Articoli con tags ‘ Casal di Principe ’


La storia di quei bufalari diventati uomini d’onore

Nov 10th, 2008 | Categoria: recensioni
Nelle campagne del casertano nasce e si consolida, fino a superare i confini nazionali ed europei, uno dei clan più pericolosi e sanguinari dell’Italia meridionale, quello dei Casalesi, che, come nel caso dei Corleonesi in Sicilia, prende il nome dal proprio paese d’origine, Casal Di Principe. Un fenomeno criminale delle campagne dell’agro aversano che si afferma grazie alla violenta sopraffazione perpetrata ai danni di proprietari terrieri e semplici contadini. Si tratta di bufalari che in fretta, però, diventano uomini d’onore e referenti dei mafiosi siciliani con un’alleanza organica alla cupola di Cosa nostra. Da quando in Italia è scoppiato quello che Tano Grasso chiama il fenomeno del “Gomorrismo”, l’analisi della mafia casertana diventa argomento quotidiano anche per i non addetti ai lavori. Sandokan, Cicciotto ‘e mezzanotte, Capatosta, ’O ninno non rappresentano più soprannomi di misconosciuti delinquenti di periferia, ma di figure di cui si discute e dibatte in ogni salotto e su tutte le pagine dei giornali. Le uniche fonti a cui ricorrere per conoscere la storia dei clan di queste zone, oltre a quelle processuali, recentemente raccolte nel libro Questa corte condanna, sono rappresentate da un romanzo di Nanni Balestrini, Sandokan, storia di camorra (testo di cui è...


Vendetta trasversale a Casal di Principe

Ott 10th, 2008 | Categoria: news
Domenica 5 ottobre è stato assassinato a Casal di Principe Stanislao Cantelli, 60 anni, zio dei collaboratori di giustizia Luigi e Alfonso Diana, ex camorristi legati prima al clan di Francesco “Sandokan” Schiavone e poi alla cosca Bidognetti. Le dichiarazioni di Luigi Diana hanno contribuito all’operazione che il 30 settembre ha portato all’arresto di 107 presunti mafiosi legati a i casalesi. La vittima, incensurata, è stata raggiunta da un killer mentre giocava a carte in un circolo di corso Umberto I. Gli agenti della squadra mobile hanno trovato sul posto 18 colpi di pistola calibro 9×21. Principale indiziato sarebbe il killer Giuseppe Setola, sfuggito alla retata del 30 settembre. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Interno Roberto Maroni, Cantelli tre anni fa aveva rifiutato l’offerta di protezione pervenuta in seguito al pentimento dei nipoti. La pista principale seguita dagli investigatori è quella della vendetta trasversale. Le modalità dell’omicidio rivelano la facilità con cui i killer continuano a muoversi sul territorio, anche in pieno giorno, nonostante l’incremento degli agenti di polizia e dei carabinieri di 400 unità e l’invio da parte del governo di 500 militari per il controllo del territorio nella provincia di Caserta. Preoccupa inoltre il perpetuarsi della strategia dei...


L’ipocrisia del “Plan Campania”

Lug 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Napoli come Bogotà, un parallelo azzardato ma, alla luce dei fatti, neanche troppo. Identico l’approccio emergenziale, identici i fallimenti delle strategie. Che finiscono (loro malgrado?) a salvaguardare l’interesse di una casta con pochi scrupoli   «Come la Colombia», «… non è la Colombia», «… misure da Colombia»: dopo l’annuncio di mandare le truppe sulle strade italiane si sono lette frasi ad effetto e accostamenti forse forzati. Ma solo un po’. Negli ultimi tempi, l’Italia sembra correre a grandi falcate verso il peggio dell’immaginario internazionale quanto a violenza, corruzione, delinquenza e autoritarismo. In questa rincorsa Napoli e la Campania sovrastano persino la Calabria e la Sicilia, pur legate da vari affari sporchi con la Colombia. Le accomuna  anche un rigido controllo informativo: in Colombia, come a Napoli, i conflitti moderni si vincono più con giornali e televisioni che con le armi.    Dove i media non arrivano. 19 giugno scorso: nell’aula bunker del carcere di Poggioreale si attende il verdetto d’appello per il clan dei Casalesi. Pochi chilometri a nord, a Chiaiano, amministratori, cittadini e militanti dei centri sociali decidono come rispondere all’imposizione della discarica da parte del sottosegretario Guido Bertolaso. Due notizie importanti, ma la prima sovrasta, fino ad annullarla, l’altra.  È comprensibile: più che...


