Articoli con tags ‘ Francesco Schiavone ’


Una cronista nella zona grigia

Set 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Angelo Agostini
Estratto dal  primo rapporto annuale di OSSIGENO PER L’INFORMAZIONE, l’Osservatorio di Fnsi e Odg a tutela dei giornalisti minacciati, fondato e diretto da Alberto Spampinato (consigliere nazionale della Fnsi e fratello di Giovanni, giornalista de “L’Ora” ucciso a Ragusa nel 1972), con la direzione scientifica di Angelo Agostini   (altro…)


La storia di quei bufalari diventati uomini d’onore

Nov 10th, 2008 | Categoria: recensioni
Nelle campagne del casertano nasce e si consolida, fino a superare i confini nazionali ed europei, uno dei clan più pericolosi e sanguinari dell’Italia meridionale, quello dei Casalesi, che, come nel caso dei Corleonesi in Sicilia, prende il nome dal proprio paese d’origine, Casal Di Principe. Un fenomeno criminale delle campagne dell’agro aversano che si afferma grazie alla violenta sopraffazione perpetrata ai danni di proprietari terrieri e semplici contadini. Si tratta di bufalari che in fretta, però, diventano uomini d’onore e referenti dei mafiosi siciliani con un’alleanza organica alla cupola di Cosa nostra. Da quando in Italia è scoppiato quello che Tano Grasso chiama il fenomeno del “Gomorrismo”, l’analisi della mafia casertana diventa argomento quotidiano anche per i non addetti ai lavori. Sandokan, Cicciotto ‘e mezzanotte, Capatosta, ’O ninno non rappresentano più soprannomi di misconosciuti delinquenti di periferia, ma di figure di cui si discute e dibatte in ogni salotto e su tutte le pagine dei giornali. Le uniche fonti a cui ricorrere per conoscere la storia dei clan di queste zone, oltre a quelle processuali, recentemente raccolte nel libro Questa corte condanna, sono rappresentate da un romanzo di Nanni Balestrini, Sandokan, storia di camorra (testo di cui è...


Strage di Castel Volturno, in manette presunti killer

Ott 10th, 2008 | Categoria: news
Il 30 settembre, all’alba, una vasta operazione coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che ha visto coinvolti polizia, carabinieri e guardia di finanza, ha portato all’arresto di 107 persone sospettate di essere affiliate o vicine al clan dei casalesi. Tra di essi alcuni dei presunti autori della cosiddetta strage di Castel Volturno del 18 settembre scorso, quando un commando ha fatto fuoco su un gruppo di extracomunitari uccidendone sei e ferendone un settimo: gli indiziati sono Giovanni Letizia, Alessandro Cirillo e Oreste Spagnolo. Nelle loro abitazioni, situate nella zona di Quarto, sono stati trovati fucili, pistole e kalashnikov oltre a parrucche e pettorine delle forze dell’ordine. In manette anche Giuseppina Nappa, moglie del super boss Francesco Schiavone detto “Sandokan”, in carcere dal 1998 e condannato in secondo grado all’ergastolo nel processo “Spartacus”. È sfuggito alla cattura Giuseppe Setola, considerato leader del gruppo di fuoco che da alcuni mesi sta seminando il terrore nell’agro aversano e uno dei presunti autori della strage di Castelvolturno. Setola avrebbe fatto parte del commando che la sera del 18 settembre ha sparato 120 colpi d’arma da fuoco contro gli immigrati pochi minuti dopo aver assassinato a Baia Verde, sulla statale Domizia, Antonio Celiento, 53...


L’ipocrisia del “Plan Campania”

Lug 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Napoli come Bogotà, un parallelo azzardato ma, alla luce dei fatti, neanche troppo. Identico l’approccio emergenziale, identici i fallimenti delle strategie. Che finiscono (loro malgrado?) a salvaguardare l’interesse di una casta con pochi scrupoli   «Come la Colombia», «… non è la Colombia», «… misure da Colombia»: dopo l’annuncio di mandare le truppe sulle strade italiane si sono lette frasi ad effetto e accostamenti forse forzati. Ma solo un po’. Negli ultimi tempi, l’Italia sembra correre a grandi falcate verso il peggio dell’immaginario internazionale quanto a violenza, corruzione, delinquenza e autoritarismo. In questa rincorsa Napoli e la Campania sovrastano persino la Calabria e la Sicilia, pur legate da vari affari sporchi con la Colombia. Le accomuna  anche un rigido controllo informativo: in Colombia, come a Napoli, i conflitti moderni si vincono più con giornali e televisioni che con le armi.    Dove i media non arrivano. 19 giugno scorso: nell’aula bunker del carcere di Poggioreale si attende il verdetto d’appello per il clan dei Casalesi. Pochi chilometri a nord, a Chiaiano, amministratori, cittadini e militanti dei centri sociali decidono come rispondere all’imposizione della discarica da parte del sottosegretario Guido Bertolaso. Due notizie importanti, ma la prima sovrasta, fino ad annullarla, l’altra.  È comprensibile: più che...


