Articoli con tags ‘ Catania ’


“Brotherwood”, affari tra Cosa nostra e massoneria catanese

Giu 16th, 2016 | Categoria: prima pagina
di Saul Caia
Mafia e massoneria insieme, uniti da un’amicizia ‘fraterna’ per cooperare nell’aggiudicazione di appalti, estorsioni e recupero di beni finiti nelle aste giudiziarie. È il panorama emerso dall’operazione Brotherwood condotta dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Catania che ha portato all’arresto 6 persone, mentre altre 5 risultano indagate. La figura apicale è Aldo Ercolano, considerato il reggente dell’omonimo clan Ercolano-Santapaola, figlio del pluripregiudicato Sebastiano ‘Iano’ Ercolano e nipote del boss della cupola Benedetto ‘Nitto’ Santapaola. Già coinvolto in diverse operazioni antimafia, era sorvegliato speciale da diversi mesi, eppure al momento dell’arresto nel suo appartamento le forze dell’ordine hanno trovato quattro pistole, più una ad aria compressa e un fucile. Il mediatore tra il mondo mafioso e quello massone sarebbe Sebastiano Cavallaro, ‘uomo di fiducia’ di Ercolano e contemporaneamente ‘primo diacono’ del gruppo massonico Kairos, una delle quattro logge aderenti all’effigie della “Gran Loggia Massonica Federico II Ordine di stretta osservanza, di rito scozzese antico e accettato”, fondata a Catania nel 2010 e diretta dal venerabile maestro Massimo Pellegrino, che però non è coinvolto nell’inchiesta. All’interno della ‘Federico II’ ricopre la carica di ‘sovrano’ Francesco Rapisarda, altro arrestato, imprenditore etneo accusato insieme al fratello Carmelo di turbativa d’asta. Il modus operandi. Negli atti del giudice...


Mafia, 14 arresti per associazione a delinquere. In manette padre del boss dell’inchino di Santa Barbara

Feb 24th, 2016 | Categoria: brevi di mafia
di redazione
Associazione a delinquere di stampo mafioso, estorsione e traffico di droghe. Sono i reati che che il Gip di Catania, su richiesta della Dda etnea ha contestato a un gruppo di 14 persone appartenenti o fiancheggiatori del clan Assinata, operante nel territorio di Paternò e riconducibile ai Santapaola. Questa mattina, per loro, sono scattati altrettanti provvedimenti restrittivi, che fanno seguito a una lunga indagine che ha permesso di ricostruire le dinamiche criminali del sodalizio, dalla strutturazione fino alle modalità operative. In particolare, gli inquirenti puntano i fari sul volume d’affari derivante dall’imposizione estorsiva nei confronti di commercianti e imprenditori (soprattutto edili) del comune siciliano. Le manette ai polsi sono scattate, tra gli altri, anche per il padre del ragazzo al quale il 3 dicembre 2015, durante i festeggiamenti di Santa Barbara, alcuni portatori dei cerei votivi fecero “l’inchino reverenziale”.  


La mia famiglia, mio fratello. E quell’atroce 28 luglio 1985

Lug 28th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Dario Montana
La nostra è stata una famiglia felice, fino a quel maledetto 28 luglio del 1985. Una famiglia borghese. Papà era un direttore del Banco di Sicilia; mia madre, innamoratissima di lui, era una casalinga; poi c’eravamo noi tre fratelli: Beppe, Gigi ed io, Dario. Tra mio padre e Beppe c’era un legame speciale. Papà non lo diceva, ma era orgogliosissimo di suo figlio. Il loro rapporto è stato caratterizzato da tanti scontri e tanto amore, come avviene in molte famiglie: dai conflitti generazionali degli anni giovanili si passa ad un confronto sempre più paritario, fatto di complicità, di richieste di consigli, di condivisione di esperienze. Mio fratello era un uomo felice, non avrebbe mai accettato dalla vita un mestiere diverso. L’investigazione era la sua passione, oltre che la sua professione. Beppe era arrivato a Palermo –subito dopo aver concluso il corso per vice commissario all’Istituto Superiore di Polizia –  nel settembre del 1982, in un clima caratterizzato dall’ennesima “emergenza” dettata dall’omicidio del prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa, della sua seconda moglie Emmanuela Setti Carraro e dell’agente di scorta Domenico Russo. Tre anni sono stati sufficienti perché Cosa nostra ritenesse necessario e improcrastinabile il suo omicidio: quel poliziotto innamorato della giustizia, non a mezzo servizio,...


