Articoli con tags ‘ Darko Saric ’


Djukanovic, il “padrino” torna in sella

Ott 24th, 2012 | Categoria: articoli
di Alfredo Sasso e Matteo Zola
Ha vinto ancora lui, come era ampiamente previsto e come avviene ormai da più di 20 anni. La coalizione guidata da Milo Djukanović è la prima forza politica del Montenegro dopo le elezioni parlamentari svoltesi il 15 ottobre scorso. “Montenegro Europeo”, l’alleanza formata da tre partiti DPS, SDP e LP (rispettivamente Partito Democratico dei Socialisti, Partito Socialdemocratico e Partito Liberale) ha infatti ottenuto il 45% dei voti. Ma Milo non può cantare vittoria: per la prima volta dal 2001, infatti, la sua coalizione non ottiene la maggioranza assoluta (39 seggi, ne erano necessari 42) e perde circa 9 punti rispetto alle elezioni del 2009. Superiore rispetto alle aspettative è il risultato del “Fronte Democratico”, che ottiene il 23,8% dei voti e 20 seggi. Il Fronte, formato da due partiti NSD e PZP (rispettivamente Nuova Democrazia Serba e Movimento per i Cambiamenti, il primo nazionalista serbo moderato, il secondo liberal-conservatore), proponeva come candidato Miodrag Lekić, ex- ambasciatore jugoslavo ed ex-docente universitario alla Luiss di Roma. Djukanovic resta comunque uno dei più longevi politici europei, padre padrone di un Montenegro che non conosce un vero rinnovamento dal giorno dell’indipendenza ad oggi. Nominato per la prima volta premier nel 1991 a soli 29 anni, Djukanovic...


Belgrado criminale

Set 14th, 2012 | Categoria: articoli
di Cecilia Ferrara
Nel vuoto politico seguito alle recenti elezioni, Belgrado è attraversata da una serie di omicidi che riportano alle cronache criminali di dieci anni fa. Nostra intervista a Stevan Dojčinović, giornalista investigativo serbo Alle 14 del 3 luglio scorso, nella periferia di Belgrado, Radojica Joksović, 32 anni, è stato ucciso dall’esplosione di un chilo di esplosivo C4 posto sotto la sua Audi A6 e azionato a distanza con un cellulare. Il suo accompagnatore, Predrag R. (35), è rimasto lievemente ferito. Radojica Joksović era originario di Pljevlja, Montenegro, la città di origine dell’ormai famoso Darko Šarić, presunto trafficante internazionale e capo dei “Guerrieri Balcanici”, organizzazione che in Italia sarebbe stata fornitrice di cocaina per la ‘ndrangheta sulla piazza di Milano. Il cugino di Radojica, Nebojša, arrestato nel gennaio del 2010, sarebbe stato uno dei luogotenenti di Šarić in Italia ed è oggi uno dei principali testimoni contro di lui. I media serbi hanno ricordato in questi giorni che già altri attacchi clamorosi erano stati sferrati contro Joksović lo scorso anno: una granata in un bar di sua proprietà e un proiettile di bazooka sparato ad un altro suo edificio, una tipografia. Undici giorni prima, in pieno centro di Belgrado, nel quartiere di Dorcol, un’altra auto...


La fine della mafia serba?

Feb 23rd, 2012 | Categoria: articoli
di Cecilia Ferrara
L’arresto in Spagna di quattro cittadini serbi sospettati di essere alla guida di una delle più potenti organizzazioni criminali dei Balcani, il famigerato clan di Zemun, ha inferto un duro colpo alla criminalità organizzata della regione. Ma è veramente finita? “È  la fine del clan di Zemun” ha dichiarato il ministro dell’Interno serbo Ivica Dačić alla notizia dell’arresto da parte delle autorità spagnole di quattro cittadini serbi. “Con questa notizia siamo ad un passo dalla vittoria sul crimine organizzato” ha commentato il presidente della Repubblica Boris Tadić. Lo scorso 9 febbraio nel centralissimo ristorante “La Bodega de La Paz” a Valencia (Spagna) sono stati arrestati Luka Bojović, Vladimir Milisavljević, Siniša Petrić e Vladimir Mijanović, tutti e quattro cittadini serbi, di cui due ex “Tigri di Arkan”, Bojović e Petrić e tutti legati al clan di Zemun. Milisavljević, chiamato Vlada “il matto”, è stato condannato in contumacia nei due processi ad oggi più importanti portati a termine dalla Procura speciale per il crimine organizzato di Belgrado. Quello per l’omicidio del premier Đinđić per il quale ha ricevuto una pena a 35 anni e il processo per i crimini degli “Zemunci”, il temibile clan criminale di Belgrado, per i quali Milisavljević è stato condannato a...


