Articoli con tags ‘ don Giuseppe Diana ’


Strisce di memoria

Mar 10th, 2009 | Categoria: recensioni
Nel quindicesimo anniversario dell’assassinio di don Peppe Diana, un gruppo di giovani disegnatori ricorda il suo impegno contro la mafia. Con un volume di racconti a fumetti edito da Round Robin «Chi è don Peppe?». «Sono io». Quattro colpi di pistola. Muore così, la mattina di San Giuseppe del 1994, il parroco di San Nicola a Casal di Principe, il primo prete ucciso dalla camorra. Da quel clan dei casalesi che, nonostante i suoi 36 anni, don Giuseppe Diana da tempo combatteva con mezzi semplici ma efficaci. Ora, grazie all’iniziativa dell’associazione daSud, la vita del prete scout – simbolo dell’alternativa alla violenza camorrista – diventa un fumetto per i tipi della Round Robin editrice. Collana antimafia. Don Peppe Diana. Per amore del mio popolo  è il primo titolo della collana Libeccio, una serie di racconti a fumetti sulla vita e l’impegno civile di uomini delle istituzioni e cittadini comuni che hanno deciso di schierarsi sul fronte della giustizia e della difesa dei deboli, contro la protervia della criminalità organizzata. «Abbiamo scelto la via della memoria dal basso – racconta Raffaele Lupoli, ideatore e curatore della collana per daSud –. Accanto alla bibliografia e alle carte giudiziarie, il fumetto si anima di racconti...


“Fate i preti”, dissero i bravi

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Le vite di don Puglisi e don Diana, uccisi per mano della mafia, rappresentano il tragico epilogo di esistenze che non si piegano al volere del crimine organizzato. Chi interpreta allo stesso modo la diffusione del Vangelo sul proprio territorio, ancora oggi è vittima di ritorsioni e intimidazioni. Quattro storie di preti di frontiera Cosa sarebbe accaduto se don Abbondio, dopo l’incontro con i bravi, non avesse ubbidito? Se, durante la messa, avesse denunciato ad alta voce gli abusi di don Rodrigo? Se avesse cercato di convincere i figli di quei fuorilegge a non seguire le orme dei padri? Se avesse provato a prospettare loro una vita fondata su valori diversi rispetto a quelli trasmessi dalle famiglie d’origine? Certamente Manzoni avrebbe dovuto dare un’impronta noir al suo capolavoro, descrivendo il vortice di intimidazioni e violenze in cui sarebbe stato risucchiato il povero curato di campagna. D’altra parte ancora oggi, 4 secoli dopo l’ambientazione manzoniana, in un paese che nulla dovrebbe avere a che fare con gli scenari di anarchia e sopraffazione dipinti ne I promessi sposi, chi non accetta la legge dei vari boss locali rischia grosso. E l’abito talare non vale come salvacondotto. Basti ricordare gli omicidi di don Puglisi...


Nessun dorma

Mar 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Una veglia notturna e due mesi di iniziative per commemorare il decennale della morte di don Peppe. È il modo per testimoniare che le sue idee sono vive. E che sono in tanti ad aver raccolto la sua eredità Per tutto questo tempo hanno custodito il suo messaggio, le sue parole, i gesti di una vita semplice e perciò dirompente in terra di Camorra. E a dieci anni dall’assassinio di don Giuseppe Diana, che sconvolse la provincia di Caserta e segnò la nascita del movimento anticamorra, in molti tra associazioni, istituzioni, sindacati, testate giornalistiche etc. hanno unito le loro forze per dar vita a un fitto calendario di appuntamenti per non dimenticare il sacrificio di don Peppino e per rilanciare la testimonianza antimafia.  Filo diretto Casale-Palermo Lettere di adesione e di solidarietà sono giunte da ogni parte d’Italia, in particolare da quella Sicilia che ha visto morire, un anno prima del delitto di Casale, don Pino Puglisi, per il lavoro che svolgeva con i giovani del quartiere Brancaccio di Palermo.  All’appello ha risposto anche il centro studi “Giovanni Falcone” con don Rosario Giuè, che sta preparando un libro su don Giuseppe Diana. E Claudio Fava, giornalista e figlio di Giuseppe, fondatore della rivista «I siciliani», ucciso dalla mafia...


La verità rende liberi

Mar 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
19 marzo 1994. Don Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe, viene ucciso da un sicario. Dopo dieci anni di calunnie e bugie, la Cassazione ha fatto giustizia: fu ucciso per il suo impegno anti-Camorra Sono passati dieci anni da quel 19 marzo del 1994. Quella mattina don Giuseppe Diana si alzò presto, come al solito. Dopo la Messa delle 7.30 aveva appuntamento con alcuni amici per festeggiare il suo onomastico, come si usa fare a Casal di Principe: al bar, per una bella polacca calda ed un caffè. Arrivò puntuale nella sua parrocchia e sulla porta il sagrestano lo salutò. Alle 7.20 in chiesa c’erano già alcune donne, quando – pochi minuti prima che uscisse dalla sagrestia per andare sull’altare – entrò un sicario: «Chi è don Peppe?» «Sono io». Poi, quattro colpi di pistola in rapida successione.  Aveva 36 anni, don Peppe, e dal 1989 era parroco di San Nicola a Casal di Principe. La sua vita era dedicata ai giovani, ai disabili e agli immigrati. Era scout e assistente generale dell’Opera pellegrinaggi “Foulards Blancs”. Con questo spirito di servizio aveva intrapreso la lotta alla Camorra. Si era messo in testa di scuotere le coscienze della sua gente, che da qualche secolo convive...


Don Diana, l’eredità difficile

Gen 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Dopo otto anni, la sentenza sull’omicidio ha stabilito responsabilità e condanne. Ma in quale clima maturò la tragica vicenda di don Giuseppe Diana? E cosa è stato fatto in questi anni  per proseguirne l’impegno? Ci sono voluti quasi otto anni per capire di chi fosse la mano omicida che uccise don Peppino Diana il 19 marzo del 1994. Quasi otto anni per arrivare ad una verità giudiziaria che ha stabilito ciò che per gli amici del prete campano e per il movimento anticamorra è stato sempre chiaro e lampante: fu ucciso perché era diventato un simbolo della legalità e della lotta contro la criminalità organizzata.  Questo, in sostanza, dicono le motivazioni della sentenza pubblicata qualche giorno prima di Natale. Sentenza che arriva a sancire anche quattro ergastoli per altrettanti affiliati al clan dei casalesi: Mario Santoro, Giuseppe Della Medaglia, Vincenzo Verde, Francesco Piacenti,  appartenenti al gruppo del pentito Giuseppe Quadrano, che si contrapponeva a quello di Francesco Schiavone, il camorrista noto alle cronache come “Sandokan”.  Morte in chiesa Era il 19 marzo del 1994, proprio il giorno di san Giuseppe, e don Peppe – come ogni mattina, alle 7.30 – si apprestava a dire messa nella sua parrocchia, nella chiesa di san Nicola di Bari a Casal di Principe. A quell’ora c’erano solo...