Articoli con tags ‘ Gioia Tauro ’


Agguato a Palmi, quattordicenne in fin di vita

Dic 10th, 2008 | Categoria: news
Il 19 novembre scorso, nella piana di Gioia Tauro, un agguato di stampo ’ndranghetista è costato la vita a Salvatore Melara, 38 anni, precedenti per rapina, reati contro la persona e un’incriminazione per associazione mafiosa. Secondo gli inquirenti l’uomo sarebbe stato vicino alla cosca Parrello-Condello, coinvolta in una faida con la famiglia Gallico che negli anni ha lasciato sul campo decine di cadaveri. Nel 2002 aveva sparato a un carabiniere che voleva eseguire un ordine di carcerazione a suo carico, ferendolo alle gambe. L’uomo era uscito dal carcere l’ultima volta lo scorso agosto. È stato raggiunto da una scarica di proiettili mentre accompagnava il figlio Francesco a scuola. L’agguato è scattato nei pressi di Palmi, sulla strada che porta a Gioia Tauro. Padre e figlio erano diretti a Polistena, dove il quattordicenne frequentava un istituto professionale. I killer hanno affiancato la loro Smart e hanno fatto fuoco uccidendo sul colpo Melara, mentre il figlio è stato gravemente ferito alla testa con due proiettili. I medici del reparto di neurochirurgia dell’ospedale di Reggio Calabria hanno definito le sue condizioni “disperate”. Nel 1991 a Palmi era stato assassinato Giuseppe Melara, fratello della vittima. All’epoca dei fatti si ipotizzò che l’omicidio costituisse la...


Gioia Tauro, arrestati sindaco e vicesindaco

Nov 10th, 2008 | Categoria: news
Il 13 ottobre, nell’ambito di un’operazione antimafia contro la famiglia Piromalli, sono stati arrestati il sindaco di Gioia Tauro Giorgio dal Torrione, il vicesindaco Rosario Schiavone, 32 anni – entrambi in carica fino allo scioglimento del comune per infiltrazione mafiosa decretato lo scorso aprile – e il sindaco di Rosarno Carlo Martelli. Alla base dell’inchiesta la figura dell’avvocato Gioacchino Piromalli, 39 anni. Pregiudicato per associazione mafiosa e condannato dal Tribunale di Palmi al risarcimento di dieci milioni di euro nei confronti dei comuni di Gioia Tauro, Rosarno e San Ferdinando (il cui sindaco risulta indagato a piede libero), Piromalli avrebbe proposto agli amministratori di pagare il proprio debito lavorando per i tre comuni. L’assenso dei sindaci alla proposta di Piromalli sarebbe stata, secondo gli inquirenti, finalizzata a consentire alla famiglia ’ndranghetista «di entrare ufficialmente all’interno dei municipi agevolando le possibilità, già ingenti, di controllo e di indirizzo della pubblica amministrazione». Dal Torrione è stato eletto nelle file dell’Udc. Al momento del commissariamento del comune di Gioia Tauro dichiarò di essere vittima di un complotto orchestrato dall’onorevole Marco Minniti, allora viceministro dell’interno del governo Prodi. Manette ai polsi, oltre che per l’avvocato Piromalli, anche per l’omonimo zio sessantaquattrenne.


Gioia Tauro, assassinato noto commerciante

Mag 10th, 2008 | Categoria: news
Antonino Princi, 45 anni, facoltoso commerciante di Gioia Tauro, già presidente del Catanzaro Calcio, è morto per i postumi del grave attentato subito il 26 aprile scorso. Il decesso è sopraggiunto il 7 maggio. Princi era stato vittima di un ordigno esplosivo collocato sotto la sua automobile, una Mercedes, e attivato via radio con un telecomando. La deflagrazione lo aveva reso cieco e i medici era stati costretti ad amputargli braccia e gambe. Princi, originario di Rizziconi gestiva importanti attività commerciali nella zona di Gioia Tauro. Era proprietario di alcuni negozi di abbigliamento e socio di alcune società che controllano supermercati e centri commerciali in provincia di Reggio Calabria. L’impronta dell’attentato e di chiaro stampo ’ndranghetista e denuncia un’impennata della tensione nella zona di Gioia Tauro. Il primo febbraio era stato assassinato il boss Rocco Molè, capo del clan omonimo collegato alla potente famiglia dei Piromalli. Il 23 aprile il Consiglio dei ministri ha decretato per la seconda volta lo scioglimento del comune di Gioia Tauro per inflitrazione mafiosa. La prima volta era accaduto nel 1991


