Articoli con tags ‘ cinema ’


Obiettivo periferie

Set 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Francesco Strazzari
Dal 4 al 14 agosto scorsi, a Locarno, sono state 208 le pellicole sottoposte al pubblico e al giudizio della giuria. Tra queste anche “Pietro” di Daniele Gagliano, unica pellicola italiana in lizza per il premio elvetico. Tra i “ciak” spiccano quelli che parlano di criminalità organizzata, di droga, di soprusi, in Italia come nei Paesi dell’Est (altro…)


La miseria della porta accanto

Mar 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Intervista ad Armando Ceste Sotto i portici di via Po, “vasca” dei torinesi per lo struscio del sabato pomeriggio, una donna allunga la mano per chiedere l’elemosina. Per giustificarsi, un cartello: “Sono povera, aiutatemi”. Però l’ha scritto in inglese: anche la povertà, a Torino, si è internazionalizzata per le Olimpiadi. A pochi metri da lei c’è Piazza Castello, ora meglio nota come Medals Plaza, cuore della città dei Giochi invernali 2006. Oggi quasi nessuno ci fa più caso, ma qualche mese fa deve aver incuriosito più di un torinese un regista che si aggirava per i cantieri ancora aperti, soprattutto perché il suo occhio digitale si soffermava su elementi che stridevano con l’immagine turistica e senza macchia che Torino si stava dipingendo: proprio quella donna con il suo cartello, e i tanti come lei che ogni giorno sotto la Mole fanno fatica a pensare al giorno dopo. Quelle immagini sono confluite in un film documentario, Porca miseria, in cui senzatetto, cassaintegrati, giovani precari e pensionati si alternano a descrivere una recessione che sta ingrossando le fila dei disagiati nel capoluogo piemontese, portando sotto la soglia di povertà una nuova categoria, i decaduti. Una fetta di quella che un tempo avremmo chiamato classe...


La realtà oltre l’immaginazione

Giu 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Cannes 2004, l’anno del documentario, il “grande” Moore vince. Esultano i pacifisti e i detrattori del governo americano, esulta la società civile, indignata dall’orrore, esulta la sinistra. Al festival cinematografico più importante del mondo è il documentario che trionfa: è lo sguardo che racconta la prossimità del reale, che mette in scena il racconto del mondo, sviluppandone le dinamiche narrative. La natura è un testo senza fine, il documentario costituisce le sue note esplicative. E, di spiegazioni, l’uomo occidentale ne ha oggi più che mai bisogno. C’è la necessità di capire, di leggere le note prima di arrivare al testo, perché questo testo, che scorre davanti a noi tutte le sere in tv, tutti i giorni su tutti gli schermi, il film della nostra vita insomma, è troppo oscuro, troppo forte, troppo difficile. Il cinema dell’Occidente non sembra allora in grado di reggere il confronto con quel testo. Né un movimento di macchina o un montaggio virtuoso sembrano capaci di rimandare o di interpretare la realtà. Lo stesso Godard – colui che inventò la nouvelle vague e scoprì il cinema postmoderno – a Cannes ha presentato un film (Our music) che mischia immagini di repertorio, documentarie, con la fiction, dividendo...


Ecuador, la verità “fuori onda”

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Il mondo non ha occhi. Nonostante le protesi informative, gli impianti high-tech, malgrado l’illusione di accesso all’informazione e le sbandierate “infinite possibilità del web”.  Non riusciamo più a guardare, nonostante i mille schermi al plasma sui palmari, nei multiplex.  Tutto è così “multi”da generare l’illusione di essere spettatori “dentro” perché circondati da schermi, mentre in realtà siamo fuori da un mondo non trasmesso via cavo e dimenticato fino al prossimo reportage.  Anche i festival sono ormai “multi”: a Torino un enorme e accogliente multiplex – il Pathé del Lingotto, collocato in un altrettanto enorme e luccicante centro commerciale – è sede ormai stabile del Torino Film Festival.  Guardare vetrine, persone o film; ma qualcosa sfugge sempre. Sfuggono le notizie, e le immagini. Sfuggono gli spettatori, impauriti da alcuni racconti che fanno inorridire. Come quello di Come Bush vinse le elezioni (in Ecuador), documentario che spiega, ma soprattutto permette di guardare, molto: ciò che si vede nel film di Gabriele Muzio, Elisabetta Andreoli e Max Pugh, presentato al Concorso Doc2003 della XXI edizione del Torino Film Festival, è infatti un grande affresco geopolitico contemporaneo, illuminante per capire alcune dinamiche locali e globali che sfuggono allo sguardo dello spettatore alienato.  I fatti: Ecuador, elezioni presidenziali del novembre...


