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Processi di mafia in Cassazione, no a miopi ed esasperati formalismi. I giudici guardino la realtà concreta delle carte

Feb 4th, 2015 | Categoria: articoli, prima pagina
di Gian Carlo Caselli
Sant’Alfonso de Liguori  e Sant’Ivo di Kemartin si contendono la “carica” di protettore dei giuristi grazie ad una storia che ne fa dei paradigmi della giustizia. Nel nostro Paese  invece tale “carica” potrebbe essere attribuita a Penelope, perché nessuno meglio di  lei può simboleggiare  l’andamento  della giustizia italiana. Il suo stratagemma della tela tessuta di giorno e disfatta la notte per non arrivare mai al risultato si rinnova un’infinità di volte nel  nostro sistema processuale.  Lo dimostra la prescrizione, che ovunque si interrompe con il rinvio a giudizio o la condanna in primo grado, mentre da noi non si interrompe mai. Per cui in centinaia di migliaia di processi finisce per scattare una inesorabile mannaia che distrugge la tela a lungo  tessuta, con  fatica e costi  ingenti, rendendo impossibile rendere giustizia. Tutti lo denunziano, ma poi nulla succede. Tanto da far sospettare che in realtà Penelope si sia ormai trasferita dalla mitologia greca in qualche ufficio legislativo romano… Ci sono poi  specifici, importantissimi  settori  della  giustizia italiana che funzionano come un soldo bucato. Significativi esempi li offre il contrasto della criminalità mafiosa. Spesso si pratica la strategia del “doppio binario” , affiancando  al lavoro di raccolta delle prove per eventuali sanzioni...


Valle d’Aosta, sette condanne per tentate estorsioni legate alla ‘ndrangheta

Gen 31st, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di redazione
  «La penetrazione delle mafie al Nord è un’emergenza in atto da tempo, rispetto a cui si è maturata una scarsissima consapevolezza. Si tratta di impreparazione, ritardo culturale, miopia, sottovalutazione, distacco aristocratico della gente del Nord verso il pericolo mafioso?». Così ha tuonato il procuratore capo Gian Carlo Caselli in occasione dell’apertura dell’anno giudiziario, a Torino. Frasi calzanti non solo per la realtà piemontese, ma anche per quella valdostana. Spesso sonnacchiosa, a volte quasi  – scientemente o inconsapevolmente – narcotizzata, cullata dalla vulgata “Valle d’Aosta isola felice”. Ieri, 30 gennaio, il Gup di Torino ha scritto una pagina significativa per la criminalità organizzata attiva nella regione ai piedi delle Alpi: sette condanne per altrettanti imputati nell’ambito dell’operazione “Tempus Venit”, partita su impulso dei Carabinieri di Aosta e coordinata dalla Procura di Aosta e dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino. Condannati Roberto Raffa (cinque anni e dieci mesi), Giuseppe Facchinieri (sei anni e otto mesi), Giuseppe Chemi (cinque anni e otto mesi) e Michele Raso (cinque anni): sono stati tutti accusati di tentate estorsione legate alla ‘ndrangheta ai danni di due imprenditori, Luigi Monteleone e Giuseppe Tropiano. In seguito alle minacce ricevute, però, il modus operandi delle due vittime è stato diametralmente opposto. Monteleone, titolare...