Torna a uccidere un ex pentito del processo Tortora

Lug 10th, 2008 | Categoria: news
Michelangelo D’Agostino, 53 anni, l’uomo che il 6 luglio aveva assassinato in pieno giorno a Pescara Mario Magliaro, 64 anni, titolare di uno stabilimento balneare, è stato arrestato dai carabinieri 48 ore dopo l’omicidio. D’Agostino è un ex camorrista affiliato alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Soprannominato “il killer dei 100 giorni” per aver ucciso 15 persone in poco più di tre mesi, fu arrestato nel 1983, all’età di 28 anni. Iniziò subito a collaborare con la giustizia e fu tra coloro che accusarono ingiustamente il conduttore televisivo Enzo Tortora, arrestato per associazione camorristica e traffico di stupefacenti il 17 giugno 1983. Più recentemente aveva deposto contro il boss dei casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone. Nel 1997 gli era stato concesso il regime di semilibertà, revocato dopo la commissione di alcune rapine in Piemonte. Fino al 20 gennaio scorso era detenuto nel carcere di Castelfranco Emilia (Modena), quando gli era stato concesso di scontare il resto della pena in una casa-lavoro della provincia. L’11 marzo il magistrato di sorveglianza di Modena gli aveva concesso di sottoscrivere, sulla strada di un percorso di recupero ritenuto avviato, un contratto di lavoro presso la cooperativa La cometa di Pescara. Subito dopo la cattura...


Saviano, i Casalesi, i politici

Ott 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Lunedì 17 settembre, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico campano, Roberto Saviano è tornato a Casal di Principe, la città feudo della camorra da cui, un anno prima, aveva esortato la popolazione a ribellarsi ai mafiosi. Il gesto di gridare «Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla! Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra», gli era costato, unitamente al successo del best seller Gomorra, l’imposizione di una scorta a tutela della sua incolumità. La manifestazione, fortemente voluta dall’assessore regionale alla cultura Corrado Gabriele, doveva essere l’occasione per parlare di legalità e democrazia agli studenti là dove ce n’è più bisogno. L’assessore aveva puntato molto sul linguaggio dei simboli, non solo pretendendo la presenza di Saviano nonostante le esortazioni della procura di Napoli a disdire l’invito per motivi di sicurezza, ma riservando due sedie in prima fila ai super latitanti Antonio Iovine, di San Cipriano d’Aversa, e Michele Zagaria, di Casapesenna. Ai quali, nei giorni precedenti, Gabriele aveva inviato una provocatoria lettera aperta (tradotta in otto lingue e spedita ai rappresentanti dei paesi dove la camorra gestisce i propri traffici) attraverso la quale li invitava in piazza a Casal di Principe, visto il ruolo determinante...


Sandokan, il maceratore di speranze

Set 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
C’era una volta. Anche questa storia può avere inizio così. Anche questa storia ha i suoi protagonisti, ma non sono eroi, e ha i suoi luoghi, ma non sono immaginari. I loro nomi sono scritti sui cartelli posti all’ingresso del paese, con la scritta “Benvenuti” crivellata da fori da proiettile, per far comprendere che tutto è sotto controllo. Anche qui, infatti, c’è un “re”, che decide quello che bisogna fare nel suo regno, i compiti del suo esercito e i doveri dei sudditi. Il re con il suo governo proclama le leggi, impone le tasse, regola l’economia e corrompe i rappresentanti dell’altro Stato, quello nemico. La pena prevista per chi non accetta queste leggi è la condanna a morte. Il Principe di Casal di Principe. È una storia di violenze, soprusi, silenzi, consuetudini; la storia di “sudditi” rassegnati al proprio destino, che si può cambiare solo decidendo di emigrare. Siamo nell’agro aversano, la Terra di Lavoro, provincia di Caserta, una terra martoriata dalla mano armata di un violento esercito che si chiama Camorra e che qui si inquadra come clan dei Casalesi. Quartier generale, ironia della sorte, Casal di Principe; assiso sul trono, fino al momento dell’arresto avvenuto otto anni fa, Francesco Schiavone, detto...