Oro amaro

Set 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Dal 17 al 21 ottobre 2003 si terrà a Torino la sesta edizione di CinemAmbiente. All’interno della sezione “Concorso cinema italiano” sarà presentato il film-documentario “Atacora”, di Edoardo Gianotti, girato nell’aprile di quest’anno tra le comunità di cercatori d’oro del Nord del Bénin. Il film ne descrive le disumane condizioni di vita e di lavoro, in cui troppe volte il prezzo da pagare è la morte, spesso per mano dei neocolonialisti americani o dei gruppi armati nigeriani. Pubblichiamo di seguito le fotografie e il racconto dell’autore «C’est une vieille histoire, une légende…la montagne qui mange les enfants dans la région de l’Atacora!» In un bar della costa del Bénin, dalle cui spiagge partivano nell’Ottocento le navi negriere alla volta delle Americhe, qualcuno narra un’antica leggenda del Nord: una “montagna orco” che, tra le aspre montagne dell’Atacora, divorava i bambini di etnia Somba.  Le storie, è noto, hanno un fondo di verità. La montagna esiste e la sua bocca, chiamata “la Mort” è un tunnel che si snoda per centinaia di metri nelle sue viscere. Malamente puntellato, senza luce né aria, il budello ha inghiottito decine di persone, tra cui molti bambini utilizzati nelle gallerie più strette per raccogliere materiale aurifero o portare attrezzi ed acqua. Asfissia e crolli improvvisi sono stati gli incidenti mortali più frequenti,...


Cannabis sugli schermi

Giu 10th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Forse non ha sciolto tutti i dubbi in fatto di proibizionismo e cultura, forse non ha stravolto i punti di vista sull’uso delle droghe leggere e magari non ha chiarito tutte le posizioni e i distinguo dell’opinione pubblica, ma è indubbio che L’erba proibita, video documentario prodotto dall’Orisia Produzioni e apparso nelle sale di alcune città italiane a maggio, rappresenti un punto di svolta o meglio un grado zero per la visibilità di un fenomeno così “scomodo” come quello del consumo di cannabis e della sua cultura. Sfruttando la teatralità di un Paolo Rossi in veste di testimone e coscienza critica dello spettatore, L’erba proibita presenta storie, tradizioni e battaglie intorno al tema della liberalizzazione, del consumo piacevole e della cultura repressiva attuata nel mondo occidentale (e in Italia in particolare) negli ultimi anni. Si parte da immagini, tratte da un servizio del Tg1 del 1992, che mostrano l’arresto di uno spacciatore di hashish, per arrivare alle dichiarazioni di consumatori noti (tra tutti Zulu dei 99 Posse) o anonimi (il gestore di un locale arrestato per aver coltivato in proprio), passando attraverso le testimonianze di comunità rurali che hanno basato per decenni il loro sostentamento proprio sulla coltivazione della canapa tessile....


Piccoli festival crescono

Mar 30th, 2002 | Categoria: archivio articoli
Con qualche variazione rispetto ai programmi (il tanto atteso The hidden half dell’iraniana Tahmineh Milani non è giunto infatti sugli schermi torinesi), la nona edizione del Festival Internazionale del cinema delle donne di Torino ha avuto il merito, ancora una volta, di ribadire un’identità di genere del cinema contemporaneo che non sempre appare in modo chiaro, nemmeno nei festival più blasonati. La distinzione del cinema in generi (western, fantasy, commedia, ecc.) appartiene da sempre alla sua storia, così come l’identificazione dei ruoli. Il “cinema donna”, per lo meno quello visto nelle scomode sale del Valentino, sembra uscire dalle tradizionali classificazioni per approdare ad una sua affermazione – non sempre lucida, va detto – ma comunque basata sulla rivendicazione dei diritti di cittadinanza. Le opere presentate a Torino hanno infatti testimoniato un’omogenea autonomia di sguardi, nonostante le lontane e diverse provenienze delle pellicole. Ciò che più ha colpito durante le proiezioni è stato un profilo forte di militanza, intesa non tanto come appartenenza politica, quanto piuttosto come proiezione della metà nascosta del mondo, per sottolineare e denunciare – ma nello stesso tempo affermare – una possibilità di sguardo, né più vicino, né più lontano rispetto all’“altro cinema”, e semplicemente diverso. Ma dove sta...