Saviano, i Casalesi, i politici

Ott 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Lunedì 17 settembre, in occasione dell’inaugurazione dell’anno scolastico campano, Roberto Saviano è tornato a Casal di Principe, la città feudo della camorra da cui, un anno prima, aveva esortato la popolazione a ribellarsi ai mafiosi. Il gesto di gridare «Iovine, Schiavone, Zagaria, non valete nulla! Loro poggiano la loro potenza sulla vostra paura, se ne devono andare da questa terra», gli era costato, unitamente al successo del best seller Gomorra, l’imposizione di una scorta a tutela della sua incolumità. La manifestazione, fortemente voluta dall’assessore regionale alla cultura Corrado Gabriele, doveva essere l’occasione per parlare di legalità e democrazia agli studenti là dove ce n’è più bisogno. L’assessore aveva puntato molto sul linguaggio dei simboli, non solo pretendendo la presenza di Saviano nonostante le esortazioni della procura di Napoli a disdire l’invito per motivi di sicurezza, ma riservando due sedie in prima fila ai super latitanti Antonio Iovine, di San Cipriano d’Aversa, e Michele Zagaria, di Casapesenna. Ai quali, nei giorni precedenti, Gabriele aveva inviato una provocatoria lettera aperta (tradotta in otto lingue e spedita ai rappresentanti dei paesi dove la camorra gestisce i propri traffici) attraverso la quale li invitava in piazza a Casal di Principe, visto il ruolo determinante...


La verità val bene un’inchiesta

Giu 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
Intervista a Rosaria Capacchione, giornalista de «Il Mattino» di Napoli più volte entrata nel mirino del clan dei Casalesi a causa dei suoi articoli scomodi sugli affari e le collusioni camorristiche nel casertano «Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo». Sono queste parole di Giuseppe Fava, giornalista assassinato dalla mafia a Catania nel 1984, le più adatte per introdurre Rosaria Capacchione, giornalista da ventisette anni, tra le file de «Il Mattino» di Napoli sin dal 1985 e adesso vicecaposervizio alla redazione di Caserta. La incontriamo al Festival di Letteratura “Passepartout” di Asti la cui direzione, nell’edizione appena conclusasi, ha voluto dedicare una giornata in memoria di Giovanni Falcone e delle vittime di mafia. Rosaria partecipa come relatrice a un laboratorio per giovani studenti dedicato al giornalismo d’inchiesta che, ci tiene immediatamente a sottolineare, «viene purtroppo confuso con quello di cronaca che dovrebbe vedere il cronista semplicemente impegnato a riportare i fatti accaduti. Spesso – prosegue – ci si dimentica che l’articolo di un giornalista deve rispondere a cinque domande: chi, come, dove, quando e perché. Proprio quest’ultima viene sistematicamente omessa riducendo, così, di significato l’articolo. Solamente spiegando i “perché”...


Sandokan, il maceratore di speranze

Set 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
C’era una volta. Anche questa storia può avere inizio così. Anche questa storia ha i suoi protagonisti, ma non sono eroi, e ha i suoi luoghi, ma non sono immaginari. I loro nomi sono scritti sui cartelli posti all’ingresso del paese, con la scritta “Benvenuti” crivellata da fori da proiettile, per far comprendere che tutto è sotto controllo. Anche qui, infatti, c’è un “re”, che decide quello che bisogna fare nel suo regno, i compiti del suo esercito e i doveri dei sudditi. Il re con il suo governo proclama le leggi, impone le tasse, regola l’economia e corrompe i rappresentanti dell’altro Stato, quello nemico. La pena prevista per chi non accetta queste leggi è la condanna a morte. Il Principe di Casal di Principe. È una storia di violenze, soprusi, silenzi, consuetudini; la storia di “sudditi” rassegnati al proprio destino, che si può cambiare solo decidendo di emigrare. Siamo nell’agro aversano, la Terra di Lavoro, provincia di Caserta, una terra martoriata dalla mano armata di un violento esercito che si chiama Camorra e che qui si inquadra come clan dei Casalesi. Quartier generale, ironia della sorte, Casal di Principe; assiso sul trono, fino al momento dell’arresto avvenuto otto anni fa, Francesco Schiavone, detto...


Un duro colpo per i Casalesi

Nov 10th, 2005 | Categoria: archivio articoli
Dopo 7 anni, si è concluso il primo maxiprocesso contro i camorristi di Casal di Principe: 140 indagati tra cui il Gotha dell’organizzazione, 21 ergastoli, 90 condanne e la ricostruzione di dieci anni di traffici illeciti e guerre tra clan. Con filoni d’indagine che hanno portato a nuovi e clamorosi risultati giudiziari «La sentenza è il riconoscimento dell’impianto accusatorio. Le accuse hanno retto al dibattimento ed è stata accolta la stragrande maggioranza delle richieste di pena formulate dall’accusa. Un processo che ha riguardato non solo il Gotha del clan dei Casalesi, ma anche figure di secondo piano e in cui, soprattutto, c’ è stato il riconoscimento da parte della Corte sulla parte economica, perché a molti dei condannati sono stati confiscati tutti i beni». Il pm Federico Cafiero De Raho pronuncia queste parole il 15 di settembre, quando sono da poco passate le 13.00 e nell’aula bunker del carcere di Santa Maria Capua Vetere (Ce) il presidente della Corte, Catello Marano, ha appena finito di leggere le trenta pagine del dispositivo della sentenza di primo grado del processo “Spartacus”. Nessun legittimo sospetto. La Corte ha ricostruito la mappa dei clan della Camorra dell’area di Casal di Principe (Ce), le guerre intestine per...


