Articoli con tags ‘ Bin Laden ’


Polveriera Afghanistan

Set 10th, 2004 | Categoria: archivio articoli
Ricchi di risorse e situati in posizione strategica, gli Stati dell’Asia centrale rappresentano oggi il terreno su cui si giocano i nuovi equilibri globali.Prima parte di un reportage lungo la Via della seta, dove mafie, terrorismo e traffici illeciti incontrano gli interessi di regimi locali e grandi potenze occidentali  Era sera e Jamshed (Jimmy) Baig stava uscendo dal suo negozio di tappeti e prodotti artigianali pakistani in Saddar Road per tornare a casa quando cominciò il suo lungo incubo. Era il 1999 e Peshawar si trovava nel pieno della stagione turistica: gli stranieri, non ancora spaventati dall’integralismo islamico di bin Laden e dallo “scontro tra civiltà” scoppiato dopo l’11 settembre, riempivano alberghi e negozi. Da tre anni i talebani avevano preso il potere a Kabul, ma per loro ancora non erano finite le lune di miele: con il governo di Musharaff il cui esercito sosteneva il mullah Omar nella repressione alla guerriglia del tagiko Massud e delle altre forze d’opposizione nel nord del Paese; con gli americani, che dai barbuti repressori di donne continuavano a mandare loro delegazioni per concludere accordi e per definire il progetto per il passaggio dell’oleodotto che dal Caspio doveva portare il greggio fino alle coste pakistane. La bastonata che gli arrivò...


Kabul anno zero

Dic 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Due anni fa, la fine del regime talebano. Oggi l’università si è ripopolata, l’economia è in ripresa e il mercato immobiliare è in fermento. “Miracolo afghano”?Sì, ma solo per speculatori stranieri e mafie locali. Mentre la forbice tra poveri e ricchi continua ad allargarsi  L’inverno afghano sta per cominciare. Le stradine tranquille del quartiere residenziale Wazir Akbar Khan sono asfaltate e pulite, molto meno polverose che in estate, quando il vento fresco che scavalca le montagne dell’Indokush solleva una polvere che si insinua ovunque. In questo quartiere vive la maggior parte degli stranieri che abitano a Kabul, membri della cooperazione internazionale o delle varie organizzazioni non governative. Questo era il centro nevralgico della stampa mondiale nei mesi successivi alla caduta del regime talebano, quando l’Afghanistan, come oggi l’Iraq, occupava le prime pagine di tutti i giornali e richiamava centinaia di inviati da tutto il mondo. Fango a peso d’oro Alla fine di ogni vialetto asfaltato comincia però un altro Wazir Akbar Khan. È il quartiere storico, abitato da gente umile e dignitosa che noi, secondo i nostri standard occidentali, chiameremmo impropriamente poveri: case di fango senza fognatura costruite in mezzo ai campi che, quando piove o nevica, diventano un mare di melma; montagne di detriti e rifiuti,...


La versione di George

Gen 10th, 2003 | Categoria: archivio articoli
Nell’era dell’economia globale, 100mila dollari trasferiti dal Pakistan alla Florida non fanno notizia. Le cose cambiano, però, se al posto di anonimi uomini d’affari l’operazione coinvolge due protagonisti della storia recente. Da un lato il destinatario, Mohammed Atta, capo dei dirottatori kamikaze dell’11 settembre; dall’altro il mittente, il generale Mahmoud Ahmad, all’epoca capo dei servizi segreti pakistani (Isi), storici alleati della Casa Bianca e longa manus della Cia in Asia centrale. L’operazione, realizzata nell’estate del 2001 da un intermediario su ordine del capo dell’Isi, è stata svelata da un rapporto dell’Fbi pubblicato due settimane dopo gli attacchi terroristici. Non si tratta però dell’unica “anomalia” nel complesso puzzle dell’11 settembre: come documentato dalla stampa statunitense, la mattina dell’attacco il generale Mahmoud si trovava proprio a Washington, a colazione con i presidenti delle commissioni Usa per i servizi segreti. E ancora: trascrizioni “ritoccate”, dichiarazioni contraddittorie, silenzi imbarazzati sulla mancata azione difensiva dell’apparato di sicurezza. Sono questi gli ingredienti di una storia poco conosciuta, travolta dal marasma informativo successivo al giorno che ha sconvolto il mondo. Guerra e globalizzazione. Le verità dietro l’11 settembre e la nuova politica americana (Edizioni Gruppo Abele, 2002) di Michel Chossudovsky, raccoglie i documenti e le testimonianze di questa...


La talpa e l’utopia

Dic 10th, 2001 | Categoria: editoriali
La guerra in Afghanistan — scrivono i media — è finita, ma si aprono sinistre prospettive di nuovi interventi militari contro altri “Stati canaglia”. È presto, dunque, per bilanci definitivi ma alcuni dati sono ormai (da tempo) chiari. Sul piano militare la civiltà occidentale ha vinto, come era scontato, e la vittoria non è scalfita neppure dalla mancata cattura, ad oggi, di Bin Laden (che pure, della guerra, era il fine dichiarato). Sul campo, però, restano, insieme alle decine di migliaia di morti e feriti, rovine e macerie che avveleneranno gli anni a venire. Nessuna guerra ha edificato società pacifiche ed è facile prevedere che la storia si ripeterà: il cambio di regime (ennesimo passaggio di consegne tra signori della guerra egualmente spietati e autoritari) non pacificherà l’Afghanistan e la sconfitta della brigata internazionale dei talebani non sradicherà il terrorismo. Odio e disuguaglianze escono dalla guerra rafforzati e radicalizzati; insicurezza e instabilità sono, a loro volta, alimentate dall’abbandono della strada politica per la soluzione dei conflitti. A denunciarlo, nell’assemblea generale dell’ONU del 25 settembre, è stato il delegato di Singapore, forse il più occidentale tra i paesi asiatici: “Mi chiedo perché la comunità internazionale abbia inviato 45mila soldati e speso miliardi per...


Osama o frankenstein?

Ott 10th, 2001 | Categoria: archivio articoli
Armato dagli USA ai tempi dell’invasione sovietica dell’Afghanistan, bin Laden si è rivoltato contro gli antichi sostenitori creando con Al Qaeda un’organizzazione annidata in molti paesi d’Occidente Di lotta armata gli afghani sanno qualcosa. Durante i primi decenni dell’Ottocento l’Afghanistan, in conflitto costante con i paesi vicini, fu straziato da una guerra civile tra bande rivali. L’Inghilterra, temendo una minaccia al suo prezioso commercio con l’India, intervenne con una serie di azioni – sia diplomatiche sia militari – che portarono all’occupazione del paese nel 1840 e ancora nel 1878. In entrambe le occasioni gli inglesi furono costretti a ritirarsi, in seguito a una lunga serie di vendette e rappresaglie sanguinose condotte da una feroce guerriglia. Un secolo dopo, neanche la superpotenza militare dell’Unione Sovietica riuscì a domare la tenacia della popolazione afghana durante gli anni di occupazione dal 1979 al 1989, come testimoniano i circa 15mila soldati sovietici rimasti uccisi sul terreno ostile. Nessuno dubita che la “guerra al terrorismo” degli USA e dei suoi alleati nelle valli e le montagne dell’Afghanistan contro le forze militari dei talebani sarà facile o di breve durata. Se il principale bersaglio, Osama bin Laden, rimane in uno dei suoi rifugi e richiama...