Il lavoro in primo piano

Ott 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Venezia 2001. In genere i festival del cinema hanno un effetto straniante per chi li segue. Un po’ per quell’aria da baraccone che si crea nei luoghi del “mostrare”, un po’ per quell’effetto di continua dislocazione spazio/temporale che si subisce passando da una storia all’altra e infine per quel senso di artificiosità del vago che il cinema trasmette. Una settimana di film, passerelle di vip, conferenze stampa su “il mio cinema” ecc., finiscono spesso per produrre, nelle spettatore festivaliero, una leggera e temporanea perdita di identità che necessita a volte di un’operazione di ricollocazione delle cose e del mondo. Operazione questa resa più che mai opportuna dalle particolari condizioni ambientali del Lido Veneziano, punto limite sospeso tra terra e mare, su cui, per 10 giorni all’anno, lo spettacolo delle ombre contribuisce a confonderne i confini. Ma come in un brutto trip a volte “tornare” risulta difficile. E così può capitare che, scendendo dal treno nella stazione della tua città, con la mente ancora occupata da sequenze da brivido e delusioni d’autore, un’immagine che forse volevi dimenticare ti si ripresenta di fronte. Una protesta di ferrovieri, un gruppo di addetti alle pulizie incatenati ai pilastri delle pensiline gridano contro la mobilità che...


Per un cinema delle direzioni

Ott 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Le mille direzioni al cinema sono segni di scelte e tracce di percorsi che interagiscono con il sentire particolare dello spettatore. Scelte o percorsi che parlano di carattere, definizioni e destini. • Direzioni chiuse – Il destino. Le direzioni che si prendono però sono spesso obbligate, sensi unici. Anche girando a caso per la città, passando da una persona a un’altra, da un negozio a un’edicola non si fugge mai da una logica unica che regge relazioni e strade. Vagabondare, in quel caso, è una fuga finta, segnata da un destino. Non è mai vacanza anche se lo sembra. Anche se ha l’aspetto di una licenza di due giorni per visita parenti e tu sei una cittadina iraniana detenuta. Il Cerchio (Dayrereh) del regista iraniano Jafar Panahi (Il palloncino bianco), Leone d’Oro a Venezia, chiude in un giorno i percorsi a Teheran di alcune donne detenute in libertà per poche ore. La realtà fuori è però forse più coercitiva del carcere. La direzione ritorna sempre su sé stessa, come un cerchio. Uscire dal carcere vuol dire non uscire mai, perché una donna non può fumare o abortire, e allora forse si stava meglio dentro. I nove personaggi del film che incontriamo...


I territori dell’utopia

Ott 10th, 2000 | Categoria: archivio articoli
Oceano. Il mare – che può contenere (e dissolvere) tutte le immagini, come il poema di Stan Brakhage – ha l’aspetto cristallino di Palavra e utopia, il film che Manoel de Oliveira scolpisce su parole, opere, sermoni e lettere del padre gesuita An­tonio Viera. Un mare attraversato per trentacinque volte, tra Por­togallo e Brasile, per tradurre la parola (e l’utopia) del primo religioso che si scagliò contro la schiavitù nelle colonie (per questo l’Inquisizione lo privò di “parola attiva e passiva”). In un mare che sommerge l’intero XVII secolo non è difficile scorgere, nella profondità della sua superficie, le onde ed i moti del Novecento. Dopo aver vissuto monarchia e dittatura, rivoluzioni e normalizzazioni, il novantatreenne maestro di Oporto concede il diritto dell’ultima parola proprio all’utopia. Terra. Alla scoperta del “nuovo mondo” si avventura anche il giapponese Takeshi Kitano: in Brother gangster della yakuza che attraversa l’oceano per ritrovare, nella tradizione del cinema familiare giapponese, il fratello, piccolo spacciatore a L.A. La sua utopia è abitare, con lo sguardo intatto (e crudele) dell’infanzia e del gioco, un mondo regolato da codici. Come quelli della mafia (ai tempi della globalizzazione), dove le minoranze – giapponesi, ispanici, afro ed italoamericani – si battono...