Articoli con tags ‘ caporalato puglia ’


In viaggio nelle terre di nessuno

Nov 11th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
“È strano per me camminare su questa terra cantata dagli agricoltori e dalla stampa, esaltata dalle guide turistiche dell’agenzia regionale Puglia Promozione quando, pochi metri davanti a me, barcollano come zombie le ombre dei braccianti affaticati da una giornata nei campi”.   E’ strana, veramente strana, la narrativa popolare. Agosto, Puglia. Associando questi due termini, tempo e spazio che si contaminano, la prima cosa che si disegna in testa sono le spiagge affollate, la musica fino a mattina, i rave, i falò, la piazzola del campeggio da prenotare per lo meno a primavera. Vortica, l’estate in Puglia, nell’immaginario popolare. Gira e gira e gira, riducendo una terra splendidamente complessa alla miseria limitata di una discoteca a cielo aperto. E quando Michele Salvemini, alias Caparezza, provò a sfondare il muro del silenzio (ben più resistente di quello del suono, da queste parti) fu pesantemente accusato di vilipendio. L’uscita di Vieni a ballare in Puglia, il suo pezzo forse più celebre e insieme sentito, provocò lo sdegno di molti amministratori, dal Gargano al Salento. Eppure, la storia dello sfruttamento nei campi comincia ben prima del 2008 (l’anno d’uscita dell’album Le dimensioni del mio caos, con il pezzo di cui sopra). Viene da un’altra epoca storica, da un altro secolo, il Ventesimo. Allora,...


Si scrive ‘ghetto’, si legge ‘vergogna’

Nov 11th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Leo Palmisano
Yvan e io ci siamo conosciuti stendendo due rapporti per la Flai Cgil Puglia sulla condizione dei braccianti stranieri. È stato discutendo del nuovo caporalato che abbiamo intuito quanto il sistema non si basi soltanto sullo sfruttamento lavorativo, ma investa ormai gli aspetti sociali della vita dei migranti. Si tratta di un modello di potere che estende la sua rete di ricatto su tutto il territorio italiano, da Sud a Nord. Il nuovo caporalato si allunga nel tempo e nello spazio, ridefinendosi dentro i confini nazionali con una crudeltà impensabile fino a qualche anno fa. E agisce con la complicità del capitalismo agricolo italiano, del sistema agroindustriale multinazionale e della grande distribuzione globale, che fissano il prezzo dei prodotti ex ante senza tener conto del costo del lavoro, degli ammortizzatori sociali e del costo in vite umane. Solo nell’estate 2015 ci sono stati almeno tre morti nei campi italiani: questo vorrà pur dire qualcosa. Come se ciò non bastasse, lo sfruttamento criminale fonda oggigiorno la sua ragion d’essere sul commercio dei servizi e dei beni destinati ai braccianti. È qualcosa che s’intreccia, se vogliamo, col cosiddetto sistema Mafia Capitale. Si parte dal trasporto, si arriva all’alloggio e si finisce con il...


“Sfruttati globali in nome del profitto”

Nov 11th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
Sfruttamento, confisca di beni a chi si serve di manodopera illegale, nuove rotte della tratta. Il caporalato è un fenomeno globale che si basa sulla sopraffazione. In occasione dell’uscita del libro Ghetto Italia, edito dalla Fandango, abbiamo intervistato uno dei due autori, Leo Palmisano. Il caporalato, un fenomeno diffuso e sdoganato. Ghetto Italia contribuisce a sfatare il tabù del Sud “dove tutto è male” e del Nord “dove tutto è bene”… Verissimo. Il caporalato e lo sfruttamento non hanno nazione o regione, e dico di più: sono sempre più funzionali al sistema delle multinazionali della trasformazione agroalimentare e della grande distribuzione. Troviamo l’esito del lavoro dei braccianti segregati sugli scaffali dei supermercati di mezzo mondo, ma nessuno traccia il lavoro. Questo significa che il costo del lavoro è determinato dal prodotto, il che è un assurdo, una follia che porta il sistema a collassare su se stesso e i braccianti a morire, come è successo questa estate. Può accadere ovunque, in Puglia come a Canelli o ad Adro in Franciacorta, o a Terracina. Il fenomeno riesce ad adattare il territorio a se stesso perché lo controlla, e economicamente e socialmente. Caporalato significa arretramento storico del diritto, perché è sfruttamento lavorativo, ma è anche...


