Articoli con tags ‘ clan Arena ’


Isola Capo Rizzuto, amministratori nel mirino

Lug 5th, 2010 | Categoria: articoli
di Toni Castellano
Nella notte di giovedì 1 luglio si è acceso un primo falò a Isola Capo Rizzuto. Purtroppo non è stato uno di quei classici falò estivi da festa sulla spiaggia o di quei roghi agresti con cui i contadini si sbarazzano delle sterpaglie seccate al sole. Ad alimentare le fiamme c’era la Renault Twingo del responsabile dell’ufficio tecnico urbanistico del comune Agostino Biondi. La sera seguente – 2 luglio – la pratica incendiaria si è ripetuta ai danni di una Toyota Yaris di proprietà di Anselmo Rizzo, vice sindaco di Isola e assessore al Turismo. L’auto era parcheggiata nei pressi dell’abitazione dello stesso Rizzo. Dopo questo secondo grave episodio Don Luigi Ciotti, presidente di Libera, è intervenuto dai microfoni della trasmissione “Quelli di Caterpillar”, dalla spiaggia di Senigallia, ospite del Caterraduno annuale dei radioascoltatori dell’omonima trasmissione Caterpillar. ”Le mafie hanno paura della libertà – ha detto Ciotti – della freschezza e fanno tutto per dividerci dalla verità. ll lavoro positivo che si sta svolgendo su quel territorio – facendo riferimento a Isola Capo Rizzuto –  da parte del Prefetto, delle Forze di Polizia, di un coraggioso sindaco e della sua giunta, delle associazioni di volontariato e di categoria disturba. E allora non...


Isola Capo Rizzuto, la comunità raccoglie quello che il clan ha seminato

Giu 22nd, 2010 | Categoria: articoli
di Angela De Lorenzo
Il 21 giugno è iniziata la prima trebbiatura dell’orzo su un terreno di cinque ettari confiscato al clan Arena di Isola Capo Rizzuto (Kr). Non è stato semplice organizzarla perché, come spesso accade, i clan continuano ad esercitare il loro potere intimidatorio sul territorio anche quando i loro beni sono stati confiscati. E’ storia vecchia. E’ accaduto anni fa a Corleone, in occasione della prima trebbiatura del grano alla nascita della cooperativa “Placido Rizzotto”: non si riusciva a trovare una trebbia disponibile. Si è ripetuto da poco nel casertano, dove è stato necessario trebbiare il grano nel cuore della notte per evitare l’assalto della camorra. Anche questa volta ad Isola Capo Rizzuto le mietitrebbie sembravano tutte impegnate e pareva che in tutto il territorio provinciale, addirittura, scarseggiassero. Pochi giorni prima, giovedì 17 giugno, l’associazione Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie’, tramite la voce di don Ciotti, aveva lanciato l’allarme: “non si trova nessuno disposto a venire a trebbiare in un terreno confiscato agli Arena. Tutti si ritirano perché hanno paura. I terreni erano stati coltivati dallo stesso clan criminale nonostante fossero stati già sequestrati e confiscati”. Per realizzare la raccolta sui terreni confiscati al clan Arena, sui quali...


Di Girolamo, un Catilina tra i tanti

Mar 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Marco Nebiolo
Sette giorni. È il tempo da primato impiegato dal Senato per sbarazzarsi del senatore Nicola Paolo Di Girolamo, eletto nella circoscrizione estero-Europa nelle file del Pdl con il contributo di voti rastrellati dalla cosca ’ndranghetista degli Arena nelle comunità calabresi di Stoccarda e Francoforte. Sette giorni da quel 24 febbraio in cui i giornali hanno iniziato a descrivere il panorama da “strage della legalità” (definizione del procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso) delineato dall’inchiesta “Broker” sulla maxi truffa all’erario realizzata da Fastweb e Telecom Sparkle, al 3 marzo, giorno in cui l’avvocato Di Girolamo ha varcato la soglia del carcere di Rebibbia con l’accusa di avere rappresentato gli interessi dei mafiosi di Isola di Capo Rizzuto invece di quelli degli italiani residenti oltre confine. Un record da prima pagina, buono per contraddire l’immagine di un Parlamento elefantiaco e autoreferenziale, arroccato nella difesa di privilegi di casta; ottimo per esaltare l’efficienza e il rigore morale di un’istituzione in grado di far prevalere la responsabilità politica su quella penale (il procedimento a carico del senatore “della ’ndrangheta”, ricordiamolo, è in fase di indagini preliminari); perfetto per valorizzare la determinazione di una maggioranza impegnata a troncare ogni legame con ambienti inquinati dall’infiltrazione criminale e...


