Articoli con tags ‘ certificazione antimafia ’


Certificati antimafia, contrastare l’infiltrazione mafiosa

Gen 17th, 2012 | Categoria: articoli
di Maurizio Bongioanni
Dal momento che il settore degli appalti pubblici in Italia vale da solo l’8% del Pil (oltre 100 miliardi di euro), dando lavoro a 1,5 milione di persone, è facile immaginare come questo business attiri non solo aziende pulite ma anche varie organizzazioni mafiose. In Italia l’infiltrazione mafiosa negli appalti è un cancro difficile da debellare: oltre 5mila aziende non applicano il codice antimafia previsto per appalti superiori a 150mila euro, e il 30% degli appalti totali avviene senza gara. Per rispondere a questa situazione pericolosa, alcuni Comuni italiani hanno pensato che la criminalità organizzata vada combattuta con opportuni strumenti proprio a partire dalla categoria edile. Il Comune di Reggio Emilia ha pensato di sostituire la richiesta di certificato antimafia con lo strumento più efficace dell’informativa antimafia, la quale permette alla Prefettura di mettere l’azienda allo scanner ed effettuare così un’analisi più approfondita al fine di capire se l’azienda in questione è in odor di mafia oppure no. Proprio con la Prefettura, il Comune di Reggio Emilia ha sottoscritto un Protocollo di Legalità che modifica lo scenario degli appalti pubblici reggiani: prima del protocollo si richiedeva il documento prefettizio se la soglia dell’appalto era superiore a 4 milioni e 845mila euro....


Normativa antimafia e appalti pubblici

Ott 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Per evitare l’assalto alla diligenza degli appalti pubblici l’ordinamento prevede una serie di controlli e di strumenti. Ecco come orientarsi tra certificati antimafia, informative prefettizie e stazioni uniche appaltanti (altro…)


Tutto in mano ai clan

Nov 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Ancora cinque Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (e altri cinque sotto inchiesta) in provincia di Napoli, dove la Camorra continua ad assoggettare la politica locale. 150 le imprese messe al bando dalla prefettura e altre 20 richiamate per aver violato il protocollo per la legalità. Ma per gli inquirenti è solo l’inizio… Cinque Comuni (Afragola, Casoria, Crispano, Torre del Greco e Tufino) e una Asl (la Napoli 4) sciolti per infiltrazioni mafiose; altre cinque amministrazioni (Pozzuoli, Brusciano, Qualiano, Boscoreale e Frattaminore) sotto inchiesta per accertare eventuali inquinamenti malavitosi; centocinquanta imprese messe al bando dalla prefettura perché legate ai boss; venti richiamate dal ministero degli Interni perché non rispettano il protocollo per la legalità: è devastante il quadro dei rapporti tra Camorra, politica e imprenditoria che sta emergendo nella provincia di Napoli. E molto ancora, assicurano gli inquirenti, verrà alla luce nei prossimi mesi. Assoggettamenti bipartisan. Le premesse, effettivamente, ci sono tutte. Il lavoro della Dda, della Dia e dei carabinieri, confluito nelle relazioni della prefettura che hanno indotto il Consiglio dei ministri a sciogliere i primi cinque consigli comunali, ha disegnato un quadro preciso e inquietante della situazione: in molte aree della provincia di Napoli i clan hanno assoggettato la politica...