Articoli con tags ‘ cooperazione ’


I pilastri della Giustizia penale comune

Ott 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
La libera circolazione di merci, persone, capitali e servizi ha inevitabilmente posto all’attenzione delle istituzioni europee e degli Stati l’intensificarsi di illeciti di portata transnazionale, che per essere perseguiti efficacemente esigono una risposta di giustizia penale comune. I tempi sono oggi maturi perché gli Stati abbiano più fiducia gli uni verso gli altri (altro…)


Il Palazzo e la baraccopoli

Dic 10th, 2003 | Categoria: articoli, recensioni
Le grane per il padre comboniano Alex Zanotelli hanno inizio nel 1986, durante la direzione di «Nigrizia». Proprio nel momento in cui venivano smascherate le vere intenzioni della legge 73/85 dalla quale è scaturito il Fai (Fondo aiuti italiani), il periodico affrontò senza mediazioni il tema della cooperazione internazionale, preso saldamente in mano dai socialisti di Craxi, che avevano organizzato un gruppo di tecnici e preso contatti con molti governi africani già un anno prima della promulgazione della legge. Mario Raffaelli, sottosegretario agli esteri dell’epoca, raccontò a padre Zanotelli che era stato ringraziato in diversi Paesi Africani “perché in Italia esisteva un sottosegretario per la lotta alla fame” senza che lui ne sapesse qualcosa. Ma i socialisti avevano già predisposto il loro piano e i loro uomini. Avevano bisogno dell’aiuto dei radicali, accreditati sul tema della fame, ma non era sufficiente. Puntarono allora su Flaminio Piccoli, coinvolto in vicende legate al rapimento e alla liberazione di un assessore democristiano napoletano. Per uscire da questa storia Piccoli si buttò a capofitto sul “carrozzone” della lotta alla fame e con i partiti di maggioranza dell’epoca riuscì a fare passare la legge che stanziava 1900 miliardi per l’Africa. «Altro che fame nel...


Dopo Darwin, la cooperazione

Mar 10th, 2002 | Categoria: recensioni
Una volta, passeggiando per le vie delle nostre città si sentiva la gente parlare appassionatamente di politica, di lavoro e di diritti. Si discuteva anche della necessità di trovare una via alternativa al capitalismo. Si diceva: un mondo diverso è possibile. Queste idee semplici e persino banali hanno appassionato e fatto discutere milioni di persone in tutto il mondo. Si era acquisita una coscienza critica verso il modello di società che si stava delineando. Poi, arrivarono gli anni Ottanta. Le passioni si affievolirono, i contestatori di ieri diventarono classe dirigente e i giovani non ebbero più la capacità di aggregarsi e pensare criticamente. Mentre nell’immaginario collettivo si faceva strada la figura dell’imprenditore come soggetto universale che comprendeva una gamma di tipologie umane, dal finanziere miliardario al piccolo commerciante. Nacque il fenomeno della globalizzazione, che ben presto si estese a tutti i settori immaginabili. Lavoro, diritti, società. Agli inizi degli anni Novanta, dopo anni di accettazione passiva, un gruppo di giovani, provenienti da tutto il mondo, si organizza, discute e contesta la globalizzazione. Nasce Porto Alegre e il movimento anti-globalizzazione. Ma anche l’esigenza di rendere comprensibili i contenuti della scienza economica. Pensare e agire nell’età della globalizzazione, a cura di Stefano...


Questione di coscienza

Feb 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Dal 2007 sia il servizio militare che quello civile non saranno più obbligatori. Ma cosa può spingere oggi un giovane a dedicare un anno della propria vita alla solidarietà e alla cooperazione?   Quando sarà posta la parola fine al servizio militare obbligatorio, che ne sarà degli obiettori di coscienza? La legge che disciplina il nuovo servizio civile, ricorda che esso si dovrà svolgere su base «esclusivamente volontaria» e rimanda a successivi decreti i dettagli della sua articolazione. Dal 1° gennaio 2007, il servizio militare obbligatorio sarà sospeso (non eliminato, come precisano al Ministero della Difesa), e dunque anche l’obiezione di coscienza, cioè il rifiuto di utilizzare armi e di far parte di una forza militare. Al suo posto, il servizio civile continuerà a «concorrere, in alternativa al servizio militare, alla difesa della Patria» come precisa il codice. Ma con importanti novità. Un doppione del volontariato? L’articolo 1 della legge 64, per la quale si attendono i decreti legislativi che la renderanno operativa, precisa infatti in successivi punti il ruolo del nuovo servizio volontario, che  – libero dal vincolo che lo definisce in obiezione a qualcosa – diventa quasi una carta dei valori della solidarietà e del senso civico.  «Favorire la realizzazione dei principi costituzionali di solidarietà sociale» recita...


Si fa presto a dire civiltà

Ott 10th, 2001 | Categoria: recensioni
Niente sarà più come prima. È una delle frasi maggiormente ripetute negli ultimi tempi per sottolineare quanto sia mutato il panorama politico internazionale dopo l’attacco alle Twin Towers. In realtà le origini del sistema geopolitico e dei conflitti militari che prendono corpo nell’ultimo periodo vanno fatte risalire al crollo del muro di Berlino, cui ha fatto seguito il disgregamento dell’Impero Sovietico. Dall’inizio degli anni 90 si passa da un sistema internazionale basato su una contrapposizione bipolare tra blocchi ideologici, ad uno in cui gli attori sullo scacchiere mondiale sono molteplici ed aggregabili per mezzo del concetto di civiltà. È la tesi di fondo di Lo scontro tra le civiltà e il nuovo ordine mondiale, il libro che Samuel P. Huntington, professore alla Harvard University, pubblicò nel 1996, oggetto in questi giorni di serrate discussioni. L’opera presenta un modello interpretativo dei rapporti internazionali post Guerra Fredda. Fattori culturali quali la religione, la lingua e l’identità etnica portano alla creazione di nuove aggregazioni, per cui si passa da una divisione bipolare ad una multipolare, in cui giocano la propria parte almeno otto-nove civiltà. La cultura e le identità culturali, ovvero ad un macro livello le civiltà, sono alla base dei processi di coesione, disgregazione...


Da Palermo, oltre Palermo

Gen 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Dalla Conferenza internazionale delle Nazioni Unite, svoltasi nel capoluogo siciliano, un importante passo avanti: la Convenzione contro il crimine organizzato sottoscritta da 118 Paesi Chi mai potrà sapere se Giovanni Falcone – due mesi prima della tragica esplosione di Capaci – immaginava a quale esito avrebbero portato i progetti che stava per esporre alla neonata “Commission on Crime Prevention and Criminal Justice”? Sono passati otto anni da quel giorno e l’idea di Falcone di una conferenza di alto livello per porre le fondamenta giuridiche della cooperazione internazionale nella lotta alla criminalità organizzata ha trovato nello scorso dicembre il suo coronamento proprio nella sua Palermo, teatro di tante e sanguinose guerre di mafia ma anche di altrettante azioni di forte impegno sociale e civile. La Conferenza internazionale per la firma della Convenzione delle Nazioni Unite contro il crimine organizzato trasnazionale si è svolta tra Palazzo dei Normanni e i Cantieri Culturali della Zisa, e vi hanno preso parte i rappresentanti di ben 137 Paesi, compresa l’Unione Europea: solo cinque in meno di quelli che avevano partecipato ai lavori preparatori per la Convenzione. 118 di questi hanno sottoscritto la Convenzione (77 e 74 i due protocolli aggiuntivi, rispettivamente sul traffico di esseri umani e...