Articoli con tags ‘ fuoricatalogo ’


San Giuseppe e la mafia

Mar 4th, 2011 | Categoria: fuoricatalogo
Don Giuseppe Beccadelli, marchese della Sambuca e principe di Camporeale, non crede ai propri occhi. Approfittando del nuovo servizio di navigazione internet gentilmente offerto dal Padreterno a tutti gli ospiti del Paradiso, cerca notizie della sua amata città, San Giuseppe Li Mortilli, fondata nel 1779 alle pendici del monte Jato, e scopre ciò che mai avrebbe immaginato. Il suo florido feudo, comprato per pochi soldi dai Borboni dopo la cacciata dei gesuiti dalla Sicilia, il suo Eden, dove amava rifugiarsi per la dolcezza delle campagne e del clima, a distanza di tre secoli è diventato luogo di orrore e morte. San Giuseppe Jato – questo il nome nuovo della cittadina, ricostruita dopo la frana del 1838 – è descritta da giornali e documenti come “culla della mafia”, scuderia di boss del calibro dei Brusca, Angelo Siino e Balduccio di Maggio. Don Giuseppe si imbatte in un elenco: Santo Inzerillo, Calogero Di Maggio, Salvatore Scaglione, Rosario Riccobono, Salvatore Micalizzi, Carlo Savoca, Vincenzo Cannella.. tutti uccisi nel 1982, morti strangolati in contrada Dammusi, dove sorgeva la sua residenza estiva ed erano cresciuti i suoi figli. Ma cos’è la mafia? Don Giuseppe, personaggio che Marcelle Padovani definisce “a metà strada fra Candide e Giufà”,...


Le parrocchie di don Puglisi

Set 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Ci sono libri che vale la pena rileggere per la qualità della scrittura e la profondità del pensiero di cui sono fatti. Perché coniugano la curiosità del mondo all’onestà di raccontarlo senza finzioni. E in un’overdose di parole trite e abusate riescono a distinguersi dal coro, anche a diversi anni di distanza dalla loro prima pubblicazione. Dall’altare contro la mafia, di Saverio Lodato, è uno di questi libri. Un’opera a tratti sorprendente, attenta a scongiurare ogni lettura retorica della realtà. L’autore, sulle orme di una chiesa apertamente schierata contro la mafia, evita verbali, aule di tribunale, armi, droga e omicidi, per raccontarne solo uno, quello di don Pino Puglisi, ucciso il 15 settembre 1993 a Brancaccio, il quartiere della sua parrocchia. Ma non ne fa il cuore della narrazione. Di don Pino si parla dopo la centesima pagina. Prima di lui c’è tutto un mondo di parrocchie da scoprire, nel quartiere Capo, all’Albergheria, al Borgo di Palermo. Per fare giustizia di un contesto più ampio e complesso e non concentrarsi sul coraggio di uno soltanto. Lodato risolve il tema in maniera originale, evitando di proporre ritratti agiografici dei tanti parroci di frontiera. Ne prende a prestito l’esperienza e la sensibilità e attraverso...


La P3 scoperta da Cordova

Ago 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Certe intuizioni falliscono perché arrivano troppo presto, quando nessuno è ancora disposto a sostenerle. Oppure quando non sono sufficientemente definite o hanno avversari troppo potenti. Quale che sia il caso, il silenzio è stato il destino dell’intuizione investigativa di Agostino Cordova, figura controversa e testarda, che da procuratore di Palmi firmò, nel 1992, la prima grande inchiesta italiana sulla massoneria deviata. Partendo dagli affari del clan Pesce, attraverso la scoperta di relazioni pericolose tra mafiosi, politici e imprenditori calabresi, Cordova finì nelle trame degli affari miliardari di Gelli e di una miriade di personaggi legati a logge massoniche coperte. Fu come aprire un vaso di Pandora, da cui continuavano a uscire nomi e connessioni. Il 27 maggio del 1993 Cordova inviò un rapporto al Csm sull’ingerenza dei massoni nel potere pubblico: consegnò i nomi di 40 giudici e due liste di parlamentari. Comunicò che almeno 40 degli inquisiti della tangentopoli milanese erano massoni, così come lo erano 11 dei parlamentari per i quali è stata richiesta l’autorizzazione a procedere. Alla conclusione delle indagini scrive: «La massoneria deviata è il tessuto connettivo della gestione del potere […]. È un partito trasversale, in cui si collocano personaggi appartenenti in varia misura a quasi tutti...


