Articoli con tags ‘ fondamentalismo ’


L’attentato all’ambasciata americana di Sarajevo, tra fondamentalismo e crimine organizzato

Dic 12th, 2011 | Categoria: articoli
di Matteo Zola
Lo scorso 28 ottobre, a Sarajevo, un attentatore wahabita sparò 105 colpi contro l’ambasciata americana seminando il panico per le strade della capitale bosniaca. Un attentato che, a una prima lettura, si può ascrivere al terrorismo di matrice islamista: un fenomeno esogeno in Bosnia Erzegovina, importato con le guerre jugoslave quando la leadership bosgnacca (bosniaco-musulmana) si rivolse al mondo arabo al fine di ricevere aiuti umanitari e militari necessari per contrapporsi efficacemente alle milizie croate e serbe che cercavano di spartirsi il Paese. Dai Giovani Musulmani alla guerra Negli anni Novanta nasce infatti l’Sda, il partito musulmano di azione democratica che raccoglie al proprio interno l’organizzazione panislamista dei Mladi muslimani (Giovani musulmani) che ha caratterizzato il nuovo partito con una concezione radicale dell’Islam. E’ da notare che i Giovani Musulmani combatterono a sostegno del regime degli Ustascia di Ante Pavelic durante la Seconda Guerra mondiale e che molti servirono nella divisione SS Handžar (Il Pugnale, che nel 1991 il governo bosgnacco cercherà di far rivivere). La contraddittorietà dei Giovani Musulmani è la stessa che ancora oggi agita il fronte politico islamico diviso al suo interno in varie anime, dalla moderata, alla laica, alla radicale, alla nazionalista. Tra i membri dell’Sda provenienti dai Mladi...


Il prezzo dell’informazione

Set 1st, 2009 | Categoria: numeri arretrati
Narcomafie_9_2009 “I Siciliani” di Giuseppe Fava riescono a salvarsi dai sigilli grazie ad una sottoscrizione pubblica. Il tribunale di Napoli condanna alcuni camorristi per le intimidazioni al giornalista Capezzuto. Purtroppo però, per ogni vittoria dell’informazione, si contano a decine i casi di giornalisti minacciati. Soprattutto al sud Italia. L’osservatorio Ossigeno di Fnsi e Odg ne propone una fotografia dettagliata (altro…)


Quel mostro siamo noi

Feb 10th, 2002 | Categoria: recensioni
Piattaforma di Michel Houellebecq è un libro che in Francia ha fatto scandalo: in un’epoca di “politicamente corretto” questo romanzo cinico, in cui si parla senza pudore di sesso e di mercificazione del sesso e in cui si danno pareri impietosi sui paesi poveri, sull’Islam e sulla violenza del fondamentalismo islamista, ha dato notevole fastidio. Chi volesse perciò leggerlo solo come la storia di un misero occidentale viziato e corrotto dal sesso a pagamento e degli effetti terribili di questo commercio sulle popolazioni di paesi come la Thailandia, può tranquillamente scandalizzarsi e iniziare una sua requisitoria contro una visione così cinica e catastrofica dei rapporti umani. In Michel, infatti, impiegato incolore del Ministero della Cultura e protagonista del libro, non possiamo trovare altro che indolenza, accidia e disprezzo, sentimenti che rivolge a chiunque, dai parenti prossimi alle prostitute, anche se proprio negli incontri con le prostitute qualcosa di diverso sembra risvegliarsi in lui. Eppure Houellebecq, che è egli stesso un personaggio singolare, tabagista ed inquieto, può dirci, dentro questa banale vicenda, delle verità terribili sul nostro mondo e sullo stato dei rapporti umani. Il libro contiene infatti una miracolosa storia d’amore, che è la chiave per raccontarci tutta la meraviglia...


