Articoli con tags ‘ Cosa nostra ’


Palermo, maxi confisca a beni famiglia Pecora

Feb 3rd, 2016 | Categoria: news
La Direzione Investigativa Antimafia di Palermo ha eseguito un provvedimento di confisca nei confronti dell’imprenditore edile palermitano Francesco Pecora, classe 1939, deceduto il 3 maggio 2011, e dei suoi eredi, che ha colpito beni mobili e immobili, rapporti bancari, capitale sociale e relativo compendio aziendale di sei società. Il provvedimento di confisca, emesso dal Tribunale di Palermo, trae origine da una proposta avanzata dal Direttore della Dia. Francesco Pecora, personaggio di rilievo della consorteria mafiosa palermitana e annovera come suoi coimputati nei processi alla mafia personaggi di alto spessore criminale, quali Pippo Calò Antonino Rotolo, Tommaso Spadara e Giuseppe Ficarra. Forti anche i legami che la famiglia Pecora ha rinsaldato con altri esponenti di Cosa nostra. La figlia di Francesco, Caterina, è sposata infatti con Giovanni Motisi, classe ’59, latitante e figlio del noto Matteo, detto “Matteazzo”, già uomo d’onore della famiglia mafiosa di Pagliarelli. A conferma che in Cosa nostra spesso i “legami” giudiziari si rinsaldano con quelli familiari e viceversa. Pecora è inoltre consuocero di Salvatore Sbeglia, altro costruttore edile palermitano, condannato per mafia e socio in affari di Raffaele Ganci, boss del quartiere Noce di Palermo. Le società di Pecora avevano assunto negli anni un ruolo di interfaccia e di canale di collegamento...


Agrigento, 400 mila euro confiscati a ‘uomo d’onore’

Gen 18th, 2016 | Categoria: brevi di mafia
di redazione
La Direzione Investigativa Antimafia di Agrigento ha eseguito un provvedimento di confisca (emesso dallaSeconda Sezione Penale del Tribunale del comune siciliano) che ha colpito alcuni beni mobili ed immobili già sequestrati e riconducibili a Damiano Marrella, 67enne di Montallegro (AG), uomo d’onore ed elemento di spicco della locale famiglia mafiosa, in atto detenuto. Marrella non è un nome nuovo sui taccuini degli inquirenti. L’uomo era già stato arrestato dalla Dia agrigentina e condannato a 8 anni di reclusione all’interno dell’operazione Minoa, insieme ad altre 7 persone, tutti indagati, a vario titolo, per partecipazione e concorso in associazione di tipo mafioso. In particolare, a Marrella era stato contestato di essere stato a capo della famiglia mafiosa di Montallegro, costituendo nella medesima l’articolazione territoriale di riferimento per il rappresentante provinciale di cosa nostra agrigentina pro tempore, all’epoca latitante, Giuseppe Falsone. Con l’odierno provvedimento sono stati sottoposti a confisca un immobile sito nel comune di Montallegro e numerose disponibilità finanziarie, tra le quali fondi comuni d’investimento, conti correnti e altri prodotti bancari per un totale di 400 mila euro.


Geraci, il sindacalista che sfidò i poteri mafiosi con l’onestà

Ott 8th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Alice Airola
L’auto bruciata e un mazzo di crisantemi recapitato a casa: sono i messaggi eloquenti che la mafia invia a Domenico Geraci. Eppure, non bastano. Geraci è un sindacalista, appartiene alla Uil. Le lotte per il lavoro ne hanno temprato le forze e la sua campagna di denuncia contro un sistema mafioso che ha reso la “sua” Caccamo una “Svizzera della mafia” (come Giovanni Falcone l’ha definita) lo dimostra. E così, l’8 ottobre del 1998 Domenico Geraci, per tutti Mico, paga il suo coraggio con la vita. E’ un giovedì sera di ottobre come Domenico ne ha visti tanti nella sua vita. Geraci però non sa che quattro killer lo stanno aspettando sotto casa, a bordo di un’auto, per scaricargli addosso cinque colpi di fucile a canne mozze, uccidendolo sotto gli occhi attoniti e terrorizzati del figlio, allora appena diciassettenne. Questa è la ragione per la quale suonano così singolari e tristemente ingenue le parole che lo stesso Geraci aveva pronuncia in un’intervista rilasciata a Enrico Deaglio, parlando della sua città: “Questo è un posto dove la mafia non ha mai ammazzato nessuno, e mai lo farà. Usano altri metodi per le persone sgradite: le fanno trasferire da qualche altra parte, le sistemano...


