalogo
Don Giuseppe Beccadelli, marchese della Sambuca e principe di Camporeale, non crede ai propri occhi. Approfittando del nuovo servizio di navigazione internet gentilmente offerto dal Padreterno a tutti gli ospiti del Paradiso, cerca notizie della sua amata città, San Giuseppe Li Mortilli, fondata nel 1779 alle pendici del monte Jato, e scopre ciò che mai avrebbe immaginato. Il suo florido feudo, comprato per pochi soldi dai Borboni dopo la cacciata dei gesuiti dalla Sicilia, il suo Eden, dove amava rifugiarsi per la dolcezza delle campagne e del clima, a distanza di tre secoli è diventato luogo di orrore e morte. San Giuseppe Jato – questo il nome nuovo della cittadina, ricostruita dopo la frana del 1838 – è descritta da giornali e documenti come “culla della mafia”, scuderia di boss del calibro dei Brusca, Angelo Siino e Balduccio di Maggio. Don Giuseppe si imbatte in un elenco: Santo Inzerillo, Calogero Di Maggio, Salvatore Scaglione, Rosario Riccobono, Salvatore Micalizzi, Carlo Savoca, Vincenzo Cannella.. tutti uccisi nel 1982, morti strangolati in contrada Dammusi, dove sorgeva la sua residenza estiva ed erano cresciuti i suoi figli. Ma cos’è la mafia? Don Giuseppe, personaggio che Marcelle Padovani definisce “a metà strada fra Candide e Giufà”,...


La Penisola del “tesoro”: Brusca indagato per riciclaggio

Set 17th, 2010 | Categoria: news
Riciclaggio,  intestazione fittizia di beni e tentata estorsione aggravata. Questi i capi di imputazione per i quali il boss di Cosa Nostra Giovanni Brusca, dal 1999 iscritto nel programma di protezione per i collaboratori di giustizia, è indagato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo. Le indagini stanno toccando le province di Palermo, Roma, Chieti e Rovigo, sviluppandosi negli ambienti frequentati da familiari e amici vicini al boss e hanno già portato alla scoperta di 188 mila euro, rinvenuti nella casa della moglie di Giovanni Brusca. (altro…)


Napoli, nuovo ergastolo a Riina

Ott 10th, 2008 | Categoria: news
Il gup di Napoli Daniela Fallarino il 23 settembre scorso ha condannato all’ergastolo Salvatore Riina per cinque omicidi avvenuti nel 1984 a Poggio Vallesana, vicino a Marano, in provincia di Napoli, presso la masseria dei boss camorristi Lorenzo e Angelo Nuvoletta, affiliati a Cosa nostra e vicini al clan dei corleonesi. Le vittime sono Vittorio e Luigi Vastarella (padre e figlio), Gennaro Salvi, Gaetano Di Costanzo e Antonio Mauriello. I cinque erano legati al clan dei casalesi, all’epoca guidato da Antonio Bardellino, ma nelle cui file giocava già un ruolo di rilievo la famiglia Schiavone. Alla ricostruzione dei fatti ha contribuito la testimonianza del collaboratore di giustizia Giovanni Brusca. Il movente del delitto, concordato da Riina e dai fratelli Nuvoletta, sarebbe stato duplice: da un lato la vendetta da parte dei Nuvoletta nei confronti dei Vastarella, ritenuti responsabili dell’omicidio di un altro dei fratelli Nuvoletta, Ciro, su mandato dei Bardellino; dall’altro, il fatto che i casalesi fossero vicini alla fazione di Cosa nostra che faceva capo a Stefano Bontade, perdente nella seconda guerra di mafia che aveva insanguinato Palermo nei primi anni Ottanta. Dopo l’omicidio i corpi delle vittime sono stati sciolti dentro grossi fusti di acido. Per gli stessi...


Omicidio Basile, pm chiede prescrizione per Brusca

Nov 10th, 2006 | Categoria: news
Il 19 ottobre il pm della Procura di Palermo Sandra Recchione, al termine della requisitoria relativa all’ultimo atto del processo per l’omicidio Basile, ha chiesto l’applicazione della prescrizione a favore del pentito Giovanni Brusca. Il capitano dei Carabinieri Emanuele Basile fu ucciso dalla mafia la sera del 3 maggio 1980 mentre passeggiava, con la moglie e la figlia, per le vie di Monreale. La richiesta del pm si basa sull’applicazione dell’attenuante speciale prevista dalla legge per i collaboratori di giustizia. Brusca si è autoaccusato di aver partecipato all’omicidio, ma la sua versione dei fatti non collima perfettamente con quella di altri pentiti che hanno parlato dello stesso delitto. Per l’assassinio Basile scontano una condanna all’ergastolo Giuseppe Madonia, mentre altri due presunti killer, Vincenzo Puccio e Armando Bonanno, sono stati assassinati.