Una repubblica fondata sulle “trattative”

Giu 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
«Vatti a fidare dei politici: sono sempre pronti a saltare sul carro del camorrista più forte». Sembra una battuta di spirito e invece è la confessione del più importante pentito di camorra, Pasquale Galasso, il primo a raccontare ai magistrati la trama intricata dei rapporti tra capi camorra e istituzioni. Siamo nel 1993 e i giudici hanno messo la firma sull’avvio della sua collaborazione. Galasso è un fiume in piena, parla all’inizio con tre Procure, Napoli, Salerno e Roma, poi anche con Palermo. Nei suoi racconti si ricostruiscono gli affari della Nuova famiglia degli Alfieri e i suoi contrasti con la Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo. Si autoaccusa di 40 omicidi e dichiara di aver partecipato a ottanta spedizioni di morte. Lui, che si era pure iscritto all’università per diventare medico, era riuscito a mettere in piedi una varietà di affari tale da far invidia ai manager migliori: finanziarie, commercio internazionale, ortofrutticoli, automobili, pompe funebri, autonoleggi e persino un’agenzia di viaggi. Un tesoro del valore di oltre 1.000 miliardi di vecchie lire, senza tener conto di quel castello sul lago d’Orta, comprato nelle prime fasi della sua collaborazione con un fido dell’istituto di credito San Paolo di Torino. Pasquale parla perché...


Giovanni Falcone e le verità sul generale dalla Chiesa

Mag 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
«Non avrò riguardi per quella parte di elettorato alla quale attingono i suoi grandi elettori». Con queste parole, pronunciate nel 1982, il generale Carlo Alberto dalla Chiesa chiariva all’on. Giulio Andreotti quali fossero le sue intenzioni circa il nuovo incarico di prefetto che lo attendeva a Palermo. Con la stessa chiarezza si era rivolto al capo del governo Spadolini: «La eventuale nomina a Prefetto di Palermo non può e non deve avere come “implicita” la lotta alla mafia, giacché si darebbe la sensazione di non sapere che cosa sia (e cosa si intenda) l’espressione mafia e si darebbe la certezza che non è nelle più serie intenzioni la dichiarata volontà di contenere e combattere il fenomeno in tutte le sue molteplici manifestazioni (delinquenza organizzata è troppo poco!)».  Il generale ben capiva che le resistenze maggiori alla sua azione sabbero state nelle promesse di carta del Governo. Sui “poteri” antimafia richiesti – e mai concessi – a dalla Chiesa si è molto discusso. Lui stesso spiegò cosa chiedeva con un aneddoto. Da generale gli era toccato di accorrere in aiuto di un capitano dei carabinieri  minacciato dal boss nel paese. Per rendere chiaro a tutti che l’ufficiale non era solo nel suo...


Il Pasolini scomparso, trovato e nuovamente perso da Dell’Utri

Apr 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Questa è la storia di un capitolo scomparso. L’appunto 21 del romanzo postumo di Pier Paolo Pasolini, Petrolio. Un testo che forse nessuno di noi riuscirà mai a leggere e che forse non è mai stato neppure scritto, ma che è tornato prepotentemente alla ribalta a partire dalle ultime, sconvolgenti, rivelazioni del senatore Marcello Dell’Utri che il 3 marzo scorso ha dichiarato alla stampa: «Sono in possesso di un dattiloscritto di una quindicina di pagine; è un capitolo inquietante per l’Eni, di grande interesse, perché si lega alla storia del Paese, a Eugenio Cefis, alla morte misteriosa di Enrico Mattei e di Pasolini». Il senatore ha promesso ai giornalisti di presentare il materiale inedito al pubblico della Fiera del Libro Antico di Milano, il successivo 12 marzo. Poi ha ritrattato, sostenendo che il proprietario del capitolo «è sparito, spaventato dal clamore» dei media. Poi più nulla, a parte l’interpellanza di Walter Veltroni al Parlamento e la superficiale risposta del ministro Sandro Biondi, che ha parlato di 60 pagine di carta velina e di una persona, che le possiede, non più irrangiungibile. Ma presto Dell’Utri sarà sentito dalla Procura di Roma, nell’ambito delle indagini sulla morte di Pasolini. E non sarebbe neanche la...


Milano e la mafia, qualcosa è cambiato

Mar 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
«La domanda se Milano sia sede o no di infiltrazioni mafiose in varie forme è pleonastica… trattandosi di un dato ormai incontestabile». Cinquantuno famiglie mafiose e circa 2.000 affiliati. L’inquinamento dell’economia e il riciclaggio. La capitale lombarda come centro nevralgico del traffico di stupefacenti. Pare oggi, invece è il 1994. La relazione di Carlo Smuraglia sulla mafia al nord, stilata per la commissione antimafia presieduta da Luciano Violante, rivela impressionanti analogie con l’oggi, anche rispetto a ipocrisie e cautele che da sempre accompagnano la diffusione mediatica della questione. Se la relazione Smuraglia incontrò difficoltà di pubblicazione e fu accolta da un coro di commenti risentiti, il recente ritorno della commissione antimafia a Milano, dopo 16 anni, ha avuto l’effetto di rispolverare tutti i vecchi cliché. Le parole del prefetto Lombardi, «A Milano la mafia non esiste», ripetute dai media, hanno  riportato il dibattito indietro di decenni. Leggiamo nella relazione del 1994: «Ormai, anche gli inquirenti più perplessi dell’impiego dell’art. 416 bis nel nord, non hanno più dubbi». In realtà ci sono voluti almeno tre lustri perché quei dubbi si diradassero veramente. Solo nell’ultima relazione la Dna registra come novità sul fronte giudiziario l’incremento, nel 2009, di iscrizioni nel registro degli indagati per...


