Articoli con tags ‘ Europa ’


Dannata gioventù

Ott 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
La mancanza di consapevolezza e di capacità di gestione da parte della politica locale fa del Senegal un paese in cui le scarse possibilità di crescita inducono i giovani a fuggire. Sempre più poveri, e sempre meno istruiti, costituiranno a breve una massa migratoria con enormi difficoltà di integrazione   In Senegal il 75% della popolazione ha meno di 30 anni. Le generazioni che bussano alla porta dell’Europa, ragazzi nati negli anni Ottanta, sono le stesse che sostennero il presidente Wade durante la sua candidatura, credendo che la sua ricetta del liberismo economico, qui mai sperimentato finora, avrebbe risolto tutti i problemi del paese. Le grandi promesse elettorali di Wade, “casa e lavoro per tutti”, non sono chiaramente state mantenute e ora i giovani tra i 20 e i 30 anni vedono con grande disillusione ogni possibilità di crescita interna.  Di conseguenza, cercano la risoluzione dei loro problemi solamente nell’emigrazione verso l’Europa, tralasciando le pur rare risorse offerte dal territorio. Sono pochi infatti quelli che credono che il loro lavoro possa garantirgli un avvenire decente: anche chi in Senegal è taxista, cuoco, barista o artigiano brama venire in Europa, Italia e Spagna soprattutto, e vede il proprio impiego come un mezzo per accumulare...


Europa occidentale: molto consumo, ma poco contrasto

Dic 30th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Doping 14 I Paesi dell’Europa occidentale sono caratterizzati da un tenore di vita tra i più elevati nel mondo e da una somiglianza alimentata dagli intensi interscambi, di cultura e di abitudini, facilitati dalla vicinanza, dai buoni collegamenti e, per molti, dalla comune appartenenza all’Unione europea. Anche il fenomeno diffusivo del doping si è manifestato con modalità simili, nonostante alcuni Stati non se ne accorgano o non se ne vogliano accorgere. Sostanzialmente, i Paesi dell’Europa occidentale sono più consumatori di sostanze e di farmaci doping che produttori ed esportatori. Fanno eccezione la Spagna e la Grecia che, negli ultimi anni, hanno prodotto ed esportato più di quanto abbiano potuto consumare. Alla luce dei dati disponibili, non è, invece, ancora ben chiara la situazione della Germania, dell’Olanda e dell’Inghilterra. C’è una piccola attività investigativa contro il doping in Irlanda del Sud e in Irlanda del Nord; praticamente nulla o quasi in Islanda, Olanda, Svizzera, Austria e Portogallo. Alcuni rilevanti sequestri operati in diversi Paesi europei e per i quali gli inquirenti hanno appurato quale fosse la destinazione dei farmaci doping, consentono però di avere un quadro della dinamica dei traffici europei. Spagna Importantissimo Paese produttore, la Spagna, dopo tanti anni di inazione e con l’insediamento del Governo...


Allarme Europol

Feb 10th, 2005 | Categoria: news
L’Europol, nel “2004 European Union Organised Crime Report”, la relazione annuale sulle tendenze della criminalità organizzata, ha lanciato l’allarme mafie in Europa. Il crimine organizzato è in crescita nel continente, e l’Italia vanta il primato per le organizzazioni più ramificate. Anche se tutte le mafie tendono a una diversificazione delle attività, il rapporto mette in evidenza come alcune organizzazioni si siano specializzate in precise attività criminali. Quelle lituane e bulgare, per esempio, sono diventate le più esperte nella falsificazione delle banconote in euro, campo in cui hanno ottenuto livelli di efficienza notevolissimi grazie al reclutamento di figure altamente specializzate. Le banconote false vengono prodotte, oltre che in Bulgaria e Lituania, principalmente in Polonia, Albania, Turchia e Kosovo. Il prezzo iniziale di una banconota falsa è pari all’8% del valore nominale della stessa.


