Articoli con tags ‘ carabinieri ’


Lea Garofalo: ecco come si sono svolte le prime indagini dopo la scomparsa

Gen 24th, 2012 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
La notte del 24 novembre 2009, a poche ore dalla scomparsa di Lea Garofalo, la figlia Denise e suo padre Carlo Cosco si recarono presso la caserma dei Carabinieri di via Moscova per denunciarne la scomparsa. La prassi però prevede che debbano trascorrere 24 ore prima di poter procedere, e quindi padre e figlia si ripresentarono la sera del 25, accompagnati dagli stessi carabinieri, poiché quella mattina anche Marisa Garofalo aveva provato, a Petilia Policastro, a sporgere denuncia. A raccogliere il verbale di Denise Cosco (fino quasi alle due del mattino) fu il maresciallo Christian Fabio Persuich, che ieri ha iniziato a deporre. «La prima cosa che mi colpì fu che la ragazza non aveva mai fatto trapelare alcun sentimento di speranza di rivedere la madre, come se fosse rassegnata, consapevole che potesse essere successo qualcosa di brutto». Carlo Cosco in quelle ore si trovava in un’altra stanza per rilasciare la sua denuncia, ma verso l’una di notte «l’ho intravisto in corridoio perché stava discutendo con i miei colleghi: voleva sapere cosa la figlia mi stesse riferendo. Quando ho finito di stilare il verbale, sono uscito dal mio ufficio per recuperare le stampate e lui mi ha detto che voleva averne...


Valle d’Aosta, “l’isola felice” bersaglio della ‘ndrangheta

Dic 21st, 2011 | Categoria: articoli, prima pagina
di Marika Demaria
‘Ndrangheta in Valle d’Aosta. La Procura di Aosta, in collaborazione con il reparto operativo dei Carabinieri di Aosta, la Procura di Bologna e la Direzione distrettuale antimafia di Torino ha acceso i riflettori su due tentavi di estorsione ai danni di altrettanti imprenditori residenti ad Aosta ma originari di San Giorgio Morgeto. Si tratta di Giuseppe Tropiano e Luigi Monteleone: il primo è impegnato nel settore dell’edilizia (è titolare dell’appalto per la ristrutturazione dell’ex Residence “Mont Blanc”, imponente complesso sito ad Aosta), mentre il secondo si occupa del recupero archeologico. I fermi – spiccati dalla Dda di Torino – riguardano: Giuseppe Facchinieri e Guseppe Chemi, entrambi classe 1960, nati rispettivamente a Cittanova e a Taurianova (in provincia di Reggio Calabria) e residenti il primo a Marzabotto e il secondo a Castel d’Aiano; Michele Raso, classe 1962 di Cinquefrondi e Roberto Raffa, nato a San Giorgio Morgeto nel 1975 ma residente ad Aosta. «Le indagini – ha spiegato in conferenza stampa Sandro Ausiello, procuratore aggiunto della Procura di Torino – sono iniziate su impulso della Procura di Aosta che aveva seguito gli episodi di estorsione ai danni di Tropiano. Il soggetto, sotto tiro da maggio, ha in realtà denunciato a settembre, senza fornirci...


La Valle d’Aosta e la permeabilità della ‘ndrangheta

Ott 17th, 2011 | Categoria: articoli
di Marika Demaria
«La Valle d’Aosta è permeabile alle infiltrazioni mafiose. Non si può immaginare che questa regione sia immune dal fenomeno». L’ultimo grido d’allarme relativo alla presenza della criminalità organizzata in Valle d’Aosta – in modo particolare della ‘ndrangheta – è lanciato dal pm Mario Andrigo (nella foto), che dal 1998 all’aprile di quest’anno è stato sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, prima di trasferirsi presso la Procura di Vigevano. Il pm del processo per l’omicidio di Francesco Fortugno (ucciso esattamente 6 anni fa, il 16 ottobre 2005) – dal quale «è scaturita la vicenda del consigliere Domenico Crea», come ricorda lo stesso magistrato – è stato ospite, insieme allo scrittore Lele Rozza con cui ha redatto Le radici della ‘ndrangheta, di un appuntamento organizzato dal Comando di Aosta dell’Arma dei Carabinieri e da Libera Valle d’Aosta. Alla serata “La mafia liquida. ‘Ndrangheta: dalle radici ad oggi” ha preso parte anche il Tenente Colonnello Guido Di Vita, per due anni a capo del reparto investigtivo speciale proprio a Reggio Calabria. Il militare ha ricordato come alcuni esponenti della famiglia Facchineri proprio in Valle d’Aosta siano stati relegati al soggiorno obbligato, l’arresto di due membri della famiglia Nirta avvenuto nel 2009, il...


