Articoli con tags ‘ Dea ’


Il boom delle droghe sintetiche negli Usa

Lug 20th, 2015 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
Negli ultimi cinque anni, negli USA, si è registrato un consistente aumento del consumo di metamfetamine. A rilevarlo la Dea (l’Agenzia antidroga americana) che parla di circa 5 tonnellate intercettate nel 2014 contro le oltre 2  del 2010. Ora, anche se alcuni dati non sempre coincidono con quelli del rapporto dell’Unodc (l’Agenzia contro la droga e il crimine delle nazioni Unite) del 2012 che segnalava sequestri di tali sostanze di circa 7,5 tonnellate nel 2009 e di 8,9 tonnellate nel 2010, è certo che il mercato delle droghe prodotte in laboratorio si è ampliato grazie ad una loro maggiore disponibilità, una migliore purezza e a prezzi ribassati dalle organizzazioni messicane e canadesi. Sono queste, infatti, che dopo gli stringenti controlli sui precursori chimici introdotti nel 2006 con il Federal Combat Methamphetamine Act, producono e commerciano tutte le Ats (sostanze del tipo amfetamine). Questa normativa prevede particolari restrizioni nella vendita al dettaglio di efedrina e prodotti che la contengono. Le rotte privilegiate di importazione delle amfetamine sono quella terrestre, al confine con il Messico trasportandole, occultate, a bordo di veicoli privati, autobus o, in forma liquida, sciolte nelle confezioni di shampoo o colluttori orali da dove, poi, vengono riconvertite in cristalli....


Il cartello messicano di Sinaloa dopo El Chapo

Giu 6th, 2015 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
Qualcuno aveva pensato che il cartello di Sinaloa, dopo la cattura (22 febbraio 2014) del suo leader Joacquin Guzman Lorea (El Chapo, nella foto), si sarebbe frantumato e avrebbe perso di peso nel panorama internazionale del narcotraffico. Mai ipotesi fu più errata. In realtà l’organizzazione ha conservato una sua vitalità ed è saldamente nelle mani del trio formato da El Mayo Zambada, Josè Esparragoza Moreno (El Azul) e Damaso Lopez Nunez (El Licenciado). È quanto emerge dal rapporto di fine maggio del Dipartimento della Giustizia americano. Lo stesso Dipartimento, già a fine 2014, evidenziava come il cartello, secondo indagini della Dea (l’agenzia antidroga) controllava, incontrastato, il mercato dell’eroina a New York e in molte altre città americane (nel documento di parla di 1.286 città). Gli affari, dunque, continuano ad andare a gonfie vele nonostante El Chapo sia in carcere dopo l’arresto – avvenuto con l’ausilio della Dea e con una “taglia” di 5 milioni di dollari – mentre alloggiava nell’albergo Miramar di Mazatlan. El Chapo, così chiamato per via della sua corporatura tarchiata, arrestato per narcotraffico nel 1993 in Guatemala, era riuscito a fuggire dal carcere di massima sicurezza di Puente Grande (Jalisco), a bordo di un autocarro che trasportava biancheria...


La fallimentare strategia antidroga in Afghanistan durante la transizione

Mag 15th, 2015 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
Il presidente americano Obama, nella “Determination on Major Drug Transit or Major Illicit Drug Producing Countries for Fiscal Year 2014”, aveva sintetizzato alcuni punti della situazione della droga in Afghanistan, sottolineando, tra l’altro, come nel’imminenza del ritiro delle forze internazionali, alla fine del 2014, fossero comunque “..necessari sforzi ancora maggiori per portare i programmi antidroga nella linea di sviluppo sociale ed economico, per frenare con successo le coltivazioni illegali di droga e la produzione di oppio, come pure l’elevato uso di oppiacei tra la popolazione afghana”. Alcuni analisti avevano manifestato la preoccupazione che la transizione militare, coincidente con una significativa riduzione di personale civile e delle forze dell’ordine presente nell’ambasciata americana a Kabul, potesse comportare una sostanziale diminuzione di operatori esperti proprio nel momento in cui la coltivazione del papavero da oppio e il traffico di droga si stavano espandendo. E’ ben noto che nelle attività antidroga si è fatto molto affidamento sulla presenza militare della coalizione. Le ridotte risorse militari degli americani stanno già influenzando la portata e la frequenza delle operazioni antidroga nel 2015, in particolare nella zona di Helmand e Kandahar. Senza contare che anche la Dea (l’agenzia antidroga americana), dall’inizio dell’anno, non assicura più la sua...


