Articoli con tags ‘ Francia ’


Migranti, da Lampedusa a Torino in direzione Francia

Apr 13th, 2011 | Categoria: news
di Toni Castellano e Davide Pecorelli
Sabato sono stati rilasciati dal C.I.E. di corso Brunelleschi, a Torino, un centinaio di ragazzi tunisini. Erano arrivati in Italia, a Lampedusa, verso febbraio, all’alba della rivolta che ha fatto crollare il governo Ben Ali. Hanno passato gli ultimi due mesi tra il Centro di Lampedusa e quello di Torino. Entro giovedì 14 aprile la Questura dovrebbe dotarli di un permesso di soggiorno temporaneo, col quale hanno intenzione di passare la frontiera e raggiungere le loro famiglie oltralpe. Tra sabato e giovedì avrebbero però dovuto arrangiarsi. Casa Acmos ha risposto alla necessità accogliendo 12 di loro. I restanti sono finiti presso le sedi di altre associazioni torinesi o presso parrocchie e oratori che si sono dati disponibili Il video: <object width=”425″ height=”349″><param name=”movie” value=”http://www.youtube.com/v/c63MaScwpr8?fs=1&amp;hl=it_IT”></param><param name=”allowFullScreen” value=”true”></param><param name=”allowscriptaccess” value=”always”></param><embed src=”http://www.youtube.com/v/c63MaScwpr8?fs=1&amp;hl=it_IT” type=”application/x-shockwave-flash” allowscriptaccess=”always” allowfullscreen=”true” width=”425″ height=”349″></embed></object> Fonte: Acmos


Traffico illecito di rifiuti dalla Francia alla Liguria

Nov 16th, 2010 | Categoria: news
Traffico di rifiuti dalla Francia alla Liguria. Le aziende di smaltimento che operano oltralpe, a causa degli alti costi, preferiscono smaltire in Italia. E fin qui tutto lecito. Per scaricare è però necessaria l’autorizzazione da parte della Provincia, che richiede i tempi burocratici di istruzione della pratica. Non volendo attendere, molti autotrasportatori preferiscono dichiarare che si tratta di rifiuti monomateriale, per i quali non è necessaria alcuna autorizzazione. Ecco che però, una volta scoperti, incorrono nel reato di traffico illecito di rifiuti.  E’ quanto accaduto a venti autotrasportatori segnalati alle autorità giudiziarie, queste hanno disposto il sequestro di dodici mezzi pesanti e comminato multe per 200 mila euro a causa delle violazioni amministrative accertate. L’accusa è di traffico internazionale di rifiuti, mentre i dati si riferiscono a un servizio di controllo dei Carabinieri del Comando Compagnia di Imperia, effettuato negli ultimi giorni sulle principali arterie provinciali. Nel mirino i rifiuti provenienti dalla Francia, in particolare il materiale di risulta dell’attività di costruzione e demolizione destinato alle discariche intemelie e le spedizioni nazionali di rifiuti che attraversano il territorio della provincia di Imperia. Come se non bastasse c’è l’aggravante per sostanze pericolose: le analisi eseguite dall’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ligure hanno rivelato...


Certi treni è meglio perderli…

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Una linea ferroviaria in grado di spostare ad alta velocità milioni di persone e di merci: la Torino-Lione sembra un progetto di sviluppo per l’Europa unita, ma si basa più su previsioni fantastiche che su dati empirici o concrete esigenze. Senza considerare i costi enormi e gli altissimi rischi per la salute “Torta (ad) Alta Velocità”: l’eloquente lapsus freudiano traduceva la sigla Tav (in realtà Treno ad alta velocità) nella didascalia di un opuscolo redatto in francese, dodici anni fa, dal Comitato promotore della nuova linea ferroviaria Torino-Lione. Nel 1993 il progetto era agli albori. Quello strampalato errore conteneva forse già tutto il senso di questa ghiotta “grande opera”? Una valle già satura. «Il Tav serve essenzialmente a chi lo fa, non al Paese, di cui finirà con l’aggravare i conti pubblici. Ci presentino un progetto tecnico ed economico serio, e non basato su previsioni roboanti, irrealistiche e poco fondate, e ci dicano con precisione cosa mai succederà se non viene realizzato», sfida Claudio Cancelli, docente presso il Dipartimento di Ingegneria aeronautica e spaziale del Politecnico di Torino, tra i fondatori del comitato Habitat. Cancelli è membro di un folto gruppo di docenti universitari, ingegneri, economisti ed esperti schieratisi contro il progetto,...


