Articoli con tags ‘ Dc ’


“Caro professore…”

Nov 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Dall’incauta corrispondenza con Tonino Vaccarino, un professore che lo conosceva da quando era fanciullo, il superlatitante Matteo Messina Denaro rivela molto di sé e dei suoi affari. Ma non abbastanza da lasciarsi catturare Un ragazzino dodicenne che si avvicina alla cassa di un negozio per pagare il giocattolo scelto, e la mano di un adulto che lo precede e gli sorride, chiedendogli in cambio una sola cosa: porgere a casa i suoi più cari saluti. Una scena che risale a un pomeriggio del 1974, a Castelvetrano, Valle del Belice, provincia di Trapani. Una città che diede i natali a illustri personaggi, come il filosofo e ministro della pubblica istruzione dell’epoca fascista Giovanni Gentile, qualche magistrato e un ex capo della Polizia, Giovanni Rinaldo Coronas. Ma i personaggi di quello scambio di convenevoli, diventati a loro modo anche famosi, non sono né magistrati, né filosofi, né poliziotti: quel ragazzino oggi è cresciuto, ed è l’attuale super latitante di Cosa nostra, Matteo Messina Denaro, 46 anni, ricercato dall’estate del 1993; l’altro è un insegnante, il professor Tonino Vaccarino, anch’egli destinato agli onori della cronaca, prima, politica, perché divenne sindaco Dc del paese, e poi nera e giudiziaria, perché travolto negli anni 80 da...


La lingua e la spada

Giu 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
A differenza dei padrini siciliani e calabresi, i camorristi napoletani degli ultimi vent’anni non hanno affatto disdegnato l’attenzione dei media, sfruttandola addirittura a proprio vantaggio. Molto più “riservati“, invece, i boss casertani, per i quali gli attacchi ai giornalisti troppo intraprendenti sono una consuetudine (altro…)


La corruzione dopo Tangentopoli

Feb 28th, 2007 | Categoria: archivio articoli
A quindici anni di distanza dall’arresto di Mario Chiesa e dalle inchieste dei magistrati di “Mani pulite”, che cosa è cambiato nel sistema della corruzione? Quali sono le tendenze da considerare nelle strategie di contrasto? E come va letto il rapporto tra mafie, poteri e appalti nella Seconda Repubblica? Intervista a Ivan Cicconi, direttore di “Nuova Quasco” Milano, 17 febbraio 1992. Mario Chiesa, presidente del Pio Albergo Trivulzio (una casa di riposo per anziani), viene arrestato per concussione in flagranza di reato mentre intasca una busta contenente sette milioni di lire, la prima rata di una tangente per concedere l’appalto a un’impresa di pulizie. Le sue dichiarazioni avrebbero consentito a un gruppo di magistrati della Procura della Repubblica di Milano di estendere l’inchiesta – soprannominata “Mani pulite” – fino ad arrivare, nel giro di pochi mesi, allo svelamento di un sistema di intrecci corruttivi tra centinaia di politici (ministri, deputati, segretari di partito e amministratori locali) e imprenditori (dei principali gruppi industriali, ma anche di realtà medio-piccole). Le tangenti versate ai (o richieste dai) partiti per influenzare l’assegnazione di lavori e appalti erano una prassi talmente diffusa e consolidata che i magistrati, primo tra tutti Antonio Di Pietro, parlarono di dazione...


Il senatore Andreotti, la mafia e l’antimafia

Giu 10th, 2000 | Categoria: editoriali
Il nostro sistema processuale – a differenza di quelli anglosassoni – prevede che le sentenze siano motivate. La ragione è chiara e non riguarda solo i protagonisti del processo: il popolo, in nome del quale le sentenze sono pronunciate, ha diritto di sapere il perché delle decisioni dei suoi giudici. Ha diritto di conoscere: per valutare, per consentire o per dissentire, se del caso per criticare. Il deposito della motivazione della sentenza con cui il Tribunale di Palermo ha assolto il sen. Andreotti dall’accusa di partecipazione ad associazione mafiosa non è, dunque, un fatto rituale, un déjà vu. Le 4.301 pagine con cui i giudici spiegano la decisione sono un macigno che merita ben più dell’attenzione e della polemica di un giorno. Ne daremo conto nei prossimi fascicoli, ma non vogliamo esimerci da qualche considerazione a prima lettura. 1. L’autonomia tra politica e giurisdizione è uno dei fondamenti della democrazia. Ciò ha molte implicazioni. Significa anzitutto che la giustizia non può sostituirsi alla politica (neppure nel campo della criminalità e della mafia); l’intervento giudiziario deve riconoscere e rimuovere ingiustizie e illegalità in atto, ma il motore e la garanzia del «vivere giusto» stanno in azioni e provvedimenti estranei alle aule di giustizia; su questi versanti non c’è supplenza...