Articoli con tags ‘ calcio e mafia ’


Giochi di squadra

Lug 13th, 2011 | Categoria: archivio articoli
di Gianluca Ferraris
Adesso gridano tutti allo scandalo. Chiedono pene più severe, regole più stringenti, cercano sponde nella Uefa, la federazione calcistica europea di cui tante volte hanno ignorato i richiami, reclamano il ritorno del pallone nostrano a una dimensione etica che da tempo non gli appartiene più. Almeno non sul fronte delle scommesse. Sono passati più di trent’anni dallo scandalo del 1980, ma basta cambiare i nomi dei calciatori coinvolti e sostituire i contanti, avvolti in carta da giornale che il verduraio Massimo Cruciani consegnava loro con le più agili (e tracciabili) ricariche PostePay smistate dal tabaccaio Massimo Erodiani ai suoi sodali, indagati dalla procura di Cremona per frode sportiva, per capire che l’humus intorno al mondo del calcio non è cambiato. Se però le indagini allora si fermarono a una cerchia di balordi e faccendieri vicini agli ambienti malavitosi romani (banda della Magliana in primis) e nulla più, oggi per gli inquirenti lombardi il coinvolgimento della criminalità organizzata è molto più di un sospetto. Lo scrive chiaro e tondo il gip Guido Salvini nel provvedimento di custodia cautelare firmato lo scorso 2 giugno che ha portato all’arresto di 16 persone, tra cui l’ex bomber della Lazio Giuseppe Signori, e al provvedimento restrittivo per...


Quando il calcio diventa business mafioso

Giu 7th, 2011 | Categoria: articoli
di Aaron Pettinari
Nell’anno del trionfo mondiale Azzurro (2006) l’Italia calcistica veniva colpita al suo interno dallo scandalo Calciopoli. Cinque anni dopo l’Italia non ha vinto la coppa del Mondo, ma ancora una volta l’universo del pallone si trova a che fare con un nuovo caso vergognoso. La Procura di Cremona ha scoperto un’incredibile giro di scommesse che avrebbe coinvolto calciatori, dirigenti ed ex giocatori con l’intento di aggiustare i risultati delle partite per guadagnare attraverso le scommesse. Ma l’inchiesta “Last bet” ha scoperto anche dell’altro, un collegamento con la “criminalità organizzata ai più alti livelli”, tanto per citare le parole del gip Guido Salvini. Stando al tariffario (400mila euro per la A, 120mila per la B, 50mila per la Lega Pro), ogni domenica si muovevano milioni di euro. “La presenza tra gli investitori e scommettitori di alcuni gruppi dai contorni incerti – scrive il gip Salvini nella sua ordinanza – quale quello degli ‘Zingari’, o quello albanese, creano un terreno fertile per l’insinuazione di elementi di una criminalità organizzata ai più alti livelli. Infatti sono investiti da questi gruppi per ogni partita ‘truccata’ capitali dell’ordine delle centinaia di migliaia di euro, non...


Calcio scommesse, l’ombra della mafia

Giu 3rd, 2011 | Categoria: news
Ci sarebbero i mediatori, come Antonio Bellavista, con il compito di contattare i giocatori. I calciatori, come Marco Paoloni, che invece accomoderebbero le partite. Gli scommettitori, come Beppe Signori, che a volte vincono e a volte perdono. E poi c’è chi investe milioni di euro per riciclare denaro sporco: la “criminalità organizzata ai più alti livelli” per citare le parole del gip Guido Salvini. È questo il doppio fondo di “Last bet”, l’inchiesta della procura di Cremona che sta travolgendo il mondo del calcio. Secondo le ultime indiscrezioni, gli investigatori nutrirebbero il sospetto che dietro le partite truccate ci sia anche la mano della mafia. Questo perché gli indagati avevano una disponibilità troppo alta di denaro. Per questo negli interrogatori di garanzia che si terranno oggi, il gip cercherà di capire dagli indagati come si muoveva il gruppo per truccare le gare e chi lo finanziava per corrompere i giocatori. Ogni domenica, infatti, si muovevano milioni di euro. I sospetti di una pista mafiosa sono confermati da quanto scrive lo stesso gip Salvini nell’ordinanza di custodia cautelare: «La presenza tra gli investitori e scommettitori di alcuni...


