Articoli con tags ‘ George Bush ’


La guerra preventiva applicata all’America Latina

Giu 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Álvaro Uribe con il raid ha applicato la dottrina militare made in Usa, il prodotto di studi e ricerche iniziati negli anni Novanta dall’ala dura del partito repubblicano, quella che ha assunto il potere con George Bush.  La Guerra fredda era terminata. L’Unione Sovietica non esisteva più e con lei spariva il tradizionale nemico. Il capitalismo era uscito vittorioso come gli Stati Uniti, che hanno assunto il ruolo di potenza chiamata a diffondere i suoi principi, considerandoli universali: la pace, denominata da loro stessi “pace americana”; la libertà, impensabile senza il libero commercio; e la democrazia, intesa come democrazia formale, basata sulla divisione dei poteri e sul sistema dei partiti. Grazie a questi principi, secondo gli Stati Uniti, il mondo globalizzato potrebbe godere di pace e benessere. Ciononostante esistono alcune minacce. La lista è estesa e in continua crescita: criminalità organizzata, narcotraffico, terrorismo. A questi si aggiungono gli “Stati canaglia” che rappresentano una minaccia per la propria popolazione o per le nazioni vicine, che non rispettano i diritti umani e possiedono armi di distruzione di massa, atomiche, chimiche o biologiche. Stati che nel linguaggio messianico di Bush costituiscono “l’asse del male”, come l’Iraq quando era governato da Saddam Hussein, l’Iran, la...


Veleni nell’aria

Dic 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
A un anno dal suo secondo mandato, il presidente colombiano Alvaro Uribe deve affrontare la minaccia della maggioranza democratica al Congresso statunitense di ridurre il finanziamento al Plan Colombia. Nonostante gli ingenti contributi già stanziati e l’uso massiccio di pesticidi, infatti, produzione e traffico di cocaina sono in costante aumento. Ma il governo di Bogotà, pur di garantirsi la rassicurante pioggia di dollari, ha offerto il proprio territorio per la costruzione della più vasta base militare Usa in America Latina Ci sono verità che non hanno più bisogno di essere dimostrate. Una di queste è l’inutilità della cosiddetta “guerra alla droga” nei paesi produttori. O meglio, l’inutilità di tanti soldi spesi, di tanta propaganda fatta e di tanti morti provocati da quasi trent’anni a questa parte, allo scopo di diminuire la coltivazione e il commercio degli stupefacenti. Lo provano le nostre strade, dove le dosi sono vendute a prezzi da discount, ma anche, ad esempio, i due paesi simbolo delle droghe più usate al mondo, l’eroina e la cocaina. Nell’Afghanistan “liberato e democratico” la produzione d’oppio è aumentata nel 2006 del 49% rispetto all’anno precedente (passando da 4.100 a 6.100 tonnellate), secondo il rapporto 2007 sul narcotraffico nel mondo, pubblicato dall’Ufficio delle...


La giustizia che viene dal petrolio

Dic 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Le classi povere lo amano per le coraggiose politiche sociali; gli altri Stati latinoamericani guardano a lui come leader, per dire basta all’ingerenza degli Usa (che, invece, lo odiano). Chávez non indietreggia di un passo, forte dei suoi successi. E del petrolio, arma politica di cui il Venezuela è ricchissimo La storia si ripete. Per questo, basta la memoria e la ragione per prevedere cosa accadrà in futuro nel mondo. Quasi sempre e quasi dappertutto. Non però, ad esempio, per il Venezuela o, meglio, per la sfida tra la repubblica bolivariana del Venezuela e gli Stati Uniti d’America. Da un lato, Washington non può permettere che continui a propagarsi il “virus Chávez”, per certi aspetti molto più insidioso ed efficace di quanto fu, negli anni 50 e 60, quello di Castro e Che Guevara. Dall’altro, non si vedono mosse possibili da parte dell’amministrazione Bush, che ha già giocato tutte le carte permesse nei tempi che corrono.  La prossima mossa di George?  Gli Stati Uniti hanno partecipato al colpo di Stato dell’aprile 2002, ma segretamente, e rinnegandolo quand’era chiaramente fallito. Hanno appoggiato il successivo sciopero-serrata, durato dal dicembre 2002 al febbraio 2003, organizzato dal padronato e dai sindacati padronali. Hanno aizzato il vicino...


