Articoli con tags ‘ cartelli messicani ’


Mafie italiane e messicane in “affari” da (molto) tempo

Ago 28th, 2013 | Categoria: articoli, prima pagina
di Piero Innocenti
Risalgono agli anni Cinquanta le prime organizzazioni di narcotrafficanti in Messico. Furono, per ironia della sorte, proprio i “gringos” che incentivarono la coltivazione di papavero da oppio. Durante la seconda guerra mondiale, infatti, le scorte di morfina e di eroina, usate per i feriti come anestetico, si erano ridotte paurosamente, inducendo gli americani a cercare, tra i vicini e gli alleati, terreni adatti a questa coltivazione. Fu così che negli stati messicani di Sinaloa, Durango e Sonora, vennero impiantate, con la supervisione di esperti cinesi, ampie distese di coltivazioni di amapola. E, proprio a Sinaloa, che ancora oggi dà il nome ad uno dei più agguerriti cartelli, doveva nascere una delle prime bande dedite al narcotraffico capeggiata, tra l’altro, da una donna, Manuela Caro considerata anche la pioniera del traffico di droghe via aerea. (altro…)


Il Gran Canyon malavitoso

Nov 29th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Stefano Milano
Il muro che spacca in due il cuore di Nogales serpeggia tra gli edifici fatiscenti del centro cittadino. Sembra inseguire un’immaginaria via di fuga tra il cemento e le baracche, per continuare a scorrere come una delle tante diramazioni di un fiume esondato, orfane del loro corso naturale e in cerca di nuovi avvallamenti in cui infilarsi. Il muro è il border fence che separa il Messico dagli Stati Uniti e che a Nogales mostra impietoso la sua forzata ragion d’essere. Alla barriera arrugginita della zona messicana dello Stato di Sonora sono addossate case, farmacie, hard-discount, negozi d’ogni tipo, auto in sosta, la stazione dei bus. Persino un vecchio cimitero. Attorno scorre la vita di tutti i giorni: bambini che giocano, carretti di tamales, pickup sgangherati, clandestini in attesa di una nuova occasione per saltare dall’altra parte. Non appena però lo sguardo furtivo scavalca il muro, sbirciando in Arizona, ci si accorge che al otro lado lo scenario è completamente opposto: una desolata pianura sabbiosa è la fascia di decompressione che permette ai mezzi della Border Patrol di pattugliare ininterrottamente la frontiera, mentre l’occhio delle telecamere a infrarossi – appollaiate in cima a pali di 15 metri – lancia intimidazioni orwelliane. Prima di...


Messico, la guerra e la fine di Tony Tormenta

Nov 8th, 2010 | Categoria: news
Antonio Ezequiel Cardenas Guillen, altrimenti detto “Tony Tormenta”, è stato ucciso sabato dai militari della marina messicana in un conflitto a fuoco presso Matamoros, una delle città sotto il controllo dei narcotrafficanti del cartello del Golfo, lungo la “frontiera Chica”, ossia la zona di confine col Texas. Cardenas deteneva il comando diretto del cartello del Golfo e aveva ereditato l’onere dal fratello Osiel, catturato nel 2003. Le informazioni in merito alla guerriglia urbana non sono ancora chiarissime e questo già dice quanto sia stata devastante. L’Ansa afferma che la durata dei combattimenti sia quantificabile in otto ore. Altri numeri della stessa fonte dicono che oltre al boss Cardenas, tra i trafficanti, siano caduti 4 individui e lo stesso numero di vittime sembra confermato tra i militari coinvolti nello scontro. Va considerato il fatto che tra marines e esercito le forze dell’ordine abbiano schierato nell’operazione 150 unità con tanto di jeep e elicotteri. Più fonti parlano anche di un morto nelle schiere dei cronisti che narravano la vicenda: Carlos Alberto Guajardo Romero, reporter del  quotidiano locale El Expreso – il dodicesimo giornalista ucciso in Messico dall’inizio del 2010. Il dato che allarma è quello relativo alle vittime civili: 47 morti. Dato non ancora...


Nel tunnel messicano della droga

Nov 4th, 2010 | Categoria: news
Partire dalla California e raggiungere il Messico per via…sotterranea. La vicenda non è purtroppo legata all’esperienza di viaggio di un gruppo di speleologi, bensì alla scoperta della Border Patrol americana in collaborazione con l’esercito messicano. Le forze dell’ordine hanno infatti scoperto la costruzione di un tunnel che avrebbe permesso, eludendo i controlli, il trasporto della droga – sono state sequestrate 30 tonnellate di marijuana – su appositi carrelli che viaggiavano su rotaie, anch’essi rinvenuti nel corso dell’operazione. I militari hanno appurato che il tunnel è lungo circa 550 metri e profondo 6; i due ingressi erano stati individuati all’interno di un deposito situato nella zona messicana di Nueva Tijuana e in una zona industriale di Otay Mesa, nella zona sud di San Diego, California, ma l’imboccatura era talmente piccola che i trafficanti avrebbero dovuto camminare a carponi. Tuttavia, il tunnel è dotato di sistema di areazione e illuminazione. Il ritrovamento odierno del tunnel si aggiunge alla lista di operazioni simili: dagli anni 90 sono circa 130 i tunnel che sono stati scoperti dalla polizia, 75 dei quali registrati dal 2006 a oggi. Nel dicembre 2009 era stato scovato un “narcotunnel” che aveva delle analogie con quello appena scoperto: dotato di sistema...