Articoli con tags ‘ don Pino Puglisi ’


Anniversario morte di Don Puglisi, un uomo alla ricerca della verità

Set 15th, 2016 | Categoria: articoli
di don Luigi Ciotti
«Era uno che non si era incanalato, che faceva di testa sua». «Predicava, predicava, prendeva ragazzini e li toglieva dalla strada… Martellava e rompeva le scatole». Queste parole di Gaspare Spatuzza e di Giovanni Drago, mafiosi divenuti collaboratori di giustizia, basterebbero a spiegare, nella loro rozza schiettezza, perché don Pino Puglisi è stato ucciso. Ma sono molto lontane dal dire chi davvero fosse don Pino Puglisi, da cosa nasce quel “rompere le scatole” che lo avrebbe esposto alla vendetta del crimine mafioso. È quello che cerca di fare questo libro di Francesco Deliziosi. Libro bello e importante perché, con mirabile sintesi, riesce a fondere il “soggettivo” e l'”oggettivo”. Deliziosi scrive infatti sia in base alla conoscenza diretta – è stato amico e allievo di Puglisi – sia in base a una profonda, rigorosa documentazione (ha fatto parte, tra l’altro, della commissione preposta a raccogliere il materiale per avviare il processo di beatificazione di Puglisi). Chi era dunque don Puglisi? Del ritratto di Deliziosi mi hanno colpito alcuni aspetti e di questi vorrei parlare. Con un’avvertenza, però. Isolare questi aspetti senza coglierne la profonda continuità sarebbe un grave errore di prospettiva. Come tutte le persone restie a fare della propria coscienza un luogo di eterna mediazione...


Arrestato Bruno Natale, l’erede dei Graviano

Nov 18th, 2014 | Categoria: news
Un’operazione condotta dalla Squadra mobile di Palermo, denominata “Zefiro”, ha portato il 14 novembre scorso, a Milano, all’arresto del boss Natale Bruno, erede fedelissimo dei fratelli Graviano, ora al carcere duro per essere i mandanti dell’omicidio di don Pino Puglisi. Insieme a lui sono state fermate altre 17 persone: Cristian Balistreri, Giuseppe Bruno, Patrizio Catanzaro, Maurizio Costa, Santo Cozzuto, Claudio Crocillà, Giuseppe Cusimano, Vincenzo Di Piazza, Giuseppe Furitano, Mario Iannitello, Pietro La Vardera, Vincenzo Montescuro, Filiberto Palermo, Francesco Paolo Valdese, Massimiliano Voi, Antonio ed Egidio Zucchini. Sulle loro teste pesano accuse di vari reati: associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, traffico di sostanze stupefacenti, possesso e uso illegale di armi da fuoco. Da mesi la squadra mobile di Palermo li monitorava e li intercettava mente riscuotevano il pizzo ai commercianti e trafficavano droga. Bruno, che si vantava di essere cresciuto secondo “la vecchia scuola” di Michele Graviano, il padre dei fratelli Filippo e Giuseppe, era il capo dell’organizzazione criminale e dirigeva gli affari mantenendo i contatti con altri trafficanti di droga. Il suo magazzino era in via Gaetano Di Pasquale 8, a Brancaccio, dove oltre ad accumulare i “panetti” di droga che smerciava per la città e in altre zone d’Italia...


Nuovo furto al centro don Puglisi: “pensiamo di mollare”

Ago 22nd, 2012 | Categoria: news
Un altro colpo dei soliti ignoti al centro di accoglienza “Padre Nostro” fondato nel quartiere palermitano di Brancaccio da don Pino Puglisi, ucciso dalla mafia nel 1993, recentemente beatificato. Un comunicato del presidente del centro, Maurizio Artale, annota polemicamente che “i soliti ignoti” tali sono “perché nessuno si è mai impegnato a renderli noti”. Il furto ha dell’assurdo: persiane esterne e infissi interni in alluminio. Uno stillicidio di furtarelli che, si legge nella nota, hanno come obiettivo “quello di farci stancare, spingerci a gettare la spugna, farci arrendere, sfrattarci da Brancaccio. Non vi nascondo che tante volte ci abbiamo pensato e oggi più che mai”, scrive Artale. Nel maggio scorso i ladri avenvano compiuto un’altra incursione e avevano prelevato materiale informatico, attrezzi e uno scudetto del Palermo calcio donato ai bambini dalla società. “Questi ‘piccoli’ furti, siano essi messi in atto dalla mafia o dal piccolo delinquente, in questi 19 anni hanno avuto l’obiettivo di avvelenare l’umore dei volontari e operatori del Centro di accoglienza Padre Nostro”, si legge ancora nella nota, che denuncia: “Siamo stanchi di sentirci dire che sono ‘ragazzate’, perché se è così, questi ‘ragazzetti’ hanno messo in scacco le forze della polizia e gli inquirenti per...