Mens sana pro corpore sano

Nov 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Dopo i massicci tagli subiti, i ricercatori europei rivendicano l’importanza della ricerca su droghe e dipendenze. L’occasione per il confronto è stata l’incontro annuale della rete   Dal 1988 si è sviluppata una rete di Centri di documentazione e ricerca su droghe e dipendenze che, con il nome di Elisad (European Libraries and Information Services on Alcohol and other Drugs), riunisce e collega circa cinquanta centri-studio di oltre venti paesi europei, allo scopo di confrontare saperi, metodologie ed esperienze nel campo dell’informazione su alcol e droghe e favorire gli scambi professionali. L’associazione, solita organizzare un incontro annuale in uno dei paesi membri, si è riunita a Firenze dal 21 al 23 ottobre scorso, per confrontarsi sul tema “Consumo di droga e stili di vita problematici: tendenze e rappresentazioni sociali”. La cura sotto ricatto  L’incontro ha visto la partecipazione di un pubblico internazionale operante a diverso titolo nell’area delle dipendenze: tra questi, anche rappresentanti di Lituania, Slovenia e Ungheria, tre nuovi membri dell’Unione Europea. L’evento ha segnato il primo grosso impegno congiunto della rete italiana Acadìa, costituitasi nel maggio 2003 allo scopo di ottimizzare risorse e competenze dei centri che si occupano di dipendenze patologiche, per favorire aggiornamento e formazione continua dei professionisti del settore e per...


Nessuna quiete dopo la tempesta

Feb 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli, articoli
Il numero dei migranti morti e dispersi nel Mediterraneo è in aumento. Allora perché il traffico di persone via mare continua ad essere redditizio per le organizzazioni criminali? Lo spiega un recente studio del Cespi Secondo le stime delle organizzazioni internazionali, tra il 1990 e il 2000 più di 180mila persone sarebbero arrivate in Europa, in modo irregolare, attraversando il Mediterraneo. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni considera il Mediterraneo la principale porta d’ingresso per l’immigrazione irregolare nell’Unione europea. Negli ultimi anni le coste italiane, anche più di quelle spagnole e greche, sono infatti divenute ambite mete per quelle migliaia di migranti che, trovando sbarrate le vie legali e non possedendo denaro sufficiente per corrompere funzionari di ambasciata e polizia di frontiera, sono costrette ad affrontare i rischi di un viaggio clandestino.  La via più economica Si stima che dal 1996 ad oggi siano morte almeno mille persone nel tentativo di raggiungere l’Italia via mare. Secondo i risultati di una ricerca coordinata da Luigi Manconi, in Italia nel 2002 sarebbero morti 195 migranti e dispersi 82. Fino al 20 ottobre del 2003, invece, i morti sarebbero 227 e i dispersi 76: nel 2003, dunque, il rapporto è stato di un morto o un disperso ogni 47 migranti...


A.A.A. discarica abusiva cercasi

Gen 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Rifiuti illeciti in mare, sotto terra e in siti industriali dismessi. Non c’è limite all’intraprendenza dei trafficanti. Che solo strumenti giuridici all’avanguardia possono contrastare Il traffico illegale di rifiuti pericolosi costituisce uno dei settori principali di quella vasta area di pratiche e comportamenti illeciti che viene generalmente definita come “criminalità ambientale”. Questa categoria, in realtà, comprende al proprio interno un’ampia varietà di reati, quali ad esempio il commercio illegale di specie protette, il traffico di legnami pregiati, di reperti archeologici, di sostanze contenenti i pericolosi gas killer dell’ozono e altri ancora. Ma è sui traffici internazionali di rifiuti pericolosi che si è andata concentrando sempre di più, nel corso degli ultimi anni, l’attenzione degli organi investigativi, degli apparati istituzionali, dei mass media e dell’opinione pubblica in generale.  Pattumiere del Pianeta Sin dalla metà degli anni 80, le Nazioni Unite avevano segnalato come l’incremento della produzione industriale su scala internazionale e il conseguente aumento dei rifiuti pericolosi prodotti, alcuni dei quali altamente nocivi (unitamente all’adozione di una serie di trattati e convenzioni internazionali tesi a prevenire l’espansione dei traffici di queste sostanze fra i Paesi industrializzati e le aree del Sud del mondo), avessero incentivato l’emersione di un’ampia area grigia. Fra il 1986 e il 1988, almeno 15...


