Articoli con tags ‘ Domenico Belfiore ’


Processo Caccia: in aula Placido Barresi

Nov 24th, 2016 | Categoria: news
Nuova udienza del processo a carico di Rocco Schirripa, accusato di essere uno degli esecutori materiali dell’omicidio di Bruno Caccia, avvenuto a Torino il 26 giugno del 1983. Nella prima Corte d’Assise del Tribunale di Milano fa il suo ingresso in aula un elemento di spicco della criminalità torinese degli anni ’70 e ’80: Placido Barresi, pluriomicida, cognato di Domenico Belfiore. Una testimonianza chiave per il processo in corso al Palazzo di Giustizia di Milano perché è proprio dai dialoghi intercettati tra Barresi e Belfiore e tra Baresi e Schirripa che si fonda il processo penale che si sta celebrando nel capoluogo lombardo. Ecco la cronaca dell’udienza: https://www.youtube.com/watch?v=zbO04tQITQM&feature=youtu.be


Bruno Caccia, l’ora della verità

Lug 6th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Nicola Tranfaglia
In occasione della riapertura, oggi mercoledì 6 luglio 2016, del processo per l’omicidio del Procuratore capo Bruno Caccia, riproponiamo l’articolo pubblicato nel giugno 2013 da «Narcomafie», a firma dello storico Nicola Tranfaglia. Chi avrà l’occasione di leggere Il giudice dimenticato (Edizioni Gruppo Abele, euro 8,00), scritto a quattro mani con Teresa de Palma, si renderà conto che siamo di fronte a uno dei misteri italiani che resiste ancora a cinque processi già celebrati. (altro…)


Bruno Caccia, un caso ancora aperto – Le tappe del processo

Lug 6th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Elena Ciccarello
In occasione della riapertura, oggi mercoledì 6 luglio 2016, del processo per l’omicidio del Procuratore capo Bruno Caccia, riproponiamo gli articoli pubblicati a gennaio da «Narcomafie», a firma di Elena Ciccarello e Davide Pecorelli Rocco Schirripa, detto ‘Barca’, sessantadue anni, pluripregiudicato calabrese residente a Torino dagli anni Settanta. Per la giustizia, un narcotrafficante inserito nei ranghi più alti della ’ndrangheta piemontese. Per gli abitanti del quartiere Parella, l’anonimo panettiere di un negozio di “prodotti tipici regionali” calabresi. Secondo i magistrati milanesi è lui uno dei killer di Bruno Caccia, Procuratore della Repubblica di Torino, ucciso la sera del 26 giugno 1983 mentre portava a spasso il cane, sotto casa. Lui un membro del comando che mise a segno uno degli omicidi più eclatanti e misteriosi d’Italia, per il quale da tre anni i familiari chiedono la riapertura delle indagini e di cui, fino ad oggi, la giustizia ha individuato un solo responsabile, il boss calabrese Mimmo (Domenico) Belfiore, condannato definitivamente nel 1992 all’ergastolo come mandante dell’omicidio e dal giugno 2015 ai domiciliari per motivi di salute. (altro…)


Omicidio Caccia, riaperto il caso. Oggi la prima udienza a Milano

Lug 6th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Marika Demaria
È durata quarantacinque minuti l’udienza –  la prima –  ­ che segna la riapertura del processo per l’omicidio del Procuratore Capo Bruno Caccia, assassinato a Torino il 26 giugno 1983. Alla sbarra un unico imputato: Rocco Schirripa, arrestato il 22 dicembre dello scorso anno con l’accusa di aver eseguito l’omicidio del magistrato, voluto da Domenico Belfiore che per questo è stato condannato all’ergastolo nel 1989. Questa mattina, 6 luglio, nell’aula della Corte d’Assise del Tribunale di Milano presieduta da Ilio Mannucci erano presenti Paola e Maria Cristina Caccia, figlie del Procuratore (assente invece il terzo figlio, Guido), circondate da moltissimi attivisti dell’associazione Libera e diversi giornalisti. Ai quali l’imputato si è rivolto in maniera non troppo velata, ribadendo di aver negato il consenso ad essere fotografato e ripreso, “a meno che le mie foto non servano per fare una buona informazione”. Nel corso dell’udienza, sono state formulate le richieste di costituzione di parte civile. In primis i tre figli di Bruno Caccia – assistiti dall’avvocato Fabio Repici – oltre ai suoi nipoti Lorenzo e Martina Fracastoro, figli di Paola. In secondo luogo, le istituzioni. La Presidenza del Consiglio dei Ministri e il ministero di Giustizia, orfani improvvisamente di un ottimo magistrato...