Vukovic, l’ex braccio destro di Saric, diventa collaboratore di giustizia

Nov 22nd, 2011 | Categoria: news
Drasko Vukovic, trentaquattro anni, da due anni latitante tra le montagne di Crna Gora, oggi è diventato ufficialmente un testimone nel processo contro Darko Saric, la primula rossa del narcotraffico balcanico. Vukovic è stato sentito lunedì 21 novembre dai magistrati del Tribunale di Belgrado ai quali si è consegnato l’11 ottobre scorso. Un’udienza a porte chiuse in cui avrebbe raccontato i suoi anni di latitanza in Montenegro e i rapporti con Saric, anch’egli nascosto in Montenegro grazie alle coperture offerte da Milo Djukanovic. E’ assai probabile che oggi Saric non si trovi più tra le nere montagne di Crna Gora, dove è nato e dove può avvalersi di una fitta rete di fiancheggiatori. Il cerchio attorno a Saric è però difficile da chiudere del tutto, il narcotrafficante gode di appoggi “altolocati”. Su tutti spicca quello di Milo Djukanovic, già premier montenegrino, che controlla indirettamente – tramite il fratello Aco –  la banca Prva presso i cui conti avrebbe depositato denaro sporco il boss Darko. Sul sostegno di Djukanovic a Saric è caduto il velo da quando nel giugno 2010 la Dea, intercettando le telefonate di Saric, ha scoperto che il boss versa alle banche del premier montenegrino il 20% dei proventi derivanti dal narcotraffico. Proprio Djukanovic, infine,...


Darko Saric latitante con passaporto croato

Ott 26th, 2011 | Categoria: news
Darko Saric, superboss del narcotraffico di origine montenegrina, dal 2009 viaggerebbe con un passaporto croato rilasciato dal consolato croato di Tuzla, in Bosnia Erzegovina. Lo scrive Jutarnji List citando fonti dell’Interpol. Con questo documento, ottenuto sotto falso nome, Saric avrebbe recentemente attraversato la frontiera tra Croazia e Slovenia, entrando quindi nell’Unione Europea. In questi giorni è sotto processo a Banja Luka uno dei soci di Darko Saric, tale Zoran Copic, su di lui l’accusa di aver riciclato il denaro sporco del narcotraffico attraverso ula compravendita della fabbrica di zucchero di Bijeljina, cittadina serba in Bosnia Erzegovina. Dopo aver concluso l’affare, ha pensato di lasciare la direzione della fabbrica al suo partner, il famoso imprenditore Enver Moralic. La vicenda mostra come la mafia balcanica sappia infiltrarsi anche nell’economia legale avvalendosi di prestanome di prim’ordine in un sistema di corruttele che investono il mondo dell’industria come il mondo degli affari. Nel novembre 2010 il giornale autriaco Der Standard pubblicò la notizia che circa 100 milioni di euro erano stati riciclati da Saric nell’istituto carinziano Hypo Alpe Adria Group, all’epoca al centro di torbidi (della vicenda abbiamo parlato in La cupola nel caveau, Narcomafie 9/2011), la quale avrebbe garantito a Saric...


Montenegro, porta aperta verso la Ue: bene così. Ma anche no

Dic 15th, 2010 | Categoria: articoli, prima pagina
di Matteo Tacconi
Il Consiglio europeo, convocato a Bruxelles domani e venerdì, conferirà al Montenegro il rango di paese ufficialmente candidato all’adesione. I negoziati dovrebbero scattare, secondo quanto riporta la stampa internazionale, nel 2012. È comunque prematuro immaginare una data precisa sull’inizio delle trattative. Figuriamoci sull’ingresso. Ci sono molti fattori e molte variabili, d’altronde, che potrebbero rendere più celere del previsto oppure allungare la marcia montenegrina. Si vedrà. La decisione dei 27 non cade all’improvviso. Il Consiglio, infatti, accoglie il parere della Commissione, che a novembre, diffondendo l’annuale progress report sui paesi che aspirano a entrare nell’area comunitaria, aveva reputato la giovane repubblica adriatica pronta a compiere questo importante passo. Considerando la fatica con cui l’Ue guarda all’ex Jugoslavia e le tante promesse fatte negli ultimi anni ai Balcani, tutte o quasi tutte puntualmente disattese, la scelta dell’Ue sul Montenegro è un segnale incoraggiante. Indica che prima o poi il traguardo della completa “riunificazione europea” verrà tagliato. Bene così, dunque. Ma anche no. Il punto è che l’incentivo offerto al Montenegro induce a riflettere, vista la fedina non proprio limpida del paese. Negli anni ’90 il Montenegro divenne un avamposto criminale e il centro operativo, secondo la Procura di Bari, del contrabbando di sigarette nell’Adriatico,...