Quando il “bene” è dannoso

Mag 30th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Negli ultimi dieci anni diversi paesi europei hanno abbandonato il massimalismo antidroga degli anni 80 in favore di politiche di “riduzione del danno”. Ma i problemi, a cominciare dal divario tra pratiche penali e sociali, restano molti  Nel marzo di quest’anno, l’Osservatorio europeo di Lisbona sulle droghe e la tossicodipendenza (Oedt) ha dedicato un numero del suo periodico News Release agli orientamenti dei paesi europei in tema di legislazioni antidroga. Secondo l’Oedt, nonostante le differenze nell’impianto delle leggi, frutto delle diverse tradizioni e culture, sta emergendo un trend comune. L’Europa «sta lentamente cercando un terreno a metà strada fra l’approccio liberale e quello repressivo, in un delicato equilibrio fra punizione e trattamento». È un’opinione interessante, sia perché proviene da una fonte ufficiale al di sopra di ogni sospetto di partigianeria “liberale”; sia perché, pur nella cautela del linguaggio, riecheggia un’idea cara al movimento riformatore: le politiche caratterizzate dalla priorità della repressione stanno lentamente perdendo terreno, a favore di un approccio più “equilibrato”, rappresentato dalle politiche di riduzione del danno (harm reduction). In altre parole, gli Stati Uniti stanno perdendo la loro tradizionale egemonia. Anzi, come scriveva in un saggio del 1996 Ethan Nadelmann, uno dei più autorevoli rappresentanti del riformismo sulle droghe a livello internazionale, «l’Europa (della riduzione...


Un’Europa lontana dieci anni

Dic 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Un Continente spaccato in due: da un lato i paesi dell’Unione e le loro politiche innovative, dall’altro gli Stati centro-orientali, privi di risorse economiche e professionali. L’Osservatorio europeo delle droghe fa il punto della situazione Economia, tecnica, ricchezza, ma non solo. Il gap tra Stati appartenenti all’Unione europea e paesi dell’Europa centro-orientale investe molti settori, a dimostrazione del fatto che a 12 anni dalla caduta del Muro di Berlino la distanza tra i due mondi non pare essere diminuita. Non fa eccezione l’ambito sanitario, e in particolare il tema della tossicodipendenza: le strategie elaborate dai paesi appartenenti all’Unione – sebbene talvolta incerte o contraddittorie – rappresentano uno stadio “avanzato” rispetto alle difficoltà e alle carenze strutturali in cui versano i paesi dell’Europa centro-orientale. Una strategia multi-settoriale. Negli ultimi anni, il numero dei decessi direttamente imputabili all’uso di stupefacenti (overdose o avvelenamento) nell’Unione europea si è attestato intorno a 7.000-8.000 casi all’anno. La stabilizzazione della percentuale di consumatori con una lunga tossicodipendenza alle spalle, la diminuzione delle pratiche a rischio, il diffondersi delle terapie sostitutive hanno permesso di contenere la mortalità per droga: il numero di decessi nell’Unione europea – che conta 376 milioni di abitanti – è circa la metà...


La lunga marcia dell’Europa

Apr 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
La politica europea in tema di lotta alla criminalità organizzata ha compiuto in questi anni indiscutibili passi in avanti. Ma tra direttive, raccomandazioni, convenzioni e regolamenti manca ancora una vera armonizzazione legislativa È intorno ai primi anni 90 che in Europa la questione criminale co­mincia ad affermarsi non solo come emergenza nazionale dei singoli Stati ma come una priorità di tutta l’Unione. La consapevolezza di un “interesse comune” a fronteggiare manifestazioni criminose sem­pre più allarmanti e a crescenti dimensioni internazionali è infatti già presente nel Trattato di Maastricht (1993), che si incaricava di definire un primo quadro di competenze, procedure e strumenti innovando profondamente rispetto alla pura “cooperazione intergovernativa” che fino a quel momento era il solo mezzo (arcaico, pesante e inefficace) di lotta comune europea al crimine. Nel periodo di vigenza del Trattato la produzione di atti in materia di giustizia ed affari interni (sia pure a valenza giuridica molta varia e non sempre definibile con chiarezza) è stata rilevante. Fino al 31 Dicembre ‘97 si possono infatti contare ben 148 testi, di cui 25 azioni comuni, 5 posizioni comuni, 18 tra convenzioni e protocolli aggiuntivi, 39 risoluzioni, 14 raccomandazioni e 12 decisioni. Ma tale grande mole...