Si rompe il “cerchio magico” di Messina Denaro. Blitz antimafia nel cuore del Belice

Ago 3rd, 2015 | Categoria: news
di Rino Giacalone
L’operazione scattata nella notte è stata denominata “Ermes”. Nella mitologia greca Ermes era il figlio di Zeus; nella realtà odierna questo messaggero porta il nome di Vito Gondola, anziano capo della mafia di Mazara del Vallo, soprannominato Vito Coffa, un vecchio capo decina tra i pochi che erano ammessi al tavolo di Totò Riina. Gondola tra il 2011 e il 2014 è stato per la Procura antimafia di Palermo il “postino” di fiducia del super boss latitante Matteo Messina Denaro che resta un “dio”, Zeus, per i suoi complici che continuano a dire che bisogna adorarlo e rispettarlo come se lui fosse davvero una divinità. Una divinità che porta con sé incredibili strascichi di morte, stragi, ma che oggi è il capo di quella mafia imprenditrice, che è riuscita a portare i suoi soldi fin dentro le maggiori city della finanza europea. Con forzieri che ancora non sono stati violati nascosti bene come sono tra la Svizzera, il Liechtenstein, il Belgio. Stanotte poliziotti della Squadra Mobile di Trapani, Palermo, dello Sco, il servizio centrale operativo, e dei carabinieri del comando provinciale di Trapani e del Ros, sono andati a bussare alle porte di 11 persone, alcune già conclamati mafiosi, per l’ordine di arresto spiccato dal gip del Tribunale di Palermo...


Trent’anni fa l’omicidio di mio fratello, Beppe Montana

Lug 28th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Dario Montana
Estate 1985. Gli italiani fischiettavano per le strade gli ultimi successi della stagione: L’estate sta finendo dei Righeira e Ragazzi di oggi di Luis Miguel. Madonna conquistava i primi posti nelle classifiche delle hit parade mondiali. Pagando con una banconota da mille lire, si poteva acquistare il quotidiano e bere un caffè al bar. Francesco Cossiga era stato eletto Presidente della Repubblica, succedendo all’amatissimo Sandro Pertini; il Presidente del Consiglio era l’onorevole Bettino Craxi, mentre Giulio Andreotti era ministro degli Esteri. A Palermo si iniziava ad allestire l’aula bunker dell’Ucciardone, dove si sarebbe tenuto il primo maxiprocesso alla mafia: 456 imputati alla sbarra, tre gradi di giudizio e la sentenza, il 30 gennaio 1992, della Cassazione che sancirà l’esistenza di un’organizzazione criminale di stampo mafioso denominata “Cosa nostra”. Fu nell’estate 1985 che i giudici Borsellino e Falcone furono mandati sull’Asinara per preparare l’istruttoria del maxi processo; un esilio per il quale lo Stato chiese loro le spese di vitto, alloggio e consumi delle utenze. Le loro figure dividevano l’opinione pubblica; se da un lato Falcone poteva dichiarare che i cittadini facevano “il tifo per noi”, dall’altro c’era chi si lamentava delle sirene spiegate delle auto della scorta, o etichettava i giudici come persone...


Marineo, il maxi sequestro di beni e l’ambiguità di Carmelo Virga

Lug 8th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Rino Giacalone
Avevano denunciato il racket mafioso e con le dichiarazioni rese alla magistratura avevano contribuito a smantellare la cupola mafiosa di Marineo. Eppure, i Virga non sarebbero stati estranei alle “regole” imposte da Cosa nostra nell’aggiudicazione degli appalti, anzi se ne sarebbero avvantaggiati sfruttando quello che gli investigatori della Dia di Palermo hanno catalogato come il “metodo Siino”, dal nome del famoso “ministro dei Lavori pubblici” di Totò Riina, quell’Angelo Siino che divenuto collaboratore di giustizia ha spiegato ai pm della Dda di Palermo in che maniera la mafia controllava gli appalti pubblici in Sicilia, in particolare nelle provincie di Palermo e Trapani. Le imprese dei fratelli Virga da oggi sono sotto sequestro. Un patrimonio da 1 miliardo e 600 milioni di euro ai quali la Dda di Palermo ha apposto i sigilli. Tutto questo a conclusione delle indagini della Dia: la proposta di sequestro è stata firmata dal direttore della Dia, Nunzio Ferla. Il pool di magistrati che si occupano della “caccia” ai tesori di Cosa nostra, coordinati dal procuratore aggiunto Dino Petralia, hanno chiesto e ottenuto dal Tribunale delle misure di prevenzione, (sezione presieduta dal giudice Silvana Saguto), il provvedimento che in queste ore è stato eseguito dagli investigatori della...


30 giugno 1963, bomba a Ciaculli. Grasso: “Ricordiamo sempre i nomi dei caduti”

Giu 30th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
“30 giugno del 1963, una telefonata anonima alla Questura di Palermo segnala una Giulietta abbandonata nella campagna di Ciaculli. Gli uomini delle forze dell’ordine ispezionano la vettura e disinnescano una carica esplosiva. Non possono sapere che ce n’è un’altra nascosta nel bagagliaio, che esplode non appena viene aperto. Così, per mano mafiosa, muoiono in un istante sette uomini”. Il presidente del Senato Pietro Grasso rievoca su Facebook la strage avvenuta alle porte di Palermo 52 anni fa. “La strage di Ciaculli – prosegue Grasso – provocò grandissimo sdegno nell’opinione pubblica siciliana e nazionale ma sarebbero serviti molti anni e molte altre vittime perché si prendesse piena coscienza della presenza di ‘Cosa nostra’ e si iniziasse veramente a combatterla. Voglio ricordare i nomi di questi servitori dello Stato perché è nel loro ricordo, e in quello di tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine caduti per il nostro Paese, che dobbiamo trovare la forza e l’orgoglio di continuare a lottare per affermare la legalità: Eugenio Altomare, Carabiniere; Giorgio Ciacci, Soldato artificiere dell’Esercito; Silvio Corrao, Maresciallo della Polizia di Stato; Marino Fardelli, Carabiniere; Mauro Malausa, Tenente dei Carabinieri; Pasquale Nuccio, Maresciallo artificiere dell’Esercito Italiano; Calogero Vaccaro, Maresciallo Capo dei Carabinieri.