Le tre P: Papa, Palermo e (don) Puglisi

Ott 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Augusto Cavadi
Tra polemiche e alte aspettative, si è consumata la visita del Papa a Palermo. Che ha parlato di mafia, ha esortato i giovani a camminare sulla retta via e ha ricordato persone quali don Pino Puglisi e Giovanni Falcone, figure clericali e laiche della lotta alla criminalità (altro…)


Le parrocchie di don Puglisi

Set 15th, 2010 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Ci sono libri che vale la pena rileggere per la qualità della scrittura e la profondità del pensiero di cui sono fatti. Perché coniugano la curiosità del mondo all’onestà di raccontarlo senza finzioni. E in un’overdose di parole trite e abusate riescono a distinguersi dal coro, anche a diversi anni di distanza dalla loro prima pubblicazione. Dall’altare contro la mafia, di Saverio Lodato, è uno di questi libri. Un’opera a tratti sorprendente, attenta a scongiurare ogni lettura retorica della realtà. L’autore, sulle orme di una chiesa apertamente schierata contro la mafia, evita verbali, aule di tribunale, armi, droga e omicidi, per raccontarne solo uno, quello di don Pino Puglisi, ucciso il 15 settembre 1993 a Brancaccio, il quartiere della sua parrocchia. Ma non ne fa il cuore della narrazione. Di don Pino si parla dopo la centesima pagina. Prima di lui c’è tutto un mondo di parrocchie da scoprire, nel quartiere Capo, all’Albergheria, al Borgo di Palermo. Per fare giustizia di un contesto più ampio e complesso e non concentrarsi sul coraggio di uno soltanto. Lodato risolve il tema in maniera originale, evitando di proporre ritratti agiografici dei tanti parroci di frontiera. Ne prende a prestito l’esperienza e la sensibilità e attraverso...


“Fate i preti”, dissero i bravi

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Le vite di don Puglisi e don Diana, uccisi per mano della mafia, rappresentano il tragico epilogo di esistenze che non si piegano al volere del crimine organizzato. Chi interpreta allo stesso modo la diffusione del Vangelo sul proprio territorio, ancora oggi è vittima di ritorsioni e intimidazioni. Quattro storie di preti di frontiera Cosa sarebbe accaduto se don Abbondio, dopo l’incontro con i bravi, non avesse ubbidito? Se, durante la messa, avesse denunciato ad alta voce gli abusi di don Rodrigo? Se avesse cercato di convincere i figli di quei fuorilegge a non seguire le orme dei padri? Se avesse provato a prospettare loro una vita fondata su valori diversi rispetto a quelli trasmessi dalle famiglie d’origine? Certamente Manzoni avrebbe dovuto dare un’impronta noir al suo capolavoro, descrivendo il vortice di intimidazioni e violenze in cui sarebbe stato risucchiato il povero curato di campagna. D’altra parte ancora oggi, 4 secoli dopo l’ambientazione manzoniana, in un paese che nulla dovrebbe avere a che fare con gli scenari di anarchia e sopraffazione dipinti ne I promessi sposi, chi non accetta la legge dei vari boss locali rischia grosso. E l’abito talare non vale come salvacondotto. Basti ricordare gli omicidi di don Puglisi...


Il sapore dell’utopia

Set 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Assistente spirituale, uomo di cultura, parroco di strada. A Brancaccio don Pino Puglisi adoperò tutte le sue risorse per affrontare i mafiosi e convincere la gente del quartiere ad affrancarsi dal giogo criminale. Per questo venne ucciso il 15 settembre 1993. Ma che ne è stato della sua eredità in questi anni? «Dio ha detto: “Non uccidere”; nessuna agglomerazione umana, mafia, può calpestare questo diritto santissimo di Dio. Questo popolo siciliano, talmente attaccato alla vita e che dà la vita, non può essere oppresso sotto la pressione di una civiltà contraria, la civiltà della morte. Qui ci vuole la civiltà della vita. In nome di questo Cristo Risorto che è via, verità e vita, lo dico ai responsabili: convertitevi! Una volta verrà il giudizio di Dio». Giovanni Paolo II pronunciava queste parole il 9 maggio 1993 in occasione del viaggio pastorale in Sicilia, al termine della messa nella Valle dei Templi di Agrigento. Con queste poche frasi il papa polacco apriva una stagione nuova nella vita della chiesa siciliana e spazzava via decenni di timidezze, rinunce e complicità, da parte di quanti credevano che vangelo e lupara potessero convivere tranquillamente. Il 15 settembre di quello stesso anno veniva ucciso don Giuseppe Puglisi, padre...


