Articoli con tags ‘ Francesco Messina Denaro ’


“Caro professore…”

Nov 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Dall’incauta corrispondenza con Tonino Vaccarino, un professore che lo conosceva da quando era fanciullo, il superlatitante Matteo Messina Denaro rivela molto di sé e dei suoi affari. Ma non abbastanza da lasciarsi catturare Un ragazzino dodicenne che si avvicina alla cassa di un negozio per pagare il giocattolo scelto, e la mano di un adulto che lo precede e gli sorride, chiedendogli in cambio una sola cosa: porgere a casa i suoi più cari saluti. Una scena che risale a un pomeriggio del 1974, a Castelvetrano, Valle del Belice, provincia di Trapani. Una città che diede i natali a illustri personaggi, come il filosofo e ministro della pubblica istruzione dell’epoca fascista Giovanni Gentile, qualche magistrato e un ex capo della Polizia, Giovanni Rinaldo Coronas. Ma i personaggi di quello scambio di convenevoli, diventati a loro modo anche famosi, non sono né magistrati, né filosofi, né poliziotti: quel ragazzino oggi è cresciuto, ed è l’attuale super latitante di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro, 46 anni, ricercato dall’estate del 1993; l’altro è un insegnante, il professor Tonino Vaccarino, anch’egli destinato agli onori della cronaca, prima, politica, perché divenne sindaco Dc del paese, e poi nera e giudiziaria, perché travolto negli anni 80 da...


L’altra metà della cupola

Gen 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Lo stereotipo le vuole custodi e veicolo dei (dis)valori tradizionali, ma ai margini dell’attività criminale. Le donne di Cosa Nostra, invece, sono pienamente inserite nel contesto mafioso: affidabili fiancheggiatrici o vere e proprie guide, il loro ruolo è sempre più determinante. Specie da quando Cosa Nostra si è vista costretta a cambiare le sue regole di reclutamento…  Per comprendere la rilevanza del ruolo della donna all’interno di Cosa Nostra, quantomeno come madre, figlia, moglie, basta pensare che, secondo quanto da tutti riconosciuto, essa è il perno della famiglia di sangue, sul cui modello si struttura l’intera organizzazione della “famiglia” mafiosa. Non a caso, si è parlato di “centralità sommersa” della donna di mafia.  Essa infatti è custode ed elaboratrice dei codici culturali su cui si basa l’organizzazione, tra cui l’onore, la vendetta, l’omertà; è la garante della “reputazione” dei propri uomini; è lo strumento di rafforzamento del potere delle cosche, per lo più a mezzo delle strategie matrimoniali, in ordine alle quali è stata sempre trattata quasi come merce di scambio. Soprattutto è l’indispensabile catena di trasmissione dei disvalori mafiosi ai figli; la formatrice pedagogica delle giovani generazioni alle quali attingere i nuovi uomini d’onore, dato che alle madri è in via...