Palermo, chiedevano il pizzo a un commerciante: quattro arresti

Mag 28th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Dall’alba di questa mattina, 28 maggio, è in corso un’operazione condotta dalla Polizia di Stato di Palermo che ha arrestato quattro persone accusate di estorsione aggravata dal metodo mafioso. Dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile di Palermo è emerso “che gli arrestati avevano sottoposto ad estorsione un imprenditore del settore della ristorazione”, come spiegano gli inquirenti. La vittima è un rosticcere. “L’escalation – commentano dalla Squadra mobile –  delle pressioni indebite nei suoi confronti è stata caratterizzata prima da minacce perpetrate durante la fase della ristrutturazione dei locali, e successivamente dalla forzosa dazione di danaro a titolo di ‘pizzo’, oscillante dai duemila ai quindicimila euro, necessaria per ottenere ”l’autorizzazione” della locale cosca alla prosecuzione dei lavori di ristrutturazione ed all’avviamento dell’attività commerciale”. Di fatto, i malviventi intendevano impedire la vendita al minuto nei confronti di operatori o pazienti di un ospedale a pochi passi dall’esercizio commerciale.


Catania, “l’attività economica” degli Ercolano

Mag 11th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
Negli ultimi giorni sono stati sequestrati a Vincenzo Ercolano – arrestato nel novembre 2014 a seguito dell’operazione Caronte – beni per un valore di circa 23 milioni di euro. Il sequestro, eseguito dai carabinieri del Ros e del Comando Provinciale di Catania, ha interessato anche sei imprese sempre riconducibili agli Ercolano. Ma il tesoro di questa famiglia non si esaurisce qui. Grazie anche all’esito dell’inchiesta Iblis, le forze dell’ordine sono infatti riuscite a tessere una tela sul business imbastito dagli Ercolano. Vincenzo, fratello del noto ergastolano al 41bis, Aldo Ercolano, e figlio di “Zu Pippo”, che in vita era considerato il capo del settore ortofrutticolo catanese, è stato individuato come membro appartenente ai Santapaola-Ercolano, clan del circuito di Cosa nostra. Questo status sociale avrebbe favorito le aziende della famiglia catanese all’interno del mercato dei trasporti e della logistica, costituendo un vero e proprio monopolio, proiettando questi interessi anche a livello regionale grazie e legami con imprenditori, mafia agrigentina e palermitana. Fra il 2005 e il 2006  Vincenzo Ercolano aveva stipulato, con la Servizi Autostrade del Mare di Francesco Caruso un contratto con l’Amadeus S.p.a (riconducibile al parlamentare di ForzaItalia, Amadeo Matacena, ora latitante a Dubai dopo essere stato condannato con l’accusa di concorso...


Sequestrati beni per un valore di 780 milioni di euro ad ex deputato regionale

Mag 7th, 2015 | Categoria: news
Maxi sequestro a Giuseppe Acanto, ex deputato dell’Assemblea Regione Siciliana. L’uomo, a cui oggi sono stati sottratti beni per 780 milioni di euro è considerato una testa di legno di Bernardo Provenzano. Secondo l’indagine coordinata da Dino Petralia, procuratore aggiunto della Dda di Palermo, Acanto è legato al clan dei Villabate. Ma chi è Giuseppe Acanto? Nel 2004, entra a far parte del Consiglio Regionale Siciliano, fra le fila del partito soprannominato Biancofiore, che univa a se il Centro Crisitano Democratico e i Cristiani Democratici Uniti. Nella sua attività da commercialista vanta fra i suoi clienti Giovanni Sucato (ucciso in un agguato di stampo mafioso), noto alle cronache come “il mago dei soldi”, individuo che prometteva la lievitazione dei capitali a lui affidati nel giro di poco tempo. Acanto, tra l’altro, non è nuovo a questo genere di accuse. Il pentito Francesco Campanella, ex braccio destro di Nino Mandalà lo ha accusato di essere stato eletto grazie al contributo  politico della mafia e, in passato, è stato interessato da un’altra inchiesta, chiusa a suo tempo con un’archiviazione, per concorso esterno in associazione mafiosa. In base all’indagine della Direzione investigativa antimafia, coordinata dal generale Nunzio Ferla, il commercialista di Villabate avrebbe  mantenuto e consolidato nel tempo i suoi legami con Cosa Nostra,...