Vincenzo Mandalari, latitante e arrestato nell’hinterland milanese

Gen 24th, 2011 | Categoria: news
Era riuscito a sfuggire per un pelo al maxi blitz – operazione “Il Crimine” –  del 13 luglio 2010 che portò all’arresto di 304 persone tra Calabria e Lombardia. Vincenzo Mandalari, 50 anni originario di Guardavalle, in provincia di Catanzaro, era scappato dalla sua villa bunker di Bollate, facendo perdere le tracce di sè e inducendo i criminali finiti in manette a credere che “don Enzo” fosse stato vittima della lupara bianca, pagando quel suo “vizio” di chiacchierare al telefono, rivelando infiltrazioni della ‘ndrangheta nell’edilizia. Telefonate che hanno permesso ai Carabinieri del gruppo di Monza di intercettare il capo del ‘locale’ ‘ndranghetista di Bollate e di provvedere al suo arresto, avvenuto venerdì sera alla stazione ferroviaria di San Giuliano Milanese, dove l’uomo attendeva la moglie. Al comparire delle forze dell’ordine, Mandalari ha esibito senza troppa convinzione la carta d’identità commentando: «Non pensavo che mi avreste trovato». Vincenzo Mandalari, figlio di Pino, uno dei fondatori del coordinamento regionale delle famiglie calabresi “Lombardia”, era titolare di un’impresa di strade e costruzioni, la “Imes srl”. L’ordine di custodia cautelare, firmato dal gip Andrea Ghinetti su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia Ilda Boccassini, Alessandra Dolci e Paolo Storari, parla di “associazione a delinquere di...


Arrestato capitano dei carabinieri al servizio della ‘ndrangheta

Dic 20th, 2010 | Categoria: news
Al di sopra di ogni sospetto. Così i colleghi descrivono Spadaro Tracuzzi, capitano dei carabinieri. Un uomo puntuale e preciso, al servizio dello Stato. E dell’Antistato. Ad accusarlo è stato il pentito Nino Lo Giudice, capo dell’omonima cosca che da alcuni mesi collabora con la Dda di Reggio Calabria. Il boss, arrestato nell’ottobre scorso, è stato sentito nel carcere di Rebibbia dal Procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone e dal procuratore aggiunto Michele Prestipino. Tra i reati contestati ci sono: concorso esterno in associazione di tipo mafioso, per avere concretamente contribuito, pur senza farne formalmente parte, al rafforzamento, alla conservazione ed alla realizzazione degli scopi della ‘ndrangheta operante sul territorio della provincia di Reggio Calabria e sul territorio nazionale ed estero. E, in particolare, della cosca Lo Giudice, capeggiata da Antonino Lo Giudice perché nella sua qualità di ufficiale dell’Arma dei Carabinieri in servizio presso il Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri di Reggio Calabria prima e presso il Centro Operativo Direzione Investigativa Antimafia di Reggio Calabria dopo, favoriva la cosca reggina. Durante le indagini gli investigatori  hanno riscontrato come lo stesso Tracuzzi abbia percepito consistenti somme di denaro, una Porsche in regalo, una Ferrari in prestito, alberghi pagati. Il capitano...