Omicidio Bruno Caccia, arrestato uno dei presunti killer. L’intervista alla figlia del magistrato

Dic 23rd, 2015 | Categoria: articoli, prima pagina
di redazione
Sono trascorsi 32 anni, da quando in via Sommacampagna a Torino, un commando freddò sotto casa Bruno Caccia, Procuratore Capo della Repubblica di Torino. Uomo di Stato, magistrato integerrimo,venne assassinato dalla ’ndrangheta il 26 giugno del 1983. (altro…)


L’ora della verità. Trent’anni fa l’omicidio Caccia, un mistero ancora irrisolto

Giu 26th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Nicola Tranfaglia
Chi avrà l’occasione di leggere “Il giudice dimenticato” di Nicola Tranfaglia e Teresa de Palma per le Edizioni Gruppo Abele, si renderà conto che siamo di fronte a uno dei misteri italiani che resiste ancora a cinque processi già celebrati. Il 22 giugno scorso un articolo sul quotidiano «La Stampa» ha portato alla luce nuovi spunti e particolari sulla vicenda che tolse di mezzo uno dei migliori magistrati che aveva combattuto con le armi della giustizia – con tutte le garanzie previste – le Brigate Rosse per il rapimento Sossi e che da alcuni anni si occupava delle mafie presenti in Piemonte e non a caso della cosca ‘ndranghetista di Domenico Belfiore, divenuta negli ultimi anni una potenza finanziaria, in grado di controllare il Banco dei pegni di piazza Carignano e la gioielleria di via Roma Corsi, ma soprattutto avendo rapporti non chiari con alcuni magistrati torinesi anche attraverso il tesoriere della banda Franco Gonella. Hanno tutte le ragioni, a mio avviso, i tre figli del procuratore che ora hanno chiesto con il patrocinio dell’avvocato Repici, la riapertura del processo. L’episodio, appena riferito dal quotidiano torinese, riguarda un’intercettazione del 19 giugno 2009 di cui è venuto in possesso il legale che ha assunto...


L’Armonia dell’antimafia

Giu 19th, 2013 | Categoria: news
“L’arte libera il bene”. È questo lo slogan del Festival Armonia, alla sua quinta edizione. A pochi giorni di distanza dal trentesimo anniversario della morte del Procuratore di Torino Bruno Caccia – ucciso il 26 giugno 1983 per volontà della famiglia ‘ndranghetista Belfiore in accordo con la mafia catanese – le associazioni Libera, Acmos e Gruppo Abele, in collaborazione con il gruppo teatrale Orme, organizzano una tre giorni dedicata all’arte in tutte le sue molteplici forme. Tra i sostenitori dell’iniziativa anche il Comune di San Sebastiano da Po, dove sorge il bene confiscato a Domenico Belfiore, dal 2007 assegnato al Gruppo Abele e gestito da ragazzi di Libera ed Acmos. Il primo appuntamento sarà per venerdì 21 giugno: una notte d’autore in compagnia di Mario Guida, Seren Rosso Antinucci, Gianni Canuto e Silvia Crovesio. Alla serata prenderà parte Paola Caccia, figlia del Procuratore. Gian Carlo Caselli, Procuratore capo di Torino, sarà invece l’ospite della serata di sabato 22, dopo lo spettacolo “So much younger than today”; “The sweet life society” animerà invece la serata conclusiva. Tutti gli appuntamenti inizieranno alle 21, anticipati alle 19.30 da un aperitivo. L’ingresso è a offerta libera. Durante l’evento sarà possibile visitare l’esposizione delle opere d’arte della collezione...


