Articoli con tags ‘ educazione alla legalità ’


A Castelvetrano l’olio della Liberazione

Nov 25th, 2010 | Categoria: news
Dalle ceneri di Adamo nacque un ulivo, metafora di rinascita e simbolo di pace. Il 5 novembre scorso a Castelvetrano, in provincia di Trapani, si è provato a rinascere nella legalità: una raccolta di olive sui campi confiscati alla mafia è stata organizzata da Libera. Una manifestazione aperta a tutta la cittadinanza e tra i molti che hanno risposto all’appello anche il questore Gualtieri: «Tutti purtroppo associano Castelvetrano alla mafia. Io oggi ribalterei il concetto – spiega Gualtieri – poiché qui l’azione di contrasto alla criminalità non viene fatta solo dalle forze di polizia ma da tutte le forze sane della società». Un’affermazione che nulla ha di retorico in una realtà come quella del trapanese, terra del latitante Matteo Messina Denaro, terra dell’assordante silenzio di una comunità atterrita, piagata, e che oggi rinasce su quelle terre che furono ricchezza e possesso dei boss. Certo la terra promessa della legalità è difficile da mantenere se, nei processi in corso a Trapani dove gli imprenditori costituitisi parte civile sono stati lasciati soli, è presente solo Confindustria e mancano del tutto le istituzioni politiche. Oppure se Francesco Nasca, oggi condannato a sette anni, ex-funzionario del Demanio incaricato della gestione dei beni confiscati alla mafia,...


Una nuova stagione per il movimento antimafia

Mar 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli, articoli
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Conviene essere onesti?

Nov 15th, 2009 | Categoria: fuoricatalogo
Nel 1998 il fu «Diario della settimana», storico  giornale diretto da Enrico Deaglio, uscì con un supplemento dal titolo quanto mai attuale: Conviene essere onesti? Spiegava Deaglio, in prefazione, che il libretto nasceva come “strumento che potrà essere usato nelle scuole”. Erano gli anni in cui andavano diffondendosi i progetti di “educazione alla legalità” per ragazzi e l’idea di quanto fosse importante riuscire ad immaginare un’Italia senza mafia. All’interno del testo, ottanta pagine, trovano voce, tra gli altri, Andrea Camilleri, Ilda Bocassini e Francesco La Licata. Ma il primo motivo per rileggere oggi il libro sta nel breve e puntuale saggio di Marcelle Padovani, giornalista e scrittrice francese, corrispondente in Italia de «Le nouvel observateur», nota soprattutto per il libro scritto con Giovanni Falcone Cose di Cosa nostra. La Padovani stila un decalogo per i giornalisti di mafia a partire dalla ferma convinzione che la lotta al crimine organizzato non possa essere né «un optional né una scelta estranea alla deontologia del giornalista». Le regole, in sintesi, sono queste: prima, il giornalista non dovrebbe mai pubblicare nulla che possa essere utile alla mafia; seconda, evitare ad ogni costo le dietrologie per attenersi invece a un solido pragmatismo; terza, citare sempre fonti, date e...


Educazione all’antimafia

Ott 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
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Speciale Contromafie – Stati generali dell’antimafia 2009

Ott 1st, 2009 | Categoria: numeri arretrati
Narcomafie_10_2009 In occasione di Contromafie 2009, Narcomafie esce con un’edizione speciale. Novantasei pagine per fare un bilancio delle strategie di prevenzione e contrasto al crimine organizzato e comprenderne il grado di condizionamento su economia, politica e società. Più di trenta interventi per conoscere il ruolo dell’ associazionismo, del mondo della cultura e dell’informazione come scudo contro lo strapotere mafioso. Un monografico dedicato a chi vuole saperne di più e non vuole restare a guardare. (altro…)


Se l’educazione antimafia è demagogia

Dic 12th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Che la ’ndrangheta avesse costituito una base operativa tra Monza e dintorni era cosa nota ai più. Un dominio monopolistico su molti settori dell’illecito passato, spesso, in secondo piano. Un’attività  silente, in grado di fare affari senza preoccupare troppo la cittadinanza. Con la scoperta delle discariche abusive gestite dal clan Iamonte, questo meccanismo si è però inceppato. La criminalità organizzata ha spaventato il comune cittadino. Ha compiuto un passo falso, mutando la percezione del pericolo. Ora, l’attività dei clan non coinvolge più “pochi” sbandati consumatori di cocaina o sfortunati imprenditori alle prese con usuranti tassi d’interesse. La ’ndrangheta ha presentato il conto alla collettività attentando alla salute di tutti. E i brianzoli hanno chiesto spiegazioni alla politica. Con i distinguo del caso, dovuti alla forza politica d’appartenenza e del ruolo all’interno delle istituzioni, le risposte non sono mancate. Il primo passo compiuto dalle Amministrazioni è stato quello di far sapere ai cittadini di volersi costituire parte civile all’interno del processo che verrà celebrato nei confronti dei responsabili, per ora indagati, dell’affare discariche. Dai proclami alla cittadinanza, passando da interpellanze e interrogazioni, la ’ndrangheta ha poi esordito nel dibattito consigliare di questo territorio. A Desio, città maggiormente investita per la mole...


