Articoli con tags ‘ Cinisi ’


E’ morto Giuseppe Impastato, detto Peppino. I suoi discorsi su radio Aut

Mag 9th, 2011 | Categoria: news, prima pagina
Trentatré anni fa moriva Peppino Impastato, opponendosi alla mafia dal suo microfono di radio Aut seppe utilizzare l’ironia, la presa in giro, smascherando così il potere mafioso. Con Peppino Impastato il re era nudo. E il re era “Don Tano Seduto”, quel Gaetano Badalamenti che imperversò non solo a Cinisi ma fu a capo di Cosa nostra all’inizio degli anni Settanta. Impastato era candidato alle elezioni del consiglio comunale di Cinisi, nella lista di Democrazia Proletaria. Troppo per gli sgherri di Cosa nostra. I sicari di Badalamenti avevano ricevuto l’ordine di non lasciare tracce: la mafia desiderava che di questo ragazzo non rimanesse memoria. Oggi siamo ancora qui a ricordarlo. Diventato icona della lotta alla mafia, figurina da esibire o stampare su magliette, è necessario non smarrirne il messaggio: che a combattere contro un nemico così grande, non si può che perdere. Combattere con coraggio e incoscienza, mossi da un imperativo morale e di buon senso, porta alla sconfitta. Perché la mafia uccide i suoi nemici, uno per uno. Ma la tragica somma dei morti è il numero sempre crescente della vittoria su Cosa nostra. Una vittoria lenta, progressiva, che si diffonde nei nomi e nelle memorie...


La verità sta negli archivi

Apr 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Dopo oltre mezzo secolo la fitta trama mafiosa che ha prodotto e coperto la strage di Portella e gli assalti alle Camere del lavoro siciliane potrà essere completamente ricostruita. Migliaia di documenti italiani e stranieri sono stati desecretati e acquisiti dall’archivio dello storico Giuseppe Casarrubea, che ora chiede la riapertura di quei processi Nella notte tra il 22 e il 23 giugno del ’47, a meno di due mesi dalla terribile strage di Portella della Ginestra (11 morti e 30 feriti), furono prese d’assalto con mitra, bombe a mano e bottiglie incendiarie le Camere del lavoro di Carini, Partinico, Cinisi, San Giuseppe Jato, Borgetto, Monreale e Montelepre. Anche stavolta il bilancio fu tragico: 2 morti e 10 feriti. A essere falciati dai mitra degli assalitori, mentre chiacchieravano seduti davanti alla sede della Camera del lavoro, furono due contadini di Partinico: Giuseppe Casarrubea e Vincenzo Lo Jacono. Sui burattinai di quelle stragi, troppo frettolosamente attribuite solo alla mafia, agli agrari e alla banda Giuliano, non si è mai voluto indagare veramente. Anzi, sono state presto dimenticate e archiviate, insieme agli omicidi di circa 50 capilega e dirigenti contadini, avvenuti in quel secondo dopoguerra.   Obiettivo: rendere giustizia ai caduti. Chi non ha mai voluto...


Obbiettivi sulla Cupola

Ott 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Dallo stile didattico di Giuseppe Ferrara a quello trasgressivo di Roberta Torre, dal registro intimista di Antonio Capuano a quello vibrante di Pasquale Scimeca: quattro registi che, con approcci e prospettive differenti, hanno rivolto a più riprese il proprio sguardo sul tema della mafia. Narcomafie li ha messi a confronto e raccolto le loro opinioni. Con quali obiettivi avete affrontato il tema della mafia nei vostri film?  Torre. Credo che chiunque viva al sud, in particolare a Palermo, non possa prescindere dalla mafia. Ci si rende subito conto che è un fenomeno che ha influenzato profondamente sia la cultura, sia la vita di questa terra. Ogni volta che si parla delle tematiche sociali di quest’isola è difficile evitare di affrontarlo. Io ho cercato di farlo con un atteggiamento antropologico. Non ho voluto dimostrare nulla, né contro né a favore della mafia. Ho voluto solo mostrare una realtà e una cultura, raccontandola. Direi che alla base dei miei film c’è una sorta di fascinazione narrativa. Ferrara. Il discorso è piuttosto lungo. Per me il cinema è la registrazione del pensiero audio-visivo, cioè del pensiero percettivo. Nel momento in cui io vedo un film arabo o cinese piuttosto che indiano o messicano ricevo – a...