Spaccio, estorsioni, rapine. A Catania 30 arresti per associazione a delinquere di stampo mafioso

Giu 16th, 2015 | Categoria: news
Estorsioni, ma anche recupero crediti. Si ‘evolvono’ i clan a Catania, come ha fatto quello dei Mazzei, legato alla ‘famiglia’ di Cosa nostra dei Corleonesi, che oltre a imporre il ‘pizzo’ agiscono come una vera propria agenzia di recupero crediti per conto di imprenditori e commercianti. In cambio la cosca chiede e ottiene il 50% dei soldi recuperati. E’ quanto emerge dall’operazione ‘Enigma’ della polizia di Stato di Catania che ha disarticolato il clan dei ‘Carcagnusi’, e in particolare la frangia del rione Lineri, frazione di Misterbianco, ai cui vertici, secondo l’accusa, c’era Costantino Grasso, che è tra i 30 destinatari di un provvedimento restrittivo, come lo è anche, tra gli altri, il reggente della cosca, Sebastiano Mazzei, già detenuto. L’agenzia di recupero credito del clan era attivata da imprenditori e commercianti che non riuscivano a incassare decine di migliaia di euro seguendo le normali vie legali. Per loro ci pensava la mafia che risultava maggiormente efficace rispetto ai tempi della giustizia civile, meno sull’entità dei soldi recuperati perché bisognava cedere il 50% dei soldi all’organizzazione. Un meccanismo illegale che la Procura di Catania ha contestato ad almeno sette indagati, tra imprenditori e commercianti, che sono stati posti agli arresti...


Blitz nel catanese: arrestate 15 persone del clan Santapaola

Apr 29th, 2015 | Categoria: brevi di mafia
I Carabinieri di Catania hanno eseguito oggi, mercoledì 29 aprile, un provvedimento restrittivo nei confronti di 15 persone. Le accuse riguardano l’appartenenza al clan mafioso Santapaola-Ercolano, operante sulla fascia ionica; nello specifico si tratta di reati relativi ad estorsioni e traffico di stupefacenti. Il provvedimento restrittivo è stato emesso dal Gip del Tribunale etneo su richiesta della Direzione distrettuale antimafia. Le indagini sono state avviate a fronte di numerosi danneggiamenti e intimidazioni nei confronti di imprenditori e commercianti. Si sono ricostruite, attraverso l’inchiesta, le dinamiche relative alle condotte illecite della cosca, in particolare la struttura e le modalità di gestione della “cassa comune”. Inoltre è stato possibile interrompere una riunione di esponenti mafiosi ed evitare così un’escalation per l’affermazione dell’egemonia sul territorio.


Richiesto rinvio a giudizio per l’editore Mario Ciancio Sanfilippo

Apr 14th, 2015 | Categoria: news
Mario Ciancio Sanfilippo è stato rinviato a giudizio dalla procura di Catania. L’ipotesi di reato è di concorso esterno in associazione mafiosa. La Dda di Catania aveva già richiesto in precedenza l’archiviazione del fascicolo, ma il Gip aveva sollecitato nuove indagini. Il fascicolo era stato assegnato al Gup Marina Rizza, che si era astenuta e aveva restituito gli atti al presidente dell’ufficio Nunzio Sarpietro. Quest’ultimo non ha ancora assegnato l’incarico a un altro giudice. Il procuratore Giovanni Salvi, l’aggiunto Carmelo Zuccaro e il sostituto Antonino Fanara sono i titolari dell’inchiesta. Ciancio è uno degli uomini più potenti della Sicilia e uno degli editori più noti del Paese, è attualmente vicepresidente dell’Ansa (gli uffici catanesi della nota agenzia sono si trovano ad essere ospitati all’interno della struttura dove si trova il suo giornale, La Sicilia) ed è stato per anni presidente della Fieg (federazione degli editori di giornali). La Procura sottolinea che «la contestazione si fonda sulla ricostruzione di una serie di vicende che iniziano negli anni ‘70 e si protraggono nel tempo fino ad anni recenti» e «riguardano partecipazione ad iniziative imprenditoriali nelle quali risultano coinvolti forti interessi riconducibili all’organizzazione Cosa Nostra».


