Articoli con tags ‘ disoccupazione ’


Nicaragua, l’arte di arrangiarsi

Set 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Maurizio Campisi
Dalla capitale Managua alle città del sud, viaggio in una terra dove un terzo dei suoi abitanti vuole emigrare, la presenza dello Stato latita e la bassa manovalanza del narcotraffico è affidata a bande di minorenni. (altro…)


Isole sicure, isole segrete

Giu 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Spesso in Argentina quartieri abitati dal ceto medio alto (barrios cerrados) e baraccopoli sono realtà geograficamente contigue. A separare i due mondi non è solo il divario economico, già netto ben prima della crisi finanziaria del 2001: mura e guardie armate, derivanti da una pressante richiesta di sicurezza, permettono a queste oasi di ricchezza, di tanto in tanto, di infrangere la legge e ignorare l’autorità Nel quartiere di Marti Col, a San Miguel de Tucumán, nel nord argentino, le zone residenziali destinate ai ceti medio alti, protette da mura e da misure di sicurezza quasi militari, convivono con le baracche e le mulattiere dei quartieri più poveri. In entrambe le zone non si potrebbe entrare: nei barrios pobres perché c’è il pericolo di essere rapinati, nei barrios cerrados perché le guardie non lo permettono a meno che non si sia stati invitati da una delle famiglie che ci vive.  False percezioni. Se nonostante tutto si insiste per entrare, da una parte si trovano famiglie in condizioni igieniche disumane, cartoneros che vivono della raccolta di rifiuti da riciclare, dall’altra campi da golf, villette, giardini curati ed enormi grigliate di carne durante il fine settimana. La differenza è tale che sembra impossibile che si...


Due polizie non bastano. Anzi, sono troppe

Feb 28th, 2007 | Categoria: archivio articoli
A dodici anni dagli accordi di pace, la conflittualità etnica è ancora tratto distintivo della turbolenta realtà bosniaca. Oggi c’è un unico esercito e un unico corpo giudiziario, ma coesistono due distinti Corpi di Polizia. Inascoltati gli appelli all’unificazione lanciati dall’Unione Europea, preoccupata della “questione sicurezza”. A beneficiare dell’assoluta incomunicabilità tra le due parti, infatti, è proprio la criminalità Succede a Sarajevo che chi commetta uno stupro o una rapina possa trovare facilmente scampo, evitando di essere inseguito dalle forze dell’ordine. La capitale della Bosnia-Erzegovina ricade quasi interamente sotto la competenza delle autorità della Federazione croato-musulmana, salvo una piccola area dove sorgono i quartieri serbi. Qui la tutela dell’ordine è affidata alle forze di polizia della Repubblica Srpska, dove spesso trova asilo chi si macchia di un crimine. Per raggiungere la porzione serba di Sarajevo basta infatti guidare per una manciata di chilometri, arrivare al confine tra i due “emisferi” della capitale e oltrepassare la linea di separazione tra i territori musulmani e quelli serbi (i croati a Sarajevo sono una sparuta minoranza), sui quali nessuno vigila, perché le dogane bosniache sono unificate. E – strano paradosso – proprio questa fusione giuridico-amministrativa (una delle poche tra Srpska e Federazione) favorisce la...


Tra il muro e il “tunnel”

Dic 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
L’occupazione militare ha messo in ginocchio la Città Santa anche socialmente. Disoccupazione, paura, povertà sono i maggiori indiziati dell’ennesima emergenza: l’abuso di droghe. Soprattutto nella parte araba della città. È qui che si trova un Centro di recupero e sostegno per i tossicodipendenti di ogni etnia e religione «Il Centro Caritas è vicino a Bab ez-Zahira» dice la voce all’altro capo del telefono. «Come ci si arriva?»  «Conosci Herod’s Gate (Porta d’Erode)? Sono la stessa cosa, in arabo la chiamiamo Bab ez-Zahira (Porta Fiorita)». La Rough Guide aveva ragione: tenere sempre presente che: “A Gerusalemme tutto ha tre nomi: quello ebraico, quello arabo e la versione anglicizzata”. Una metafora esauriente che fa luce sulla misteriosa trinità che è Al Quds, Yerushalaim e Jerusalem. Da salvato a salvatore. Il Centro Caritas per il recupero di tossicodipendenti si trova a Gerusalemme est, la parte araba della città, e per raggiungerlo si passa accanto alla Porta di Damasco, dove il suq (mercato) è in pieno svolgimento. Sopra la porta torreggiano un paio di soldati israeliani con fucile in spalla. Sono lì a tenere d’occhio la folla e a ricordare chi è il più forte, ma sembrano ignorare ciò che accade appena più in là, ai lati della porta:...


