Articoli con tags ‘ clan Madonia ’


Varese, arrestati cinque esponenti del clan Madonia

Mar 29th, 2011 | Categoria: news
Erano dediti al racket delle estorsioni con attentati incendiari, violenze e minacce. Le vittime, sempre loro, gli imprenditori. Gli agenti della questura di Varese e del commissariato di Busto Arsizio hanno eseguito cinque ordinanze di custodia cautelare nei confronti di altrettanti esponenti di spicco del clan Madonia con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso ai danni di imprenditori di Busto Arsizio. Proprio Busto Arsizio sarebbe stata la base operativa dell’organizzazione criminale. A svelare gli affari di Cosa nostra nel varesotto è stata una lunga indagine, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano, che ha permesso di smantellare la rete criminale da tempo operante in zona. Le ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip del tribunale di Milano e riguardano pregiudicati siciliani originari di Gela, esponenti di spicco del clan Madonia. Nella regione, già alle prese con le gravi infiltrazioni della ‘ndrangheta, è da registrarsi anche la preoccupante presenza di questa cellula di Cosa nostra.


Palermo, sequestrati beni per 22 milioni di euro al clan Madonia

Nov 15th, 2010 | Categoria: news
Il Tribunale di Palermo, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, ha disposto il sequestro di beni per un valore di oltre 22 milioni di euro riconducibili ai clan dei Madonia e dei Di Trapani operanti nel ‘mandamento’ di Resuttana. Il provvedimento è stato eseguito dai carabinieri del Ros, e si è concentrato soprattutto sul capoluogo siciliano, ma anche nei comuni di Cinisi, Carini e Isola delle Femmine. Spiegano gli inquirenti che il provvedimento di sequestro è  arrivato a conclusione di un percorso investigativo che, dopo avere portato all’arresto di esponenti di spicco dell’organizzazione mafiosa, ad iniziare dai figli del capo mandamento Francesco Madonia, “ha contestualmente individuato e proposto il sequestro dei patrimoni accumulati” costituiti da aziende edili, attività commerciali, quote societarie, abitazioni, terreni e numerose autovetture. Le famiglie mafiose dei Madonia e dei Di Trapani “sono state protagoniste dell’ascesa dei corleonesi ai vertici di Cosa nostra –  spiegano ancora gli investigatori – tanto che i suoi principali esponenti sono stati ritenuti colpevoli degli omicidi di Pio La Torre, del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, dell’imprenditore Libero Grassi, del funzionario di polizia Ninni Cassarà, ma anche del piccolo Giuseppe di Matteo, il bambino sciolto nell’acido”.


Genova, milionario vendendo crêpes?

Nov 12th, 2010 | Categoria: news
Questa mattina la Corte d’Appello di Genova, su richiesta della Dia ha disposto il sequestro e la confisca dei beni della famiglia Sechi nel capoluogo ligure, per un valore stimato intorno al milione di euro. Nel particolare si tratta di 2 autovetture e 2 motocicli, quote e proprietà di 2 società, con attività di creperie. Tutto riconducibile a Roberto Sechi. Le indagini patrimoniali condotte su circa 25 anni di posizioni reddituali di Sechi e della moglie hanno fatto emergere un buco non motivabile tra le attività dichiarate e i beni posseduti. Sechi era già stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione nel 2000 con l’accusa di associazione mafiosa e violazione delle norme riguardanti gli interventi nel settore del gioco e delle scommesse clandestine. Ai tempi Sechi faceva parte di una “decina”  – sodalizio criminoso di tipo mafioso – capeggiata da Salvatore Fiandaca, emissario del clan Madonia di Caltanissetta in Liguria. Le attività della decina svariavano dal traffico di stupefacenti al gioco d’azzardo clandestino, dalle estorsioni agli omicidi. Scontata la pena, Sechi era tornato libero e aveva avviato le due creperie, oggi confiscate, oltre ad avere acquistato alcuni altri beni, mobili e immobili.


Genova, sigilli ai beni del clan Madonia

Set 10th, 2009 | Categoria: news
Lo scorso 13 agosto la Direzione investigativa antimafia di Genova ha proceduto al sequestro di beni per il valore complessivo di 2 milioni di euro riconducibili ad Antonino Lo Iacono. Lo Iacono è considerato fin dagli anni 80 come uomo di fiducia di Piddu Madonia, in carcere all’ergastolo in regime di 41 bis, considerato numero due di Cosa nostra fino ai primi anni 90. I beni erano intestati prevalentemente a famigliari di Lo Iacono e non erano compatibili con la capacità reddituale degli stessi. Tra i beni sequestrati conti correnti bancari e postali, terreni, abitazioni, e anche una società unipersonale dedita all’asfaltatura delle strade, operativa in particolare nei comuni dell’alta Valpolcevera.


Giudice lumaca, arriva la condanna

Lug 10th, 2008 | Categoria: news
Tempi duri per Edi Pinatto, l’ex giudice del tribunale di Gela che impiegò otto anni per scrivere la motivazione di una sentenza di condanna contro alcuni esponenti del clan Madonia, determinando la scarcerazione dei principali imputati per scadenza dei termini di custodia cautelare. Dopo la radiazione dall’ordine giudiziario stabilita dalla sezione disciplinare del Csm lo scorso 17 giugno, il 7 luglio è arrivata anche una condanna penale da parte del Gup di Catania a otto mesi di carcere per omissione di atti d’ufficio. Il giudice ha stabilito anche la pena accessoria della sospensione temporanea dai pubblici uffici (sia la pena detentiva che quelle accessoria sono sospese) e un risarcimento allo Stato per i danni di immagine causati dalla sua condotta all’intera magistratura. Dopo che il quotidiano «la Repubblica» lo scorso marzo aveva sollevato il caso, Pinatto aveva preso due settimane di ferie dalla procura della Repubblica di Milano, dove prestava servizio dal 2001, per tornare a Gela a scrivere la sentenza. Tuttavia il procuratore generale della corte di Cassazione davanti al Csm ha affermato che le 775 pagine scritte precipitosamente sull’onda delle polemiche non erano altro che «un copia ed incolla dei vari atti d’indagine e processuale compiuti, in cui le...