Un duro colpo per i Casalesi

Nov 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Dopo 7 anni, si è concluso il primo maxiprocesso contro i camorristi di Casal di Principe: 140 indagati tra cui il Gotha dell’organizzazione, 21 ergastoli, 90 condanne e la ricostruzione di dieci anni di traffici illeciti e guerre tra clan. Con filoni d’indagine che hanno portato a nuovi e clamorosi risultati giudiziari «La sentenza è il riconoscimento dell’impianto accusatorio. Le accuse hanno retto al dibattimento ed è stata accolta la stragrande maggioranza delle richieste di pena formulate dall’accusa. Un processo che ha riguardato non solo il Gotha del clan dei Casalesi, ma anche figure di secondo piano e in cui, soprattutto, c’ è stato il riconoscimento da parte della Corte sulla parte economica, perché a molti dei condannati sono stati confiscati tutti i beni». Il pm Federico Cafiero De Raho pronuncia queste parole il 15 di settembre, quando sono da poco passate le 13.00 e nell’aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Ce) il presidente della Corte, Catello Marano, ha appena finito di leggere le trenta pagine del dispositivo della sentenza di primo grado del processo “Spartacus”. Nessun legittimo sospetto. La Corte ha ricostruito la mappa dei clan della Camorra dell’area di Casal di Principe (Ce), le guerre intestine per...


Processo Spartacus, condanne per i Casalesi

Ott 10th, 2005 | Categoria: news
Il 15 settembre scorso si è chiuso il primo grado del maxiprocesso “Spartacus” contro presunti affiliati al clan dei Casalesi e ad altri gruppi camorristici campani. Nell’aula bunker del tribunale di Santa Maria Capua a Vetere – controllata da oltre 200 poliziotti, cani antiesplosivo e due elicotteri – il presidente della seconda sezione della Corte d’assise Catello Marano ha letto, per oltre un’ora, il dispositivo della sentenza che ha condannato oltre cento imputati a ventuno ergastoli e a più di 750 anni di reclusione. Tra i condannati al carcere a vita il capo dei Casalesi Francesco Schiavone, detto “Sandokan”, per cinque omicidi. Soddisfazione è stata espressa dal pubblico ministero antimafia Federico Cafiero de Raho, che nella sua requisitoria aveva chiesto per gli imputati circa 1.200 anni di reclusione. Durante il procedimento, alcuni dei condannati si erano appellati alla legge Cirami sulla remissione del processo in caso di legittimo sospetto, approvata, tra aspre polemiche, nel 2002.


Il boss chiama, la Cirami risponde

Mar 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Molti lo avevano previsto: il legittimo sospetto reintrodotto dalla legge Cirami indebolirà la lotta alla criminalità organizzata. Lo sviluppo di alcuni processi di Camorra sta dando loro ragione  «Le leggi si applicano nei confronti di chiunque. Perché la Cirami può essere applicata per Previti e non per Francesco Schiavone?». Rispondeva così – il 2 dicembre scorso – l’avvocato napoletano Saverio Senese, difensore di Sandokan, il capo della Camorra di Casal di Principe, a quanti facevano finta di scandalizzarsi della richiesta di applicazione della legge Cirami anche per il suo assistito.  Sventati in extremis  Schiavone è un cittadino come gli altri, e ha dalla sua anche il fatto di non avere, nonostante il curriculum criminale, alcuna condanna passata in giudicato. E, dunque, risulta innocente fino a giudizio definitivo. Il boss, prendendo la parola in aula durante il processo d’appello per la detenzione delle armi trovate nel suo rifugio al momento dell’arresto nel 1998 – dopo sette anni di latitanza – aveva detto: «Questo processo è inquinato, la stampa ha condizionato il collegio. Voglio essere giudicato altrove».  Ecco serviti quanti avevano assicurato che la legge Cirami non sarebbe andata in soccorso ai pericolosi boss della Camorra e di Cosa Nostra. Schiavone, peraltro, era riuscito a governare anche dal carcere, nonostante...