Articoli con tags ‘ clan Morabito ’


Camaleonti del crimine in terra padana

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Società che spuntano dal nulla, affidate a giovani, a prestanome, senza copertura finanziaria chiedono prestiti, forti del potere intimidatorio o della connivenza dei funzionari di banca La capacità di controllo e di movimento delle ‘ndrine emerge dall’inchiesta sull’Ortomercato di Milano dello scorso anno, il più grande di Italia, dove, la cosca Morabito- Bruzzaniti-Palamara di Africo, attraverso l’arruolamento di imprenditori e il controllo di cooperative operanti nell’ortomercato, riusciva ad avere sponda logistica per la gestione del traffico di stupefacenti. L’asse strategico delle ‘ndrine è il rapporto con imprenditori e banchieri. Il controllo accertato dell’Ortomercato offre l’occasione per capire le nuove forme di riciclaggio messe in atto dalla ‘ndrangheta. Lo spiega con chiarezza Laura Barbaini, per anni pm all’antimafia milanese, oggi sostituto procuratore generale presso la Corte d’appello: «Direttori disinvolti, operatori disattenti consentono alle ‘ndrine di riciclare partite di soldi ingenti». Un fenomeno dai meccanismi nuovi: «Il riciclaggio non è più individuabile nella consegna di ingenti capitali in banca, ma nella restituzione dei soldi. Uomini della mala riescono ad avere capitali in prestito e, nel momento della restituzione, riciclano denaro sporco». Archiviati i vecchi metodi, la dinamica è nuova e semplice, consolidata, aggiunge Barbaini. Società che spuntano dal nulla, affidate a giovani, a prestanome,...


La mafia è in vantaggio ma la vigilanza è alta

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
Alberto Nobili, classe 1952, procuratore aggiunto presso il Tribunale di Milano. In magistratura dal 1979. Negli anni 90 è tra i protagonisti della stagione delle grandi inchieste e dei primi maxi processi presso la Procura di Milano. Sono quelli gli anni in cui forze dell’ordine e Dda di Milano arrestarono 2.500 mafiosi trapiantati in Lombardia, anche grazie a collaboratori di giustizia come Antonio Zagari e Saverio Morabito, che permisero di ricostruire le ramificazioni dei clan mafiosi sul suolo lombardo. Tra il ’92 e il ’93 si svilupparono una quarantina di inchieste, che sgominarono le organizzazioni che ruotavano intorno ai siciliani Carollo, Ciulla, Fidanzati e ai calabresi Flachi, Coco, Trovato, Papalia, Sergi, Morabito e Pavaglianiti. Le sentenze confermarono ampiamente l’impianto accusatorio, portando, nel 1997, a dure condanne per gli imputati. Dottor Nobili, come ha visto cambiare Milano dal punto di vista della criminalità mafiosa rispetto agli anni Novanta? Dagli inizi degli anni Novanta, la Lombardia è storicamente nelle mani della ’ndrangheta per ciò che riguarda il narcotraffico. Un’ingombrantissima presenza di trafficanti di droga: questo è il vero male di Milano. Le cosche della ’ndrangheta oggi hanno una punta in più rispetto alle altre associazioni mafiose grazie al rapporto privilegiato con i narcotrafficanti colombiani....


Chi non vede la mafia alzi la mano

Dic 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli, articoli
  In Lombardia la mafia ha ricominciato a sparare. Negli ultimi mesi si sono verificati almeno tre omicidi riconducibili alla ’ndrangheta.  Quello di Rocco Cristello a marzo, di Carmelo Novella a luglio, di Cataldo Aloisio a settembre. Tutti e tre legati al mondo dell’edilizia. Gli inquirenti ipotizzano una violenta riorganizzazione dei clan sul territorio. «Gli omicidi e i tentati omicidi che stanno avvenendo in Lombardia, all’interno del mondo della criminalità organizzata, segnalano che nella regione è in corso una vera e propria guerra di mafia», ci ha spiegato Vincenzo Macrì, Sostituto procuratore nazionale antimafia. All’orizzonte gli appetitosi appalti lombardi, dall’alta velocità alla prossima Expo 2015.  Ogni proiettile sparato a bruciapelo ha inferto un colpo mortale al tabù di una regione in cui le mafie sarebbero dedite prevalentemente al riciclaggio. Oggi nessuno può più dire che in Lombardia la mafia sia invisibile. Non è invisibile la sua violenza, né i suoi affari, né i suoi rapporti con la politica, come dimostrano alcune recenti inchieste. Tanto meno sono invisibili i suoi patrimoni: i più di settecento beni confiscati che collocano la Lombardia al quarto posto nella classifica nazionale, dopo Sicilia, Campania e Calabria. È vero esattamente il contrario, ma si preferisce non parlarne, essenzialmente...