Giudici lumaca tra Gela e Messina

Apr 10th, 2008 | Categoria: news
Edi Pinatto – il giudice che ha impiegato otto anni per scrivere le motivazioni di una sentenza con la quale nel 2000 il tribunale di Gela ha condannato sette esponenti del clan Madonia a pesanti pene detentive – non è stato sospeso dalle sue funzioni e dallo stipendio secondo la procedura d’urgenza sollecitata dal ministro della Giustizia Luigi Scotti. Lo ha stabilito la sezione disciplinare del Csm il 3 aprile scorso. Sulla decisione di non procedere in via d’urgenza avrebbe pesato il fatto che proprio in quei giorni il giudice aveva provveduto a depositare le motivazioni della sentenza e che era già stato calendarizzato per il prossimo 14 maggio il procedimento disciplinare di merito a carico di Pinatto. L’accusa del Ministro nei confronti del giudice era quella di aver mostrato «assenza di considerazione per il superiore bene della giustizia», rivelandosi «incompatibile con l’ulteriore esercizio delle funzioni giudiziarie». Da sette anni Pinatto è pm presso la procura di Milano, dove la sua fama di magistrato inefficiente ha avuto ulteriori conferme. Il suo basso rendimento, infatti, è stato oggetto di numerosi richiami da parte del Capo della Procura. Per la vicenda di Gela, Pinatto – la cui inerzia ha determinato, nel 2002,...


Come smontare le “teste di legno”

Nov 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Si chiama art. 12 quinquies L. 356/92 o, più prosaicamente, “trasferimento fraudolento di valori”. È lo strumento legislativo che permette di districare (e incriminare) l’intreccio di scatole cinesi, compravendite di facciata, amici e parenti prestanome dietro cui le organizzazioni mafiose nascondono e riciclano i proventi illeciti. Ecco alcuni casi esemplari sul suo utilizzo Il concetto di “impresa mafiosa” è stato preso in esame dalla risoluzione del Csm del 24.7.2002 dedicata a “criminalità organizzata ed economia illegale”, adottata a seguito di un vertice che ha visto la partecipazione dei procuratori delle Dda di tutta Italia, nonché dei giudici appartenenti alle apposite sezioni dei tribunali che si occupano di misure di prevenzione. Per quanto riguarda l’assetto giuridico di tale impresa è stato evidenziato come sia sempre più diffuso quello della s.r.l., che rende più difficile accertare il collegamento con l’organizzazione mafiosa, insieme a quello a carattere individuale: in questo caso, il titolare generalmente è un prestanome di fiducia oppure un imprenditore non inserito organicamente nell’organizzazione mafiosa. Il ruolo della “famiglia di sangue”. Soprattutto in Calabria, in Puglia e in alcune realtà territoriali della Campania i clan continuano a privilegiare quel rapporto fiduciario assoluto che possono garantire solo i componenti della “famiglia di sangue”. Tale...


Gela, operazione antiracket

Lug 10th, 2007 | Categoria: news
Otto persone ritenute affiliate alla Stidda e a Cosa nostra sono state arrestate il 4 luglio scorso a Gela, dalla polizia del commissariato locale, con l’accusa di estorsione nei confronti di un noto concessionario di automobili della città. L’inchiesta denominata “Cayenne”, coordinata dalla Dda di Caltanissetta, ha rivelato che i titolari del concessionario Lucato, Salvatore e Rocco Luca (padre e figlio), hanno subito richieste estorsive tra il 1994 e il 2005 di entità variabile tra il milione e 250 mila e i settecento euro, con punte di 2500 euro nei periodi festivi. Ma il pizzo si concretizzava anche nella vendita di auto sottocosto. Le indagini della polizia si sono avvalse della collaborazione di due ...


L’altra metà della cupola

Gen 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Lo stereotipo le vuole custodi e veicolo dei (dis)valori tradizionali, ma ai margini dell’attività criminale. Le donne di Cosa Nostra, invece, sono pienamente inserite nel contesto mafioso: affidabili fiancheggiatrici o vere e proprie guide, il loro ruolo è sempre più determinante. Specie da quando Cosa Nostra si è vista costretta a cambiare le sue regole di reclutamento…  Per comprendere la rilevanza del ruolo della donna all’interno di Cosa Nostra, quantomeno come madre, figlia, moglie, basta pensare che, secondo quanto da tutti riconosciuto, essa è il perno della famiglia di sangue, sul cui modello si struttura l’intera organizzazione della “famiglia” mafiosa. Non a caso, si è parlato di “centralità sommersa” della donna di mafia.  Essa infatti è custode ed elaboratrice dei codici culturali su cui si basa l’organizzazione, tra cui l’onore, la vendetta, l’omertà; è la garante della “reputazione” dei propri uomini; è lo strumento di rafforzamento del potere delle cosche, per lo più a mezzo delle strategie matrimoniali, in ordine alle quali è stata sempre trattata quasi come merce di scambio. Soprattutto è l’indispensabile catena di trasmissione dei disvalori mafiosi ai figli; la formatrice pedagogica delle giovani generazioni alle quali attingere i nuovi uomini d’onore, dato che alle madri è in via...