Articoli con tags ‘ crimini di guerra ’


Gangster in uniforme

Giu 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Ramush Haradinaj, ex comandante dell’Uck ed ex primo ministro di Pristina deve fronteggiare trentasette capi d’accusa al tribunale dell’Aja tra violenze, torture e uccisioni. A lui fa capo una capillare rete di interessi economici e politici, per la cui difesa la sua famiglia è coinvolta in faide con rivali altrettanto pericolosi. Intanto i testimoni al processo spariscono in circostanze tutt’altro che casuali Il confine con Albania e Montenegro, distante una quarantina di chilometri, è marcato da massicce montagne, le cui cime sono ancora ammantate di neve. Il clima, rispetto alla capitale Pristina, distante un’ottantina di chilometri, è decisamente meno afoso: saranno almeno cinque gradi in meno. Alla stazione di Peja, la principale città dell’occidente kosovaro, è come se Ramush Haradinaj accogliesse il cronista, appena sceso da uno sgangherato autobus, partito da Pristina due ore prima. Il suo faccione campeggia su numerosi manifesti, che ritraggono l’ex comandante dell’Uck  in divisa militare, al tempo della lotta armata contro i serbi. «Heroj (eroe in albanese, ndr.)», dice il tassista Bilal, indicando i cartelloni, ordinatamente disposti ai bordi della carreggiata. Haradinaj, sotto processo all’Aja per crimini di guerra, non riscuote solamente l’ammirazione di Bilal. È, in generale, un idolo di tutto il Kosovo. Ma da queste...


Parla la Corte

Mar 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
La Corte penale internazionale (della quale abbiamo scritto nel numero di settembre del 2003) è finalmente pronta per iniziare i suoi lavori. Questo Tribunale, sorto con il Trattato di Roma del 1998 ed appoggiato sulla carta da tutti gli Stati democratici, ha trovato forti ostacoli nel suo cammino organizzativo, soprattutto per l’opposizione svolta da Stati Uniti, Russia e Cina. In particolare, il governo di Washington, nel timore di vedere i suoi soldati portati a rispondere di crimini di guerra davanti a una corte internazionale, ha iniziato da un paio di anni a firmare trattati bilaterali con i Paesi estranei alla Nato. A rispondere all’appello degli Stati Uniti sono stati alcuni governi africani, asiatici e dell’America Latina, tra i più poveri del mondo, spinti – e praticamente obbligati – a firmare dalla promessa di vantaggi economici offerti da Washington. La lista comprende, tra gli altri, Bangladesh, Georgia, India, Nauru, Mauritania, Nicaragua, Pakistan, Serbia, Ruanda, Sierra Leone, Tagikistan, Uganda. Il rifiuto alla proposta degli inviati di Bush implica l’attuazione di un embargo. Le sanzioni sono già scattate per alcuni governi, ed implicano il congelamento di fondi destinati a scuole, ospedali ed infrastrutture in generale. Negli ultimi mesi l’azione diplomatica degli Stati Uniti...


Onu, ultima speranza

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
In un rapporto reso pubblico lo scorso 7 novembre a Ginevra, il Comitato per i diritti dell’uomo delle Nazioni Unite si è detto «estremamente preoccupato» per le violazioni che continuano ad essere commesse in Cecenia. Il portavoce Nigel Rodley ha dichiarato che le spiegazioni date da Mosca in merito alle esecuzioni, le torture, i crimini e gli stupri commessi impunemente non sono bastati per far rientrare le preoccupazioni del Comitato. Quasi contemporaneamente Silvio Berlusconi, in occasione dell’ultimo vertice Ue-Russia, rilasciava sulla situazione cecena, a sostegno di Vladimir Putin, dichiarazioni che, il 20 novembre, avrebbero poi spinto l’Europarlamento a deplorarle con una risoluzione, in cui peraltro è stato affermato che «il conflitto non può essere considerato unicamente come un elemento della lotta al terrorismo». «Narcomafie» ne ha parlato con il ministro della Sanità ceceno in esilio Umar Khanbiev, che il mese scorso ha presentato in Italia il “Piano Akhmadov” per un’amministrazione controllata dall’Onu in Cecenia. Le sue parole risultano di ancor più tragica attualità dopo che il 5 dicembre – alla vigilia delle elezioni parlamentari russe che avrebbero visto Putin nuovamente vincente – un commando di kamikaze si è fatto esplodere su un treno di pendolari (oltre 40 i morti e 150...