Serbia, perché la teoria del complotto regge

Nov 29th, 2010 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Matteo Tacconi
Belgrado, domenica 10 ottobre. È il giorno del Gay Pride. I militanti dell’estremismo extraparlamentare mettono a ferro e fuoco la capitale serba, sfasciando vetrine, bruciando automobili, scontrandosi con la polizia (124 gli agenti feriti), incendiando la sede del Partito democratico del presidente della repubblica Boris Tadic e scatenando una sassaiola contro l’edificio che ospita gli uffici del Partito socialista, alleato di governo dei democratici. Tre giorni dopo il Gay Pride si gioca la partita di calcio tra Italia e Serbia, in programma allo stadio Marassi di Genova e valevole per le qualificazioni agli europei 2012. L’incontro inizia in ritardo e viene in seguito sospeso, dopo appena sette minuti, a causa del lancio incessante di petardi e fumogeni in campo da parte degli ultrà serbi. La stampa e le autorità di Belgrado chiariscono da subito che tra le due vicende c’è uno stretto legame e che i protagonisti dei disordini genovesi sono gli stessi che hanno devastato la capitale serba 72 ore prima. Le curve, viene sottolineato, costituiscono infatti uno zoccolo duro delle principali sigle – Obraz, 1389, Nasi e Srpski Dveri – della galassia estremista. In altre parole, chi si cimenta nella guerriglia urbana si fa valere anche sugli spalti dei...


Hooligans, mafia, nazionalismo. Cosa c’è dietro ai disordini di Italia-Serbia

Ott 15th, 2010 | Categoria: articoli
di Matteo Zola
Gli scontri di martedì sera, 12 ottobre, durante e dopo la partita tra le nazionali di calcio serba e italiana, celano intricati rapporti tra il mondo degli hooligans balcanici, la mafia serba, e gli ambienti ultranazionalisti. Un sottobosco criminale diffuso e capace di ledere la politica estera e diplomatica di Belgrado, che bussa alla porta d’Europa trovandola sempre più chiusa. E c’è chi grida al complotto, indicando nel boss Darko Saric il mandante dei disordini di Marassi. Quel che è certo è che esistono rapporti tra il mondo degli hooligans e quello della mafia balcanica, e i  giovani che dagli spalti lanciavano fumogeni durante la partita sono al contempo vittime e responsabili di un clima di tensione e spaesamento che ha investito (e investe) la Serbia dopo le guerre degli anni Novanta e la caduta del regime di Milosevic. Giovani senza futuro. Il mondo della tifoseria serba è composto infatti da giovanissimi, ragazzi cresciuti durante il regime di Milosevic, figli della retorica nazionalista, che si sono poi trovati a vivere le privazioni delle sanzioni internazionali, imposte alla Serbia allo scopo di far diminuire il consenso attorno al dittatore.  Una volta divenuti adolescenti si sono visti cadere in testa le bombe della Nato (non dell’Onu, che...


Nuovi elementi nella caccia al boss Darko Saric

Set 1st, 2010 | Categoria: news
Si stringe il cerchio attorno a Darko Saric (foto), il boss del narcotraffico balcanico ricercato dai governi di mezzo mondo, Serbia in testa, e dalla Dea, la Drug Enforcement Administration americana. Anche la magistratura italiana – nello specifico le Procure di Napoli e Bari –  è sulle sue tracce, ritenendolo a capo di una cupola mafiosa dedita al traffico internazionale di armi, stupefacenti, sigarette e droga. Il latitante gode però della protezione di Milo Djukanovic, primo ministro a Montenegro, il quale controlla indirettamente – tramite il fratello Aco –  la banca Prva presso i cui conti ha depositato denaro sporco il boss Darko. (altro…)