Elezioni e scommesse: la camorra padrona

Ott 20th, 2010 | Categoria: articoli
di Nello Trocchia
Le mani sulle elezioni, il controllo delle scommesse, la gestione del traffico di droga, una rete capace di strozzare imprese e compromettere il futuro di territori senza democrazia. Sullo sfondo un patto federativo per rinsaldare alleanze e condividere progetti e dinamiche criminali. E’ lo scenario che emerge dall’inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Napoli (coordinata dall’aggiunto Rosario Cantelmo, pm Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa) che ha portato a 22 fermi, eseguiti da oltre 160 carabinieri, tra le province di Roma, Salerno, Avellino e Bologna, oltre che in quella partenopea. Tra gli arrestati 5 donne, una è Nicoletta Romano, avvocata del Foro di Torre Annunziata, reato contestato usura. L’operazione, denominata Golden Goal, ha colpito i clan camorristici D’Alessandro, egemone  a Castellammare di Stabia, gli Afeltra-Di Martino, operanti a Gragnano, Lettere, Pimonte e Agerola. Clan che, secondo le indagini, si erano federati, uniti in un patto per allargare l’egemonia nei territori di appartenenza. Dall’inchiesta emerge l’interferenza dei gruppi criminali nelle elezioni amministrative a Gragnano del giugno 2009, altro che democrazia e voto libero. Voto di camorra. Fabio Di Martino, figlio del capo-clan Leonardo, “ ha condizionato – ...


Hooligans, mafia, nazionalismo. Cosa c’è dietro ai disordini di Italia-Serbia

Ott 15th, 2010 | Categoria: articoli
di Matteo Zola
Gli scontri di martedì sera, 12 ottobre, durante e dopo la partita tra le nazionali di calcio serba e italiana, celano intricati rapporti tra il mondo degli hooligans balcanici, la mafia serba, e gli ambienti ultranazionalisti. Un sottobosco criminale diffuso e capace di ledere la politica estera e diplomatica di Belgrado, che bussa alla porta d’Europa trovandola sempre più chiusa. E c’è chi grida al complotto, indicando nel boss Darko Saric il mandante dei disordini di Marassi. Quel che è certo è che esistono rapporti tra il mondo degli hooligans e quello della mafia balcanica, e i  giovani che dagli spalti lanciavano fumogeni durante la partita sono al contempo vittime e responsabili di un clima di tensione e spaesamento che ha investito (e investe) la Serbia dopo le guerre degli anni Novanta e la caduta del regime di Milosevic. Giovani senza futuro. Il mondo della tifoseria serba è composto infatti da giovanissimi, ragazzi cresciuti durante il regime di Milosevic, figli della retorica nazionalista, che si sono poi trovati a vivere le privazioni delle sanzioni internazionali, imposte alla Serbia allo scopo di far diminuire il consenso attorno al dittatore.  Una volta divenuti adolescenti si sono visti cadere in testa le bombe della Nato (non dell’Onu, che...


Messina Denaro allo Stadio Barbera in maglia rosanero

Lug 27th, 2010 | Categoria: news
Il campionato di calcio di serie A della passata stagione è stato di grande interesse per le continue rincorse e posizioni di classifica ottenute solo al fotofinish: la vittoria dell’Inter è stata determinata solo all’ultima giornata, come anche l’accesso all’ultimo posto utile per la Champions League guadagnato dalla Sampdoria a scapito del Palermo. Nella penultima di campionato lo scontro diretto tra la squadra genovese e quella siciliana, giocatosi allo stadio Barbera di Palermo, era finito con un inutile pareggio che aveva rimandato tutto all’ultimo turno di campionato della domenica seguente. La sfida prolungata aveva attratto su di sé molte attenzioni. Allo stadio si erano visti, come comprensibile per uno spettacolo sportivo tanto decisivo, molti personaggi illustri dello spettacolo ma anche della politica italiana. Di oggi è la notizia che tra i volti noti presenti al Barbera quel 9 maggio ci fosse anche il ricercato numero uno d’Italia: Matteo Massina Denaro. Secondo una voce proveniente da ambienti carcerari recepita e divulgata dai carabinieri del Ros, sembra che la primula rossa si fosse mimetizzato tra le maglie rosanero dei tifosi del Palermo. Una voce del genere ha dell’incredibile per due ragioni essenziali. La prima, è che l’individuo più ricercato entro i confini nazionali...


Diamo un calcio alle mafie

Lug 20th, 2010 | Categoria: prima pagina
di Luigi Ciotti
Dare un calcio alle mafie e all’illegalità: sono in tanti ad averlo già fatto, promuovendo una pratica sportiva pulita, leale, responsabile. Per questo, prima di parlare degli interessi criminali nel mondo del pallone, è giusto sottolineare il positivo, incoraggiare le scelte lungimiranti. Come quella di puntare sui vivai giovanili, per accompagnare gli atleti a crescere non solo nelle prestazioni, ma a livello umano, culturale e sociale. Grazie anche ai bravi allenatori che sentono la responsabilità d’insegnare, insieme alla tecnica, l’etica di questo sport, fatta di collaborazione, rispetto delle regole, impegno a migliorarsi. Un’etica da tradurre a livello amministrativo: coi numeri infatti non «si gioca», e speriamo siano sempre di più le società che dicono basta alle spese folli e agli aggiustamenti dei bilanci. Proprio per non compromettere questi percorsi positivi, non possiamo chiudere gli occhi rispetto agli indizi di segno opposto. Le antenne che abbiamo sui territori ci consegnano storie da non sottovalutare. Ci dicono di un gioco di interessi che diventa gioco criminale, delle mire sempre più invadenti di chi vuole sfruttare a fini illegali i flussi di denaro legati al calcio, a partire dai piccoli club locali. Non è però solo una questione di soldi. Possedere una squadra...