Bonaventura Lamacchia, dallo scranno alle manette

Dic 15th, 2010 | Categoria: news
Le loro attività illecite spaziavano dal controllo del traffico di stupefacenti alle estorsioni, dalle rapine ai furgoni portavalori alla gestione di una discoteca nel centro di Cosenza, tutti emblemi del ruolo egemonico che avevano ricoperto a partire dagli anni 90 nel cosentino. Si tratta della cosca Bruni: 49 suoi affiliati sono stati raggiunti questa notte da altrettanti mandati di cattura, a seguito di un’operazione dei carabinieri del Comando pr0vinciale e della Squadra Mobile di Cosenza, su input della Procura della Repubblica della provincia calabrese. Le indagini, coordinate dai pm Vincenzo Luberto, Raffaella Sforza, Claudio Curreli e Adriano Del Bene, sono iniziate nel 2007: una delle 49 ordinanze emesse riguarda Bonaventura Lamacchia (foto), ex parlamentare dell’Udeur. Il politico – approdò alla Camera dei Deputati nel 1996 nella lista Dini e dopo tre anni passò all’Udeur – non ha certamente un curriculum invidiabile. In passato era infatti stato condannato a due anni e mezzo di carcere in quanto accusato di attività illecite riconducibili alla titolarità dell’azienda Edicom, società alla quale aveva sottratto quasi due miliardi di lire. Nell’ambito dell’operazione odierna, Lamacchia è stato anche accusato di far parte del racket delle pompe funebri: facendo leva sulla sua amicizia con il titolare di una...


Undici arresti tra Puglia e Albania. E’ la nuova Sacra Corona Unita, tra droga e gioco d’azzardo.

Set 29th, 2010 | Categoria: prima pagina
di Matteo Zola
Albania, lungomare di Valona, tutto era pronto per l’inaugurazione – venerdì prossimo, primo ottobre – di un nuovo casinò. Albino Prudentino, boss di una rinata Sacra Corona Unita, gestiva oltre lo stretto di Otranto un ampio business incentrato sul gioco d’azzardo. Prudentino era stato lungimirante: “Perché questo lavoro non lo conosceva nessuno”. Con queste parole, intercettate dagli investigatori, il boss spiegava come gli introiti derivanti dal gioco d’azzardo e dai videopoker aprissero nuove possibilità rispetto al contrabbando di sigarette, vecchio business della Sacra Corona. A rompere le uova nel paniere a Prudentino è stata un’azione dei carabinieri del Ros e del comando provinciale di Brindisi che lo hanno arrestato su ordine della Procura distrettuale antimafia. L’azione è avvenuta contestualmente a una serie di ordinanze di custodia cautelare spiccate contro altri dieci esponenti della malavita pugliese tra cui Daniele Vicientino che, con l’aiuto di Ercole Penna, aveva ricostituito la struttura verticistica della Sacra Corona Unita, fondata da Giuseppe Rogoli – storico boss oggi soggetto al “carcere duro”- al quale però si continuava a fare riferimento. Secondo l’indagine, partita nel 2007 e denominata “operazione Calipso”, Vicientino e Penna avevano riorganizzato il sodalizio che tenne uniti i clan della Sacra Corona ai tempi di Pino...


Mafia insoluta. Diario di un maggiore dei Carabinieri

Gen 15th, 2009 | Categoria: fuoricatalogo
di Elena Ciccarello
Quando Renato Candida, generale dei Carabinieri ormai in pensione, morì a Torino nell’autunno del 1988, Leonardo Sciascia rimproverò la stampa nazionale di non aver dato giusto risalto alla sua scomparsa e all’importanza della sua opera.  Candida non era stato un ufficiale qualunque. Non solo durante la sua breve permanenza in Sicilia, negli anni Cinquanta, era stato autore di un interessante libro sul fenomeno mafioso. Ma a quell’uomo, alla sua intelligenza, esperienza e modo d’agire, si era ispirato lo scrittore siciliano per tratteggiare ogni figura d’investigatore presente nei suoi libri. Era lui il modello in carne e ossa del capitano Bellodi del “Giorno della civetta”.  I due erano legati da un solido rapporto di stima e amicizia. Il loro primo incontro era avvenuto nell’estate del ’56, anno in cui Sciascia pubblicò “Le parrocchie di Regalpetra” e Candida si presentò alla sua porta, allora giovane maggiore alla guida del gruppo di Agrigento, per chiedere allo scrittore un parere su un suo manoscritto. Sciascia ne fu favorevolmente colpito e il testo – coraggioso – fu pubblicato nel 1956 da un editore di Caltanissetta con il titolo “Questa mafia”. A quel tempo le parole di Candida suscitarono polemiche a non finire. Preoccuparono i vertici della Benemerita...