Articoli con tags ‘ Cpt ’


Italia “osteria xenofoba”?

Mag 10th, 2009 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino Apro il giornale. Uomini, donne, bambini – numeri insignificanti, poco più che appendici dei barconi su cui cercano una vita accettabile – vengono ricacciati nella disperazione e nell’orrore tra grida di trionfo del presidente del Consiglio e dei suoi ministri, nella comprensione di parte significativa della opposizione, nel tripudio delle “osterie xenofobe” e dei giornali che le rappresentano, nel silenzio complice dei benpensanti. Accendo la televisione. I più parlano con sufficienza della proposta, avanzata da un parlamentare della repubblica, di istituire – a Milano – vagoni differenziati per autoctoni e migranti, considerandola una sparata di cattivo gusto, ignorando (o fingendo di ignorare) che si tratta di una delle manifestazione più caratteristiche dell’apartheid e della segregazione razziale che hanno segnato secoli di storia. Mi trasferisco sulla radio. La maggioranza paga la sua cambiale all’alleato leghista – o, più esattamente, realizza i propri disegni attraverso quella copertura – dilatando a dismisura il trattenimento nei centri di detenzione (negazione della civiltà dei moderni che vuole, per la limitazione della libertà di chiunque, la commissione di un reato), incurante del fatto che, in essi, aumentano maltrattamenti e suicidi. Cerco riparo nel computer e trovo un messaggio di mio figlio: «Caro papà, ti scrivo...


Cpt, Lampedusa non è l’eccezione

Ott 10th, 2005 | Categoria: editoriali
Non sarà stata l’umana pietà di Pasquale Saraceno (giudice fiorentino che, negli anni Quaranta del secolo scorso, chiese al Ministero il permesso di essere rinchiuso sotto falso nome in un carcere, tra i delinquenti comuni, «per misurare con l’esperienza le loro sofferenze e cercare nella realtà del carcere la giustificazione – se c’è – della pena»), ma la curiosità di Fabrizio Gatti, che lo ha spinto a farsi rinchiudere nel centro di accoglienza di Lampedusa e a descrivere, sulle pagine de «L’espresso», le indegne condizioni dei migranti in esso detenuti, ha reso un importante servizio alla verità. Nulla da aggiungere al dolente reportage, se non il consiglio di leggerlo e, magari, di utilizzarlo come materiale di riflessione e di discussione, a partire dalle scuole… Piuttosto, l’approfondimento di una riflessione, da tempo iniziata su questa rivista, perché l’emozione e lo sdegno diventino veicolo di conoscenza più ampia e di comprensione di ciò che sta a monte della (e produce la) vergogna descritta nel reportage di Gatti. Lampedusa non è un’eccezione. Le istituzioni chiuse – chi non ricorda l’esperienza dei manicomi? – producono violenza, degrado, abbrutimento. E i centri per immigrati – non solo quello, anomalo, di Lampedusa, ma tutti i “centri di...


L’inospitale terra promessa

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Dallo sbarco, dopo 12 ore su una carretta del mare, alla drammatica reclusione nel centro d’accoglienza. Cosa resta di quel sogno di libertà chiamato Italia? Gli occhi di Mohammed, migrante sudanese, sono fissi nel vuoto. In evidente stato di shock, seduto sulla banchina del porto di Lampedusa tra i suoi compagni di traversata, non dice una parola. «I subsahariani rimangono spesso scioccati dalla traversata – dice Bedros Karnik Kendirjian, mediatore culturale dell’équipe di Medici senza frontiere (Msf) – alcuni di loro non hanno mai visto il mare prima. E il canale di Sicilia non è certo un posto tranquillo». Sono passate da poco le nove di sera e Mohammed, insieme a 75 immigrati clandestini, è appena sceso dal Guardacoste G107 “Carreca” della Guardia di finanza. Altri 87 sono scesi dalla motovedetta della Capitaneria di porto. In tutto 163 persone salpate dalle coste libiche e soccorse dopo oltre 12 ore di navigazione su un barcone in legno lungo 17 metri, a circa 24 miglia marine dall’isola siciliana. Sono subsahariani, magrebini e, in aumento in quest’ultima stagione estiva, asiatici. Tra di loro anche 13 donne e due bambini, di sei e dieci anni. Comitato di benvenuto. Sulla banchina, accanto agli inquirenti (poliziotti, carabinieri, finanzieri, marinai),...


