Articoli con tags ‘ collaboratori di giustizia ’


La mafia è in vantaggio ma la vigilanza è alta

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
Alberto Nobili, classe 1952, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano. In magistratura dal 1979. Negli anni 90 è tra i protagonisti della stagione delle grandi inchieste e dei primi maxi processi presso la Procura di Milano. Sono quelli gli anni in cui forze dell’ordine e Dda di Milano arrestarono 2.500 mafiosi trapiantati in Lombardia, anche grazie a collaboratori di giustizia come Antonio Zagari e Saverio Morabito, che permisero di ricostruire le ramificazioni dei clan mafiosi sul suolo lombardo. Tra il ’92 e il ’93 si svilupparono una quarantina di inchieste, che sgominarono le organizzazioni che ruotavano intorno ai siciliani Carollo, Ciulla, Fidanzati e ai calabresi Flachi, Coco, Trovato, Papalia, Sergi, Morabito e Pavaglianiti. Le sentenze confermarono ampiamente l’impianto accusatorio, portando, nel 1997, a dure condanne per gli imputati. Dottor Nobili, come ha visto cambiare Milano dal punto di vista della criminalità mafiosa rispetto agli anni Novanta? Dagli inizi degli anni Novanta, la Lombardia è storicamente nelle mani della ’ndrangheta per ciò che riguarda il narcotraffico. Un’ingombrantissima presenza di trafficanti di droga: questo è il vero male di Milano. Le cosche della ’ndrangheta oggi hanno una punta in più rispetto alle altre associazioni mafiose grazie al rapporto privilegiato con i narcotrafficanti colombiani....


Vendetta trasversale a Casal di Principe

Ott 10th, 2008 | Categoria: news
Domenica 5 ottobre è stato assassinato a Casal di Principe Stanislao Cantelli, 60 anni, zio dei collaboratori di giustizia Luigi e Alfonso Diana, ex camorristi legati prima al clan di Francesco “Sandokan” Schiavone e poi alla cosca Bidognetti. Le dichiarazioni di Luigi Diana hanno contribuito all’operazione che il 30 settembre ha portato all’arresto di 107 presunti mafiosi legati a i casalesi. La vittima, incensurata, è stata raggiunta da un killer mentre giocava a carte in un circolo di corso Umberto I. Gli agenti della squadra mobile hanno trovato sul posto 18 colpi di pistola calibro 9×21. Principale indiziato sarebbe il killer Giuseppe Setola, sfuggito alla retata del 30 settembre. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, Cantelli tre anni fa aveva rifiutato l’offerta di protezione pervenuta in seguito al pentimento dei nipoti. La pista principale seguita dagli investigatori è quella della vendetta trasversale. Le modalità dell’omicidio rivelano la facilità con cui i killer continuano a muoversi sul territorio, anche in pieno giorno, nonostante l’incremento degli agenti di polizia e dei carabinieri di 400 unità e l’invio da parte del governo di 500 militari per il controllo del territorio nella provincia di Caserta. Preoccupa inoltre il perpetuarsi della strategia dei...


Torna a uccidere un ex pentito del processo Tortora

Lug 10th, 2008 | Categoria: news
Michelangelo D’Agostino, 53 anni, l’uomo che il 6 luglio aveva assassinato in pieno giorno a Pescara Mario Magliaro, 64 anni, titolare di uno stabilimento balneare, è stato arrestato dai carabinieri 48 ore dopo l’omicidio. D’Agostino è un ex camorrista affiliato alla Nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo. Soprannominato “il killer dei 100 giorni” per aver ucciso 15 persone in poco più di tre mesi, fu arrestato nel 1983, all’età di 28 anni. Iniziò subito a collaborare con la giustizia e fu tra coloro che accusarono ingiustamente il conduttore televisivo Enzo Tortora, arrestato per associazione camorristica e traffico di stupefacenti il 17 giugno 1983. Più recentemente aveva deposto contro il boss dei casalesi Francesco “Sandokan” Schiavone. Nel 1997 gli era stato concesso il regime di semilibertà, revocato dopo la commissione di alcune rapine in Piemonte. Fino al 20 gennaio scorso era detenuto nel carcere di Castelfranco Emilia (Modena), quando gli era stato concesso di scontare il resto della pena in una casa-lavoro della provincia. L’11 marzo il magistrato di sorveglianza di Modena gli aveva concesso di sottoscrivere, sulla strada di un percorso di recupero ritenuto avviato, un contratto di lavoro presso la cooperativa La cometa di Pescara. Subito dopo la cattura...


