Articoli con tags ‘ genocidio ’


Guatemala, accusato di genocidio l’ex ditattore Rios Montt. Un processo storico

Mar 26th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Kolocho
Città del Guatemala, martedì 19 marzo, Piazza dei Tribunali, dove ha sede il palazzo di giustizia, è tagliata in due. Da un lato i familiari delle vittime e dall’altro i sostenitori di Josè Efraìn Rios Montt, sotto processo per genocidio e crimini contro l’umanità. E’ un processo storico per il Guatemala e la gente si accalca fuori dal tribunale. Rios Montt, ex generale di 86 anni, è  accusato di aver ordinato la morte, la tortura e l’esilio di migliaia di membri delle comunità indigene maya durante il suo governo durato dal 1982 al 1983. La piazza è gremita, 1500 persone tra maya e ladinos. Sembra una metafora della spaccatura dell’opinione pubblica in questi giorni cruciali per il Guatemala. Striscioni sono appesi alle cancellate del palazzo di giustizia, dicono: “Sí hubo genocidio y violación sexual” (C’è stato genocidio e stupro) mentre altri striscioni, sostenuti da ex membri delle Patrullas de Autodefensa Civil, la milizia paramilitare istituita da Montt, affermano che “non c’è stato alcun genocidio”, riprendendo un’affermazione fatta dall’attuale presidente guatemalteco Otto Pérez Molina. Sono le otto di mattina e tra poco, nella sala A del tribunale di Maggior Rischio della Corte suprema di giustizia, avrà inizio il processo che vede coinvolto,...


Un genocidio annunciato

Feb 10th, 2001 | Categoria: recensioni
Una rigogliosa vegetazione tropicale, una cascata, bellisima, che si getta in un grande lago; la telecamera scorge una piccola insenatura e lì, tra gorgoglii e risacche, si attorcigliano decine di corpi mutilati, rigonfi, sbiancati. Le scioccanti immagini del Lago Vittoria intasato di cadaveri fecero il giro del mondo. Era il 1994 e nel minuscolo Ruanda si consumava il più grande genocidio mai visto dai tempi dell’Olocausto. In appena un centinaio di giorni, migliaia e migliaia di cittadini ruandesi di etnia hutu assassinarono quasi un milione di uomini, donne e bambini di etnia tutsi ( e con loro gli hutu moderati), con una frequenza di omicidi tre volte superiore a quella di Auschwitz. Philip Gourevitch, giornalista del  «The New Yorker», ci consegna un documento prezioso, in perfetto equilibrio tra narrativa e analisi storica, per conoscere e comprendere uno degli eventi più spaventosi del XX secolo, un genocidio che l’Occidente non capì e fece finta di non capire. Gravissime, a quanto risulta, furono le connivenze politiche della Francia con il regime genocida e le lacune della Nazioni Unite nella gestione dell’emergenza umanitaria. In Ruanda non c’è stata alcuna selvaggia e secolare lotta tribale, e nemmeno una guerra civile: all’origine dello sterminio ci fu un preciso...


La strage e la farsa

Apr 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Battaglioni di civili addestrati da mercenari, le milizie paramilitari sono da vent’anni l’anima nera della Colombia. Ufficialmente condannate dallo Stato, usate di fatto per le operazioni “guerra sporca” contro la guerriglia e i civili disarmati “Cominci la strage, lasciate entrare i Mastini da guerra» il William Shakespeare del Giulio Cesare potrebbe essere il cronista delle stragi che insanguinano ogni giorno la Colombia. Che risultano agghiaccianti anche solo a leggerle, filtrate e ripulite, sui quotidiani di Bogotà, quando ormai la morte ha già fatto il suo lavoro e gli assassinati sono già stati sepolti. Nell’intricato puzzle di sangue colombiano si combattono tante guerre. Quella tra l’esercito e la guerriglia è soltanto la più conosciuta. Brutale, fatta di imboscate, tranelli, assalti ai villaggi, battaglie all’ultimo sangue, dove non si fanno prigionieri. E spietata, realizzata con i mezzi più efferati di distruzione, dalle mine antiuomo, ai bombardamenti indiscriminati fino all’utilizzazione come razzi delle bombole a gas. Una guerra irregolare che fa molte vittime tra i civili, presi da due fuochi, sia nelle incursioni guerrigliere che nelle successive controffensive dei battaglioni dei rangers controguerriglia. Vittime che generali e comandanti considerano troppo spesso cinicamente inevitabili. Ma un’altra guerra è ancora più feroce: la carneficina compiuta da civili...


Vizio di forma

Apr 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Adducendo “vizi di forma” e “inopportunità per il Paese”, il governo di Andrés Pastrana ha posto il veto sulla legge che classificava come delitti il genocidio politico, la sparizione forzata, il desplazamiento forzado (l’espulsione dalle terre di residenza ndr), la tortura. Secondo il governo il castigo di queste barbarie «potrebbe nella pratica impedire il compimento delle funzioni costituzionali e legali della forza pubblica». Non è un’opinione esclusiva di questo governo. Da quando in Colombia cominciarono ad essere denunciati e provati gli orrori della repressione ufficiale (torture, sparizioni e massacri) sono trascorsi 25 anni e sei governi: quello di Lòpez, di Turbay, di Betancur, di Barco, di Gaviria e di Samper. Affinché il Congresso si convincesse finalmente di questi orrori si sono dovute accumulare varie migliaia di sparizioni forzate, di sequestri e omicidi clandestini, di torture inflitte a detenuti, il desplazamiento forzado di più di un milione e mezzo di persone, e il genocidio di alcuni gruppi politici: tutto ciò per mano delle autorità e dei loro alleati paramilitari. Per genocidio politico si intendeva, in questa tardiva e adesso contestata legge, lo sterminio di “una collettività con identità fondata su basi politiche”: e così sono state fisicamente annientate, dalle autorità o grazie alla loro...


Turchia, tra le barbarie e l’Europa

Gen 10th, 2000 | Categoria: recensioni
Dopo il vertice di Helsinki, che ha ribaltato le decisioni prese a Bruxelles nel ’97, giunge particolarmente attuale il libro in cui Laura Schrader analizza la situazione della Turchia, neocandidata all’ingresso nell’Unione Europea, nel contesto geopolitico internazionale. È un saggio che si legge come un romanzo: l’autrice descrive “l’insostenibile realtà dell’ultimo fascismo alle porte dell’Europa” attraverso le storie di donne e uomini, kurdi e turchi. Nella lotta contro il genocidio, per il diritto di esistere e di vivere in democrazia e nel rispetto dei diritti di tutti, accanto ai kurdi si battono infatti molti esponenti della società civile turca, pronti a pagare con il carcere, la tortura, la vita, il prezzo della loro coerenza etica e politica. Dai ritratti di personaggi come Leyla Zana ( ex detenuta che sta scontando 17 anni di cercere per reato d’opinione), come Ismail Besikci ( il più noto sociologo turco, condannato ad oltre 200 anni di prigione), come il romanziere Yasar Kemal, come Abdullah Ocalan, come il leader dell’Associazione per i Diritti Umani Birdal, come quel giovane strillone ucciso per strada perché diffondeva un giornale scomodo, emerge la realtà di un Paese governato da un regime che affonda le sue radici nel razzismo, sancito da...