Soldati in branco

Ott 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
La violenza sessuale in tempo di guerra, spesso strumento di “pulizia etnica”, è un crimine contro l’umanità. Lo stabiliscono per la prima volta i Tribunali penali internazionali per l’ex Jugoslavia e il Ruanda. E intanto 650 donne kenyote portano l’esercito britannico sul banco degli imputati Dopo trent’anni di violenze, lo scorso luglio 650 donne Masai hanno ottenuto sostegno legale per intentare causa al ministero della Difesa britannico: denunciano stupri, premeditati e pianificati, da parte di soldati inglesi presenti nel Nord del Kenya per addestramento tra il 1970 e il 2000.  Martyn Day, legale delle donne, è in possesso di abbondante materiale che prova gli incontri – avvenuti per organizzare gli abusi – fra i capi Masai, le autorità keniote e gli ufficiali inglesi, tra cui rapporti di polizia e referti medici risalenti persino agli anni 70. Sbiadite cartelle mediche riportano la dicitura «violentata da un gruppo di soldati bianchi», come confessato dalle vittime che presentavano gravi emorragie. Un certificato medico registra l’aborto provocato ad una donna incinta di quattro mesi dal «violento stupro da parte di soldati inglesi». Il 14 agosto le donne, forti del supporto legale alla loro denuncia collettiva, hanno manifestato davanti alla sede della British High Commission di Nairobi.     L’onta di  Johnny British Elizabeth, una giovane donna...


War zapping

Apr 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Belfast, ore 18,37 del 7 aprile: il presidente americano George W. Bush saluta la folla, dirigendosi verso l’elicottero. Ad un tratto si arresta di botto. Con una serie di veloci passettini torna indietro di alcuni metri, e prende tra le braccia un bimbo davanti alle telecamere. Le leggi della comunicazione impongono: imita l’avversario quando ne fa una giusta. Infatti il gesto di Bush, leggermente forzato, è uguale a quello compiuto tre giorni prima da Saddam Hussein, apparso a Baghdad in un bagno di folla osannante (ancora per poco). In questo conflitto, angloamericani e iracheni si sono imitati, ingaggiando una furiosa lotta mediatica per imporre le loro versioni propagandistiche, e per negare del tutto quelle nemiche. I proclami del ministro della Propaganda iracheno Mohammed Said al Sahaf, uniti ai suoi fantasiosi bilanci delle perdite nemiche, hanno fatto di lui una pura macchietta. Ma sono eguagliati, in gravità, dalla negazione sistematica e dalle arroganti mancate ammissioni di colpa (relative alle uccisioni di civili) dei comandi militari americani: solo un noto reporter britannico, Robert Fisk, si prenderà la briga di verificare, partendo da un frammento, il numero di serie di un missile che ha fatto 62 vittime civili al mercato di Shu’ala a Baghdad,...