Il confine “groviera” Messico/Usa per il transito di droghe

Apr 29th, 2015 | Categoria: articoli, prima pagina
di Piero Innocenti
I primi due “narcotunel” messicani del 2015, sono stati localizzati dalla polizia federale e dai poliziotti americani verso la fine di febbraio. Il primo in una casa di Sonora, al confine con l’Arizona, dopo il sequestro di circa due tonnellate di marjiuana a bordo di un autoarticolato; il secondo, ancora in costruzione, a Nogales, con l’ingresso ricavato in un edificio abbandonato. Le gallerie sottoterra al confine del Messico non sono certo una novità investigativa. Nel 2014 sono state complessivamente una ventina quelle individuate e oltre 170, dal 1990 ad oggi, secondo le informazioni più recenti, quelle scoperte dalla polizia messicana e dagli americani. Solo negli ultimi sei anni una cinquantina le gallerie scavate al confine per agevolare traffici di droga, di armi, il passaggio di “indocumentados” (clandestini) e di “spalloni” con denaro da ripulire. Spesso si è trattato di opere ingegneristiche di ottimo livello come il corridoio sotterraneo individuato dagli agenti della Dea nel 2013, in una zona isolata,  tra le case di San Diego (California). Più di mezzo chilometro di costruzione sottoterra, ben illuminata e dotata di un efficace sistema di aereazione, il narcotunnel aveva l’ingresso principale in una casa di Tijuana. È proprio lì che la polizia aveva trovato...


I sottomarini-droni dei narcos colombiani

Gen 12th, 2015 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
L’ultimo episodio di un sottomarino intercettato in mare nel 2014 risale a maggio, a circa 45 miglia da Tumaco (dipartimento di Narino, Colombia). Trasportava 2.383 kg. di cocaina, un equipaggio di tre uomini al servizio della colonna Daniel Aldana della guerriglia delle Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia). La “novità” del 2014 è stata, invece, quella di un sommergibile-drone,  scoperto a dicembre, lungo il litorale di San Juan del Chocò, in fase di allestimento in un accampamento gestito dai Los Rastrojos, una delle bande di narcos attive nel paese. Lungo tre metri e largo due, il “drone-marino” aveva un’autonomia di navigazione di circa 10 ore e una capacità di trasporto di circa 250 kg di cocaina. In realtà, già in passato, vi erano stati episodi in cui un SPSS (“Self Propelled Semi Submersibles”, così definiti dalla Dea), poteva essere radiocomandato da una nave appoggio che seguiva alla prudenziale distanza di alcune miglia. In tali casi, al momento opportuno, veniva consegnata ai narcos destinatari del carico, l’hardware per il successivo controllo delle operazioni di trasbordo della droga. Negli ultimi otto anni, le forze navali statunitensi, colombiane e di altri paesi del centro America, hanno sequestrato una novantina di sottomarini, alcuni in...


Dalle protesi mammarie ai droni: genialità e modernità dei narcotrafficanti

Ago 26th, 2014 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
Droni che trasportano cocaina sorvolando il confine messicano con gli Usa. È l’ultimo dei tanti ingegnosi sistemi di trasporto delle droghe escogitato dai narcotrafficanti messicani nella zona di Guadalajara per eludere i controlli di frontiera ed inviare, via aerea, con voli brevi, modesti quantitativi di droga (qualche kg per viaggio) senza correre troppi rischi. Naturalmente gli americani non sono stati con le mani in mano e già poco più di un anno fa, quando si sono accorti di alcuni velivoli senza pilota sospetti, hanno preso le contromisure intercettandone una decina e sequestrando, complessivamente, oltre un quintale di stupefacenti. Il confine messicano è diventato, ormai da tempo, una sorta di “groviera” con decine di tunnel sotterranei utilizzati per portare droga, armi e clandestini. Molte gallerie sono state individuate e distrutte. In alcuni casi il trasferimento di cocaina è avvenuto con  il “lancio” oltreconfine, di pacchi, ben imballati, attraverso alcune rudimentali “catapulte” in legno montate su pianali di autocarri. L’ingegnosità dei messicani ha superato ormai anche quella dei “colleghi” colombiani che con la costruzione dei semisommergibili in grado di trasportare anche una decina di tonnellate di cocaina a viaggio, hanno dato ampia dimostrazione della loro straordinaria capacità organizzativa e di occultamento delle droghe. Tuttavia,...