Il fondamentalista in noi

Dic 10th, 2001 | Categoria: recensioni
«L’ideale della verginità è l’ideale di quelli che vogliono sverginare» scriveva Karl Kraus di certa borghesia viennese d’inizio secolo. Lo stesso potrebbe dirsi del fondamentalista, salvo che il fondamentalista non si concede nemmeno quegli spazi privati in cui il borghese, sfogando nevroticamente le sue fantasie, si riconosceva per quello che era. Funzionario a tempo pieno della moralità, a quell’immagine di sé sbocciata dalla repressione della sua natura il fondamentalista finisce per crederci, costruendovi attorno il mondo che il borghese si limita prudentemente ad auspicare. Recente vincitore del Nobel, V. S. Naipaul racconta in Fedeli ad oltranza quello che accade quando interi paesi vengono colpiti da questa patologia dell’io. Il libro è il resoconto di un viaggio in Indonesia, Iran e Pakistan: terre di popolazioni non arabe, dove la conversione ha conferito al fondamentalismo una maggiore durezza, quasi che solo nell’intransigenza l’angoscia dello sradicamento trovasse pace. Scrive ad un certo punto Naipaul: «La crudeltà del fondamentalismo islamico è che permette solo ad un popolo – gli arabi, il popolo originario del Profeta – di avere un passato e luoghi sacri, pellegrinaggi e onoranze alla terra. Questi luoghi sacri arabi diventano i luoghi sacri di tutti i popoli convertiti. I convertiti devono sbarazzarsi...


L’enigma dell’oppio

Ott 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Perché un editto ha proibito in Afghanistan la coltivazione della droga, fonte di ricchezza del terrorismo islamista? Resoconto di una vicenda che coinvolge l’Onu e i talebani, ma anche contadini, misteriosi acquirenti e ingenti scorte di oppio… È la fine di luglio quando percorriamo la strada non asfaltata che da Kabul ci porta a Jalalabad, 146 chilometri ad est, verso i confini con il Pakistan. Il tracciato si snoda lungo il greto del fiume Kabul, affluente dell’Indo. La nostra jeep, messa a disposizione con due talebani di scorta dall’Afghan Tour Department «per facilitare il nostro lavoro di giornalisti», impiega circa cinque ore per giungere a destinazione. Il sole ha reso dura la terra di Jalalabad. Da mesi non piove e i canaletti per l’irrigazione sono asciutti. Ma i contadini sono comunque al lavoro: spaccano le zolle e le smuovono perché la terra sia pronta ad accogliere i semi. Semi di grano. Se tutto andrà bene, se Allah vorrà e manderà un po’ di pioggia, forse sarà esaudita la preghiera di Malek Abdullah Kudus, sessant’anni, capo del villaggio Sultan Pur. «Ogni sera, da mesi, mi inginocchio e chiedo che la gente di Jalalabad e delle aree rurali come quella in cui vivo io...


Le due facce dell’Islam

Ott 10th, 2001 | Categoria: recensioni
Jihad è un termine arabo che significa “impegno”, “sforzo”, “sacrificio”. Secondo l’Enciclopedia Britannica, invece, è “il dovere imposto a tutti i musulmani di diffondere l’Islam mediante la guerra”. La cosiddetta “guerra santa”, appunto. I tragici avvenimenti di New York dell’11 settembre scorso hanno riacceso i riflettori sul terrorismo islamista e, in particolar modo, sul temibile Osama bin Laden. Ma l’interesse, quando muove da contingenze (sia pure contingenze  come queste, gravide di conseguenze)  può cadere in approssimazioni e semplificazioni. Così capita spesso di leggere che il “Jihad” rappresenta uno dei principi, dei fondamenti dell’Islam ritenendo, in senso generale ed erroneo, che la guerra santa sia appunto un obbligo e un dovere per tutti i seguaci del grande profeta Maometto. Questa è almeno l’interpretazione più ricorrente negli articoli dedicati all’argomento. In Jihad. Ascesa e declino di Gilles Kepel, fra i più attenti studiosi del mondo islamico, si evidenzia invece come il “fondamentalismo” rappresenti oggi una delle incognite maggiori del secolo e si tenta di ribaltare quel concetto pregiudiziale ed ingannevole che insidia le coscienze, prevalentemente quelle occidentali, ogni qual volta si parla dell’Islam e del pericolo derivante da una “islamizzazione del mondo”. Di fronte alle sfide della modernità e della democrazia, sostiene lo studioso francese,...