Nessun dorma

Mar 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Una veglia notturna e due mesi di iniziative per commemorare il decennale della morte di don Peppe. È il modo per testimoniare che le sue idee sono vive. E che sono in tanti ad aver raccolto la sua eredità Per tutto questo tempo hanno custodito il suo messaggio, le sue parole, i gesti di una vita semplice e perciò dirompente in terra di Camorra. E a dieci anni dall’assassinio di don Giuseppe Diana, che sconvolse la provincia di Caserta e segnò la nascita del movimento anticamorra, in molti tra associazioni, istituzioni, sindacati, testate giornalistiche etc. hanno unito le loro forze per dar vita a un fitto calendario di appuntamenti per non dimenticare il sacrificio di don Peppino e per rilanciare la testimonianza antimafia.  Filo diretto Casale-Palermo Lettere di adesione e di solidarietà sono giunte da ogni parte d’Italia, in particolare da quella Sicilia che ha visto morire, un anno prima del delitto di Casale, don Pino Puglisi, per il lavoro che svolgeva con i giovani del quartiere Brancaccio di Palermo.  All’appello ha risposto anche il centro studi “Giovanni Falcone” con don Rosario Giuè, che sta preparando un libro su don Giuseppe Diana. E Claudio Fava, giornalista e figlio di Giuseppe, fondatore della rivista «I siciliani», ucciso dalla mafia...


La verità rende liberi

Mar 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
19 marzo 1994. Don Giuseppe Diana, parroco di Casal di Principe, viene ucciso da un sicario. Dopo dieci anni di calunnie e bugie, la Cassazione ha fatto giustizia: fu ucciso per il suo impegno anti-Camorra Sono passati dieci anni da quel 19 marzo del 1994. Quella mattina don Giuseppe Diana si alzò presto, come al solito. Dopo la Messa delle 7.30 aveva appuntamento con alcuni amici per festeggiare il suo onomastico, come si usa fare a Casal di Principe: al bar, per una bella polacca calda ed un caffè. Arrivò puntuale nella sua parrocchia e sulla porta il sagrestano lo salutò. Alle 7.20 in chiesa c’erano già alcune donne, quando – pochi minuti prima che uscisse dalla sagrestia per andare sull’altare – entrò un sicario: «Chi è don Peppe?» «Sono io». Poi, quattro colpi di pistola in rapida successione.  Aveva 36 anni, don Peppe, e dal 1989 era parroco di San Nicola a Casal di Principe. La sua vita era dedicata ai giovani, ai disabili e agli immigrati. Era scout e assistente generale dell’Opera pellegrinaggi “Foulards Blancs”. Con questo spirito di servizio aveva intrapreso la lotta alla Camorra. Si era messo in testa di scuotere le coscienze della sua gente, che da qualche secolo convive...


Il boss chiama, la Cirami risponde

Mar 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Molti lo avevano previsto: il legittimo sospetto reintrodotto dalla legge Cirami indebolirà la lotta alla criminalità organizzata. Lo sviluppo di alcuni processi di Camorra sta dando loro ragione  «Le leggi si applicano nei confronti di chiunque. Perché la Cirami può essere applicata per Previti e non per Francesco Schiavone?». Rispondeva così – il 2 dicembre scorso – l’avvocato napoletano Saverio Senese, difensore di Sandokan, il capo della Camorra di Casal di Principe, a quanti facevano finta di scandalizzarsi della richiesta di applicazione della legge Cirami anche per il suo assistito.  Sventati in extremis  Schiavone è un cittadino come gli altri, e ha dalla sua anche il fatto di non avere, nonostante il curriculum criminale, alcuna condanna passata in giudicato. E, dunque, risulta innocente fino a giudizio definitivo. Il boss, prendendo la parola in aula durante il processo d’appello per la detenzione delle armi trovate nel suo rifugio al momento dell’arresto nel 1998 – dopo sette anni di latitanza – aveva detto: «Questo processo è inquinato, la stampa ha condizionato il collegio. Voglio essere giudicato altrove».  Ecco serviti quanti avevano assicurato che la legge Cirami non sarebbe andata in soccorso ai pericolosi boss della Camorra e di Cosa Nostra. Schiavone, peraltro, era riuscito a governare anche dal carcere, nonostante...