Nel cuore degli enti locali

Mar 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
«Le mani delle cosche sulle attività di carattere pubblico rappresentano così un dato costante che spesso assume le forme di una gestione parallela dell’amministrazione della res publica, attraverso l’elezione diretta di sindaci ed amministratori locali o il controllo degli apparati amministrativi, dai Comuni alle Asl, dalle Asi alle società miste per la gestione dei servizi» Pubblichiamo stralci della Relazione annuale sulla ’ndrangheta approvata dalla Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata mafiosa o similare il 19 febbraio 2008. Titoli e titoletti di inizio paragrafo sono a cura della redazione.   Alle tradizionali forme di arricchimento e di accumulazione dei profitti la ’ndrangheta coniuga da sempre il proprio primato nella gestione dei grandi flussi di denaro pubblico. Le modalità di accaparramento sono varie (appalti pubblici, contributi, frodi comunitarie, truffe in danni di enti etc.) ma hanno come dato comune il condizionamento degli amministratori locali e l’inquinamento della Pubblica amministrazione. Le mani delle cosche sulle attività di carattere pubblico rappresentano così un dato costante che spesso assume le forme di una gestione parallela dell’amministrazione della res publica, attraverso l’elezione diretta di sindaci ed amministratori locali o il controllo degli apparati amministrativi, dai Comuni alle Asl, dalle Asi alle società miste per la gestione dei...


Un brusco risveglio

Ott 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
La proiezione internazionale della ’Ndrangheta è una realtà che gli inquirenti denunciano da decenni. Per questo la strage di Duisburg non può essere trattata alla stregua di un’emergenza. E se le indagini dei servizi di intelligence sono state trascurate, significa che è tempo di un impegno politico nuovo e di attente strategie. Ecco l’analisi di un professionista della Polizia di Stato Troppo spesso ci si dimentica che la strategia della sommersione da parte delle mafie è praticata quando ci sono le condizioni per un’intesa, anche tacita, con settori della politica, dell’economia, delle istituzioni. La mafia calabrese non si sottrae a queste regole. Nel corso della mia esperienza professionale nella Polizia di Stato ho avuto occasione di entrare in contatto con due esponenti di rilievo della ’Ndrangheta: Roberto Pannunzi di Platì (Rc) e Giuseppe Nirta, di San Luca (Rc).  I due incontri sono avvenuti in Colombia, mentre ero distaccato presso l’ambasciata d’Italia in Bogotà, come esperto antidroga della Direzione centrale per i servizi antidroga del Dipartimento della pubblica sicurezza.  Un capomafia di spessore. Roberto Pannunzi, classe 1948, nato a Roma, fu catturato, dopo mesi di indagini, a Medellín il 28 gennaio 1994, da unità antidroga della Polizia nazionale colombiana, mentre si accingeva a partecipare al...


Vecchi documenti, nuove piste investigative

Ott 10th, 2007 | Categoria: recensioni
Si intitola ’Ndrangheta eversiva (Klipper editore, pag. 181, euro 7,90) l’ultimo libro con cui Arcangelo Badolati, caposervizio alla «Gazzetta del Sud», accende i riflettori su due gravi episodi accaduti in Calabria e in Sicilia nell’estate del 1970: la strage ferroviaria di Gioia Tauro e la scomparsa del giornalista Mauro De Mauro, cronista del quotidiano «L’Ora». Quella di Badolati è una fotografia dal basso di quella Calabria dove, ci indicano le statistiche, «il rapporto tra affiliati ai clan e la popolazione è oggi pari al 27 per cento, contro il 12 della Campania, il 10 della Sicila e il 2 della Puglia». Attraverso il rigore di documenti anche inediti, Badolati porta alla luce gli inquietanti contatti tra Cosa nostra, ’Ndrangheta, eversione nera, politica e massoneria, che negli anni Settanta unirono le proprie forze per perseguire interessi, però, diversi. La rivolta di Reggio Calabria, scoppiata in seguito alla decisione del governo centrale di spostare il capoluogo di regione a Catanzaro, secondo molti non fu un semplice moto popolare, ma qualcosa di più, in cui conversero volontà destabilizzanti eterogenee tra loro. Secondo una versione corrente, ma mai suffragata da elementi di prova, la matrice dell’attentato di Gioia Tauro è da collegare proprio con la rivolta,...


’Ndrangheta, arrestato boss Crea

Lug 10th, 2006 | Categoria: news
Domenica 2 luglio è stato arresato il boss della ’Ndrangheta Teodoro Crea, di 67 anni. Ricercato da 10 anni per associazione mafiosa ed estorsione, Crea era il capo della cosca di Rizziconi, paese della Piana di Gioia Tauro. L’operazione è stata condotta della squadra mobile di Reggio Calabria e dagli uomini del commissariato di Gioia Tauro. La cattura è avvenuta in un agrumeto di Castellace, frazione del comune di Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria. Il boss si apprestava a cenare in compagnia di alcuni complici. Le manette si sono strette ai polsi anche di Domenico Rugolo e Francesco Mammoliti, entrambi vicini al clan Mammoliti, mentre altre cinque persone sono state denunciate a piede libero per favoreggiamento. All’arrivo dei poliziotti, Rugolo, che ha settant’anni, ha provato a fuggire portando sulle spalle Crea, gravato da problemi di deambulazione. I due hanno interrotto il tentativo di fuga quando gli agenti hanno sparato in aria alcuni colpi d’arma da fuoco.