Viaggio in AsproPiemonte

Ott 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli, articoli
La ‘Ndrangheta è capillarmente presente sul territorio piemontese. Gestisce molteplici affari illeciti – dalle bische clandestine al traffico di stupefacenti – e si infiltra nell’economia legale, in particolare nel settore dell’edilizia e del movimento terra. Ecco la mappa delle principali famiglie note alle autorità inquirenti Il Piemonte è terra di conquista della ’Ndrangheta da decenni, anche se qualcuno sembra volerlo dimenticare. Il rischio di un pericoloso abbassamento della guardia – in particolare a livello politico-amministrativo – si è manifestato all’indomani della strage di Duisburg, quando le pagine del quotidiano torinese «la Stampa» hanno ospitato un’incredibile polemica tra il coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Torino Maurizio Laudi e alcuni sindaci della provincia di Torino: mentre il primo descriveva i molteplici traffici criminali controllati dalla mafia calabrese, i secondi negavano recisamente l’esistenza del problema ’Ndrangheta o lo relegavano in un passato ormai superato. Affermazioni così lontane dalla realtà da apparire grottesche. Lo scorso febbraio in una inchiesta della procura di Milano sulle “Nuove Brigate Rosse” all’indomani di un’operazione che ha portato all’arresto di 15 presunti terroristi, sono state resi noti i contenuti di alcune intercettazioni telefoniche nell’ambito delle quali, Salvatore Scivoli, emigrato a Nichelino dalla provincia di Caltanissetta, pregiudicato per rapina convertito...


Rapporti nuove Br-‘Ndrangheta

Mar 10th, 2007 | Categoria: news
Dall’inchiesta coordinata dalla procura di Milano che ai primi di febbraio ha portato in carcere 15 presunti terroristi delle cosiddette “nuove Br”, emergono particolari sui possibili rapporti tra i militanti del “partito comunista politico-militare” ed esponenti della ’Ndrangheta. Gli inquirenti sono stati colpiti in particolare dalle intercettazioni effettuate su Salvatore Scivoli, pregiudicato originario della provincia di Caltanissetta, ma emigrato a Nichelino, cittadina della cintura torinese, convertitosi alla lotta armata in carcere dove ha scontato una condanna a 17 anni per rapina e altri reati. In una telefonata avrebbe infatti dichiarato di avere contatti con il fratello di Mimmo Belfiore, capostipite di una ’ndrina costituita da immigrati calabresi residenti ...


Un magistrato rigoroso, un marito dal cuore grande

Mar 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Carla Ferrari Abita ancora nello stesso appartamento in cui ha vissuto gli anni più difficili del lavoro di suo marito, in quella stessa via in cui, la sera del 26 giugno del 1983, Bruno Caccia – il procuratore della Repubblica di Torino che nel 1974 istruì il primo processo contro le Brigate rosse, che nel 1980 fece emergere un nuovo scandalo petroli, che indagò sulle infiltrazioni mafiose nel nord Italia – venne assassinato per mano della criminalità organizzata. Carla Ferrari ci accoglie sorridente, e ancora prima di farci sedere ci ricorda divertita un aneddoto sui difficili rapporti del Procuratore con i giornalisti: «Quando li vedeva scappava per i corridoi della Procura. Non li amava perché troppe volte aveva visto travisare o fraintendere il contenuto di quanto detto. Per togliersi dall’impiccio diceva ironicamente: “Siete voi che dovete darmi le notizie, non io!”». È commossa al pensiero di dover tornare a parlare di suo marito. Tanti anni non hanno cancellato il dolore di quel giorno. «Ma lo faccio volentieri – ci dice –. Per me è importante che si torni a parlare di una storia che è rimasta confinata in territorio subalpino. Mio marito ha dato se stesso per la Magistratura e...