Articoli con tags ‘ carcere ’


“Un amore bandito”, la compagnia ‘Stabile Assai’ al Teatro Golden

Giu 12th, 2015 | Categoria: news
Torna, come, ogni anno sul palcoscenico del teatro Golden di Roma il più antico gruppo teatrale penitenziario italiano, la Compagnia Stabile Assai. Si tratta dell’unica compagnia che mette in scena testi inediti basati sulle esperienze dei detenuti ed il cui organico è composto proprio da imputati che tuttora stanno scontando in carcere pene severe, la maggior parte legate a reati di mafia, camorra, ‘ndrangheta, banda della Magliana. La Compagnia, il cui esordio risale all’edizione del 1982 del Festival Internazionale di Spoleto e che, nel corso della sua carriera ha collezionato diversi riconoscimenti, tra cui la Palma d’Eccellenza del Premio Cardarelli (2007), il Premio Troisi (2011) e la medaglia d’oro del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la valenza artistica della sua opera sociale (2013), si esibirà al Teatro Golden di Roma dal 15 al 18 giugno nello spettacolo, presentato in anteprima nazionale, Un amore bandito scritto da Antonio Turco e Patrizia Spagnoli con la Compagnia Karma&Coraggio del dopolavoro dell’Unicredit. Un amore bandito narra la storia d’amore tra Michelina Di Cesare e Franceschino Guerra, due giovani briganti, morti a soli 24 anni, con particolare riferimento alle loro ultime ore. Attraverso i loro ricordi viene ripercorsa la storia dell’Italia postunitaria. Carmine Crocco, il...


Carceri. Quelle morti che ci parlano

Ago 24th, 2010 | Categoria: archivio articoli, articoli
di Joli Ghibaudi
Centonove decessi. Quaranta suicidi. Sono i numeri della sofferenza carceraria nei primi sette mesi del 2010. Morti su cui non sempre è stata fatta chiarezza. Morti che parlano della condizione dei detenuti nel nostro Paese, dove si assiste ad una deriva dal “sociale” al “penale” che travolge soprattutto chi vive ai margini della società. Le carceri diventano allora zona franca di sospensione dei diritti, dove, oltre che della libertà, le persone si vedono private di quanto è stabilito dalla Costituzione: salute, dignità, lavoro, reinserimento. Il primo ostacolo si chiama sovraffollamento. Nelle carceri italiane sono detenute oltre 66mila persone, circa 23mila in più del numero massimo. Una cifra mai raggiunta nella storia della Repubblica e in proporzione la più alta d’Europa. Tra i fattori determinanti  leggi come quelle sulla droga e sull’immigrazione, che provocano la carcerazione dei migranti non in regola col permesso di soggiorno e di tanti semplici consumatori di droga. Gli stranieri sono il 37,1% del totale, i consumatori e le persone tossicodipendenti il 31%.  Il carcere smette di essere allora un’extrema ratio per diventare uno spazio destinato alle “vite di scarto”. Continua a leggere...


Il 41 bis funziona, anche se non è del tutto impermeabile

Mag 25th, 2010 | Categoria: news
In Italia sono attualmente 669 i detenuti sottoposti al regime carcerario del 41 bis, mentre altri 8 mila sono sottoposti a regime di alta sicurezza. Il totale della popolazione carceraria ammonta invece a 67.542 detenuti. Franco Ionta, capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, ha presentato oggi in Commissione antimafia il quadro della situazione nelle carceri italiane, facendo particolare riferimento alla situazione dei mafiosi. Il regime del 41 bis è risultato “nel suo complesso molto ben organizzato” pur esistendo elementi di permeabilità legati essenzialmente alla figura degli avvocati, spesso condivisi da diversi boss: “Il legale può essere veicolo, anche inconsapevole, di informazioni – ha spiegato Ionta –. Sta poi emergendo un altro fenomeno e cioè la nomina di difensori parenti dei detenuti. Esistono le possibilità di far uscire informazioni fuori dal carcere o di farle entrare ma sono sostanzialmente ineliminabili”. Il capo del Dap ha poi fatto cenno alle possibili faglie del sistema: “la possibilità di comunicazioni in codice, magari affidate agli sms che appaiono in sovraimpressione sullo schermo di certe trasmissioni televisive; ai casi di agenti penitenziari infedeli, o magari minacciati e ricattati; a parte di quel 30% di detenuti stranieri che, senza retroterra criminale di protezione, possono essere sfruttati magari...


