Articoli con tags ‘ Gela ’


Sessanta arresti tra Gela e Varese, gli affari dei Rinzivillo ed Emmanuello al nord

Mag 18th, 2011 | Categoria: news
Sessantatré  ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Squadra Mobile di Caltanissetta, dal commissariato di Gela e dalla Squadra mobile di Varese e Genova, nell’ambito di un vasto blitz coordinato dalla Dda nissena. Delle ordinanze emesse dal Gip del Tribunale di Caltanissetta, 27 sono state eseguite durante la notte, 36 sono state invece notificate in carcere ad altrettanti affiliati di Cosa nostra appartenenti alle famiglie Emmanuello e Rinzivillo di Gela. Sono accusati, a vario titolo, di estorsione, associazione mafiosa, traffico internazionale di sostanze stupefacenti, incendi, detenzione e porto di armi. L’operazione, con proiezioni in Liguria e Lombardia, tra Genova e Varese, ha visto l’impegno di trecento agenti colpendo clan Rinzevillo ed Emmanuello di Gela attivi nell’area nissena e con infiltrazioni al nord. Nel Varesotto sono stati sequestrati appartamenti, ville e società edili per un valore di oltre 10 milioni di euro. Nelle province di Varese e Genova le cosche Rinzivillo ed Emmanuello si procuravano la cocaina importata da Santo Domingo, poi smerciata sulle piazze locali. La polizia precisa che sono state inoltre accertate “numerose estorsioni che le organizzazioni mafiose locali esercitavano, anche in forma violenta, nei confronti di...


Gela, la nuova chiesa del quartiere Santa Lucia

Mag 17th, 2011 | Categoria: news
La rinascita del quartiere Santa Lucia di Gela comincia da qui, dalla sua nuova chiesa, inaugurata domenica scorsa. Per cancellare l’etichetta di «vecchio quartiere del Bronx» e riappropriarsi di un’identità sana, legale, capace di far rivalutare e rinascere un quartiere decisamente difficile in cui la mafia e l’illegalità prosperano da troppi anni. C’è voluto poco meno di un anno – la posa della prima pietra avvenne il 20 giugno 2010 (cfr Narcomafie 7/8, “Mai più il Bronx”) – perché don Luigi Pietralia potesse inaugurare la nuova costruzione. «La Chiesa Parrocchiale Nuova – ha commentato – diventa anzitutto il punto di riferimento principale di tutto il territorio parrocchiale, sia spirituale sia umano. In mezzo alle povertà di questo quartiere, essa diventa un simbolo di riscatto, un valore sociale e umano di dignità della nostra gente, molto provata su tanti aspetti della vita sociale e quotidiana. In passato – ha evidenziato don Luigi Pietralia – questo quartiere è stato troppo trascurato e lasciato a sé stesso, ma ora è tempo che l’amministrazione e la politica, insieme all’azione ecclesiale, diano “nuova luce” a questa zona di Scavone e a questi cittadini». L’inaugurazione della nuova chiesa e parrocchia di Santa Lucia – che è stata...


Gela, arrestato per mafia ex consigliere comunale di Forza Italia

Apr 20th, 2011 | Categoria: news
Era il tramite della cosca mafiosa degli Emmanuello all’interno del Consiglio comunale di Gela. Almeno secondo i magistrati di Caltanissetta che hanno ordinato l’arresto di Francesco Muncivi, 62 anni, imprenditore ed ex consigliere in quota Forza Italia nel comune della provincia nissena. Il mandato d’arresto a carico di Muncivi, firmato dal gip del tribunale, Alessandra Giunta, a seguito delle indicazioni della dda di Caltanissetta, è scattato a causa delle accuse di associazione mafiosa ed estorsione aggravata. L’imprenditore siciliano si sarebbe occupato di monitorare, nella figura di consulente, la realizzazione di un’area residenziale comprendente circa centosettanta appartamenti: Muncivi avrebbe poi imposto una tangente pari al 2% sia alle imprese edili che lavoravano sul posto che alle cooperative. Il tutto sarebbe poi stato girato agli Emmanuello avendo in cambio la dovuta protezione da spiacevoli eventi ritorsivi. Nell’ambito del provvedimento di arresto, i magistrati hanno disposto anche il sequestro di diciotto ettari di terreno e di un appartamento del valore di un milione di euro, entrambi appartenenti all’ex consigliere di Forza Italia. Muncivi ha rappresentato l’ex partito di Silvio Berlusconi fino al 2007. Negli scorsi anni la città di Gela è salita agli onori della cronaca per l’impegno dichiarato contro...


La mano della Stidda dietro i fuochi niscemesi?

Set 14th, 2010 | Categoria: articoli
di Giovanni Tizian
Tre atti incendiari in un mese hanno scosso Niscemi, un Comune sciolto per mafia per ben due volte, oggi amministrato da Giovanni Di Martino che ha tra le priorità la lotta alla mafia. Del contesto niscemese abbiamo parlato con Giovanni Giudice, dirigente della Squadra Mobile nissena. (altro…)


Mai più il “Bronx”

Ago 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Marina Zopegni
Gela, quartiere Scavone: povertà, degrado e abbandono per anni hanno afflitto gli abitanti di un territorio tra i più difficili della città. Un prete di frontiera, per anni costretto a celebrare le sue messe in un garage, ora avrà una Chiesa per accogliere i suoi fedeli. E non solo (altro…)


L’osso di Parma

Giu 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Giovanni Tizian
“Esiste un consorzio a Parma all’interno del quale ci sono aziende destinate a crescere più di altre”, parola di boss. Nella città ducale, tra pizzo e caporalato, le aziende contigue alle cosche si fanno strada (altro…)