L’arte d’arrangiarsi

Mag 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Nel Sertão, arida regione brasiliana, manca di tutto: lavoro, infrastrutture e diritti. In attesa che le riforme di Lula diano risultati, gli unici slanci di uno sviluppo rispettoso delle garanzie dei lavoratori e dell’impegno sociale si rintracciano nell’intraprendenza degli abitanti e nell’ausilio della rete del commercio equo  Sembra di essere finiti in un disegno di Andrea Pazienza. Nel cielo senza una nuvola volano già in tondo gli urubù: sono le sei del mattino, il bus partito da Fortaleza la sera prima, dopo dieci ore di viaggio, è finalmente arrivato a Picos, nel cuore del Piauì, Stato federale della regione del Sertão. Novantamila abitanti, terza città dello Stato per densità di popolazione, Picos è il più grande snodo stradale del nord-est brasiliano: da qui passano ondeggiando i bus che vanno verso le grandi capitali del litorale, Fortaleza, Natal, Recife, mete del divertimento (e dello sfruttamento) internazionale.  L’emblema del Sertão. Nel Piauì, però, i turisti non si fermano. I collegamenti con i villaggi limitrofi sono difficoltosi: le strade non sono asfaltate e quando finalmente piove si allagano, diventando impraticabili per settimane. Non ci sono fabbriche, la gente per lo più si arrangia grazie a un’economia di sussistenza e la disoccupazione endemica costringe i giovani...


Il silenzio degli innocenti

Apr 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
In cambio di un salario da fame, migliaia di operaie delle multinazionali subiscono soprusi, negazioni dei propri diritti, intimidazioni e violenze. A convincerle definitivamente al silenzio ci pensa una misteriosa escalation di omicidi (impuniti) di donne  Licenziamenti in tronco, molestie sessuali e minacce sono all’ordine del giorno per migliaia di operaie del Centroamerica. Le testimonianze raccolte tra le lavoratrici delle maquilas – fabbriche destinate alla fase più intensiva dell’assemblaggio di prodotti per conto di grandi multinazionali (nordamericane, europee e asiatiche) – seguono un disarmante copione. Sono storie di sopraffazioni, negazioni e soprusi, che vanno dalla semplice proibizione di andare al bagno a vere e proprie tragedie, come aborti spontanei avvenuti sul posto di lavoro o incidenti con gravi lesioni (a volte mortali). Come quella di Eva, che ha perso un occhio lavorando per la Sanyo; o Antonieta, a cui il padre ha negato l’istruzione per costringerla ad aiutarlo a mantenere i dodici fratelli. Qualcuna di loro ogni tanto alza la testa, allora anche il padrone alza il tiro. Se non bastano 1800 multe… I dipendenti delle maquilas sono in prevalenza giovani donne (in Messico rappresentano l’85% dei lavoratori del settore). Il loro profilo è facilmente tracciabile: un’età compresa tra i 15 ed i...


Abbattere stereotipi costruire comunità

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Parigi, Glasgow, Torino alla ricerca di un nuovo volto.  Strategie diverse, ma un’unica filosofia: la qualità della vita attraverso la riqualificazione urbana. Con particolare attenzione ai quartieri in difficoltà Inutile negarlo; il loro nome evoca ancora sinonimi inquietanti come “ghetti”, “quartieri dormitorio”, “bronx”, eppure le periferie sono scelte da un numero sempre crescente di persone come luogo di residenza. L’incongruenza tra l’immaginario collettivo e la realtà è confermato da recenti statistiche ufficiali che consegnano proprio alle zone e ai quartieri della prima cintura la palma d’oro per la qualità della vita. Anzi, le periferie per molti versi sembrano precorrere i tempi – fedeli al concetto di frontiera come laboratorio – e diventano il terreno ideale per attuare strategie innovative di riqualificazione e di integrazione, lasciando sempre di più al centro urbano la funzione di contenitore delle attività produttive, come testimonia il crescente fenomeno dei cosiddetti city users, coloro cioè che affrontano il traffico e la congestione della down town solo nell’orario di lavoro. Di sicuro è difficile demolire stereotipi radicati nel tempo che identificano le periferie con il degrado e la pericolosità, ma forse tra tutti il più duro a morire è proprio il pensare ancora le periferie come un luogo fisico, dal...