Democrazia sospesa, per mafia

Giu 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Contenuti rispetto ai primi anni Novanta, ma comunque costanti, i casi di Amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni mafiose restano una realtà con cui fare i conti. Che solo una legislazione adeguata è in grado di fronteggiare Uno dei casi più singolari è quello di Gioia Tauro (Rc), dove un edificio di sei piani, costruito dai fratelli Piromalli in virtù di una concessione edilizia illegale, diventa sede degli uffici dell’allora (è il 1993) Usl 26. Ma anche quello di Casapesenna (Ce) è emblematico della violenza e della sfacciataggine esercitate dalle organizzazioni criminali quando decidono di infiltrarsi nella gestione dei Comuni: tra le centinaia di costruzioni del paese realizzate abusivamente e non censite, un edificio, sequestrato dai carabinieri quando è ancora allo stato di rustico, e soggetto a demolizione, viene comunque ultimato e affittato come sede al Banco di Napoli. O ancora, a Molochio (Rc), nel 1991, dopo una grave crisi idropotabile, per la quale si stabiliscono interventi di somma urgenza da realizzarsi entro 60 giorni, al momento dello scioglimento del Comune, avvenuto due anni dopo, i lavori non sono ancora ultimati e non risultano contestazioni all’impresa aggiudicataria. Che era, ovviamente, in mano alla ’Ndrangheta. Il record della Campania. L’elenco degli abusi e dei favoritismi che...


I signori del subappalto

Dic 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Da decenni la storia si ripete: i grandi appalti vengono vinti da imprese insospettabili, ma i subappalti finiscono tutti in mano mafiosa. Risultato? Guadagni enormi per le cosche  e opere più costose e di qualità scadenteDa quarant’anni a questa parte la storia della costruzione di tutte le grandi opere in Calabria conferma come la ’Ndrangheta, in un modo o in un altro, sia riuscita ad inserirsi in tutti i subappalti. Una delle ultime volte è successo poco tempo fa nel tratto cosentino dell’autostrada Salerno-Reggio Calabria, come ha dimostrato la Dda di Cosenza con l’operazione denominata “Tamburo”.  È interessante ripercorrere i fatti salienti di questa storia.  il prezzo della tranquillità A metà degli anni Sessanta, quando finalmente si avvia il completamento dell’Autostrada del sole nel troncone che congiunge Salerno a Reggio Calabria, gli appalti vengono vinti dai grandi imprenditori del Nord, che avevano i mezzi economici e gli strumenti tecnici per effettuare l’opera. I subappalti, invece, finiscono tutti in mano mafiosa. La cosa ancora più singolare è il fatto che ad affidare i subappalti ai mafiosi furono gli stessi imprenditori settentrionali. Il primo rapporto tra ’Ndrangheta e imprese è mediato da notabili e politici locali. In quel periodo la ’Ndrangheta fece un balzo in avanti e pose le basi...


Grandi opere grandi rischi

Mar 30th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Col project financing il “decreto Lunardi” assegna ai privati una grande autonomia nella realizzazione e gestione delle grandi opere. Ma, soprattutto nel Mezzogiorno, la mancanza di un controllo istituzionale può aprire la porta ad infiltrazione mafiose Un impegno concreto: fare le grandi opere. Costruire le infrastrutture che mancano al nostro paese. Anche con slogan come questi la coalizione di centrodestra ha vinto le ultime elezioni. Promettendo di far vincere la «logica del fare» come la chiama il Presidente del Consiglio Berlusconi. E dopo le promesse elettorali è arrivata anche l’azione di governo guidata dal nuovo ministro per le Infrastrutture, l’ingegnere Lunardi, che ha individuato diciannove grandi opere da realizzare e il metodo per gestirle. Il metodo scelto è quello del project financing, che prevede la partecipazione finanziaria dei privati nella costruzione dell’opera. Lo strumento legislativo prescelto invece è stato quello della legge delega – il cosiddetto “decreto Lunardi” – che prevede una grande libertà d’azione per il governo. Largo ai privati E la mafia? Perché anche la mafia si è sempre occupata di grandi opere. Partecipando, a suo modo, alla costruzione di buona parte delle grandi infrastrutture del Mezzogiorno e non solo di quello. È logico allora chiedersi se ci sono aspetti di compatibilità tra...