Gela, si fingeva vittima del racket: arrestato

Apr 10th, 2010 | Categoria: news
Un complicato impasto di verità e menzogna dietro la vicenda di Nicola (Niki) Interlici, imprenditore gelese, noto in città come proprietario dei  tre negozi di abbigliamento “Pelle d’oca” e gestore, assieme ad altri soci, della discoteca Paranà, arrestato lo scorso primo aprile con l’accusa di essere il mandante degli attentati incendiari che lo avevano colpito tra agosto 2009 e marzo 2010. Il tutto, secondo i magistrati, per ottenere i finanziamenti del fondo antiracket e i rimborsi dell’assicurazione. Interlici sarebbe dunque il mandante dell’attentato dello scorso  22 agosto in cui andò bruciato il magazzino, sito in un edificio in locazione, che custodiva la merce venduta nei suoi negozi e di quello che lo scorso  primo marzo mandò in fiamme la sua Smart. La condizione di vittima di Interlici però è risalente al luglio 2009 quando subì due veri atti intimidatori: l’incedio della Mini Cooper di sua proprietà e il danneggiamento delle vetrine di un negozio. Per quei fatti  aveva patteggiato la pena Calogero Greco, 20 anni, figlio di un affiliato a Cosa nostra: un diverbio avvenuto nella discoteca Paranà con Interlici, che si sarebbe rifiutato di «offrirgli» un drink, aveva determinato la ritorsione del rampollo. Secondo le risultanze dell’inchiesta «Fuego» condotta...


“Fate i preti”, dissero i bravi

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Le vite di don Puglisi e don Diana, uccisi per mano della mafia, rappresentano il tragico epilogo di esistenze che non si piegano al volere del crimine organizzato. Chi interpreta allo stesso modo la diffusione del Vangelo sul proprio territorio, ancora oggi è vittima di ritorsioni e intimidazioni. Quattro storie di preti di frontiera Cosa sarebbe accaduto se don Abbondio, dopo l’incontro con i bravi, non avesse ubbidito? Se, durante la messa, avesse denunciato ad alta voce gli abusi di don Rodrigo? Se avesse cercato di convincere i figli di quei fuorilegge a non seguire le orme dei padri? Se avesse provato a prospettare loro una vita fondata su valori diversi rispetto a quelli trasmessi dalle famiglie d’origine? Certamente Manzoni avrebbe dovuto dare un’impronta noir al suo capolavoro, descrivendo il vortice di intimidazioni e violenze in cui sarebbe stato risucchiato il povero curato di campagna. D’altra parte ancora oggi, 4 secoli dopo l’ambientazione manzoniana, in un paese che nulla dovrebbe avere a che fare con gli scenari di anarchia e sopraffazione dipinti ne I promessi sposi, chi non accetta la legge dei vari boss locali rischia grosso. E l’abito talare non vale come salvacondotto. Basti ricordare gli omicidi di don Puglisi...


Confindustria Sicilia, primo bilancio antiracket

Set 10th, 2008 | Categoria: news
A un anno dall’emanazione del codice etico di Confindustria, che prevede l’espulsione degli associati che paghino il pizzo alla mafia, il presidente degli industriali siciliani Ivanhoe Lo Bello, durante l’incontro del 2 settembre scorso con il neo questore di Palermo Alessandro Marangoni, ha descritto un bilancio positivo dell’introduzione delle nuove regole. Secondo Lo Bello, a fronte di 64 imprenditori che hanno denunciato gli estortori, gli espulsi sono stati dieci, mentre per altri trenta è stato avviato il procedimento di sospensione (preliminare rispetto all’espulsione). Altri dieci imprenditori si sarebbero allontanati spontaneamente, prevenendo così le sanzioni. Un numero ancora ridotto in termini assoluti, ma che rappresenta un segnale di tendenza incoraggiante rispetto a decenni di insensibilità degli imprenditori siciliani rispetto al tema della lotta al racket. Le province nelle quali avrebbe dato maggiori frutti la campagna anti pizzo di Confindustria sarebbero quelle di Agrigento e Caltanissetta. Un elogio particolare è stato riservato da Lo Bello a Gela, città di 80mila abitanti, famigerata per l’alta densità criminale e in particolare per l’insistenza sul suo territorio di famiglie mafiose legate a gruppi di Cosa nostra e Stidda. «Nonostante la presenza di due mafie, gli imprenditori che collaborano con le forze dell’ordine sono 90, dei quali...


Giudice lumaca, arriva la condanna

Lug 10th, 2008 | Categoria: news
Tempi duri per Edi Pinatto, l’ex giudice del tribunale di Gela che impiegò otto anni per scrivere la motivazione di una sentenza di condanna contro alcuni esponenti del clan Madonia, determinando la scarcerazione dei principali imputati per scadenza dei termini di custodia cautelare. Dopo la radiazione dall’ordine giudiziario stabilita dalla sezione disciplinare del Csm lo scorso 17 giugno, il 7 luglio è arrivata anche una condanna penale da parte del Gup di Catania a otto mesi di carcere per omissione di atti d’ufficio. Il giudice ha stabilito anche la pena accessoria della sospensione temporanea dai pubblici uffici (sia la pena detentiva che quelle accessoria sono sospese) e un risarcimento allo Stato per i danni di immagine causati dalla sua condotta all’intera magistratura. Dopo che il quotidiano «la Repubblica» lo scorso marzo aveva sollevato il caso, Pinatto aveva preso due settimane di ferie dalla procura della Repubblica di Milano, dove prestava servizio dal 2001, per tornare a Gela a scrivere la sentenza. Tuttavia il procuratore generale della corte di Cassazione davanti al Csm ha affermato che le 775 pagine scritte precipitosamente sull’onda delle polemiche non erano altro che «un copia ed incolla dei vari atti d’indagine e processuale compiuti, in cui le...