A Catania oltre 250 anni di carcere per due gruppi mafiosi in ascesa

Gen 16th, 2014 | Categoria: articoli, prima pagina
di Dario De Luca
Le condanne in primo grado sono arrivate come grossi macigni. Alla sbarra due facce della mafia ai piedi dell’Etna. Il vecchio e il nuovo. Da un lato Giuseppe Garozzo, storico boss del rione Antico Corso,comunemente conosciuto con il diminutivo  di “Pippu u maritatu” e dall’altro Alessandro Bonaccorsi, ritenuto un grosso trafficante di droga in ascesa, capace secondo gli inquirenti di gestire un’intera piazza di spaccio sotto la dinastia del clan mafioso dei Cappello. Due inchieste della Procura di Catania che si erano concluse nell’estate del 2012, raccontate anche dal mensile «Narcomafie» che sono arrivate al giro di boa con le sentenze di primo grado. A Garozzo non erano bastati 18 anni di carcere e una condanna all’ergastolo saltata per un vizio procedurale. Dopo la scarcerazione nel 2010 il boss aveva tentato di riorganizzare le fila del proprio gruppo appartenente all’ala dei Cursoti. Estorsioni a tappeto, come quelle documentate agli ottici Angiolucci costretti a pagare fino a 2 milioni di euro al mese oltre alla pretesa d’assunzione di alcuni familiari di svariati appartenenti alla cosca, ma anche un controllo capillare del territorio in un’area che da Catania si estendeva fino al litorale ionico in prossimità di Messina. Dopo l’operazione antimafia fece...


A che serve vivere, se non c’è il coraggio di lottare?

Dic 31st, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
Trent’anni fa l’omicidio di Giuseppe Fava. Depistaggi, solitudine dei famigliari, un lungo processo. Oggi la sua figura di intellettuale rivive grazie al docufilm “I ragazzi di Pippo Fava”, all’impegno di tanti giornalisti che guardano al direttore de «I Siciliani» quale esempio di giornalista con la schiena dritta, alla fondazione a lui dedicata e diretta dalla figlia Elena Fava. Nelle sue parole, il ricordo di questi tre decenni. (altro…)


Serafino Famà, a Catania il ricordo a diciotto anni dall’assassinio

Nov 5th, 2013 | Categoria: news
Catania, 9 novembre 1995. L’avvocato penalista Serafino Famà e il collega Michele Ragonese escono dallo studio e, all’angolo tra viale Raffaello Sanzio e via Oliveto Scammacca, vengono raggiunti da sei colpi di pistola calibro 7,65 che colpiscono l’avvocato. Sono le 21.20, la corsa in ambulanza per raggiungere l’ospedale Garibaldi non permetterà purtroppo di salvare la vita di Serafino Famà. La vittima di mafia, ucciso a 57 anni, sarà ricordato in occasione del diciottesimo anniversario della sua morte, con un convegno dal titolo “verità e giustizia”. I lavori si apriranno alle 9.30, presso il Coro di Notte del Monastero dei Benedettini di Catania. A ricordare l’avvocato Famà saranno la figlia Flavia, il docente di storia contemporaneam presso l’ateneo catanese Luciano Granozzi, gli scrittori e giornalisti Giovanni Tizian e Luciano Mirone. A moderare l’incontro, l’avvocato Goffredo D’Antona, collega e amico di Serafino Famà (Ma.De.)


Omicidio Ilardo, dopo diciasette anni una svolta

Giu 13th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Dario De Luca
La Direzione distrettuale antimafia di Catania dopo quasi vent’anni svela i segreti dell’omicidio di Luigi Ilardo, l’infiltrato del colonnello Riccio che aveva condotto lo Stato ad un passo da “Binnu” Provenzano nell’ottobre 1995. Intrecci e misteri che entrano a pieno titolo nella trattativa tra la mafia e pezzi deviati dello Stato. (altro…)