Caporalato, ci sarà indagine sulla morte di Paola Clemente. A Brindisi imprenditrice aggredisce i finanzieri

Set 9th, 2015 | Categoria: news
La Commissione di inchiesta sugli infortuni sul lavoro ha detto sì alla richiesta, avanzata dalla presidente Camilla Fabbri, di “istituire un fascicolo di indagine sulla morte di Paola Clemente, bracciante morta mentre lavorava alla acinellatura dell’uva nelle campagne di Andria”. Un “atto doveroso verso al famiglia e le famiglie dei tredici lavoratori deceduti questa estate nelle campagne italiane”, ha spiegato la Fabbri. E un gesto che prova a far luce, una volta e per tutte, su quei coni d’ombra che rendono inintellegibile il fenomeno e ai limiti dell’improbo la battaglia per contrastarlo. E così, per la Fabbri, obiettivo è non solo “di accertare le sole responsabilità individuali” ma soprattutto “di analizzare e comprendere le distorsioni del mercato del lavoro e le soluzioni, immediatamente realizzabili, per evitare il ripetersi di fatti così gravi. Il caporalato, infatti – conclude – ci riporta ad una economia, non solo agricola, di tipo bracciantile ottocentesco, di cui il nostro Paese non può certo andare orgoglioso. L’analisi del caporalato in agricoltura e in edilizia abbraccia delle soluzioni che riguardano i contratti di lavoro e il giusto salario minimo, il controllo del territorio, lo sfruttamento del lavoro nero e di quello solo apparentemente regolare, oltre che le...


Sedici anni fa l’omicidio di Hiso Telaray. Vittima di caporalato e di mafia

Set 8th, 2015 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante
Otto settembre. Una data che ritorna nella storia italiana. A pensarci neppure troppo, viene alla mente quel lontano giorno del 1943, quando in Sicilia, pochi giorni dopo la stipula a Cassibile, fu annunciato l’armistizio tra Italia e truppe alleate. Una data di quelle che ti insegnano a scuola, impressa sui sussidiari. La leggi en-passant, come il 2 giugno, come il 25 aprile, come il primo maggio. Sono eventi stampati sotto pelle, che appartengono a tutti e tutti sappiamo riconoscere. Eppure esiste un 8 settembre più silenzioso. L’anno è il 1999. Lo scenario, un po’ diverso da quello siciliano. Siamo comunque a Sud, nelle campagne di Cerignola. L’estate, giù nel Tavoliere, sa essere spietata. Specie se arrivi dall’Albania, di mestiere fai il bracciante e cerchi di sfangare la giornata nei campi di pomodori o nei vigneti. E’ l’8 settembre di Hiso Telaray. Ventidue anni e una tempra di quelle forti. Dall’Albania alla Puglia, seguendo la rotta adriatica (la stessa rotta della Vlora, dei barconi carichi di gente che, nei primi anni Novanta, fuggiva dalla guerra civile) per strappare alla vita – direbbe Fabrizio De André – “una goccia di splendore”. Ma la storia di Hiso è una di quelle storie senza storia, confuse...


Vittime di caporalato, vittime di mafia

Lug 23rd, 2015 | Categoria: prima pagina
di Piero Ferrante e Marica Todaro
Sono cinque le vittime del caporalato riconosciute da Libera (il riconoscimento dell’associazione non corrisponde necessariamente al riconoscimento giudiziario) anche come vittime di mafia e incluse nell’elenco che, ogni anno, l’associazione legge nelle piazze d’Italia in occasione della Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Cinque vite interrotte mentre cercavano il riscatto o, per lo meno, quel misero guadagno bastante appena per pagare qualche spesa necessaria, il panino del caporale, una maglia usata al bazar di uno dei tanti ghetti improvvisati che, in tempo d’estate, spuntano come funghi, per esempio, nelle campagne di Puglia. Cinque persone per cinque storie simili, che bastano appena per far intuire la complessità di un fenomeno che, malgrado i tempi, la meccanizzazione agricola, la crisi, e che anzi forse proprio per la commistione di questi eventi, è in continua evoluzione. Cinque storie per cinque casi per lo più sconosciuti, non del tutto chiariti, identità smarrite tra la violenza e la sopraffazione, povertà ed emarginazione. E cinque, come numero, forse è ancora troppo poco. Questo perché, ad oggi, non esiste un osservatorio nazionale che monitori le campagne o i cantieri. Il che, rende impossibile ogni stima esatta o mappatura. Senza contare dei tanti che sono...