Peppe Valarioti, ucciso due volte

Feb 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
L’ex sindaco, Giuseppe Lavorato, avrebbe voluto assegnarlo a loro, il “premio Giuseppe Valarioti”. Ai migranti protagonisti della rivolta di Rosarno del 2008, come riconoscimento del loro coraggio. Per aver denunciato i loro aggressori, facendoli arrestare, mostrando una determinazione degna del ricordo del giovane politico ucciso. «Legare il nome di Peppe Valarioti anche alla lotta per la libertà e i diritti dei più poveri del mondo è un atto coerente con l’esempio della sua vita», aveva scritto Lavorato ai rappresentanti della Commissione straordinaria che governa il paese dal suo scioglimento per mafia. Ma non se ne fece nulla. Lavorato lo conosceva bene Valarioti. Era insieme a lui la sera in cui fu ucciso. Solo qualche passo indietro, quando l’amico cadde sotto il colpo di due fucilate a bruciapelo. Erano appena usciti dal ristorante La Pergola, dove avevano festeggiato la vittoria del Pci alle elezioni del giugno 1980 per il rinnovo dei consigli regionale e provinciale. Una serata d’allegria, per esorcizzare le tensioni di una difficilissima campagna elettorale, che non aveva risparmiato attentati e intimidazioni. Durante una notte i loro manifesti elettorali erano stati staccati dai muri e riaffissi alla rovescia, in segno di minaccia. «Se qualcuno pensa di intimidirci, sbaglia di grosso»,...


Una donna contro la mafia e il fascismo

Gen 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Vittoria Giunti è stata il primo sindaco donna della Sicilia. Nata ad Arezzo nel 1917, si affermò come matematica, cresciuta negli ambienti romani di via Panisperna, prima di diventare partigiana comunista della Resistenza. Giovane staffetta abbandonò la carriera accademica per l’impegno antifascista e poi, nel dopoguerra, seguì il suo uomo siciliano fin nel cuore più remoto dell’Isola e della “resistenza” contadina. Erano gli anni delle occupazioni delle terre e delle lotte per l’abolizione del feudo. Anni in cui la mafia non risparmiò vittime tra sindacalisti e uomini politici che guidavano le proteste. Arrivò a Raffadali (Ag) come moglie di Salvatore Di Benedetto, illustre partigiano con un ruolo di primo piano nella vita del Pci nazionale. Da “continentale” e figlia della buona borghesia toscana – aveva anche diretto la casa della cultura di Milano – seppe inserirsi in punta di piedi in quel mondo che le era lontano, geograficamente e culturalmente, fino a contaminarlo positivamente con la sua esperienza e vocazione politica. Con tatto e delicatezza riuscì a diventare un punto di riferimento per i raffadalesi, per le donne uno stimolo alla loro emancipazione. Mentre il marito veniva eletto più volte deputato, lei diventava sindaco, nel 1956, del piccolo comune di Santa...


Ricordando Sciascia

Dic 15th, 2009 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Chiudiamo l’anno con una trasgressione alla regola, segnalando un testo “in catalogo”, datato, ma ancora disponibile in libreria. Una ricorrenza ci consiglia di farlo, anzi due. Il ventennale della morte di Leonardo Sciascia e l’ennesimo ritorno della vecchia polemica sui “professionisti dell’antimafia”. Ricordare Sciascia con un’infrazione all’uniformità di una rubrica non è che un timido gioco di specchi, uno starnuto autorizzato, rispetto allo strapazzo cui è sottoposto il lettore di A futura memoria (se la memoria ha un futuro). L’opera, pubblicata dall’editore Bompiani nel 1989, anno in cui Sciascia muore a Palermo, raccoglie alcuni degli articoli dello scrittore siciliano apparsi dal 1979 al 1988 su «Il Globo», «L’Espresso» e il «Corriere della Sera». I temi più spinosi ci sono tutti: l’opinione sul Generale Dalla Chiesa e le polemiche con il figlio Nando, le valutazioni sul teorema Buscetta e l’andamento del maxiprocesso di Palermo, il caso Tortora, le critiche al Csm per la nomina di Borsellino a capo della procura di Marsala e quindi l’ormai famosissima disputa sui “professionisti dell’antimafia”. «Questo libro raccoglie quel che negli ultimi dieci anni io ho scritto su certi delitti, certa amministrazione della giustizia; e sulla mafia. Spero venga letto con serenità», scrive Sciascia nell’introduzione. Rileggere oggi il...