Guerra e pace in nome degli affari

Dic 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Clan Nicoscia e Arena, una faida durata dieci anni. Territori totalmente assoggettati alle cosche e affari che si estendono nel nord Italia. È il quadro emerso dall’operazione Pandora, un’inchiesta resa possibile dalle intercettazioni (altro…)


Beni confiscati: siamo ai saldi di fine stagione?

Nov 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Elena Ciccarello
Parliamoci chiaro. L’emendamento alla finanziaria approvato in Senato lo scorso 13 novembre (relatore Maurizio Saia, Pdl), che introduce la possibilità di vendere i beni confiscati ai mafiosi, non rischia solo di essere un regalo alle cosche o una miope soluzione per fare cassa. È un vero e proprio colpo di spugna al lungo e faticoso percorso inaugurato con l’approvazione della legge di iniziativa popolare 109/96 che ha introdotto la possibilità di destinare i beni a scopi sociali. Le ragioni sono semplici. Con questa norma possono essere destinati alla vendita tutti gli immobili confiscati ma non destinati entro 90 giorni (centottanta in caso di operazioni particolarmente complesse). Quindi, in buona sostanza, finirebbe all’asta tutto lo stock di beni che giace in disuso, ad oggi più di 3.000 immobili, cui si aggiungerebbero tutti quelli man mano in scadenza. Non è infatti un segreto che nella stragrande maggioranza dei casi, a causa dei mille impedimenti che intercorrono nella fase di destinazione – ipoteche e proprietà indivise sono le più diffuse – il termine dei 90 giorni sia di gran lunga superato. Facile allora prevedere le conseguenze. Gli ex proprietari cercheranno di rientrare in possesso dei loro immobili ricorrendo ad amici e prestanome. Lo fanno...


Milano, arresti per 20 presunti ’ndranghetisti

Apr 10th, 2009 | Categoria: news
Venti persone sono state arrestate il 16 marzo scorso tra Milano, Taranto, Crotone e Catanzaro nell’ambito dell’operazione “Isola”, coordinata dal pm Mario Venditti, della Dda milanese. L’accusa va dall’associazione mafiosa (per nove indagati), alla detenzione e porto illegale di armi, al tentato omicidio e all’estorsione. Gli arrestati farebbero parte di gruppi ’ndranghetisti attivi nel territorio di Cologno Monzese legati alle famiglie mafiose Arena, Barbaro, Bubbo, Nicoscia. L’inchiesta è nata il 6 ottobre 2004, quando a Cologno Monzese il direttore di banca Roberto Rigola, di 45 anni, mentre era a bordo della sua automobile, fu ferito da un colpo di pistola al gomito sparato da uno sconosciuto motoclista che lo aveva affiancato a un semaforo. La vittima era stata scambiata per il suo vicino di casa (prorietario di un’automobile uguale), Marcello Paparo, del clan Arena, obiettivo del raid quando ancora non era stata firmata la tregua con i Nicoscia. Secondo il pm Venditti, infatti, i clan Nicoscia e Arena, che in Calabria sono impegnati in una sanguinosa faida, in Lombardia hanno sancito una tregua per la spartizione degli affari. Attraverso l’intimidazione sarebbero riusciti a inserirsi nell’assegnazione di appalti per la realizzazione di importanti opere pubbliche, compresi alcuni tratti...


Non lasciamoli soli

Mar 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Il mobbing su due onesti impiegati di un Comune sciolto per infiltrazioni mafiose; cinque ragazzi di fronte alle ceneri della loro promettente azienda; una famiglia che ha visto sfumare in una notte le fatiche di una vita; un imprenditore perseguitato e minacciato da anni; un sindaco costretto a vivere lontano dai suoi cari per tutelarli. Cinque storie da una terra che ha bisogno di cambiare Questa è la storia di due calabresi perbene. Di due dipendenti comunali efficienti, onesti, motivati. Coraggiosi. Quelli che, con una frase un po’ vecchiotta ma da rivalutare, sono definiti “servitori dello Stato”. Se per il superprefetto di Reggio Calabria Luigi De Sena «la Pubblica amministrazione in Calabria è assolutamente inaffidabile, propugna la cultura della legalità ma non la applica a se stessa»; se il problema principale dei Comuni sciolti per mafia è che “a casa” vanno solo i politici mentre restano funzionari e impiegati, spesso più collusi, la vicenda dimostra che si può cambiare. Ma per qualcuno non si deve cambiare. Bilancio di un commissariamento. La storia comincia nel maggio 2003 quando il comune di Isola di Capo Rizzuto viene sciolto per infiltrazione da parte della ’Ndrangheta che, in questa cittadina del Crotonese, ha il nome della potentissima...