Perseverare è diabolico

Mar 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
 I dati (persino governativi) parlano chiaro: la war on drugs è fallita su tutti i fronti, anzi, ha peggiorato la situazione che voleva sanare. Allora perché ostinarsi nel combatterla? Per i suoi reali, inconfessabili, obiettivi politici e geostrategici…  Sebbene la realtà lo stia dimostrando da anni, oggi il fiasco della guerra alla droga è più che mai evidente. Lo ha confermato nel novembre scorso la Ong statunitense Wola (Washington office on Latin America) presentando il rapporto Drugs and Democracy in Latin America: the impact of U.S. po-licy. Nelle sue 400 pagine (un riassunto si può leggere all’indirizzo ww-w.wola.org/publications/ddhr_exec_sum_brief.pdf) è descritta la fallimentare strategia statunitense, che privilegia l’intervento repressivo nei Paesi produttori al fine di ottenere il rincaro progressivo della droga e, conseguentemente, la diminuzione nel numero dei suoi acquirenti nei paesi consumatori.  Buco nell’acqua. Secondo Wola il risultato finora ottenuto è stato esattamente l’opposto. Dal 1981 al 2003, il prezzo al dettaglio della cocaina è diminuito di cinque volte, mentre dal 1995 quello dell’eroina si è più che dimezzato. Dati impietosi e poco discutibili, visto che sono estrapolati dal Rapporto 2003 del U.S. State department international narco-tics control strategy, l’organo che orienta la strategia antinarcotica della Casa Bianca. I nordamericani consumano quindi sempre...


Se i Falchi si travestono da Colombe

Dic 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
La rielezione di George W. Bush determina una nuova condotta per l’establishment. Prevarrà il noto unilateralismo egemonico o una diplomatica ricostruzione dei legami transatlantici? Intanto Condoleezza Rice subentra a Colin Powell e Iran e Corea del Nord tornano all’ordine del giorno… A poco più di un mese dalla sua conferma alla Casa Bianca, il 2 novembre scorso, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha tracciato le linee guida verso cui orienterà la sua seconda amministrazione. L’ha fatto con le sue prime dichiarazioni e, in maniera ancor più eloquente, con i rimpasti interni al suo gabinetto. «Credo che il dovere solenne del presidente degli Stati Uniti – ha detto Bush nel suo discorso d’accettazione – sia quello di proteggere il popolo americano, anche qualora altri non siano d’accordo». Commentatori e analisti politici hanno riudito in queste parole l’adagio “o con noi o contro di noi” che il Presidente e la sua Amministrazione hanno ripetuto, sul fronte interno come su quello internazionale, dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre 2001 e le campagne in Afghanistan e Iraq.  Il bravo soldato e il burattinaio Negli editoriali della stampa americana rimbalza l’opinione secondo cui, alla luce del capitale accumulato nelle ultime elezioni (in cui 4 milioni di voti di vantaggio sullo sfidante democratico John...


Una formula per la trasparenza

Giu 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Contro la corruzione c’è una nuova arma internazionale: la Convenzione Onu approvata in Messico lo scorso dicembre. L’Italia – dove la lotta al fenomeno non è rientrata nelle priorità dell’agenda politica degli ultimi anni – l’ha firmata, ma non ratificata Il 12 gennaio scorso l’agenzia Ansa batteva una notizia sorprendente: il Presidente degli Stati Uniti aveva deciso di proibire l’ingresso nel Paese a corrotti e corruttori, che fossero immigrati o anche semplici visitatori. Con una decisione dalla decorrenza immediata, Bush sospendeva l’accesso a persone che avevano commesso reati di corruzione mentre ricoprivano incarichi pubblici, o che vi avevano partecipato e tratto beneficio. Il Presidente motivava la decisione adducendo l’importanza che istituzioni pubbliche legittime e trasparenti hanno sulla stabilità, la pace e lo sviluppo mondiali e gli effetti negativi che la loro corruzione può avere sugli sforzi americani finalizzati a promuovere la sicurezza e rafforzare la democrazia e il sistema del libero mercato.  La decisione, che di fatto limitava la libera circolazione delle persone, naturalmente non era erga omnes: si applicava solo a coloro la cui corruzione poteva avere seri impatti sugli affari internazionali degli Stati Uniti, sugli obiettivi di assistenza internazionale, sulla sicurezza degli Usa contro la criminalità transnazionale e il terrorismo o sulla stabilità...


Ora regna il caos

Gen 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
La cattura del dittatore non ha migliorato la situazione irachena. Sciiti, sunniti e curdi rimangono profondamente divisi. Mentre cresce l’insofferenza verso le forze d’occupazione L’Asso di picche è stato catturato il 13 dicembre 2003. Saddam ora non è solo un nemico vinto. È un dittatore ridicolizzato, spulciato e guardato in bocca come non si dovrebbe fare nemmeno con un  “caval donato”. Ha l’aria sofferta, trasandata e persa che fa pensare a tutti noi: «Guarda come si è ridotto quel criminale, è proprio vero che i dittatori sono dei giganti con i piedi d’argilla, grandi solo finché qualcuno li tiene sul piedistallo». Quelle sue immagini così simbolicamente perfette rimarranno nella storia dell’umanità, come quelle della caduta della sua statua di fronte al Palestine, l’hotel dei giornalisti.  Un trionfo prematuro La barba incolta del rais, i suoi occhi sgranati in preda al panico si sovrapporranno nella memoria collettiva alle immagini  della prima vittoria dichiarata con troppa frettolosità. Anche in quell’occasione la scenografia era curatissima, degna di un film. Sulla portaerei Abraham Lincoln l’equipaggio – 5mila uomini e donne al ritorno da otto mesi di missione di guerra nel Golfo – è festante. Il presidente George Bush, in tenuta da pilota, scende dal caccia che ha guidato personalmente, e con la...


