Articoli con tags ‘ caporalato ’


Brindisi, blitz contro caporalato. In manette madre e figlio

Apr 12th, 2016 | Categoria: news
di redazione
Nei giorni migliori, il lavoro durava 12 ore, in quelli peggiori fino a 16. Sempre sotto il controllo dei caporali. La paga, una miseria: 30 euro. Storie agricole di Sud. Storie di braccianti stagionali, migranti. E sfruttati. Storie di caporalato. Parola inflazionata, ma sempre attuale. Storie pugliesi, sponda brindisina, dove i carabinieri di Francavilla Fontana hanno arrestato, nel corso di un blitz, due persone, madre e figlio, per concorso in intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro pluriaggravato. I militari hanno nel mirino anche una terza persona, un’altra donna, rumena, che è sfuggita alla cattura scappando nel proprio Paese. Secondo gli investigatori della Procura di Brindisi, operava come reclutatrice. Nell’ordinanza di custodia cautelare, il gip spiega che il sodalizio faceva leva anche su “minacce e intimidazioni, approfittando dello stato di bisogno e di necessità dei lavoratori”.


Foggia, sequestrato (con facoltà) il ghetto di Rignano

Mar 23rd, 2016 | Categoria: news
di Piero Ferrante
Lo chiamano “Gran Ghetto” perché in estate si riempie oltre ogni misura di stagionali impiegati nei campi di pomodori. Tra gli abitanti della provincia di Foggia è anche ‘il Ghetto di Rignano’. A pochi chilometri dal capoluogo, affogato nelle campagne a confine tra i Comuni di Rignano Garganico e San Severo, il ghetto è in realtà una baraccopoli. Un’alternanza scomposta di masserie abbandonate (l’esigua minoranza) e catapecchie improvvisate di cartone, lamiera, ante di finestre abbandonate, doghe e reti di letti. Materiali per lo più raccattati qua e là nei cassonetti della spazzatura, con i quali i migranti ci fabbricano di tutto: dalle abitazioni ai bazar, dai bordelli ai ristoranti. Il Ghetto è da sempre nell’occhio del ciclone delle critiche delle associazioni che denunciano lo sfruttamento del lavoro in Puglia. In verità, nella sola terra di Foggia, di posti come questi ce ne sono sparsi a decine. Senza contare i capannoni in disuso o le masserie diroccate. Sprazzi di umanità in crisi, schiacciata tra un mercato che li dissangua e molta propaganda che cerca di allontanarli. Il Ghetto di Rignano è una terra di nessuno. Tra le strade fangose d’inverno e polverose in estate si consumano evidenti violazioni della dignità umana. Qui, oltre ai braccianti, la...


Caporalato, in 33 distretti agricoli italiani condizioni di lavoro “indecenti”

Feb 23rd, 2016 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
Sfruttamento e caporalato non fanno solo rima, ma sono, in pratica, la stessa cosa. Non bastassero gli eventi di cronaca – ultimi, solo in ordine dei tempo, quelli della passata estate – a conferma arrivano, una volta di più, i dati di uno studio promosso da The European House-Ambrosetti, condotto sul campo dalla Flai Cgil e presentato durante Attiviamo lavoro – Le potenzialità del lavoro in somministrazione per il settore dell’agricoltura, un convegno di Assocom, l’associazione italiana per le agenzie del lavoro. Lo scenario del lavoro bracciantile non accenna a migliorare: oltre 12 ore di lavoro, salario medio giornaliero che oscilla in una forbice compresa tra 25 e 30 euro e retribuzione oraria inferiore ai due euro e mezzo. Un grande mercato dello sfruttamento che coinvolge 400 mila persone, per lo più migranti – l’80% sono stranieri – e per la maggior parte stagionali. Ovviamente, il comparto più colpito è quello agricolo. Secondo l’Ambrosetti, sono oltre 80 i distretti agricoli italiani in cui si pratica il caporalato, in 33 dei quali le condizioni di lavoro sono da ritenersi “indecenti” e in 22 con condizioni di lavoro “gravemente sfruttato”. Numeri che raccontano da un lato quanto grande sia l’affare (economicamente parlando) per i datori di lavoro (affare che sottrae all’erario 600 milioni di euro...