La proiezione internazionale dei cartelli messicani

Nov 25th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Piero Innocenti
Il cartello messicano di narcotrafficanti di Sinaloa, con il suo imprendibile leader “El Chapo”, egemone in casa propria da anni, è in forte espansione anche altrove, non solo nei vicini paesi centro americani. Esperti antidroga europei e americani in servizio nella regione, sostengono che il cartello abbia raggiunto gli appetibili mercati dell’Europa, dell’Asia e dell’Australia. Presenze significative sono state rilevate anche da parte di altre organizzazioni criminali e, su tutte, quella dei Los Zetas. Alcuni operazioni antidroga effettuate ed altre in itinere sembrano confermare la forte espansione dei cartelli messicani nel mondo. Già nel novembre 2008, in Australia, con l’arresto di tre narcos messicani ed il sequestro di 65 kg di cocaina destinata al mercato locale, si registrò il primo segnale nella ricerca di nuovi mercati. Un anno e mezzo dopo, nel luglio 2010, i due quintali di polvere bianca intercettati a Baulkham Hills, a circa 30 chilometri da Sidney, confermarono l’interesse messicano per quel paese. A distanza di due mesi, John Lawler, direttore della Commissione sulla Criminalità in Australia, lanciava l’allarme sul cartello di El Chapo ritenuto in grado di immettere sul mercato interno almeno mezza tonnellata di cocaina al mese. Che le previsioni fossero azzeccate lo si vedrà...


Dea, non solo antidroga

Feb 2nd, 2011 | Categoria: archivio articoli, cronache sommerse
di Andrea Giordano
Dispacci riservati della diplomazia Usa, parte dei migliaia diffusi da WikiLeaks alla fine dell’anno scorso, fanno capire come la Dea (Drugs Enforcement Administration, l’antidroga americana) si sia nel tempo sempre più trasformata in un’organizzazione di intelligence globale, con fini e potenziali d’azione ben più vasti e complessi della semplice lotta al narcotraffico internazionale. Un cablo del 2009 riporta ad esempio come il presidente panamense Ricardo Martinelli abbia sollecitato (invano) la collaborazione della Dea per spiare le conversazioni telefoniche dei suoi nemici politici. Richieste analoghe sono giunte l’anno scorso dal governo del Paraguay, che per controllare le attività di un gruppo armato ribelle ha provato ad avvalersi del sistema di intercettazioni attivato in loco dall’antidroga americana. In Birmania, invece, gli informatori della Dea hanno raccolto informazioni sull’implicazione dei membri della giunta militare nel traffico di droga, ma anche sulle attività politiche degli oppositori del regime. La Dea americana possiede oggi 87 uffici in 63 Paesi del mondo. E nel nuovo millennio i budget annuali delle sue attività estere sono andati crescendo in modo vertiginoso. Nata nel 1973 per combattere, anche alla fonte, l’ingresso e la diffusione di droga negli Stati Uniti, la Dea ha dovuto sin da subito confrontarsi, per almeno un ventennio, con...


Droga, oltre cento arresti tra Nord Italia e Balcani

Nov 16th, 2010 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Zola
Oltre cento persone arrestate, ben trecento uomini della polizia impegnati dalle prime luci dell’alba. Una vasta operazione antidroga che ha consentito di sgominare due reti criminali interconnesse, l’una – tutta italiana – composta da diversi gruppi con operanti tra Milano, Como, Varese, Biella, Torino e Genova. L’altra,  di carattere transnazionale, composta per lo più da cittadini serbi, montenegrini e sloveni. Dai Balcani al Nord Italia il business era uno solo: il traffico di cocaina. E non mancavano diramazioni in Sud America, al fine di procurarsi la materia prima, non bastando più il tradizionale smercio dell’oppio di provenienza afgana, da sempre esclusiva competenza della mala balcanica. Non a caso i vertici della rete sono stati localizzati in Serbia e in Slovenia dove, tra il 2007 e il 2009, si sono smerciate ingenti quantità di cocaina. In Nord Italia stavano poi cellule operative pronte alla diffusione capillare della merce sul territorio. L’operazione della squadra Mobile di Milano, durata oltre due anni e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia del capoluogo lombardo e l’intervento della Direzione nazionale antimafia, ha visto la partecipazione dell’Interpol, della Direzione centrale per i servizi antidroga e del Servizio centrale operativo della Polizia di Stato. In particolare, le indagini sull’organizzazione serbo-montenegrina sono...