Articoli con tags ‘ Centroamerica ’


El Salvador, serbatoio del narco

Apr 8th, 2011 | Categoria: archivio articoli
El Salvador è il più piccolo dei paesi centroamericani. Con i suoi 21mila chilometri quadrati, schiacciato sull’oceano Pacifico da Guatemala e Honduras, è grande all’incirca come l’Emilia Romagna. Scosso da una lunga guerra civile, il paese ha conosciuto la pace e la democrazia solo a partire dal 1992. L’eredità di dodici anni di conflitto, con 75mila tra morti e desaparecidos, e la contrapposizione tra due poli opposti (la destra raggruppata nel partito Arena e la sinistra nel post-rivoluzionario Frente Farabundo Martì) ha di fatto reso la società salvadoregna bellicosa. Il disarmo avviene solo a parole: nelle mani dei civili rimangono almeno 350mila armi, che si prestano alle vendette e alla soluzione drastica di antichi rancori. La nascita delle maras. Le difficoltà del dopoguerra si trasformano in emergenza a metà degli anni Novanta, quando il governo Usa decide di rimpatriare tutti quei salvadoregni che si sono macchiati di qualche crimine. Il Salvador, fino ad allora terra di gente che emigra, riceve il ritorno di migliaia di persone già avvezze a delinquere e senza alcuna possibilità di inserirsi nel mercato del lavoro locale. Così fanno quello che sanno, cioè organizzarsi in bande ed iniziare a taglieggiare vicini, commercianti, bottegai. È la nascita...


Honduras, un anno dopo

Set 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Maurizio Campisi
La nazione dell’America centrale è sprofondata in un baratro, diventando l’emblema dell’informazione pilotata, di un basso grado d’istruzione, dell’impunità per i reati. Aspetti, insieme ad una politica corruttibile e al degrado sociale, che costituiscono l’humus del narcotraffico (altro…)


Nicaragua, l’arte di arrangiarsi

Set 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Maurizio Campisi
Dalla capitale Managua alle città del sud, viaggio in una terra dove un terzo dei suoi abitanti vuole emigrare, la presenza dello Stato latita e la bassa manovalanza del narcotraffico è affidata a bande di minorenni. (altro…)


Nelle mani dei Narcos

Apr 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Maurizio Campisi
Negli ultimi dieci anni i narcotrafficanti in Centroamerica hanno rivoluzionato la vita delle comunità indigene mutandone gli equilibri sociali. La corruzione dilagante e i traffici illeciti che corrono attraverso le frontiere fanno di quei paesi delle terre di nessuno. Con il rischio che si trasformino in veri e propri narcostati (altro…)


Processi e processioni

Apr 1st, 2010 | Categoria: numeri arretrati
Narcomafie_4_2010 Nel sud d’Italia le spalle su cui dondolano statue di santi e madonne sono talvolta le stesse su cui gravano accuse di associazione mafiosa. La criminalità organizzata trasforma le feste religiose in una dimostrazione della propria presenza, facendo del rito la messa in scena del proprio potere. A pasqua, in Calabria, Monsignor Renzo ha voluto interrompere questa tradizione, ripulendo la processione dell’Affruntata di Sant’Onofrio. Ma la ‘ndrangheta non ha gradito (altro…)


Consegna al buio

Mar 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Pubblichiamo per gentile concessione dell’editore Chiarelettere l’introduzione di “Io sono il mercato. Teorie, metodi e stile di vita del perfetto narcotrafficante” di Luca Rastello, giornalista e scrittore specializzato in economia criminale. Un’opera che colma con uno stile originale e graffiante il vuoto editoriale italiano sul tema del traffico di droga Quello che viene proposto qui è un esercizio: ha per oggetto la cocaina, una sostanza che decide delle nostre vite assai più di quanto non siamo disposti a pensare. Anche – forse soprattutto – se non ne facciamo uso. La cocaina. Un mare di cocaina. Ai giornali piace parlarne, fa sempre notizia: storie di gang che si sparano fra loro nei vicoli di qualche città mediterranea, ritratti a effetto di piccoli e grandi spacciatori, qualche inchiesta allarmata, – e densa di cliché – sul crescente consumo, soprattutto fra i giovani, magari nelle discoteche. Oppure indagini chimiche sull’acqua de fiume vicino a una grande città, che rilevano quantità di sostanza disciolta nelle fogne tali da far pensare a un uso quotidiano di massa. Cocaina a tonnellate. E notizie. Qualche volta s’incappa anche in informazioni di minor fascino, difficili da incorniciare in un noir. Parlano di soldi. Di intere economie nazionali – e non si tratta...


