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La (nuova) lunga fuga del Chapo Guzmán

Lug 13th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Fabrizio Lorusso
Negli ultimi anni il Messico ci ha abituato a funesti e surreali colpi di scena. Se non si trattasse del Paese della NarcoGuerra, il conflitto militare con i cartelli della droga che dura da quasi 9 anni, e dei desaparecidos, con 30.000 casi di sparizione forzata e la vicenda dei 43 studenti scomparsi di Ayotzinapa, la fuga di prigione del capo dei capi, il narcotrafficante Joaquín “El Chapo” (“Il Tarchiato”) Guzmán Loera, potrebbe sembrare un episodio isolato, una svista, una fatalità. Invece uno dei boss più ricercati al mondo, che aveva una taglia di 5 milioni di dollari ed era stato catturato dalla Marina il 22 febbraio 2014 nel suo stato natale, il Sinaloa, è riuscito per la seconda volta a prendersi gioco degli apparati di sicurezza messicani e a scappare da un carcere inespugnabile come quello dell’Altiplano, sito ad Almoloya de Juárez nell’Estado de México, regione che si trova tutt’intorno alla capitale e ai centri del potere nazionale. Alle 20:00 della sera dell’11 luglio il jefe del cartello di Sinaloa, un’organizzazione criminale presente in oltre 50 paesi con attività legali e illegali, ha assunto la sua dose consueta di medicine. 52 minuti dopo s’è recato nella zona della doccia della sua...


NarcoGuerra messicana: la violenza continua e il popolo imbraccia i fucili

Giu 8th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Fabrizio Lorusso (Estratto dal libro “NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei Cartelli della Droga”, Ed. Odoya, 2015)   “La guerra alle droghe” nasce negli USA nel 1971 durante la presidenza di Richard Nixon, quando s’inasprisce la politica di criminalizzazione e mano dura applicata internamente e all’estero. Le Americhe si tingono di rosso, gli omicidi s’impennano, il continente diventa il più violento del mondo, soprattutto a sud. Quando, dopo il 1989, cadono l’Unione Sovietica e gli altri regimi a economia pianificata, gli Stati Uniti modificano il loro discorso. La guerra contro le droghe ritorna in auge, il pericolo non sono più i “comunisti” ma i “terroristi” o i “narco-terroristi”, a seconda dei casi, e trionfa la retorica anti-droghe e anti-terrorismo come asse di legittimazione degli interventi militari e delle ingerenze politiche internazionali americane. Nel nuovo millennio, a sud del Rio Bravo, la narco-guerra che l’ex presidente Calderón (2006-2012) ha lasciato in eredità al suo successore, Peña Nieto, ha creato in pochi anni una nuova mappa del crimine in Messico, con un quadro più frammentato in cui, però, predominano due grandi gruppi delinquenziali: il cartello di Sinaloa, che pare addirittura essersi rafforzato e che comunque ha uno dei suoi leader storici, El Mayo Zambada, in libertà,...