In viaggio nelle terre di nessuno

Nov 11th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
“È strano per me camminare su questa terra cantata dagli agricoltori e dalla stampa, esaltata dalle guide turistiche dell’agenzia regionale Puglia Promozione quando, pochi metri davanti a me, barcollano come zombie le ombre dei braccianti affaticati da una giornata nei campi”.   E’ strana, veramente strana, la narrativa popolare. Agosto, Puglia. Associando questi due termini, tempo e spazio che si contaminano, la prima cosa che si disegna in testa sono le spiagge affollate, la musica fino a mattina, i rave, i falò, la piazzola del campeggio da prenotare per lo meno a primavera. Vortica, l’estate in Puglia, nell’immaginario popolare. Gira e gira e gira, riducendo una terra splendidamente complessa alla miseria limitata di una discoteca a cielo aperto. E quando Michele Salvemini, alias Caparezza, provò a sfondare il muro del silenzio (ben più resistente di quello del suono, da queste parti) fu pesantemente accusato di vilipendio. L’uscita di Vieni a ballare in Puglia, il suo pezzo forse più celebre e insieme sentito, provocò lo sdegno di molti amministratori, dal Gargano al Salento. Eppure, la storia dello sfruttamento nei campi comincia ben prima del 2008 (l’anno d’uscita dell’album Le dimensioni del mio caos, con il pezzo di cui sopra). Viene da un’altra epoca storica, da un altro secolo, il Ventesimo. Allora,...


Si scrive ‘ghetto’, si legge ‘vergogna’

Nov 11th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Leo Palmisano
Yvan e io ci siamo conosciuti stendendo due rapporti per la Flai Cgil Puglia sulla condizione dei braccianti stranieri. È stato discutendo del nuovo caporalato che abbiamo intuito quanto il sistema non si basi soltanto sullo sfruttamento lavorativo, ma investa ormai gli aspetti sociali della vita dei migranti. Si tratta di un modello di potere che estende la sua rete di ricatto su tutto il territorio italiano, da Sud a Nord. Il nuovo caporalato si allunga nel tempo e nello spazio, ridefinendosi dentro i confini nazionali con una crudeltà impensabile fino a qualche anno fa. E agisce con la complicità del capitalismo agricolo italiano, del sistema agroindustriale multinazionale e della grande distribuzione globale, che fissano il prezzo dei prodotti ex ante senza tener conto del costo del lavoro, degli ammortizzatori sociali e del costo in vite umane. Solo nell’estate 2015 ci sono stati almeno tre morti nei campi italiani: questo vorrà pur dire qualcosa. Come se ciò non bastasse, lo sfruttamento criminale fonda oggigiorno la sua ragion d’essere sul commercio dei servizi e dei beni destinati ai braccianti. È qualcosa che s’intreccia, se vogliamo, col cosiddetto sistema Mafia Capitale. Si parte dal trasporto, si arriva all’alloggio e si finisce con il...


Il beato Scalabrini , i “rigurgiti” migratori e la disperazione dei migranti nel corridoio balcanico

Ott 2nd, 2015 | Categoria: articoli
di Piero Innocenti
Bisognerebbe che politici, governanti e gente comune di molti paesi, incluso il nostro, si leggessero alcuni passaggi degli scritti sull’emigrazione italiana, di oltre un secolo fa, del beato Giovanni Battista Scalabrini, vescovo di Piacenza dal 1876 al 1905. Forse, riflettendo sulle considerazioni che faceva chi, giustamente, era conosciuto come il “padre dei migranti”, si potrebbe fare a meno di dire tante sciocchezze su di un fenomeno che Scalabrini considerava “naturale, provvidenziale (..) valvola di sicurezza” (come riportato in “Scalabrini e le migrazioni moderne” a cura di S.Tommasi e G. Rosoli, Ed. SEI, Torino, 1997). Particolarmente interessanti le osservazioni che il vescovo faceva al disegno di legge sulla emigrazione italiana del 1888, divenuta, poi, legge, tre anni dopo, e che regolava il fenomeno, particolarmente imponente a quei tempi, di italiani che “andavano per terre lontane” proprio sulla base del principio scalabriniano “libertà di emigrare ma non di far emigrare”. Per Scalabrini, dunque, l’emigrazione “..è una valvola di sicurezza data da Dio a questa travagliata società; è una forza conservatrice assai più potente di tutti i compressori morali e materiali escogitati e messi in opera dai legislatori per tutelate l’ordine pubblico e per garantire la vita e la roba dei cittadini. È noto il...


Caporalato, la voce di Giusi Nicolini: “Equipararlo a reati di mafia”

Set 14th, 2015 | Categoria: news
Equiparare, in maniera chiara e definitiva, il caporalato ai reati di mafia. E’ la richiesta avanzate da Giuseppina Maria Nicolini, sindaco di Lampedusa e Linosa, alla presidente della Commissione Antimafia del Parlamento, Rosy Bindi, nel giorno del “Premio Casato Prime Donne 2015”, promosso da Donatella Cinelli Colombini, a Montalcino (Siena). Proprio al sindaco, in prima linea sul fronte dei migranti, è andato uno dei premi dell’edizione 2015. La richiesta di Nicolini, spiega una nota, è anche un suggerimento alle Istituzioni, che il primo cittadino del Comune delle due isole si augura venga accolto e realizzato in tempi brevi. E sarebbe una misura davvero incisiva ed importante per tutta l’agricoltura italiana, settore dove il fenomeno del caporalato incide di più in assoluto. Dalla trecentesca chiesa di Sant’Agostino di Montalcino, dove si è tenuta ieri la manifestazione, le parole di Nicolini sui migranti (“Fare accoglienza è un modo di costruire la pace. Tutti dobbiamo confrontarci con questo olocausto”), sono una testimonianza forte e coraggiosa del dramma dei profughi. Il tutto in un territorio, come questa parte della provincia senese, che si è rivelato particolarmente capace di integrazione con il 15% di stranieri sull’intera popolazione, un dato superiore alla media nazionale (8,1%) e a...


