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La Soweto campana

Dic 10th, 2008 | Categoria: archivio articoli
La strage dei giovani africani è figlia di un degrado che viene da lontano. Dalle rivolte sulla Domiziana alla cementificazione della costa, viaggio tra le contraddizioni della provincia casertana «Siamo nella terra delle tre emme: militari, mignotte e monnezza» sentenzia il proprietario della pizzeria lontana poche decine di metri dalla sartoria “Ob Ob exotic fashions”, dove il 18 settembre scorso un commando di sicari, che indossavano finte pettorine della polizia, uccise con una gragnola di proiettili sei giovani africani del Ghana e del Togo. Salvatore, detto Totore, ha il dente avvelenato con la stampa che avrebbe dato troppa importanza alla strage di Castel Volturno, facendogli perdere i clienti: «Hanno scritto che li hanno ammazzati dentro il mio locale. Invece quella sera, quando abbiamo sentito i colpi, pensavamo fossero dei petardi che festeggiavano la partita del Napoli in coppa Uefa». Per l’uomo, «il fatto è avvenuto a tre, quattrocento metri di distanza». È una sua fantasia. O meglio, l’ennesimo segno che i venticinquemila bianchi di Castel Volturno tendono ad allontanare da sé, a rimuovere i seimila immigrati con i quali convivono da anni da “separati in casa”. Le tre “emme”. Insomma, sulla Domiziana, ci sarebbero “militari, mignotte e monnezza”. Dove, per militari, s’intendono i 900...