Ecuador, la verità “fuori onda”

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Il mondo non ha occhi. Nonostante le protesi informative, gli impianti high-tech, malgrado l’illusione di accesso all’informazione e le sbandierate “infinite possibilità del web”.  Non riusciamo più a guardare, nonostante i mille schermi al plasma sui palmari, nei multiplex.  Tutto è così “multi”da generare l’illusione di essere spettatori “dentro” perché circondati da schermi, mentre in realtà siamo fuori da un mondo non trasmesso via cavo e dimenticato fino al prossimo reportage.  Anche i festival sono ormai “multi”: a Torino un enorme e accogliente multiplex – il Pathé del Lingotto, collocato in un altrettanto enorme e luccicante centro commerciale – è sede ormai stabile del Torino Film Festival.  Guardare vetrine, persone o film; ma qualcosa sfugge sempre. Sfuggono le notizie, e le immagini. Sfuggono gli spettatori, impauriti da alcuni racconti che fanno inorridire. Come quello di Come Bush vinse le elezioni (in Ecuador), documentario che spiega, ma soprattutto permette di guardare, molto: ciò che si vede nel film di Gabriele Muzio, Elisabetta Andreoli e Max Pugh, presentato al Concorso Doc2003 della XXI edizione del Torino Film Festival, è infatti un grande affresco geopolitico contemporaneo, illuminante per capire alcune dinamiche locali e globali che sfuggono allo sguardo dello spettatore alienato.  I fatti: Ecuador, elezioni presidenziali del novembre...


Declino di un’utopia

Nov 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Il regime di Castro ha garantito alfabetizzazione diffusa e servizi sociali gratuiti, negando però le libertà fondamentali e perseguitando gli oppositori politici. Dopo le ultime esecuzioni capitali il vecchio lìder si trova ancora più isolato dalla Comunità internazionale È l’anno in cui ricorre il cinquantesimo anniversario della rivoluzione cubana, ma all’Avana la gioia dei festeggiamenti è guastata da un clima avvelenato. La scorsa primavera il governo del presidente Castro ha fatto fucilare tre fuggiaschi cubani che avevano dirottato un traghetto per fuggire a Miami. E ha spedito in prigione 75 dissidenti (tra cui 29 giornalisti) con pene detentive per un totale di 1454 anni. Le misure estreme, giudicate «una questione di vita o di morte» da Castro (secondo cui un ulteriore degenerare della situazione avrebbe creato una grave crisi, potenziale pretesto per un’aggressione armata a Cuba), sono la risposta ad una situazione che sta diventando ogni giorno più insostenibile per le autorità cubane. Dissidenti o mercenari? Si moltiplicano le fughe, spesso unite a dirottamenti, verso le coste degli Stati Uniti, che assicurano di solito un visto d’ingresso agli autori delle spericolate azioni. Cuba accusa Washington di non accogliere un numero sufficiente di emigranti legali, fomentando così nuovi esodi clandestini. Secondo gli americani, sarebbe invece il governo di Castro ad ostacolare e...


Più che coltura, cultura

Nov 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
È toccato a Gonzalo Sánchez de Lozada, durante il suo primo mandato come presidente dal 1993 al 1997, ricevere i 180 milioni di dollari che i nordamericani gli offrivano. In cambio ha assunto l’impegno che in Bolivia sarebbero state eradicate le piantagioni di coca, la cui foglia è la materia prima per la fabbricazione del cloridrato di cocaina. Sarebbe come offrire risorse finanziarie al governo nordamericano perchè eliminasse, nel suo territorio, i consumi tradizionali di caffè, tabacco, vino, birra e gin. L’interesse nordamericano era giustificabile. Negli Usa, il mercato della cocaina muove annualmente circa 50 miliardi di dollari. Campioni mondiali del consumo di tutti i tipi di droghe illegali, i gringos sono arrivati a consumare, in un anno, circa 500 tonnellate di cocaina, quantità sufficiente per distruggere molte narici e produrre migliaia di pietre di crack, invenzione statunitense il cui nome deriva dal rumore che fa la cocaina pietrificata quando brucia mentre la si consuma.  Neanche un dollaro è arrivato invece nella poverissima regione boliviana del Chapare, a sud di Cochabamba. Un luogo che ha un ruolo fondamentale nel far occupare alla Bolivia il 104mo posto nella classifica mondiale realizzata in base agli indici di sviluppo umano.  I contadini del Chapare vivono con...