In manette imprenditore vicino a Messina Denaro

Lug 10th, 2008 | Categoria: news
L’imprenditore edile marsalese Salvatore Di Girolamo, 49 anni, è stato arrestato il 26 giugno scorso dalla squadra mobile di Trapani. Il provvedimento di custodia cautelare è stato richiesto al gip di Palermo dai magistrati della Dda Roberto Scarpinato e Roberto Piscitello. Di Girolamo sarebbe un imprenditore molto vicino a Cosa nostra, in particolare al latitante Matteo Messina Denaro. È accusato di concorso in associazione mafiosa, corruzione aggravata e turbativa d’asta. Secondo i magistrati si avvaleva dell’appoggio mafioso e della corruzione di funzionari pubblici per prevalere nell’aggiudicazione delle gare di appalto. In cambio versava nelle casse di Cosa nostra il 10% del valore degli appalti ottenuti. L’inchiesta si fonda su alcune intercettazioni telefoniche e sulle dichiarazioni di Mariano Concetto, collaboratore di giustizia, e di Vincenzo Laudicina, ex consigliere comunale di Marsala. Fondamentale anche il contributo dell’imprenditore edile Antonino Birrittella, che da un paio di anni collabora con la giustizia raccontando gli intrecci del mondo imprenditoriale trapanese con la politica e la mafia. Non è la prima volta che Di Girolamo viene inquisito. Nel 2002 patteggiò una condanna a 2 anni di carcere e una multa di 600 euro per una vicenda di ecomafia dopo essere stato coinvolto, con una società vicina a...


Caso Tortora, memorandum per giudici e giornalisti

Giu 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Enzo Tortora fu vittima di una gestione dilettantistica dei primi pentiti e di un circo mediatico assetato di vittime eccellenti. Ecco come non fare un processo alla mafia, ecco come non scrivere di mafia «Immagina di essere preso alla gola all’improvviso. Ma non da briganti, ma da uomini che tu fino a ieri consideravi rispettabili, l’essenza stessa del rispetto. E da questi uomini ammanettato, esposto alla gogna, misurato, spalmato di nero sui polpastrelli, privato di tutto. Dopo di che costretto ad ascoltare su di te cose inaudite, irripetibili». Con queste parole, scritte dal carcere e indirizzate alla figlia Silvia, Enzo Tortora 25 anni fa descriveva l’incubo kafkiano di cui era prigioniero. Un incubo che lo colse nel cuore della notte del 17 giugno 1983, quando, con l’arresto per associazione a delinquere di stampo mafioso e traffico di stupefacenti, si aprì il sipario su una vicenda giudiziaria drammatica, segnata da una lunga carcerazione preventiva (sette mesi) e da una condanna infamante in primo grado a 10 anni di reclusione. Che si concluse 4 anni dopo, il 13 giugno 1987 con l’assoluzione definitiva da tutte le accuse con formula piena. Il 18 maggio 1988 Tortora morì consumato da un cancro il cui rapido decorso fu verosimilmente agevolato...


Assassinato Domenico Noviello, ex testimone di giustizia

Giu 10th, 2008 | Categoria: news
Venerdì 16 maggio alle 7,30 del mattino due killer hanno assassinato Domenico Noviello, 65 anni, sposato e con due figli, titolare di una scuola guida a Castelvolturno. L’omicidio è stato perpetrato a Baia Verde, dove l’uomo era solito fermarsi ogni mattina per prendere il caffè prima di recarsi al lavoro. Nel 2001 aveva denunciato alcuni uomini del clan Bidognetti, rei di avergli chiesto il pizzo. La sua testimonianza portò alla condanna di Pasquale Marrone e dei fratelli Alessandro e Francesco Cirillo. Per alcuni anni era stato sottoposto alla tutela delle forze dell’ordine, poi sospesa dal 2005 nell’erronea convinzione che Noviello non corresse rischi concreti. I killer hanno sparato una ventina di proiettili e hanno infierito sul cadavere con tre colpi alla nuca. Nessun testimone ha assistito all’agguato, l’inchiesta sull’omicidio è coordinata dai pm Conzo e Del Gaudio. L’omicidio va inquadrato in una strategia di intimidazione messa in atto dai casalesi nei confronti dei collaboratori delle forze dell’ordine. Il 2 maggio è stato assassinato Umberto Bidognetti, padre del pentito Domenico, zio del super boss Francesco, detto “Cicciotto ‘o mezzanotte”. .


