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Licenza di uccidere

Apr 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Da oltre 13 anni sono discriminati, arrestati e uccisi barbaramente in nome di una fantomatica integrazione (nazionalistica) alla Cina. E ora, nella perenne indifferenza della Comunità internazionale, i musulmani dello Xinjiang devono difendersi anche dall’accusa di appartenenza alla rete di bin Laden  «Mi chiamavo Kamile, ma i cinesi mi hanno cambiato nome e cognome. Per loro erano impronunciabili e così ora sono Kai-mi-lai. Questo è capitato a tutti noi uyguri nello Xinjiang. I cinesi dicono di averlo fatto per migliorare la nostra integrazione, per darci una mano a sentirci parte della Cina. Ma il risultato è l’opposto: ora non siamo più parte di niente. Nei nostri nomi c’era la storia delle nostre famiglie e del nostro popolo». Kamile sembra una bimba. Eppure, mentre aspetta che il pane sia cotto, seduta su un marciapiede della città antica a Kashgar, ha già in braccio sua figlia di un anno. «Tante violenze su noi uyguri si chiamano così: “integrazione”. Chi non si vuole “integrare” è un terrorista che la polizia cinese può arrestare, picchiare, uccidere. Ho perso così uno zio e un cugino ancora adolescente, massacrati durante una manifestazione pacifica. Quello stesso giorno, mio fratello maggiore è sparito. Mia madre lo aspetta ancora, ma io so...