Per chi suona la campanella

Mar 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
È a scuola che i giovani possono comprendere che democrazia e legalità “convengono” e che solo nella legalità democratica ci sono vere opportunità di sviluppo e di giustizia. Progettare percorsi di educazione alla legalità e alla cittadinanza significa guardare alla scuola come sistema aperto, integrato nel territorio, con un’organizzazione flessibile in cui i valori democratici siano realmente vissuti nel quotidiano. La scuola deve potenziare tra le proprie finalità quella di far crescere valori di civiltà e di solidarietà. Il che non significa che sia diventata l’ultimo baluardo della democrazia, ma certo in questi ultimi anni ha visto crescere le proprie responsabilità su questo terreno. Collocata in questa prospettiva, l’educazione alla legalità non può essere intesa come una finalità aggiuntiva all’interno di altre scelte formative, ma diventa un concreto e indispensabile strumento per aiutare i ragazzi a crescere guidati dal senso di giustizia, che si apre alla solidarietà e che si rende capace di dare alle leggi il senso del servire le nostre comunità. Sostenere ed incrementare le esperienze già esistenti, tentare nuove strade ed avere il coraggio di investire le migliori energie nella tutela e nella promozione dei diritti di tutti e di ciascuno è il compito comune su cui si stanno giocando...


Da zero a dieci… e lode

Mar 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Educare alla legalità: è questo, da sempre, uno degli imperativi di Libera. Essere “per” e non solo “contro”: per la legalità, per la giustizia sociale, per la democrazia, contro le mafie, la violenza e l’illegalità. Dalla cui sconfitta abbiamo tutti da guadagnare Dieci anni sono passati da quel 25 marzo 1995 in cui nacque ufficialmente Libera. Per mesi avevamo fatto riunioni su riunioni per riuscire a inventare uno statuto capace di intrecciare le esigenze di grandi associazioni nazionali, di piccole e piccolissime associazioni locali, di singoli cittadini.  La prima volta, nel luglio 1994, c’eravamo incontrati nella biblioteca di San Macuto, a Roma, con numerosi parlamentari presenti, primo fra tutti Luciano Violante, che da poco aveva dovuto lasciare la presidenza della Commissione parlamentare antimafia. E c’era don Luigi Ciotti, che conoscevo solo di fama. Tutti ci studiavamo a vicenda, cercando di capire chi eravamo e perché fossimo lì. Le discussioni si animarono subito sulla questione dei rapporti fra antimafia e politica: furono in molti a dire, primo fra tutti Ciotti, che la mafia può essere vinta solo se l’antimafia non ha un colore politico-partitico. La nuova associazione doveva essere aperta a tutti. Non solo “contro”. Le riunioni successive vennero tenute qua e là, presso...


La verità rende liberi

Mar 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
19 marzo 1994. Don Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe, viene ucciso da un sicario. Dopo dieci anni di calunnie e bugie, la Cassazione ha fatto giustizia: fu ucciso per il suo impegno anti-Camorra Sono passati dieci anni da quel 19 marzo del 1994. Quella mattina don Giuseppe Diana si alzò presto, come al solito. Dopo la Messa delle 7.30 aveva appuntamento con alcuni amici per festeggiare il suo onomastico, come si usa fare a Casal di Principe: al bar, per una bella polacca calda ed un caffè. Arrivò puntuale nella sua parrocchia e sulla porta il sagrestano lo salutò. Alle 7.20 in chiesa c’erano già alcune donne, quando – pochi minuti prima che uscisse dalla sagrestia per andare sull’altare – entrò un sicario: «Chi è don Peppe?» «Sono io». Poi, quattro colpi di pistola in rapida successione.  Aveva 36 anni, don Peppe, e dal 1989 era parroco di San Nicola a Casal di Principe. La sua vita era dedicata ai giovani, ai disabili e agli immigrati. Era scout e assistente generale dell’Opera pellegrinaggi “Foulards Blancs”. Con questo spirito di servizio aveva intrapreso la lotta alla Camorra. Si era messo in testa di scuotere le coscienze della sua gente, che da qualche secolo convive...