Vendetta trasversale dei Casalesi

Giu 10th, 2008 | Categoria: news
In un agguato compiuto la notte tra il 30 e il 31 maggio è stata gravemente ferita Francesca Carrino, 25 anni, nipote della collaboratrice di Giustizia Anna Carrino, ex compagna del boss casalese Francesco Bidognetti. La ragazza è stata colpita nell’abitazione della nonna, a Villaricca, in provincia di Napoli. Alcuni uomini sono giunti su un’auto munita di lampeggiante spacciandosi per funzionari della Direzione investigativa antimafia e quando Francesca Carrino si è affacciata sull’uscio hanno aperto il fuoco con almeno due pistole sparando una dozzina di colpi. Secondo i medici la vittima non sarebbe in pericolo di vita. Gli inquirenti ritengono che il vero obiettivo dei killer fosse la madre della ragazza, Maria, sorella della collaboratrice Anna Carrino, presente con la figlia nell’abitazione di Villaricca. Le donne sono state inserite nel programma di protezione riservato ai collaboratori e ai loro famigliari. Anna Carrino, che in passato aveva svolto un ruolo attivo nel clan Bidognetti, in particolare come messaggera delle direttive del marito dal carcere, ha dichiarato che continuerà a collaborare con la magistratura. Ad aprile, grazie alle sue dichiarazioni, sono state eseguite 52 ordinanza di custodia cautelare contro il clan dei Casalesi.


Vendetta trasversale dei Casalesi

Mag 10th, 2008 | Categoria: news
Umberto Bidognetti, 69 anni, padre del collaboratore di giustizia Domenico Bidognetti, è stato ucciso il 2 maggio scorso. Il cadavere è stato trovato in una masseria intestata alla nuora a Castel Volturno, sul litorale domizio, in provincia di Caserta. A sparare sarebbero stati due killer che gli hanno scaricato addosso con una 257 magnum e una 9X21 12 proiettili, colpendolo al torace e all’addome. Il padre del pentito è stato finito con un colpo alla testa. Domenico Bidognetti prima di pentirsi apparteneva a una delle famiglie mafiose più potenti del Casertano. Suo cugino è il super boss Francesco Bidognetti, detto “Cicciotto ‘o mezzanotte”, il cui carisma rimane intatto nonostante la detenzione in carcere. Umberto Bidognetti non era sottoposto al programma speciale di protezione riservato ai famigliari dei collaboratori di giustizia poiché si era dissociato dalla scelta del figlio. Alcuni parenti accorsi sul luogo dell’omicidio hanno inveito contro il collaboratore attribuendogli la responsabilità della morte del padre. Gli investigatori hanno trovato due automobili, una Mitsubishi Pajero e una Fiat Panda date alle fiamme dagli assassini dopo la fuga. È probabile che altre persone abbiano fatto parte del commando omicida. Domenico Bidognetti, 42 anni, autoaccusatosi di circa 60 omicidi, a marzo aveva scritto...


L’omicidio Fortugno, un caso aperto

Mar 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
«Tutti gli interrogativi rimasti aperti intorno alle varie vicende legate all’omicidio Fortugno possono trovare una parziale risposta nei vari procedimenti in corso, sia perché direttamente legati all’omicidio sia perché in generale collegati agli interessi diretti della ‘ndrangheta nella sanità» Quello che ha immediatamente colpito gli investigatori intervenuti sul luogo del delitto, gli osservatori esterni, oltre che i mezzi di comunicazione, è stata la scelta delle modalità con le quali è stato compiuto l’omicidio del vice presidente del Consiglio regionale calabrese Francesco Fortugno. Modalità altamente spettacolari, inconsuete nella storia della ’ndrangheta reggina, che nei rari casi in cui ha commesso omicidi eccellenti ha evitato ogni spettacolarizzazione. Tipico il caso dell’omicidio di Ludovico Ligato, ucciso di notte, nella sua villetta al mare, senza testimoni, così come l’omicidio del sostituto procuratore generale della Cassazione, Antonino Scopelliti, che avvenne lungo una strada deserta e anche in questo caso senza testimoni. L’omicidio di Fortugno è avvenuto nell’atrio di palazzo Nieddu, seggio elettorale di Locri per le primarie dell’Unione. Il palazzo si trova in pieno centro storico e il luogo era affollato per l’afflusso degli elettori al seggio, per i giornalisti, i politici, i curiosi presenti. È il 16 ottobre del 2005 e l’ora – le 17.30 –...


Arrestato Condello, latitante n.1 della ‘ndrangheta

Mar 10th, 2008 | Categoria: news
Venerdì 28 febbraio, poco dopo le ventuno, è stato catturato in un appartamento del quartiere Pellaro, alla periferia sud di Reggio Calabria, il boss Pasquale Condello, 57 anni, capo della ’ndrangheta della provincia reggina. Le indagini coordinate dal pm della Dda di Reggio Calabria Santi Cutroneo, sono state condotte dai carabinieri del Ros e del reparto operativo provinciale. Tratto in arresto nel 1987, uscì di prigione pagando una cauzione di 100 milioni di lire (la scarcerazione su cauzione è un istituto non più in vigore nel nostro ordinamento). Ricercato da quasi 20 anni, era considerato uno dei più potenti boss mafiosi...