Umbria, terra di conquista?

Mar 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Sodalizi tra il clan dei Casalesi e la cosca dei Morabito-Palamara-Bruzzaniti per spartirsi una terra ritenuta “incontaminata”. La capacità d’infiltrazione di cammorra e ’ndrangheta non esclude alcun settore: dal mercato dell’edilizia a quello dei capitali. E secondo gli inquirenti si tratta di vera e propria «colonizzazione criminale» A Perugia e non solo: parte dall’Umbria e arriva in Calabria l’ondata d’arresti che, sinora, ha coinvolto 57 persone con le accuse di associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti, alle estorsioni e ad altri reati. Le ordinanze sono state emesse su richiesta della Direzione distrettuale antimafia di Perugia in seguito a indagini condotte dal Ros che hanno evidenziato un sodalizio di tipo mafioso e uno stretto collegamento tra il clan camorristico dei Casalesi  e  la cosca della ’ndrangheta Morabito-Palamara-Bruzzaniti, di cui è stata documentata anche la capillare penetrazione nel settore economico-imprenditoriale, in particolare nell’edilizia e nel mercato immobiliare. Colonizzazione mafiosa. Gli inquirenti, nel corso dell’operazione denominata “Naos”, hanno accertato interessi illeciti per raggiungere i quali l’organizzazione si avvaleva anche, come «necessario supporto operativo», di settori bancari. In particolare in Umbria gli inquirenti hanno accertato l’esistenza di un sodalizio che ha operato autonomamente e in sinergia con settori della criminalità locale: i Casalesi, secondo l’accusa, gestivano...


Mafie in Lazio? Scopriamo gli altarini

Nov 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Dalle ultime relazioni ufficiali il Lazio risulta un territorio sul quale l’illegalità è diventata “sistema”. Usura, estorsione, riciclaggio, inquinamento di appalti pubblici, traffico di droga e di titoli con paesi stranieri sono i campi prediletti di mafie nostrane e straniere. Per questo è urgente respingere atteggiamenti negazionisti che rafforzano le premesse per ulteriori penetrazioni criminal «La ’ndrangheta sul litorale “convive” in una apparente “pax mafiosa” con la camorra e con le stesse famiglie mafiose. Una situazione di pericolosità criminale composita, quella nel Lazio, che non ha riscontri in altre zone del Paese e che, data anche la sua pervasività negli appalti e nella politica locale, ha un alto grado di capacità eversiva». L’analisi di Italo Ormanni, procuratore aggiunto e coordinatore della Direzione distrettuale di Roma, è tratta da Le mani della criminalità sulle imprese, decimo rapporto di Sos Impresa-Confesercenti presentato lo scorso 22 ottobre proprio a Roma, e potrebbe essere considerata una risposta al dubbio espresso circa due mesi prima dalla segretaria dei Radicali Italiani, Rita Bernardini, durante una conferenza stampa a montecitorio: «Ho l’impressione che vi sia un grande riciclaggio di denaro sporco, derivante dal traffico di stupefacenti, proprio intorno ai Palazzi della Politica». In quell’occasione la denuncia della Bernardini aveva...


Viaggio in AsproPiemonte

Ott 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli, articoli
La ‘Ndrangheta è capillarmente presente sul territorio piemontese. Gestisce molteplici affari illeciti – dalle bische clandestine al traffico di stupefacenti – e si infiltra nell’economia legale, in particolare nel settore dell’edilizia e del movimento terra. Ecco la mappa delle principali famiglie note alle autorità inquirenti Il Piemonte è terra di conquista della ’Ndrangheta da decenni, anche se qualcuno sembra volerlo dimenticare. Il rischio di un pericoloso abbassamento della guardia – in particolare a livello politico-amministrativo – si è manifestato all’indomani della strage di Duisburg, quando le pagine del quotidiano torinese «la Stampa» hanno ospitato un’incredibile polemica tra il coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Torino Maurizio Laudi e alcuni sindaci della provincia di Torino: mentre il primo descriveva i molteplici traffici criminali controllati dalla mafia calabrese, i secondi negavano recisamente l’esistenza del problema ’Ndrangheta o lo relegavano in un passato ormai superato. Affermazioni così lontane dalla realtà da apparire grottesche. Lo scorso febbraio in una inchiesta della procura di Milano sulle “Nuove Brigate Rosse” all’indomani di un’operazione che ha portato all’arresto di 15 presunti terroristi, sono state resi noti i contenuti di alcune intercettazioni telefoniche nell’ambito delle quali, Salvatore Scivoli, emigrato a Nichelino dalla provincia di Caltanissetta, pregiudicato per rapina convertito...