Il carcere: numeri, date e prospettive

Mag 15th, 2010 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Francesco Cascini
Quando si parla di carcere è sempre molto forte la tentazione di sviluppare ragionamenti ispirati a singoli eventi (talvolta certamente gravi e meritevoli della massima attenzione) o a specifiche questioni che occasionalmente fanno diventare interessante il dibattito sul mondo penitenziario. Di recente la vicenda Cucchi, il suicidio della Blefari, il 41-bis, l’aumento dei suicidi, la dichiarazione dello stato di emergenza e il rilancio del piano carceri, hanno risvegliato discussioni anche più generali soprattutto incentrate sul sovraffollamento e sulla violenza. Non vi è dubbio che sia utile parlare di ciò che accade ed è auspicabile che sulla violazione dei diritti umani si faccia rapidamente chiarezza. Non bisogna, però, correre il rischio di discutere di questi temi sull’onda dell’emozione e senza tener conto della complessità del carcere e della necessaria organicità e sistematicità che dovrebbe caratterizzare eventuali interventi. E dunque, a costo di sembrare freddi, è necessario partire da alcuni dati. Prima dell’indulto i detenuti presenti in carcere erano 61.400, numero ritenuto assolutamente incompatibile con i criteri minimi di umanità della pena e rispetto della dignità della persona. Con il provvedimento di clemenza, a partire dal luglio 2006, sono usciti dal carcere 26.000 detenuti definitivi con una pena residua di tre anni. Da...


Carcere, un’emergenza mai finita

Nov 10th, 2009 | Categoria: editoriali
di Livio Pepino Siamo – di nuovo – in piena “emergenza carcere”. Più esattamente, continuiamo ad esserlo, ché, negli ultimi dieci anni, l’emergenza non è mai cessata (salvo una breve parentesi nella immediatezza del tanto vituperato indulto) anche se pochi hanno mostrato di accorgersene. Lo abbiamo detto e ripetuto più volte, ma vale la pena ripeterlo. Negli ultimi vent’anni i detenuti sono lievitati dai 25.804 del 31 dicembre 1990 ai 63.993 del 1° settembre 2009. Di essi, 23.704 (pari al 37%) sono stranieri e 17.270 (27%) tossicodipendenti. Tutti sono stipati in 206 istituti la cui capienza ordinaria è di circa 42mila posti. Se poi si guarda ai titoli di detenzione, il 15,2% è detenuto per violazione della legge sugli stupefacenti e il 29,5% per reati contro il patrimonio, mentre solo il 16,5% è in carcere per delitti contro la persona e il 2,6% per associazione di stampo mafioso. E tutto questo senza che si siano verificati, parallelamente, aumenti significativi degli indici di criminalità (che anzi sono, in taluni settori, in calo). Non basta. L’emergenza in atto è confermata dal numero impressionante di suicidi e di atti di autolesionismo. Dal 1° gennaio 2008 al 30 giugno 2009 (e dunque in un solo anno...


Il tempo della disuguaglianza

Set 15th, 2009 | Categoria: archivio articoli, opinioni
di Livio Pepino
Nella vignetta di Altan che qui riproponiamo – pubblicata sulla prima pagina de «la Repubblica» del 24 agosto scorso – ho ritrovato una delle sintesi più efficaci di quanto sta accadendo nel settore dei diritti e dell’organizzazione sociale destinata a garantirli e promuoverli. C’è, in quel dialogo, tutto. La rivendicazione di uguaglianza dell’uno (e del suo universo di appartenenza) e la negazione, la diffidenza, la difesa dell’altro (e del mondo che esprime). E c’è anche, implicita, la considerazione della povertà e della differenza come colpa o, almeno, ve la trovo io, abituato nella mia esperienza di magistrato a sentire – quante volte mi è accaduto! – di fronte alla protesta di innocenza di un imputato la presa di distanza («dicono tutti così!», appunto) del poliziotto, del pubblico ministero e talora persino del giudice o dell’avvocato (cioè del mondo degli altri). La costituzione tradita. Ho voluto partire da qui perché la vignetta più di altri generi riesce a descrivere ed evidenziare con la battuta il senso comune, l’umore diffuso, il pensiero prevalente. E la questione centrale del nostro tempo è, appunto, quella della uguaglianza. La questione ha attraversato, con alterne fortune, la storia della umanità ma ci eravamo illusi che fosse stata...


Tra supplenza e comando

Lug 30th, 2008 | Categoria: archivio articoli
Intenso, delicato, drammatico, inquietante: ecco lo sguardo di Caterina Gerardi nel suo ultimo lavoro sulla vita delle donne nel carcere di Lecce, che nel documentario si raccontano Prima di arrivare nel 1999 al riconoscimento da parte della Corte di Cassazione della possibilità che le donne potessero far parte pienamente di un’associazione mafiosa, le storie giudiziarie dei clan sono state dense di riferimenti a una sorta di inferiorità – anche nel crimine – delle donne: appiattite sulla figura dell’uomo, strumenti inconsapevoli delle attività dell’organizzazione mafiosa, escluse per definizione dall’appartenenza al sodalizio, vittime della volontà maschile o, caso mai, complici obbligate delle condotte dei propri uomini. E infatti per molto tempo non vi è stato un riconoscimento sotto il profilo giudiziario delle loro eventuali responsabilità. Semmai, l’accusa principale era quella di semplice favoreggiamento. Compagne invisibili o complici affidabili? Fino ai primi anni Ottanta del secolo passato le donne, dunque, erano invisibili, apparentemente assenti dalle cronache giudiziarie dei fatti di mafia. È solo negli anni successivi che si iniziano a far sentire le prime voci di donne di mafia sulla scena pubblica: in veste di sostenitrici della presunta innocenza dei propri uomini, in un periodo in cui l’esplosione del fenomeno dei pentiti aveva inferto un...