Le mafie nel pallone, il dossier di Libera

Lug 16th, 2010 | Categoria: news
Dal riciclaggio alle partite truccate, dal mondo delle scommesse ai presidente prestanome, è tale il giro di soldi e il prestigio legato al mondo del calcio che le cosche non sono disposte a farselo scappare. «Si garantiscono visibilità e presidio nel territorio e opportunità di riciclare denaro e arruolare nuove leve», ha ricordato questa mattina Luigi Ciotti, in occasione della presentazione del Dossier dell’associazione Libera “Le mafie nel pallone – Storie di criminalita’ e corruzione nel gioco piu’ truccato al mondo. Potenza Calcio: il caso limite”. Un’anticipazione del libro che verrà pubblicato a settembre dall’editrice Ega (Edizioni Gruppo Abele), scritto dal giornalista Daniele Poto. In Lombardia, Campania, Basilicata e Calabria, sono più di trenta i clan direttamente coinvolti o contigui al potere della criminalità organizzata e censiti per inchieste giudiziarie per infiltrazioni malavitose. I collaboratori di giustizia, come ha sottolineato Ciotti, da anni «dichiarano che i presidenti dei club hanno offerto loro posti di lavoro, che hanno scoperto solo dopo essere manovalanza per le organizzazioni criminali». Un matrimonio d’affari, quello tra mafie e pallone, che infatti non costituisce una novità e che l’associazione Libera aveva già denunciato, tre anni fa, a proposito dell’infiltrazione dei clan nei piccoli club della piana...


Calcio: uno sport di distrazione di massa?

Giu 1st, 2010 | Categoria: archivio articoli, articoli
Intervista a Oliviero Beha di Elena Ciccarello
Il calcio muove interessi troppo grandi per non attrarre l’attenzione di faccendieri, criminali e potentati economici. Lo sa bene Oliviero Beha, che ne ha sviscerato implacabilmente i lati più oscuri fin dal 1980, quando dalle colonne del quotidiano «la Repubblica» ha dato il via al primo “scandalo del calcio-scommesse” italiano. Molti ricordano quel 23 marzo 1980, giorno in cui l’Italia del calcio perse la sua innocenza  in diretta televisiva, di fronte alle immagini della retata degli agenti che, sui campi da gioco, chiusero le manette ai polsi di alcuni tra i più famosi calciatori dell’epoca (Bruno Giordano e Lionello Manfredonia, per ricordarne un paio). Lo choc fu enorme, tanto quanto lo fu il clamore mediatico,  ma su quello Beha non fa sconti: «Quando si tratta di guadagnare i soldi di fronte a pubblici e platee oceaniche va tutto bene, allora perché lamentarsi se gli arresti vengono fatti di fronte allo stesso pubblico?».Ripercorriamo quei momenti per confrontarli all’oggi: «Cosa è cambiato? Che allora la gente si indignava mentre oggi dà per scontato che sia più o meno tutta una truffa. Comunque si continua a non ammetterlo: i tifosi dell’Inter se ne fregano dell’idea che Moratti possa aver comprato la coppa, quelli...


La strana storia del Locri Calcio

Mag 10th, 2010 | Categoria: archivio articoli
di Francesca Chirico
Nel 2007, quando annuncia la sua intenzione di riprendere le redini del “Locri calcio”, Pasquale D’Ettore non fa riferimento solo a ragioni di cuore e di rivalsa personale. Ragiona in termini di business: «Non si può in una realtà come questa prescindere da un evento coinvolgente e catalizzatore d’interessi anche economici come il calcio» («La Riviera», 4 febbraio 2007). È una questione di affari, insomma, poco importa se D’Ettore è un consulente fiscale specializzato nel settore farmaceutico (amministratore Depositi farmaceutici srl) e poco importa se dieci anni prima la sua avventura da presidente della storica società amaranto si era interrotta in malo modo, con un arresto per associazione a delinquere e truffa ai danni dell’Asl 9 di Locri. La stessa in cui lavoravano Franco Fortugno e il caposala Alessandro Marcianò, condannato all’ergastolo come mandante del suo omicidio. La stessa che sarà sciolta per infiltrazioni mafiose nell’aprile 2006.    A braccetto con la cosca. Incassata l’assoluzione da tutte le accuse e finalmente libero da impedimenti giudiziari, l’imprenditore di origini napoletane, ma residente a Locri, nel 2007, non vede l’ora di ritornare da padrone nello stadio comunale di via Cusmano, autentico orgoglio cittadino: 4.500 posti a sedere e un terreno in erba, invidia...