“Neve” d’Oltralpe

Mag 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
I sequestri record degli ultimi anni hanno fugato ogni dubbio sul ruolo della patria di Chirac come snodo europeo ed internazionale del traffico di stupefacenti, in particolare di cocaina. Spostamenti, spesso rocamboleschi, attraversano il Paese dai Pirenei alla Costa Azzurra Con porti ad elevato traffico come Marsiglia, tra Spagna e Italia, la costa mediterranea fran-cese rappresenta un’area critica di transito per il narcotraffico internazionale a destinazione europea. Una conferma è venuta da un’operazione congiunta di poli-ziotti e doganieri francesi che ha portato, nel gennaio dell’anno scorso, al sequestro di 323 chili di cocaina pura (valore minimo 32 milioni di euro) in un deposito di Nizza vicino alla celebre Promenade des Anglais: il sequestro di cocaina più importante, all’interno dell’Esagono, dopo quello, risalen-te al dicembre 2002, di 900 chili nel porto di Lorient, in Bretagna. Questa volta la cocaina, di produzione colombiana, era giunta a Marsiglia via nave dall’Ecuador, ed era poi stata trasportata su un tir fino al deposito nizzardo, all’interno di un gigantesco container. In mezzo a 1600 pacchi di ceramica si trovavano le 22 cassette – opache ai raggi X e sigillate con silicone per depistare i cani – che racchiudevano i pacchi di droga. Cocaina democratica. Le indagini sul caso...


Sesso, droga e sottomissione

Giu 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Nel sangue scompare a 4 ore dall’assunzione, nelle urine a 12: ecco perché è difficile rintracciarlo.Eppure secondo alcuni detective il Ghb, meglio conosciuto come “droga dello stupro”, si cela dietro molti casi di violenza Nello scorso dicembre, presso il tribunale di Bobigny, un ex brigadiere della polizia francese è stato condannato a cinque anni di reclusione perché riconosciuto colpevole di violenza sessuale su una giovane donna, alla quale aveva fatto ingerire a sua insaputa del Ghb (o acido gammaidrossibutirrico) per renderla incosciente. Solo grazie ad una serie di inquietanti flash avuti dopo l’incontro, la vittima – che, per via di un’amnesia indotta dalla sostanza, non ricordava nulla delle ore trascorse con l’aggressore – aveva finito per sviluppare elementi di certezza sempre più consistenti, e aveva sporto denuncia. In effetti, il Ghb era stato poi ritrovato nei capelli della vittima, e nei frammenti, rinvenuti nella spazzatura, del bicchiere contenente il vino bianco “truccato” offerto alla ragazza per poter approfittare di lei.  Doppio effetto sul “talamo” A livello di sostanza d’abuso illecita, in Paesi come Regno Unito e Francia il Ghb ha oggi un ruolo minoritario ma reale di club drug. Significativo però notare che l’anno scorso, nel corso di una sola operazione presso la discoteca parigina techno Folie’s Pigalle,...


Un Islam a misura d’uomo

Feb 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Algerino d’origine, quarantun’anni, dottore in teologia diplomato all’università di Al-Azhar e della Sorbona, minacciato in passato di morte dai terroristi del GIA – ma ha rifiutato la scorta – per la sua condanna delle violenze in Algeria, il gran mufti (arbitro coranico) di Marsiglia Soheib Bencheikh è sostenitore di un’interpretazione riformista e modernista del Corano, e denuncia da sempre il fanatismo religioso. Autore di saggi di successo come Marianne et le Prophète, il teologo musulmano è inoltre contrario al velo, dato che «nulla nel Corano impone alla donna di esibire così la sua fede». Bencheikh è per adesso ancora membro del CFCM (Conseil Français du Culte Musulman, l’istanza rappresentativa creata l’anno scorso dal ministro degli Interni Nicolas Sarkozy), che però critica aspramente. Lei ha affermato che «gli estremismi si alimentano e si giustificano a vicenda. Il rifiuto dell’Islam da parte dell’estrema destra politica radicalizza i musulmani, e questo è a sua volta il miglior alibi» per forze come il Front National. Come valuta oggi la situazione di Marsiglia in rapporto alle imminenti elezioni regionali e, più in generale, al progetto di legge contro il velo? Marsiglia e la sua regione sono tra i luoghi più cosmopoliti del Mediterraneo, e religioni e culture...


Un velo d’intolleranza

Feb 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Nonostante la tradizione multietnica, a Marsiglia cresce il razzismo. E la stessa comunità musulmana è profondamente divisa tra “radicali” e “moderati”. Mentre aumenta il contrasto ricchezza-povertà   Nella notte di Marsiglia risuona, tra i muri coperti di graffiti del Cours Julien, un ritmo martellante di tamburi djambé: in una sala, dieci ragazzi delle più disparate origini stanno suonando insieme. In questa fusione musicale c’è tutta Marsiglia, città fondata dai greci focesi 2.600 anni fa, aperta ai molteplici influssi del Mediterraneo e alle migrazioni armene e, dopo il 1850, a quelle italiane, spagnole, maghrebine, e ancora africane, asiatiche e dell’Europa dell’Est. La stessa atmosfera di calorosa concordia si ritrova al vecchio porto, nelle botteghe e nei ristoranti etnici, o lungo la Canebière, storico boulevard del centro. Fede e identità Ma allora perché, in una città dove un panettiere arabo musulmano prepara al tempo stesso il pane del Ramadan e quello dello Shabbat, l’intolleranza e il razzismo, generali o intercomunitari, si fanno ancora sentire? La paura per lo “straniero” – o addirittura la protesta irrazionale di quest’ultimo – spingono al voto di destra (il sindaco di Marsiglia, Jean-Claude Gaudin, è vicepresidente del partito di Chirac, l’Ump), per non dire di estrema destra, ora che le elezioni regionali in Paca...