Una tregua lunga un giorno

Mar 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Rivolte, attentati e lotte per il potere. Nel Paese del cacao regna il caos, alimentato da gruppi armati e squadroni della morte. E il precario “cessate il fuoco”, stabilito sotto gli occhi di Chirac, è già un ricordo Il destino di un popolo non sta scritto nei trattati di alcuna scienza esatta. Eppure il conflitto che oggi dilania la Costa d’Avorio sembra la scontata e matematica conseguenza della sua recente e già tormentata storia.  Le cause di quanto accade sono sotto gli occhi di tutti: la strumentale radicalizzazione delle differenze etniche e del nefasto concetto di “ivorietà” (ossia la restrittiva visione della cittadinanza ivoriana che discrimina molti abitanti originari dei Paesi confinanti), l’assenza di leale competizione politica, la crisi strutturale dell’economia e in particolare del settore del cacao, la degenerazione delle Forze armate con la comparsa di ufficiali avidi di potere, di milizie o di “squadroni della morte”. Completano il quadro la presenza destabilizzante di corpi mercenari e il presunto intervento occulto di Paesi terzi.  Ivoriani, razza doc? La Costa d’Avorio diviene repubblica indipendente nel 1960 sotto la presidenza di Félix Houphouët-Boigny, carismatico “padre della patria”. Il “vecchio” favorisce l’afflusso della manodopera dai Paesi circostanti, in modo da garantire adeguato sviluppo allo sfruttamento delle piantagioni di cacao (la Costa...


Una giustizia universale, o quasi

Ott 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Il Tribunale penale internazionale è nato con l’obiettivo di tutelare i diritti umani contro i crimini di guerra. Eppure non mancano le resistenze, come quelle che potrebbero sottrarre i cittadini Usa alla giurisdizione della Corte Quando nel luglio del 1998 la Conferenza diplomatica dell’Onu riunita a Roma approvò lo statuto della Corte penale internazionale (Cpi), molti osservatori dichiaravano che ci sarebbero voluti almeno dieci anni per ottenere le sessanta ratifiche richieste per l’entrata in vigore del trattato. E invece l’11 aprile 2002, a meno di quattro anni dall’approvazione dello statuto, il numero di ratifiche è stato raggiunto e il 1 luglio è ufficialmente entrato in vigore il Tribunale penale internazionale. Si tratta di un passaggio storico. Negli ultimi 50 anni si è assistito all’affermazione universale dei diritti umani, ma la mancanza di un adeguato apparato giudiziario ha spesso vanificato la difesa e il rispetto di quei diritti, calpestati da guerre e conflitti in diverse regioni del pianeta.  Dai Tribunali militari di Norimberga e Tokyo – appendice giudiziaria dei terribili anni della seconda guerra mondiale – fino ai due Tribunali ad hoc per l’ex Jugoslavia (1993) e il Ruanda (1994), la giurisdizione penale internazionale si è sempre misurata con notevoli difficoltà di natura procedurale e logistica, oltre a scontrarsi con le...


Processato in casa

Set 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
1994: tre volontari italiani vengono uccisi da un ufficiale dell’esercito bosniaco. Una vicenda tuttora controversa, ma che dimostra che è possibile punire i crimini di guerra là dove sono stati commessi Sono 827 i fascicoli aperti dalla procura di Vitez su altrettanti musulmano-bosniaci accusati di crimini di guerra, a cui se ne aggiunge un numero imprecisato per gli stessi reati presso la procura di Travnik. Le due procure sono state unificate a Travnik e il 28 giugno il tribunale della cittadina bosniaca ha emesso una sentenza storica, cui i mass media, impegnati nelle vicende dell’estradizione di Milosevic, non hanno dato adeguato risalto. Si tratta della condanna a quindici anni di reclusione per Hanefija Prijc, detto Paraga, imputato della morte di tre volontari italiani che il 29 maggio 1994, mentre portavano aiuti umanitari, furono uccisi in un luogo poco distante da Gornj Vakuf, in Bosnia. Sentenza a parte, l’importanza di questo processo risiede nel fatto che è stato punito un crimine di guerra sul territorio dove è stato commesso, creando un precedente giuridico che, si spera, spianerà la strada ad altri processi simili. Fermati e fucilati. Sono le quattro del pomeriggio quando i cinque volontari che conducono un camion di aiuti umanitari verso la cittadina...