Mappa dei Cpt italiani

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Riportiamo qui di seguito la mappatura degli istituti presenti nel nostro Paese. Le notizie raccolte fanno riferimento a: tipo di struttura; dislocazione rispetto al centro abitato; capienza massima; tipologia degli ospiti; budget per persona giornaliero; continuità di esercizio; gestione. I dati sono stati elaborati sulla base della lettura del Rapporto di Medici Senza Frontiere (MSF) curato da Luca Leone Centri di Permanenza Temporanea e Assistenza, anatomia di un fallimento edito da Sinnos nel 2005 e del Rapporto di Amnesty International Italia. Presenza temporanea, diritti permanenti. Il trattamento dei cittadini stranieri detenuti nei centri di permanenza temporanea e assistenza (Cpta). Agrigento “Contrada San Benedetto” Ex hangar in muratura; zona industriale, lontano dal centro abitato; 108 posti; 96 uomini e 12 donne; euro 30,54 cad/giorno; chiuso per ristrutturazione dall’ottobre 2004 e “in via definitiva” dal dicembre 2004, a seguito delle osservazioni espresse dal Comitato per la prevenzione della tortura e dei trattamenti e pene crudeli, inumani e degradanti del Consiglio d’Europa. Fonti non confermate sostengono che il centro verrà riaperto nel 2005 dopo i relativi lavori di ampliamento; gestione Misericordia/Asi.  Lampedusa Cinque container; è anche Centro di Identificazione (Ci); situato nella zona aeroportuale dell’isola. Dista circa 205 km dalla costa della Sicilia e circa 300 km dalla...


Complici o misericordiosi?

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli, articoli
I gestori del Cpt di Agrigento non ci stanno ad essere considerati parte di un sistema repressivo. Difendono il loro operato e descrivono una realtà più complessa, ancora priva di soluzioni alternative Agrigento, contrada San Bene-detto. Sulla carta dovrebbe esserci un Cpt, ma ormai è solo un capannone abbandonato. Era in ristrutturazione quando gli osservatori del Comitato per la Prevenzione della Tortura del Consiglio d’Europa, in visita in Italia alla fine del 2004, ne denunciarono le pessime condizioni, costringendo il Ministero dell’Interno a chiuderlo definitivamente. Dentro quel capannone, oggi deserto, sono passate migliaia di persone alla ricerca di un futuro in Europa. Ad occuparsi di loro ci sono stati, dal 2002 al 2004, i volontari delle confraternite agrigentine Misericordia di Realmonte e San Biagio Platani, oggi in attesa che venga costruito un altro centro: la convenzione firmata con il prefetto Nicola Simone è congelata e loro chiedono di tornare a lavorare, certi di aver gestito al meglio il Cpt e della necessità di queste strutture in assenza di soluzioni alternative.  Trenta euro per la vita. Francesco Labbruzzo, che da volontario coordinava il centro insieme al dott. Biagio Palumbo, ci mostra uno dei loro magazzini: i ripiani sono zeppi di indumenti e coperte,...


«Invivibili e inutili»

Lug 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
«Ogni anno migliaia di cittadini stranieri, a seguito di un effettivo o tentato ingresso illegale in Italia o in ragione del loro soggiorno irregolare, ricevono ordini di espulsione o di respingimento […]. In attesa di essere allontanate dal Paese, le persone raggiunte da un ordine di espulsione vengono trattenute nei Cpta, dai quali sono emerse numerose denunce di trattamenti e condizioni di detenzione non in linea con gli standard internazionali in materia di diritti umani e diritto dei rifugiati». È quanto sostiene, fra gli altri, Amnesty International nell’introduzione ad un rapporto (Italia. Presenza temporanea, diritti permanen-ti), reso pubblico il 20 giugno scorso, nel quale vengono denunciate «aggressioni fisiche da parte di agenti di pubblica sicurezza e del personale di sorveglianza; un eccessivo e umiliante uso di sedativi e tranquillanti; condizioni di vita non conformi alle regole dell’igiene; un’insufficiente assistenza sanitaria; mancanza di comunicazione con il mondo esterno; difficoltà di accesso alla consulenza legale necessaria a contestare la legalità della propria detenzione e del decreto di espulsione e, per coloro che intendono far domanda d’asilo, difficoltà ad aver accesso alla procedura per il riconoscimento dello status di rifugiato, con il susseguente rinvio di persone in paesi ove essi rischiano gravi violazioni...