Caporalato, ci sarà indagine sulla morte di Paola Clemente. A Brindisi imprenditrice aggredisce i finanzieri

Set 9th, 2015 | Categoria: news
La Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro ha detto sì alla richiesta, avanzata dalla presidente Camilla Fabbri, di “istituire un fascicolo di indagine sulla morte di Paola Clemente, bracciante morta mentre lavorava alla acinellatura dell’uva nelle campagne di Andria”. Un “atto doveroso verso al famiglia e le famiglie dei tredici lavoratori deceduti questa estate nelle campagne italiane”, ha spiegato la Fabbri. E un gesto che prova a far luce, una volta e per tutte, su quei coni d’ombra che rendono inintellegibile il fenomeno e ai limiti dell’improbo la battaglia per contrastarlo. E così, per la Fabbri, obiettivo è non solo “di accertare le sole responsabilità individuali” ma soprattutto “di analizzare e comprendere le distorsioni del mercato del lavoro e le soluzioni, immediatamente realizzabili, per evitare il ripetersi di fatti così gravi. Il caporalato, infatti – conclude – ci riporta ad una economia, non solo agricola, di tipo bracciantile ottocentesco, di cui il nostro Paese non può certo andare orgoglioso. L’analisi del caporalato in agricoltura e in edilizia abbraccia delle soluzioni che riguardano i contratti di lavoro e il giusto salario minimo, il controllo del territorio, lo sfruttamento del lavoro nero e di quello solo apparentemente regolare, oltre che le...


Nelle vie di Cerignola un manifesto per Hiso: “Noi non dimentichiamo”

Set 8th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
Uno sfondo nero, inequivocabile. Un numero, bianco, grosso: l’8. Otto come l’otto di settembre del 1999. Un nome: Hiso Telaray. “Ucciso dai caporali nelle campagne di Cerignola”. E’ questo, semplice, duro e immediato, il testo del manifesto che campeggerà, per tutta la giornata di oggi, nelle strade di Cerignola, paesone del basso Tavoliere, trenta chilometri a sud di Foggia, sulla strada che porta a Bari. Città di lotta e ribellione Cerignola. Tradizionalmente combattiva, orgogliosa del suo passato a forte vocazione sindacale. Sarà per quella figura umile e potente, di Giuseppe Di Vittorio, che proprio in una casetta bassa a pochi passi dall’attuale duomo, ha avuto i natali. A volere il manifesto, e a firmarlo, il presidio Libera di Cerignola, dedicato a Francesco Marcone, coordinato da don Pasquale Cotugno. “Noi non dimentichiamo!” il monito. Tanto più forte perché arriva alla fine di una delle stagioni più dure da anni per l’agricoltura pugliese, che conta tre morti e un uomo in coma a Potenza, tutti ‘vittime’ di un lavoro senza leggi, deregolamentato a favore dei forti, che alimenta divaricazioni sociali e si nutre di irragionevoli ingiustizie. Ed è per questo che, nel giorno di Hiso, il pensiero del presidio va anche “a Paola,...


L’estate più lunga dello sfruttamento in Puglia. Calamita (Flai Foggia): “Troppe parole, è ora di agire”

Ago 27th, 2015 | Categoria: news
di Piero Ferrante
Il barometro dell’estate pugliese è fermo, e segna costantemente nero. Su quel che è stato fin qui e su quel che sarà almeno fino a settembre inoltrato. La stagione (agricola) ancora in corso è stata marchiata a fuoco come annus horribilis. Una focalizzazione tanto evidente sulle sorti del bracciantato pugliese (a torto o a ragione) non si ricordava dai tempi della pubblicazione del reportage Io, schiavo in Puglia, firmato da Fabrizio Gatti su l’Espresso. Correva l’anno 2006 e la Puglia, da terra balneare, patria in pectore della pizzica e della tarantella, vide tramutare la sua immagine in ‘carcere a cielo aperto’. Tutto insieme, sfumarono le luci dalle piazze salentine e si accesero su quei campi dove, a migliaia, italiani e stranieri lavoravano chini sulle piante di pomodoro. Da allora, anno dopo anno (ne sono passati nove, tanto per fare un conto elementare), le condizioni dei lavoratori stagionali sono andate peggiorando. Meno diritti e salari più bassi (per ogni bin si arriva al massimo a 2 euro) a fronte di trattamenti ancor più disumani e condizioni e orari di “lavoro” ben al di là del limite della violazione del diritto umano. Ma la denuncia dello sfruttamento, da sola, non basta (non più) a...