La pena ai tempi di Securitopoli

Ott 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Le recenti proteste dei detenuti hanno riportato l’attenzione sull’universo penitenziario. Ma come stanno davvero le cose? La parola al presidente dell’associazione Antigone Il 31 dicembre del 2001 erano detenute nelle carceri italiane 55.275 persone. Dal maggio 2001 la popolazione detenuta ha toccato stabilmente la quota di 55mila unità, dopo qualche mese a 54mila e un intero anno (il 2000) in cui si è aggirata intorno alle 53mila unità. Niente a che vedere con l’incremento vertiginoso del 1999 (49mila detenuti a gennaio, 50mila a marzo, 51mila ad agosto, 52mila a settembre, 53mila a novembre), ma il tasso di detenzione – dopo un anno di stasi – ha ripreso a salire (vedi tabella 1). Al primo luglio 2001 i condannati definitivi costituivano il 55,25% della popolazione detenuta, il 2,30% era soggetto a misura di internamento, mentre il restante 42,45% era in attesa di giudizio. Nell’ambito dei detenuti in attesa di giudizio, la componente di gran lunga più rilevante è quella in attesa del primo giudizio (il 22,75% del totale della popolazione detenuta); a quella data gli appellanti erano il 14,08% e i ricorrenti in Cassazione il 5,62%. Il giudizio può attendere Caratteristica tipica del sistema penale italiano è questa grande incidenza della detenzione in attesa del processo. I valori...


America Latina, chiuso per fallimento

Set 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Tutt’altro che imprevisto, il tracollo finanziario dell’Argentina giunge alla fine di un decennio di scandali in molti paesi centro e sudamericani. Il meccanismo è ormai consolidato: connivenze tra politica e sistema bancario e intervento di gruppi specializzati nel fallimento delle finanziarie Quando si arriva a Gran Caimán l’impressione è quella di trovarsi in paradiso. Mare e cielo si succedono senza distinzione, tanto tutto è azzurro e placido. Ma Gran Caiman non è solo un paradiso naturale. Quanto a “meraviglie” il locale sistema bancario non è da meno. Nelle banche domiciliate a Georgetown, la capitale dell’arcipelago che comprende anche Little Caimán e Caimán Brac, transitano capitali per la maggior parte anonimi, in grado di cambiare proprietario in pochi minuti grazie a una semplice telefonata o a un’operazione telematica. Qui, dove ci sono più entità finanziarie che proprietà immobili, si possono fare all’incirca settanta movimenti ogni giorno sullo stesso conto, rendendo impossibile un effettivo controllo sulla provenienza e la legittimità dei fondi depositati. La riservatezza viene poi garantita da un sistema off-shore che permette alle banche una presenza soltanto nominale, senza l’appoggio di un personale o di una sede in loco. I numeri corrono sulle linee e si depositano negli archivi dei computer, facendo...


Il lavoro in primo piano

Ott 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Venezia 2001. In genere i festival del cinema hanno un effetto straniante per chi li segue. Un po’ per quell’aria da baraccone che si crea nei luoghi del “mostrare”, un po’ per quell’effetto di continua dislocazione spazio/temporale che si subisce passando da una storia all’altra e infine per quel senso di artificiosità del vago che il cinema trasmette. Una settimana di film, passerelle di vip, conferenze stampa su “il mio cinema” ecc., finiscono spesso per produrre, nelle spettatore festivaliero, una leggera e temporanea perdita di identità che necessita a volte di un’operazione di ricollocazione delle cose e del mondo. Operazione questa resa più che mai opportuna dalle particolari condizioni ambientali del Lido Veneziano, punto limite sospeso tra terra e mare, su cui, per 10 giorni all’anno, lo spettacolo delle ombre contribuisce a confonderne i confini. Ma come in un brutto trip a volte “tornare” risulta difficile. E così può capitare che, scendendo dal treno nella stazione della tua città, con la mente ancora occupata da sequenze da brivido e delusioni d’autore, un’immagine che forse volevi dimenticare ti si ripresenta di fronte. Una protesta di ferrovieri, un gruppo di addetti alle pulizie incatenati ai pilastri delle pensiline gridano contro la mobilità che...