Articoli con tags ‘ emergenza umanitaria ’


Ti ricordi Bam?

Giu 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Distrutta oltre due anni fa da un violentissimo sisma, la città iraniana è ancora un cumulo di macerie. La solidarietà del mondo non è mancata, ma dei fondi destinati alla ricostruzione non se ne sa più nulla. Mentre gli sfollati continuano a vivere in situazioni disastrose, le istituzioni si scaricano le responsabilità a vicenda La città di Bam è diversa dal resto dell’Iran. Per chi arriva da Teheran, l’incontro con immensi spazi deserti e disabitati è straordinario. Su questa città dissestata e silenziosa aleggia un’atmosfera particolare. Il terremoto che nel dicembre del 2003 distrusse Bam e l’area circostante ha lasciato una ferita profonda nella gente e nel paesaggio, provocando il distacco di questa regione dal resto dell’Iran che continua a crescere e prosperare. C’è un elemento, però, che rende davvero peculiare l’atmosfera: la totale assenza di legge, come conferma Nazi Oskooi, presidentessa dell’ong Sib, che lavora con le donne di questa città per il recupero sociale degli orfani. Briciole, sciacalli e criminali. A due anni e mezzo dal sisma a Bam gli sfollati vivono ancora nelle tende, affrontando quotidianamente situazioni al limite del possibile. I negozi ai bordi della strada coprono la distruzione, offrendo quasi l’illusione che lo sfacelo possa in questo...


Umano, troppo umano

Nov 10th, 2003 | Categoria: recensioni
Un giaciglio per la notte di David Rieff è un libro che vince una sfida difficile: parlare della crisi e dei limiti dell’umanitarismo. Il giornalista americano riesce nello scopo perché parla per esperienza diretta: dalla Somalia al Kosovo, ha conosciuto sul campo tutte le tragedie umanitarie dello scorso decennio; e perché non si avventura nel terreno scivoloso delle questioni etiche. L’umanitarismo così come lo intendiamo nasce per Rieff negli anni 60, precisamente nel 1967. Il Biafra è la prima catastrofe umanitaria a raggiungere la ribalta dei mass media. In America e in Europa per alcuni giorni vengono trasmesse le immagini di una regione della Nigeria dove un’etnia viene ridotta alla fame dal governo per le sue ambizioni secessioniste. Le televisioni mostrano sguardi persi e imploranti di un’umanità allo sbando. Quei bambini rachitici con le pance gonfie diventeranno il simbolo dell’Africa derelitta. L’Occidente, sconvolto, mette mano al portafogli. Partono gli aiuti alimentari, partono le missioni umanitarie impietosite da una catastrofe – si saprà molti anni dopo – gonfiata dai ribelli secessionisti che ne avevano affidate le immagini più crude a un’agenzia di pubbliche relazioni. Il Biafra insegnerà alle associazioni umanitarie l’importanza dell’attenzione dei media per il reperimento dei finanziamenti, ma anche quanto...


Un genocidio annunciato

Feb 10th, 2001 | Categoria: recensioni
Una rigogliosa vegetazione tropicale, una cascata, bellisima, che si getta in un grande lago; la telecamera scorge una piccola insenatura e lì, tra gorgoglii e risacche, si attorcigliano decine di corpi mutilati, rigonfi, sbiancati. Le scioccanti immagini del Lago Vittoria intasato di cadaveri fecero il giro del mondo. Era il 1994 e nel minuscolo Ruanda si consumava il più grande genocidio mai visto dai tempi dell’Olocausto. In appena un centinaio di giorni, migliaia e migliaia di cittadini ruandesi di etnia hutu assassinarono quasi un milione di uomini, donne e bambini di etnia tutsi ( e con loro gli hutu moderati), con una frequenza di omicidi tre volte superiore a quella di Auschwitz. Philip Gourevitch, giornalista del  «The New Yorker», ci consegna un documento prezioso, in perfetto equilibrio tra narrativa e analisi storica, per conoscere e comprendere uno degli eventi più spaventosi del XX secolo, un genocidio che l’Occidente non capì e fece finta di non capire. Gravissime, a quanto risulta, furono le connivenze politiche della Francia con il regime genocida e le lacune della Nazioni Unite nella gestione dell’emergenza umanitaria. In Ruanda non c’è stata alcuna selvaggia e secolare lotta tribale, e nemmeno una guerra civile: all’origine dello sterminio ci fu un preciso...