Emancipazione? Con molti se e molti ma…

Ott 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Percorrendo la storia dell’inserimento femminile nella mafia è evidente che questo è avvenuto solo quando risultava necessario.  L’entrata di Cosa Nostra nei circuiti del narcotraffico e la conseguente necessità di riciclare il denaro illecito ha creato compiti lavorativi più slegati alla violenza di tipo maschile e più adatti alle caratteristiche fisiche e culturali femminili; allo stesso tempo l’espansione dei traffici ha posto la necessità di trovare manodopera fidata. E così le donne si sono ritrovate a supplire a una mancanza di organico, usate come corrieri di droga perché insospettabili e non controllate dalla polizia. Esemplari i casi delle donne di Torretta, protagoniste nei primi anni Ottanta di un ingente traffico di eroina tra Palermo e New York.  Anche ai livelli più alti, nell’ambito di attività criminose più legate al power syndicate, le donne vengono sfruttate, nonostante in questo caso esercitino comunque una forma di “potere pubblico”. È il caso delle attività estorsive, sempre più di competenza femminile poiché la donna non deve esercitare violenza, ma solo intimidire l’estorto minacciando un’eventuale ritorsione da parte del clan del proprio uomo. Una storia che ha avuto una notevole eco mediatica, poiché a rischio di taglieggiamento si era trovato il cast del film Ocean 12, è...


Giovani e mafia: qualcosa è cambiato

Mar 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
In queste ultime settimane si sono moltiplicate le proiezioni del film di Roberto Faenza “Alla luce del sole” – dedicato alla figura di Padre Pino Puglisi, il sacerdote ucciso dalla mafia del quartiere Brancaccio, il 15 settembre 1993 – in occasione delle quali si chiede a Libera un intervento per ragionare sui contenuti del film grazie al contributo di esperti e docenti.  Al centro dell’analisi è il rapporto tra giovani e illegalità, tra giovani e criminalità organizzata. Dopo più di un decennio, il ricordo del sacerdote è ancora vivo in quel contesto, ma non mancano le voci fuori dal coro, spie di un malessere tuttora diffuso tra i giovani. Facendo leva proprio su dichiarazioni sconvolgenti di alcuni ragazzi in un backstage girato a Brancaccio (« [don Puglisi] se l’è meritato, è stato lui a cercarsi la morte»), Giuseppe D’Avanzo, su «la Repubblica» del 15 gennaio 2005 si chiede chi abbia vinto tra Padre Puglisi e i fratelli Graviano, mandanti del suo omicidio: «Metto insieme quello che so per rispondere. Padre Puglisi è sotto un metro di terra al cimitero. La sua comunità di ragazzi è stata liquidata e ora, riaperta, tira avanti una vita stenta… E i fratelli Graviano? Qual è stata la...


Nessun dorma

Mar 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Una veglia notturna e due mesi di iniziative per commemorare il decennale della morte di don Peppe. È il modo per testimoniare che le sue idee sono vive. E che sono in tanti ad aver raccolto la sua eredità Per tutto questo tempo hanno custodito il suo messaggio, le sue parole, i gesti di una vita semplice e perciò dirompente in terra di Camorra. E a dieci anni dall’assassinio di don Giuseppe Diana, che sconvolse la provincia di Caserta e segnò la nascita del movimento anticamorra, in molti tra associazioni, istituzioni, sindacati, testate giornalistiche etc. hanno unito le loro forze per dar vita a un fitto calendario di appuntamenti per non dimenticare il sacrificio di don Peppino e per rilanciare la testimonianza antimafia.  Filo diretto Casale-Palermo Lettere di adesione e di solidarietà sono giunte da ogni parte d’Italia, in particolare da quella Sicilia che ha visto morire, un anno prima del delitto di Casale, don Pino Puglisi, per il lavoro che svolgeva con i giovani del quartiere Brancaccio di Palermo.  All’appello ha risposto anche il centro studi “Giovanni Falcone” con don Rosario Giuè, che sta preparando un libro su don Giuseppe Diana. E Claudio Fava, giornalista e figlio di Giuseppe, fondatore della rivista «I siciliani», ucciso dalla mafia...