Una tregua lunga un giorno

Mar 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Rivolte, attentati e lotte per il potere. Nel Paese del cacao regna il caos, alimentato da gruppi armati e squadroni della morte. E il precario “cessate il fuoco”, stabilito sotto gli occhi di Chirac, è già un ricordo Il destino di un popolo non sta scritto nei trattati di alcuna scienza esatta. Eppure il conflitto che oggi dilania la Costa d’Avorio sembra la scontata e matematica conseguenza della sua recente e già tormentata storia.  Le cause di quanto accade sono sotto gli occhi di tutti: la strumentale radicalizzazione delle differenze etniche e del nefasto concetto di “ivorietà” (ossia la restrittiva visione della cittadinanza ivoriana che discrimina molti abitanti originari dei Paesi confinanti), l’assenza di leale competizione politica, la crisi strutturale dell’economia e in particolare del settore del cacao, la degenerazione delle Forze armate con la comparsa di ufficiali avidi di potere, di milizie o di “squadroni della morte”. Completano il quadro la presenza destabilizzante di corpi mercenari e il presunto intervento occulto di Paesi terzi.  Ivoriani, razza doc? La Costa d’Avorio diviene repubblica indipendente nel 1960 sotto la presidenza di Félix Houphouët-Boigny, carismatico “padre della patria”. Il “vecchio” favorisce l’afflusso della manodopera dai Paesi circostanti, in modo da garantire adeguato sviluppo allo sfruttamento delle piantagioni di cacao (la Costa...


Sans-papiers, protesta “sacrosanta”

Set 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Sei anni dopo l’evacuazione di 300 immigrati dalla chiesa di Saint-Bernard, Parigi è teatro di una nuova clamorosa manifestazione dei sans-papiers.  Decisi a ribellarsi a una legge che li inchioda alla clandestinità  Lo spettacolo è surreale. Accalcati sul sagrato dell’antica basilica di Saint-Denis, che ospita in maestosi sarcofagi di marmo e – in una necropoli sotterranea – i resti di molti re e regine di Francia (tra cui Luigi XVI e Maria Antonietta, Filippo il Bello e Carlo Martello), centinaia di sans-papiers si giocano da dieci giorni il tutto per tutto con un’occupazione protratta: a loro dire questa finirà solo quando «verrà concessa loro una regolarizzazione senza condizioni». La storia inizia il 17 agosto, quando un primo gruppo di 130 clandestini di venti nazionalità, aderenti al gruppo Coordination 93 de lutte pour les sans-papiers, “occupa” la basilica di Saint-Denis nella banlieue nord di Parigi. In realtà, gli immigrati non hanno “occupato” un bel nulla. È la Chiesa cattolica ad aver concesso loro rifugio e protezione. L’operazione è preparata da tempo. Il parroco della basilica, Bernard Berger, accoglie con grande slancio i clandestini, rifiutando fermamente l’intervento della polizia, più volte offerto dalle imbarazzate autorità.  Dimostrare l’impossibile Giungiamo nella basilica dopo la prima notte di “occupazione” trascorsa dai sans-papiers nella...


La terapia flessibile

Feb 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Marmottan, il centro clinico fondato a Parigi da Claude Olievenstein, è da trent’anni un punto di riferimento nella cura delle dipendenze. L’attuale direttore Marc Valleur fa un bilancio dell’attività e mette in guardia contro le strumentalizzazioni della politica  Parigi. La mattinata è calda e soleggiata. A poca distanza dall’Arco di Trionfo, un giovane brizzolato in loden nero e scarpe da tennis fa il suo ingresso in un edificio di mattoni rossi. Sono le undici, ma il grande orologio della facciata è fermo – non sappiamo da quanto – sulle cinque meno venti. Il luogo è atipico in quanto non ricorda in nulla un luogo di cura. Eppure siamo in una struttura ospedaliera pubblica per eccellenza: lo storico centro medico Marmottan, aperto a quanti abbiano problemi di droga o di altre forme di dipendenza, con possibilità di ricovero e di trattamento anche in situazioni di emergenza. Vecchio ospedale chiuso da anni, il Marmottan riaprì i battenti nel luglio del 1971 sotto la direzione di Claude Olievenstein, incaricato dallo Stato di farne una struttura modello –  pubblica ma “sperimentale” –  per «curare i drogati». Oggi, come sempre, al Marmottan si riceve senza appuntamento. Niente tessere sanitarie o documenti burocratici. Le parole d’ordine sono accoglienza incondizionata, gratuità delle cure e anonimato del paziente. A ricevere i “clienti”...