Aspettando la riforma

Lug 30th, 2007 | Categoria: archivio articoli
In questi mesi ha acceso l’opinione pubblica e infiammato il dibattito politico, dividendo la stessa maggioranza del Parlamento che pure lo aveva approvato con una percentuale ben più ampia di quella richiesta dalla Costituzione. Numerosi quotidiani hanno ospitato colonne di accuse di “inciucio” con l’opposizione e talvolta stravolto la sua funzione, trasformandolo in fonte di ogni male con il risultato di esacerbare la situazione, come, per esempio, quando si trattò di riportare ai lettori la cronaca degli ormai noti fatti di Erba, il tranquillo Comune lombardo. Quattro omicidi per cui fu immediatamente trovato un capro espiatorio: un giovane straniero, ex detenuto, uscito da poco proprio grazie all’indulto («Corriere della Sera», 13 dicembre 2006). Si scoprì in seguito che erano stati i vicini. Ora il tanto discusso ddl sull’indulto si appresta a compiere un anno. Era il 29 luglio del 2006, quando il Senato approvava in via definitiva il sino allora tanto invocato atto di clemenza con la legge 241/06. Le carceri italiane stavano letteralmente scoppiando di detenuti: 60.710 persone ammassate in strutture la cui capienza regolamentare era di circa 42mila unità. Un affollamento mai riscontrato nell’Italia repubblicana.  Nel corso di quest’anno abbiamo assistito al classico balletto di cifre e numeri. Mercoledì...


Dignità in busta chiusa

Set 10th, 2006 | Categoria: recensioni
Verba volant scripta manent recita un noto proverbio latino: “le parole volano, gli scritti restano” e possono essere raccolti, conservati e archiviati. Come ha scrupolosamente fatto Pietro Buffa, direttore della casa circondariale le “Vallette” di Torino, con le centinaia di lettere inviategli dai detenuti, mentre “fuori” si alternavano roventi dibattiti politici su indulto, amnistia, sovraffollamento, si respingevano e si invocano grazie. Dall’attenta analisi di queste missive, cominciata nel 1993, quando entra a far parte dell’amministrazione penitenziaria come vicedirettore dell’istituto penale torinese, il loro destinatario ha tratto I territori della pena. Alla ricerca dei meccanismi di cambiamento delle prassi penitenziarie, libro capace di coniugare letteratura scientifica, ricerca e attualità, edito recentemente da Ega. L’opera è molto più di una raccolta di lettere pubblicate seguendo la tipologia di richieste espresse (un regime detentivo migliore; la possibilità di fruire di oggetti, strumenti, servizi; il diritto alla salute etc.). Dando voce ai principali protagonisti della vita carceraria, l’autore è riuscito ha creare un vero e proprio percorso di conoscenza all’interno della vita ristretta. Il rapporto epistolare, tanto più in un contesto massificante qual è il carcere, offre la possibilità di ridurre le distanze e aprire nuovi canali relazionali: restituisce dignità a chi vive dietro...


La rivolta della “fratellanza carceraria”

Lug 10th, 2006 | Categoria: archivio articoli
Nata nei penitenziari di San Paolo, la sommossa dei boss colpiti dal “carcere duro” è esplosa repentinamente contagiando tutto il Paese. Giorni di guerriglia urbana hanno paralizzato la metropoli e obbligato l’esercito a una violenta repressione. La regia degli scontri è opera del Pcc, un’organizzazione criminale inseritasi dove lo Stato si è progressivamente ritirato Non si conosce il numero preciso di morti, 170 o forse più. E poi 82 rivolte carcerarie con 273 ostaggi, 55 uffici della polizia civile e militare messi a ferro e fuoco, banche prese d’assalto, macchine e autobus incendiati, caos, paura. Nel volgere di poco più di una settimana, dal 12 al 20 maggio scorso, San Paolo, la città più prospera del Brasile, si è scossa di dosso il manto dell’indifferenza. La rappresaglia degli agenti di polizia è stata semplicemente feroce: 107 morti, giustiziati, la maggioranza senza effettive prove di essere legati all’organizzazione Primo Comando della Capitale, il Pcc, che ha lanciato la sfida al Governo dello Stato di San Paolo. Ma facciamo un passo indietro. Il Pcc dice no. L’11 maggio 765 detenuti per narcotraffico venivano trasferiti alla prigione “Presidente Venceslau”, a 600 km da San Paolo, mentre altri, reputati più pericolosi, venivano rinchiusi nell’altrettanto distante...