Giusy, ex boss in gonnella

Ott 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Emancipazione come omologazione ai modelli maschili violenti: è questa l’equazione che ha connotato, soffocandola, la vita di Giusy Vitale, 33 anni, madre di due bambini di 13 e 12 anni. Sorella di Leonardo, Vito e Michele, incontrastati boss del mandamento di Partinico, la Vitale è stata la prima donna alla quale la Procura di Palermo, nel 1998, abbia contestato il delitto di associazione mafiosa, per il quale è stata poi condannata con sentenza definitiva.  Le indagini che avevano condotto all’arresto, suffragate anche da rilevanti intercettazioni ambientali in carcere sul fratello Leonardo, avevano già condotto a ritenere che la Vitale addirittura partecipasse personalmente, e con significativa influenza, ad alcuni processi decisionali di fondamentale importanza per la sopravvivenza dell’associazione e che si trovasse in una posizione di sostanziale parità con i fratelli. Risultava che nel corso della latitanza del fratello Vito, durata dal 1995 al 1998, Giusy, conoscitrice e custode di innumerevoli segreti riguardanti fatti di sangue ed attività criminose da lui commessi e luoghi da lui frequentati, fosse diventata riferimento irrinunciabile di quest’ultimo, per gli apporti logistici e soprattutto per i collegamenti di tipo criminale con esponenti della cosca di Partinico e non solo. Nel momento in cui Vito veniva arrestato, nell’aprile ’98, toccava sempre...


L’estate nera della Mobile

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Accadde tutto in nove giorni, tra luglio e agosto del 1985: tre poliziotti ammazzati dalla mafia, un presunto mafioso torturato e ucciso durante un interrogatorio di polizia, un’ondata di polemiche infuocate tra forze dell’ordine, istituzioni politiche, cittadini. Quella di venti anni fa fu un’estate drammatica e velenosa, tra le peggiori della storia recente di Palermo. Cosa Nostra aveva deciso di regolare i suoi conti con la squadra mobile, che negli ultimi anni aveva ottenuto successi importanti nel contrasto alle cosche. Grazie al coraggio e all’intelligenza dei suoi uomini, sostenuti dal pool di magistrati guidato da Rocco Chinnici prima e Antonino Caponnetto poi, la polizia del capoluogo siciliano aveva smantellato gran parte delle raffinerie di eroina presenti sull’isola e stava assicurando alla giustizia – attraverso un lavoro rischioso, paziente, meticoloso – molti di quei latitanti che avrebbero riempito le gabbie del maxiprocesso che Falcone e Borsellino stavano istruendo. Quell’estate le cosche decisero di dare un segnale forte allo Stato, eliminando due degli uomini più intraprendenti della polizia palermitana, Giuseppe Montana e Ninni Cassarà. Il “Serpico” di Sicilia. Pochi giorni prima di morire, Cassarà dichiarò in un’intervista che «prima o poi gli investigatori che fanno sul serio finiscono ammazzati». Beppe Montana, chiamato “Serpico” dai...


Polemiche e ambiguità

Feb 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Dopo le stragi del 1992 il nuovo ruolo dei collaboratori di giustizia apre uno squarcio in Cosa Nostra. Ma i benefici – eccessivi? – di cui i pentiti godono e il ritorno al crimine di alcuni di loro tengono costantemente vivo il dibattito La notizia dei permessi premio concessi a Giovanni Brusca è del 12 ottobre 2004 e, come tutte le vicende che riguardano l’ex boss di San Giuseppe Jato, ha suscitato una serie di polemiche che si sono trascinate per giorni sulle pagine dei giornali. Del resto Brusca non è un pentito qualunque. Autore di oltre 100 omicidi, è l’uomo che ha premuto il pulsante del telecomando nell’attentato in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini di scorta, ed è lo stesso che ha ordinato l’uccisione del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio undicenne del pentito Mario Santo Di Matteo, strangolato e sciolto nell’acido per vendetta nei confronti del padre. Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha concesso a Brusca la possibilità di ottenere permessi premio ogni 45 giorni o al massimo ogni due mesi. Questa autorizzazione, ottenuta per buona condotta del detenuto – in carcere dal 20 maggio 1996, giorno del suo arresto –, sarebbe stata...


Dalla partecipazione al contrasto

Set 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
«Nel tentativo di spiegare la propensione dell’imputato ad intrattenere personali, amichevoli relazioni con esponenti di vertice di Cosa Nostra, relazioni certamente propiziate dagli intimi rapporti già intrattenuti dal Lima, appare più interessante considerare la spinta determinata dalla possibilità di utilizzare la struttura mafiosa per interventi che potrebbero definirsi extra ordinem, ovvero per arrivare, in taluni, peculiari casi, a soluzioni difficilmente raggiungibili seguendo canali ortodossi» Ben altri devono ritenersi i benefici che l’imputato traeva o sperava di ricavare coltivando personalmente rapporti con i mafiosi, benefici che rivelano, in definitiva, che era piuttosto il predetto a servirsi di costoro. In primo luogo possono considerarsi i benefici elettorali, dipendenti dall’appoggio concesso dai mafiosi agli esponenti siciliani della corrente andreottiana. La Corte, peraltro, riconosce che tale aspetto non vada eccessivamente enfatizzato, posto che, alla stregua di alcune, pregnanti indicazioni raccolte, appare piuttosto frutto di un luogo comune l’attribuzione a Cosa Nostra di un determinante peso nell’orientamento del voto, orientamento che, per quanto riguardava i mafiosi, rimaneva, del resto, fortemente condizionato dai tradizionali legami , in particolare, dai vincoli che univano gli “uomini d’onore” ai singoli candidati più che ad un’unitaria determinazione che coinvolgesse tutto il sodalizio e che avesse come riferimento i vertici di quello o quell’altro partito della maggioranza governativa ovvero i vertici di una...