Dove va il proibizionismo

Mar 10th, 2009 | Categoria: archivio articoli
Dalla guerra totale a forme miti di accettazione del fenomeno. L’America Latina si scopre laboratorio sperimentale di politiche alternative di contrasto. Il fallimento delle crociate proibizioniste incoraggia proposte di legalizzazione delle sostanze stupefacenti. E con la nuova amministrazione Obama si prospettano scenari inediti L’Honduras è la più classica delle repubbliche delle banane. Negli anni 80 fu utilizzata come base per attaccare il Nicaragua sandinista. Il suo attuale presidente, José Manuel Zelaya Ordóñez, è un qualunque politicante locale, cresciuto in una famiglia oligarchica di Tegucigalpa. Un voce fuori del coro. Eppure, nell’ottobre scorso, aprendo i lavori di una conferenza dell’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), il presidente Zelaya Ordóñez sostenne la necessità della legalizzazione della droga, sorprendendo e persino irritando gli astanti, in gran parte funzionari ed esperti di 32 paesi latinoamericani e caraibici che grazie alla droga (e alla sua proibizione) in qualche modo campano.  Proprio come i narcos. «I traffici di armi, droghe e persone sono dei flagelli internazionali con ramificazioni economiche molto forti, ai quali è difficile dare quelle risposte, efficaci e precise, che sarebbero possibili in uno stato di legalità», disse Zelaya Ordóñez, che suggerì anche di «usare le risorse che si spendono per...


L’invasione violenta dell “formiche”

Nov 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Devono il nome a una specie di formica velenosa: sono le maras, gang giovanili spietate e potenti, tanto da contendere spazi ai cartelli messicani. E, mentre i Governi centroamericani puntano al controllo e alla repressione, c’è chi parla di legami con Al Qaeda Salirono alla ribalta durante i disordini del 1992 a Los Angeles (si trattò di violente proteste contro la discrimiazione razziale, in cui perirono più di 50 persone e vennero bruciati centinaia di edifici, ndr.). Il loro nome è formato dalla parola marabunta, la velenosa formica delle foreste centroamericane, e dal numero della strada in cui nacquero. E proprio nella città californiana, all’ombra del sogno americano mai concretizzatosi, sorsero le più famigerate: la Mara Salvatrucha (o M 13) e la Mara 18, sanguinarie gang giovanili, dedite a furti ed estorsioni, coinvolte nel commercio di droga, armi e nel traffico di esseri umani. Un formicolio inarrestabile. La Mara 18 sorse negli anni 50 come reazione alle aggressioni delle bande giovanili anglosassoni dalle quali copiò stile e struttura, che si modificò quando, negli anni 80, furono incorporati ragazzi originari dal Centroamerica, in fuga dalla guerra civile, dalla repressione, dalla fame. I salvadoregni formarono la Mara Salvatrucha (in gergo, “salvadoregni furbi”),...


Il silenzio degli innocenti

Apr 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
In cambio di un salario da fame, migliaia di operaie delle multinazionali subiscono soprusi, negazioni dei propri diritti, intimidazioni e violenze. A convincerle definitivamente al silenzio ci pensa una misteriosa escalation di omicidi (impuniti) di donne  Licenziamenti in tronco, molestie sessuali e minacce sono all’ordine del giorno per migliaia di operaie del Centroamerica. Le testimonianze raccolte tra le lavoratrici delle maquilas – fabbriche destinate alla fase più intensiva dell’assemblaggio di prodotti per conto di grandi multinazionali (nordamericane, europee e asiatiche) – seguono un disarmante copione. Sono storie di sopraffazioni, negazioni e soprusi, che vanno dalla semplice proibizione di andare al bagno a vere e proprie tragedie, come aborti spontanei avvenuti sul posto di lavoro o incidenti con gravi lesioni (a volte mortali). Come quella di Eva, che ha perso un occhio lavorando per la Sanyo; o Antonieta, a cui il padre ha negato l’istruzione per costringerla ad aiutarlo a mantenere i dodici fratelli. Qualcuna di loro ogni tanto alza la testa, allora anche il padrone alza il tiro. Se non bastano 1800 multe… I dipendenti delle maquilas sono in prevalenza giovani donne (in Messico rappresentano l’85% dei lavoratori del settore). Il loro profilo è facilmente tracciabile: un’età compresa tra i 15 ed i...


Penitenziari di massima insicurezza

Lug 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Stragi di detenuti impunite e continue violazioni dei diritti umani. Contro il crimine in Honduras – come in tutto il Centro America – la repressione, ufficialmente negata, è l’unica strategia del Governo. E mentre dietro le sbarre vengono stipate migliaia di giovani, c’è già chi pensa a fare affari privatizzando gli istituti Il 5 aprile 2003 un’intensa sparatoria all’interno del carcere El Porvenir di La Ceiba lasciò come saldo 70 morti, in maggioranza membri della M-18, una delle bande giovanili che seminano il panico in Honduras. Subito taciuta, poi ammessa con mezze verità, la ragione di quella carneficina venne rivelata alla stampa pochi giorni dopo. Quella che era sembrata la risposta ad un tentativo di fuga di massa, era stato in realtà un regolamento di conti tra la polizia penitenziaria, i carcerati comuni e gli appartenenti alla M-18, la pandilla che voleva gestire tutti i traffici all’interno della prigione. Ai magistrati che visitarono il luogo in cerca di indizi toccò il compito di registrare i dettagli del massacro: 29 detenuti squartati, 14 abbattuti a colpi di pistola o di fucile, 23 bruciati vivi. Il truce inventario parlò di pezzi di cervello sulle pareti, pozze di sangue, corpi carbonizzati e mutilati dalla furia...